La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
«Il tuo piano prevede una buona dose di fortuna» disse Teslyn, non per la prima volta. Perfino in ombra, il suo volto pareva severo. Lei si mosse sulla sua sella, aggiustandosi il mantello. «Sarà troppo tardi per cambiare tutto, ma questa parte di certo può essere abbandonata.» Mat avrebbe preferito avere Bethamin o Seta, nessuna delle quali era legata dai Tre Giuramenti ed entrambe conoscevano i flussi che le damane usavano come armi, qualcosa che atterriva le Aes Sedai. Non i flussi: solo il fatto che Bethamin e Seta li conoscessero. Almeno Mat pensava che l’avrebbe preferito. Leilwin si era rifiutata in modo categorico di combattere qualunque Seanchan tranne per difendersi. Bethamin e Seta avrebbero potuto fare lo stesso oppure potevano scoprire all’ultimo minuto di non riuscire ad agire contro i loro compatrioti. In ogni caso le Aes Sedai avevano rifiutato che le due donne venissero coinvolte e nessuna delle due aveva aperto bocca una volta detto quello. Quando c’erano le Aes Sedai nei paraggi, quelle due erano tanto miti da non spaventare nemmeno un’oca.
«La grazia ti favorisca, Teslyn Sedai, ma lord Mat è davvero fortunato» disse il capitano Mandevwin. Il corpulento uomo con un occhio solo era stato con la Banda fin dai primi giorni a Cairhiene si era guadagnato le strisce grigie fra i capelli, ora nascoste sotto il suo elmo dipinto di verde, del tipo da fante che lasciava scoperto il volto, e ancora prima in battaglie contro Tear e l’Andor. «Mi ricordo volte in cui eravamo in inferiorità numerica, con nemici da ogni parte, e lui ha fatto danzare la Banda attorno a loro. Non per fuggire via, bada bene, ma per sconfiggerli. Battaglie stupende.»
«Una battaglia stupenda è una che non devi combattere» disse Mat, più bruscamente di quanto intendeva. Non gli piacevano le battaglie. Si poteva finire con dei buchi in corpo in una battaglia. Continuava a rimanervi invischiato, tutto qua. Ma non ci sarebbe stata nessuna fuga quella notte né per molti giorni a venire. «La nostra parte è importante, Teslyn.» Cosa stava trattenendo Aludra, che fosse folgorata? L’attacco al campo di rifornimenti doveva essere già in corso, con forze appena sufficienti perché i soldati che lo difendevano pensassero di poter resistere fino all’arrivo dei rinforzi e allo stesso tempo quanto bastava per far capire loro che ne avrebbero avuto bisogno. Gli altri sarebbero stati a piene forze fin dall’inizio, per sopraffare i difensori prima che potessero sapere cosa si stava abbattendo su di loro. «Ho in mente di coprire di sangue i Seanchan, così forte, in fretta e spesso che dovranno reagire a quello che facciamo noi invece di elaborare i propri piani.» Non appena le sue parole ebbero lasciato la lingua desiderò averle espresse in un altro modo.
Tuon si sporse verso Selucia e la donna più alta abbassò la sua testa coperta dalla sciarpa per scambiare sussurri. Ria troppo buio per il loro dannato linguaggio delle dita, ma lui non riusciva a sentire una parola di quello che stavano dicendo. Poteva immaginarselo. Lei aveva promesso di non tradirlo e quello doveva comprendere non cercare di tradire i suoi piani, eppure doveva desiderare di poter ritirare quella promessa. Avrebbe dovuto lasciarla con Reimon o uno degli altri. Sarebbe stato più sicuro che permetterle di rimanere con lui. L’avrebbe potuto fare se l’avesse legata, sia lei che Selucia. E probabilmente anche Setalle. Quella dannata donna prendeva le parti di Tuon ogni volta.
Il baio di Mandevwin pestò uno zoccolo e lui diede una pacca sul collo dell’animale con una mano guantata. «Non puoi negare che ci sia fortuna di battaglia quando trovi una debolezza nelle linee del tuo nemico che non ti saresti mai aspettato, che non sarebbe dovuta essere lì, quando lo trovi schierato a difendere contro un attacco da nord solo che tu stai venendo da sud. La fortuna di battaglia cavalca sulle tue spalle, mio signore. Io l’ho visto.»
