La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
«Interessante» osservò Cadsuane una volta che le due se ne furono andate. Fissò i suoi occhi scuri in quelli azzurri di Amys, e parve gradire ciò che vide. In ogni caso sorrise. «Mi piacerebbe incontrare questa Sorilea. È una donna forte?» Cadsuane enfatizzò la parola ‘forte’.
«La più forte che io abbia mai conosciuto» rispose semplicemente Amys. Con calma. Non si sarebbe detto che avesse davanti Rand privo di sensi. «Non conosco la vostra guarigione, Aes Sedai. Posso fidarmi del fatto che avete fatto tutto il possibile?» La sua voce era atona, ma Min dubitava che Amys potesse avere fiducia in loro.
«È stato fatto tutto ciò che era in nostro potere» sospirò Cadsuane. «Ora possiamo solo aspettare.»
«Mentre muore?» intervenne la voce di uomo che fece sussultare Min. Dashiva entrò nella stanza, e il suo volto schietto era contorto in una smorfia. «Flinn!» chiamò brusco.
Le dita di Niande, apparentemente prive di forze, lasciarono cadere in terra il libro. La donna guardò i tre uomini con le giubbe nere come se avesse visto il Tenebroso in persona. Samitsu, pallidissima, mormorò qualcosa che assomigliava a una preghiera.
All’ordine di Dashiva l’Asha’man dai capelli brizzolati si fece avanti zoppicando per andare a sistemarsi accanto al letto, dal lato opposto di Cadsuane, e cominciò a far scorrere le mani lungo il corpo immobile di Rand, tenendole sospese di un palmo al di sopra delle lenzuola. Il giovane Narishma restò in piedi, guardando torvo la porta, e continuava a toccare nervosamente l’elsa della spada. I suoi grandi occhi scuri cercavano di tenere sotto controllo tutte e tre le Aes Sedai allo stesso tempo. Le Aes Sedai e Amys. Non sembrava spaventato; era un uomo sicuro di sé, che non aspettava altro che una di quelle donne facesse qualche mossa ostile nei suoi confronti. A differenza delle altre, Amys ignorò gli Asha’man, concentrandosi solo su Flinn. Lo seguiva con lo sguardo, mantenendo il volto sereno e inespressivo mentre con il pollice accarezzava l’elsa del pugnale in modo piuttosto significativo.
«Che cosa stai facendo?» chiese Samitsu balzando in piedi. Anche se era a disagio con gli Asha’man, la preoccupazione per il suo paziente svenuto prese il sopravvento. «Tu, Flinn, o come ti chiami.» Samitsu fece per avvicinarsi al il letto, e Narishma si mosse per bloccarla. L’Aes Sedai cercò aggirarlo, ma l’uomo le posò una mano sul braccio.
«Un altro ragazzo che non conosce le buone maniere» mormorò Cadsuane. Delle tre Sorelle solo lei non sembrava essere allarmata dalla presenza degli Asha’man: al contrario, li studiava con interesse.
Narishma arrossì nel sentire quel commento e allontanò la mano, ma quando Samitsu cercò ancora di superarlo, si mise di nuovo davanti a lei.
L’Aes Sedai fu costretta a fermarsi. «Tu, Flinn, che cosa stai facendo? Non ti permetterò di ucciderlo con la tua ignoranza! Mi hai sentita?» Min non riusciva a restare ferma, e spostava il peso da un piede all’altro. Non pensava che l’Asha’man avrebbe ucciso Rand, almeno non di proposito, ma... Rand si fidava di loro, ma... Luce, nemmeno Amys sembrava tranquilla, mentre faceva scorrere lo sguardo da Flinn a Rand.
Flinn scostò le lenzuola scoprendo Rand fino alla vita, per esporre la ferita. Il taglio non sembrava essere migliorato né peggiorato da come ricordava lei. Una ferita aperta, infiammata, che non sanguinava, sovrapposta alla cicatrice circolare. Rand sembrava addormentato.
«Non può peggiorare la sua situazione» disse Min. Nessuno le prestò attenzione.
Dashiva emise un verso gutturale e Flinn lo guardò. «Vedi qualcosa, Asha’man?»
«Io non ho talento per la guarigione» rispose Dashiva, torcendo le labbra con sarcasmo. «Tu sei il solo che abbia seguito il mio suggerimento e imparato.»
«Quale suggerimento?» chiese Samitsu. «Insisto che tu...»
«Fai silenzio, Samitsu» la interruppe Cadsuane. Sembrava la sola nella stanza ad aver mantenuto la calma, oltre Amys e, dal modo in cui la Sapiente continuava a toccare l’elsa del pugnale, Min non era del tutto sicura delle sue reazioni. «Io credo che l’ultima cosa che desidera sia fare del male al ragazzo.»
