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La corona di spade

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La corona di spade
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Una volta che tutti si sistemarono nel carro, con la paglia che era sotto le rape tutta riunita per fare un giaciglio per Rand, Cadsuane si mise a sedere davanti a Min, con il ferito disteso fra loro due. Mastro Tol agitò le redini, scoprendo che i muli erano diventati di colpo veloci. Il carro sobbalzava e ondeggiava orribilmente: le ruote non solo tremavano, non sembravamo nemmeno di forma circolare. Min si rammaricò di non aver tenuto un po’ di paglia per sé, ma si divertiva nel vedere i volti di Samitsu e Niande farsi sempre più tesi mentre venivano sballottati. Caraline sorrideva apertamente, la somma signora della casata Damodred non nascondeva il piacere che provava nel notare che anche le Aes Sedai, per una volta, passavano gli stessi guai di tutte le altre persone, anche se, per la verità, a causa della sua corporatura minuta lei stessa saltava più in alto delle Aes Sedai e atterrava più duramente. Darlin, aggrappato a un lato del carro, non pareva turbato dalla situazione. Continuava a spostare lo sguardo da Caraline a Rand con aria preoccupata.

Anche a Cadsuane sembrava non importare nulla di essere scossa. «Mi aspetto di arrivare prima di notte, mastro Tol» gridò, ottenendo da lui un maggior numero di frustate agli animali, ma non una maggiore velocità. «Adesso dimmi,» chiese rivolgendosi a Min «che cosa è successo esattamente l’ultima volta che questo ragazzo è stato circondato da Aes Sedai sconosciute?» Aveva inchiodato lo sguardo su Min e non sembrava volerlo distogliere.

Rand avrebbe voluto che rimanesse un segreto, fino a quando fosse stato possibile, ma ora stava morendo, e la sola possibilità che aveva Min di salvarlo era nelle mani di quelle tre donne. Forse sapere non sarebbe stato d’aiuto. Forse avrebbe fatto capire loro qualcosa su di lui. «Lo hanno chiuso in una cassa» iniziò a raccontare.

Min non era sicura di come aveva proseguito, ma era certa che aveva dovuto farlo, o di come era riuscita a non scoppiare in lacrime, ma non sarebbe crollata di nuovo proprio quando Rand aveva bisogno di lei, e riuscì a spiegare della prigionia e delle percosse senza nemmeno un tremito nella voce, fino al giuramento di fedeltà di Kiruna e delle altre. Darlin e Caraline parevano esterrefatti. Samitsu e Niande inorridite, anche se per un motivo diverso da quello che Min si sarebbe mai immaginata.

«Lui ha... quietato tre Sorelle?» chiese Samitsu, spaventata. A un tratto si mise una mano davanti alla bocca e si voltò per affacciarsi dal carro e dare di stomaco rumorosamente. Niande si unì a lei quasi subito: le due adesso sporgevano dal carro svuotando gli stomaci.

Cadsuane invece toccò il volto pallido di Rand, scostandogli alcune ciocche di capelli dal volto. «Non avere paura, ragazzo» disse sommessamente. «Hanno reso il mio compito più difficile e anche il tuo, ma io non ti farò più male di quel che devo.» Min si sentì gelare dentro.

I soldati davanti ai cancelli della città gridarono contro il carro in corsa, ma Cadsuane disse a mastro Tol di non fermarsi e l’uomo frustò i muli ancora più forte. La gente in strada saltava di lato per evitare di essere travolta e il carro procedeva lasciandosi alle spalle grida e insulti, portantine capovolte e carrozze che erano finite dentro le bancarelle degli ambulanti. I soldati con i colori di lord Dobraine spuntarono dalle strade e sulla rampa che conduceva al palazzo del Sole, come preparandosi a respingere orde di assalitori. Mentre Tol gridava a squarciagola che erano le Aes Sedai a costringerlo ad agire in quel modo, i soldati videro Min. Poi scorsero Rand. Min pensava di essersi già trovata in un turbine prima di quel momento. Ma si era sbagliata.