Mat grugnì e si risistemò il cappello sulla testa con aria irritata. Per ogni volta in cui una compagnia si perdeva e incappava in un dannato punto debole nelle difese del nemico, ce n’erano dieci in cui non era dannatamente dove ti aspettavi quando dannatamente ti serviva. Era quella la verità della fortuna di battaglia.
«Un fiore notturno verde» urlò un uomo da sopra. «Due! Entrambi verdi!» Suoni raschianti fecero capire che si stava affrettando ad arrampicarsi giù.
Mat esalò un piccolo sospiro di sollievo. Il raken era lontano e diretto a ovest. Aveva contato su quel fatto — il grosso corpo di soldati leali ai Seanchan più vicino si trovava a ovest — e aveva perfino rischiato cavalcando più a ovest che osava. Solo perché eri sicuro che il tuo avversario avrebbe reagito in un certo modo non voleva dire che l’avrebbe fatto. Reimon avrebbe sopraffatto il campo di rifornimenti da un minuto all’altro, soffocando i difensori con dieci volle il loro numero e mettendo al sicuro provviste davvero necessario.
«Vai, Vanin» disse, e l’uomo corpulento diede di talloni, facendo partire il suo bruno grigiastro nella notte a un piccolo galoppo. Non poteva andare più veloce del raken, ma se avesse portato la notizia in tempo... «È il momento di muoversi, Mandevwin.»
Un tizio snello si lasciò cadere da un ramo basso per l’ultimo tratto che lo separava da terra, cullando con attenzione il cannocchiale che porse al Cairhienese.
«In sella, Londraed» disse Mandevwin, infilando il cannocchiale nella custodia di cuoio cilindrica legata alla sua sella. «Conni, disponi gli uomini per quattro.»
Una breve cavalcata li portò a una stretta strada in terra battuta, che serpeggiava tra basse colline che Mat aveva evitato prima. C’erano poche fattorie e ancor meno villaggi in quella zona, ma non voleva che si diffondessero voci di grossi manipoli di uomini armati. Non finché non avesse voluto lui che si diffondessero, perlomeno. Ora gli serviva velocità e le dicerie non potevano correre più veloci di lui per le faccende di quella notte. Parecchie delle fattorie che superarono erano forme scure alla luce della luna, le lampade e le candele già spente. Il tonfo di zoccoli e lo scricchiolio del cuoio delle selle erano gli unici suoni a parte l’occasionale, debole richiamo di qualche uccello notturno o il grido di un gufo, ma duemila cavalli circa facevano un bel po’ di rumore. Superarono un piccolo villaggio dove solo una manciata di case dal tetto di paglia e la minuscola locanda in pietra mostravano qualche luce, ma la gente mise la testa fuori dalle porte e dalle finestre per rimanere a bocca aperta. Senza dubbio pensavano di star vedendo soldati leali ai Seanchan.
Parevano essercene pochi di altro tipo rimasti in buona parte dell’Altara. Qualcuno levò un’acclamazione, ma fu una voce solitaria.
Mat cavalcò accanto a Mandevwin con Tuon e l’altra donna dietro, e di tanto in tanto si guardava sopra la spalla. Non per assicurarsi che fosse ancora lì. Per strano che fosse, non aveva dubbi che lei avrebbe mantenuto la sua parola di non fuggire, perfino ora. E non per assicurarsi che stesse tenendo il passo. Il rasoio aveva una falcata facile e lei cavalcava bene. Pips non avrebbe potuto correre più veloce di Akein nemmeno se avesse tentato. No, era solo che gli piaceva guardarla, perfino alla luce della luna, forse, in particolare, alla luce della luna. Aveva cercato di baciarla di nuovo la notte prima e lei gli aveva dato un pugno al fianco così forte che all’inizio aveva pensato che gli avesse rotto una delle costole fluttuanti. Ma l’aveva baciato appena prima che si avviassero quella sera. Solo una volta, e gli aveva detto di non essere ingordo quando lui aveva provato una seconda. La donna si era sciolta nelle sue braccia mentre la stava baciando, poi era diventata di ghiaccio quando si era fatta indietro. Cosa doveva pensare di lei? Un grosso gufo volò sopra le loro teste, le ali che sbattevano in silenzio. Lei ci avrebbe visto qualche presagio? Probabile.