«Ma, Cadsuane,» iniziò a rispondere Niande «quell’uomo è...»
«Ho detto silenzio!» rispose con fermezza l’Aes Sedai dai capelli grigi.
«Ve lo assicuro,» spiegò Dashiva riuscendo a parlare con un tono di voce untuoso e deciso allo stesso tempo «Flinn sa cosa sta facendo. È in grado di fare cose che voi Aes Sedai non vi sognate nemmeno.» Samitsu tirò su con il naso. Cadsuane fece un cenno con il capo e si mise di nuovo a sedere.
Flinn fece scorrere le dita lungo la ferita infiammata sul fianco di Rand e sulla vecchia cicatrice, che sembrava essersi ammorbidita. «Si tratta di due ferite simili, ma è come se vi fossero all’opera due tipi diversi d’infezione, solo che non si tratta di un’infezione, ma di... tenebra. Non mi viene in mente una parola migliore per definire quello che sento.» L’uomo scrollò le spalle, lanciando un’occhiata verso lo scialle con le frange gialle di Samitsu mentre lei lo fissava accigliata; ma lo sguardo di lei, ora, era di considerazione.
«Vai avanti, Flinn» mormorò Dashiva. «Se muore...» L’uomo aveva il naso arricciato come se sentisse un cattivo odore, e non riusciva a distogliere lo sguardo da Rand. Muoveva le labbra, biascicando qualcosa fra sé, e una volta emise un suono, una specie di singhiozzo, forse una risata amara, mentre il suo volto restava inespressivo.
Flinn sospirò e si guardò intorno, guardando prima le Aes Sedai, poi Amys. Quando notò Min sussultò e divenne rosso in volto. Rimise a posto le lenzuola coprendo Rand fino al collo, ma lasciando esposte le due ferite.
«Spero che a nessuno dia fastidio se parlo» disse, iniziando a muovere le mani callose sul fianco di Rand. «Parlare sembra essere leggermente d’aiuto.» L’uomo socchiuse gli occhi, concentrandosi sulle ferite, e le sue dita si contorsero lentamente. A Min parve che stesse intessendo dei fili. La sua voce era quasi assente, solo in parte concentrato sulle parole. «Potreste dire che è stata la guarigione a spingermi ad andare alla Torre Nera. Ero un soldato, ma un giorno sono stato colpito a una coscia da una lancia. Da quel momento non ho mai più potuto tenermi stretto in sella né camminare troppo a lungo. Quella era la quindicesima ferita che avevo ricevuto in circa quarant’anni al servizio nella guardia della regina. Quindici ferite serie. Quelle che ti permettono di cavalcare o camminare ancora non contano. Ho visto morire molti dei miei amici in quarant’anni di esercito. Così sono partito, e il M’Hael mi ha insegnato la guarigione. E altre cose. Un tipo di guarigione abbastanza rozzo. Una volta sono stato guarito da un’Aes Sedai... circa trent’anni fa, ormai, e quel che sto facendo ora è doloroso, paragonato con quel tipo di guarigione. Ma funziona lo stesso. Poi un giorno Dashiva, qui... chiedo scusa: l’Asha’man Dashiva, mi disse che si chiedeva come fosse possibile che ogni tipo di ferita fosse trattata alla stessa maniera, che si trattasse di una gamba rotta o un semplice raffreddore; cominciammo a parlarne e... Be’, lui non ha il talento, ma sembra che io invece abbia qualcosa che si potrebbe definire il tocco. Il Talento. Così ho cominciato a pensare, e se io... Ecco. È il meglio che potessi fare.»
Dashiva sbuffò mentre Flinn si sedette di colpo sui talloni e si passò il dorso della mano sulla fronte. Aveva il volto imperlato di sudore, ed era la prima volta che Min vedeva un Asha’man sudare. Il taglio non era sparito, ma sembrava leggermente più piccolo, meno rosso e meno infetto. Rand dormiva ancora, ma il suo volto sembrava meno pallido.
Samitsu scattò, superando Narishma talmente in fretta che l’uomo non poté intervenire. «Che cosa hai fatto?» chiese l’Aes Sedai, appoggiando le dita sulla fronte di Rand. Ciò che scoprì con il Potere le fece sollevare le sopracciglia fino quasi a raggiungere l’attaccatura dei capelli, cambiando il suo tono di voce da arrogante a incredulo. «Che cos’hai fatto?»
Flinn si strinse nelle spalle, rammaricato. «Non molto. Non ho potuto toccare davvero il male. L’ho in qualche modo sigillato lontano da lui, almeno per un po’. Ma non durerà. Ora le due infezioni si combattono tra loro. Forse si distruggeranno a vicenda, e Rand guarirà.» Sospirò e scosse il capo. «D’altro canto, non posso dire che non lo uccideranno, ma credo che adesso abbia una possibilità in più rispetto a prima.»