Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Фэнтези » I fuochi del cielo
I fuochi del cielo - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

I fuochi del cielo

Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:

I fuochi del cielo
1 ... 188 189 190 191 192 193 194 195 196 ... 264
Перейти на страницу:

Per un lungo istante Aviendha sostenne lo sguardo di Rand, poi di colpo prese la coppa con i leopardi e la riempì da una brocca d’argento battuto. «Se riesci a trovare gli abiti e a vestirti da solo senza cadere» disse con calma, «puoi andare. Ma ti accompagnerò e se credi di essere troppo debole per continuare, tornerai qui anche se Somara dovesse portarti in braccio.»

Rand la fissò mentre si appoggiava su un gomito, sistemando con cura la gonna, quindi incominciò a sorseggiare il vino. Se Rand avesse di nuovo accennato al matrimonio, senza dubbio gli avrebbe staccato la testa, ma in un certo modo si comportava come se fossero sposati. Almeno per quanto riguardava l’aspetto peggiore. In quel senso non sembrava minimamente diversa da Enaila o Lamelle.

Borbottando si avvolse bene nella coperta e si trascinò attorno a lei e la fossa per il fuoco per prendere gli stivali. Dentro vi erano dei calzettoni puliti di lana bianca, ma non trovò altro. Poteva chiamare i gai’shain. E rendere così nota tutta la faccenda all’intero campo. Per non parlare della possibilità che le Fanciulle finissero per esservi coinvolte. Il punto era se davvero lui era il Car’a’carn, che doveva essere obbedito, o solo Rand al’Thor, tutto un altro uomo ai loro occhi. Un tappeto arrotolato nella parte posteriore della tenda richiamò la sua attenzione. I tappeti erano tenuti sempre aperti. Dentro vi era la sua spada e la cintura con la fibbia del Drago avvolta attorno alla custodia.

Mormorando un motivetto con gli occhi socchiusi, Aviendha sembrava mezza addormentata mentre assisteva alla ricerca. «Non hai più bisogno di... quella.» Mise un tale disgusto nella parola che nessuno avrebbe creduto che era stata lei a donargli la spada.

«Cosa vuoi dire?» C’erano solo alcune piccole ceste nella tenda, con intarsi di madreperla o lavorate in bronzo, una era addirittura decorata da foglie d’oro. Gli Aiel preferivano conservare i loro averi in fagotti. In nessuna vi erano i suoi abiti. La cesta con i rilievi in oro, tutti raffiguranti animali e uccelli sconosciuti, conteneva dei sacchi di pelle ben legati e rilasciò un odore di spezie una volta sollevato il coperchio.

«Couladin è morto, Rand al’Thor.»

Stupito si fermò a fissarla. «Di cosa stai parlando?» Che glielo avesse detto Lan? Nessun altro lo sapeva. Ma perché?

«Nessuno me lo ha detto, se è quello che stai pensando. So che lo sai, Rand al’Thor. Imparo qualcosa di te ogni giorno.»

«Non pensavo nulla di simile» gridò. «Non c’è nulla che qualcuno possa dire.» Irritato estrasse la spada dal fodero, se la mise sotto braccio e continuò a cercare. Aviendha continuava a sorseggiare il vino, ma gli sembrava che stesse soffocando un sorriso.

Una bella cosa. I sommi signori di Tear sudavano quando Rand al’Thor li guardava e i Cairhienesi potevano offrirgli il trono. Il più grande esercito aiel che il mondo avesse mai visto aveva attraversato il Muro del Drago agli ordini del Car’a’carn, il capo dei capi. Le nazioni tremavano sentendo il nome del Drago Rinato. Nazioni! E se non riusciva a trovare i suoi vestiti, sarebbe rimasto seduto ad aspettare il permesso di uscire da un gruppo di donne che pensavano di sapere tutto meglio di lui.

Alla fine li vide quando si accorse dei polsini dorati della giubba rossa che spuntavano da sotto il posto dov’era Aviendha. Vi era sempre stata seduta sopra. La donna borbottò quando le disse di spostarsi, ma lo fece. Alla fine.

Come al solito lo guardò radersi e vestirsi, incanalando l’acqua calda per lui senza commentare, e senza che gli venisse chiesto, dopo la terza volta che si era tagliato e si lamentò dell’acqua fredda. In verità, stavolta era seccato sia per la sua instabilità che per qualsiasi altra causa. Puoi abituarti a tutto se funziona abbastanza, pensò ironicamente.

La donna fraintese il suo scuotere il capo. «A Elayne non importa se guardo, Rand al’Thor.»

Fermandosi con i lacci della camicia parzialmente legati, le chiese «Lo credi davvero?»

«Ma certo. Tu le appartieni, ma non può possedere la vista del tuo corpo.»