Più di venti uomini cercarono nello stesso momento di prendere Rand dal carro, e quelli che riuscirono a mettere le mani su di lui lo trattarono gentilmente, come un neonato. Si misero in quattro da ogni lato con le braccia incrociate sotto di lui. Cadsuane doveva aver ripetuto almeno mille volte che non era morto mentre lo portavano di corsa nel palazzo e lungo dei corridoi che Min non sembrava più ricordare, con altri soldati cairhienesi che li seguivano. Da ogni porta e a ogni incrocio di corridoi si affacciavano i nobili, con i volti pallidi che fissavano Rand mentre passava. Min aveva perso le tracce di Caraline e Darlin, e si rese conto che non ricordava di averli più visti da quando avevano lasciato il carro; augurando loro ogni bene, se li dimenticò. Le interessava solo Rand. Era la sola cosa importante che aveva al mondo.

Nandera si trovava con le Far Dareis Mai a fare la guardia davanti alle porte della stanza di Rand, con i soli sorgenti dorati. Quando la Fanciulla dai capelli grigi vide Rand, la tipica compostezza degli Aiel vacillò. «Che cosa gli è successo?» chiese con gli occhi sgranati. «Che cos’ha?» Alcune delle Fanciulle cominciarono a emettere lamenti, un suono basso che ricordava un canto funebre.

«Fate silenzio!» urlò Cadsuane, battendo forte le mani. «Tu, ragazza. Ha bisogno di un letto. Muoviti!» Nandera fu pronta. Rand venne spogliato e sdraiato in un giaciglio in un baleno, con Samitsu e Niande che lo controllavano; i Cairhienesi furono cacciati fuori e Nandera si mise sulla porta ripetendo le istruzioni di Cadsuane, secondo cui Rand non doveva essere disturbato da nessuno. Tutto accadde con tale velocità che Min si sentì stordita. Un giorno sperava di vedere un confronto fra Cadsuane e la Sapiente Sorilea. Prima o poi sarebbe successo, e sarebbe anche stato memorabile, ma se Cadsuane pensava che le sue istruzioni avrebbero tenuto tutti fuori dalla stanza, si sbagliava di grosso.

Prima che fosse riuscita a prendere una sedia, facendola fluttuare con il Potere per sedersi accanto al letto di Rand, entrarono nella stanza con aria altezzosa Kiruna e Bera, la governante di corte e la governante della fattoria.

«Cos’è questa storia che ho sentito?» iniziò a chiedere furiosa Kiruna. Poi notò Cadsuane. Anche Bera la vide. Con grande divertimento di Min, restarono immobili a bocca aperta.

«Si trova in buone mani» rispose Cadsuane. «A meno che una di voi due non abbia di colpo sviluppato un talento nella guarigione che io non ricordo.»

«Sì, Cadsuane» risposero docilmente. «No, Cadsuane.» Anche Min chiuse la bocca.

Samitsu prese una sedia con degli intarsi d’avorio che era appoggiata al muro, si sistemò la gonna di colore giallo scuro e si mise a sedere con le mani giunte, osservando il petto di Rand che si muoveva impercettibilmente sotto le coperte. Niande si avvicinò alla libreria di Rand e scelse un libro prima di sedersi vicino alla finestra. Leggeva! Kiruna e Bera stavano per sedersi, poi guardarono Cadsuane e attesero il suo permesso prima di farlo.

«Perché non fai qualcosa?» gridò Min.

«È la stessa cosa che chiederei io» disse Amys entrando nella stanza. La Sapiente dai capelli bianchi fissò Rand per un momento, poi si sistemò lo scialle marrone scuro e si rivolse a Kiruna e Bera. «Potete andare» disse. «Kiruna, Sorilea desidera vederti di nuovo.»

Il volto scuro di Kiruna impallidì, mentre le altre, due si alzarono in piedi e fecero la riverenza, mormorando: «Sì, Amys» anche più docilmente di quanto avessero fatto per Cadsuane, prima di allontanarsi lanciando sguardi imbarazzati alla Sorella Verde.

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