Ridendo sommessamente si concentrò di nuovo sui lacci della camicia. Era bello che gli venisse ricordato che il ritrovato mistero della donna nascondeva ignoranza, oltre qualsiasi altra cosa. Rand non poteva fare a meno di sorridere compiaciuto mentre finiva di vestirsi, legò la spada e prese il pezzo di lancia seanchan. Quest’ultimo trasformò il sorriso in un’espressione torva. Gli serviva a tenere a mente che i Seanchan erano ancora al mondo, ma anche a ricordargli tutte le questioni fra le quali doveva destreggiarsi. Cairhienesi e Tarenesi, Sammael e gli altri Reietti, gli Shaido e le nazioni che ancora non lo conoscevano, e che avrebbero dovuto farlo prima di Tarmon Gai’don. Vedersela con Aviendha a confronto con queste altre cose era semplice.

Le Fanciulle balzarono in piedi quando Rand si affacciò fuori dalla tenda, velocemente per nascondere la debolezza nelle gambe. Non sapeva con quanto aveva avuto successo. Aviendha gli era rimasta di fianco come se non solo intendesse sostenerlo in caso fosse caduto, ma si aspettasse anche che lo facesse. Il suo umore non migliorò quando Sulin, con le bende attorno al capo, guardò Aviendha con aria interrogativa. Non lui, lei! E attese che la donna annuisse prima di ordinare alle Fanciulle di prepararsi ad andare.

Asmodean giunse in groppa al suo mulo in cima alla collina, guidando Jeade’en per le redini. In qualche modo aveva trovato il sistema di indossare abiti puliti, tutti di seta verde scuro. Con delle cascate di merletto bianco naturalmente. L’arpa dorata era appesa dietro alle spalle, ma non aveva il manto da menestrello né portava la bandiera cremisi con l’antico simbolo Aes Sedai. Quel compito era ricaduto su un rifugiato cairhienese di nome Pevin, un tizio privo di espressione con una giubba rattoppata di rozza lana grigia da contadino, in groppa a un mulo dal pelo marrone che avrebbe dovuto essere lasciato a riposo già da qualche anno dopo aver tirato i carri. Aveva una lunga cicatrice dalla mascella all’attaccatura dei capelli radi, ancora rossa sul viso sottile.

Pevin aveva perso la moglie e la sorella per la carestia, il fratello e un figlio per la guerra civile. Non sapeva a quale casata appartenevano gli uomini che li avevano uccisi o chi aveva sostenuto per il Trono del Sole. Fuggire verso Andor gli era costato un secondo figlio ucciso dai soldati andorani e un secondo fratello dai banditi; ritornare gli era costato l’ultimo figlio, stavolta per una lancia Shaido, come anche sua figlia, portata via mentre lui veniva dato per morto. L’uomo parlava raramente, ma da quanto era riuscito a capire Rand, le sue convinzioni si erano ridotte a tre. Il Drago era Rinato, l’Ultima Battaglia stava giungendo e, se restava vicino a Rand al’Thor, avrebbe visto la famiglia vendicata prima che il mondo fosse distrutto. Il mondo sarebbe certamente finito, ma non importava, nulla importava, finché avesse avuto la sua vendetta. Si inchinò in silenzio a Rand al’Thor dalla sella quando la giumenta raggiunse la cima della collina. Il suo viso era assolutamente inespressivo, ma teneva la bandiera dritta e stabile.

Salendo in groppa a Jeade’en, Rand si tirò dietro Aviendha senza lasciarle mettere il piede nella staffa, solo per mostrarle che ne era in grado, e spronò il pezzato prima ancora che la donna si sedesse. Aviendha gli cinse entrambe le braccia attorno alla vita, borbottando delle lamentele. Rand colse qualche altra tagliente opinione su Rand al’Thor e anche sul Car’a’carn. La donna non fece mossa di andarsene, cosa di cui fu grato. Non solo era piacevole la pressione contro la schiena, ma anche il sostegno era ben accetto. Con Aviendha a condividere la sella, di colpo non fu più sicuro se era lei ad alzarsi o lui a scendere. Sperava che la donna non lo avesse notato. Si augurava che non fosse il motivo per cui lo stringeva a quel modo.

La bandiera cremisi con il grande disco bianco e nero sventolava alle spalle di Pevin mentre scendevano la collina e cavalcavano lungo la valle poco profonda. Come al solito gli Aiel prestarono scarsa attenzione al gruppo di passaggio, anche se lo stendardo indicava la sua presenza con la stessa attendibilità della scorta di alcune centinaia di Far Dareis Mai che mantenevano facilmente il passo con Jeade’en e i muli. Si dedicavano alle loro faccende fra le tende lungo il pendio, al massimo sollevando il capo al rumore degli zoccoli.

1 ... 188 189 190 191 192 193 194 195 196 ... 264
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)