La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Cadsuane scelse con calma il percorso da seguire per andare da Rand e... gli diede uno schiaffo talmente forte da fargli voltare la testa. Min rimase senza fiato per la sorpresa. «Non farlo mai più» disse Cadsuane. La sua voce non era alterata, ma dura. «Mi hai sentita? Niente fuoco malefico. Mai più.»
Sorprendentemente, Rand si limitò a strofinarsi la guancia. «Ti sbagli, Cadsuane. Lui è reale. Ne sono certo. So che lo è.» Ancor più stupefacente, sembrava che Rand volesse davvero che quella donna gli credesse.
A Min faceva male il cuore per lui. Le aveva parlato del fatto che sentiva delle voci: era stato sincero. Min sollevò la mano destra verso di lui, dimenticandosi per un attimo del pugnale che stringeva, e aprì la bocca per dire qualcosa di consolatorio, anche se non era certa che avrebbe potuto ancora usare parole del genere in maniera innocente. Aprì la bocca e... Padan Fain sembrò comparire dalla nebbia alle spalle di Rand, brandendo una lama sfavillante.
«Alle tue spalle!» gridò Min, indicando con il pugnale nella mano destra mentre lanciava quello che aveva nella sinistra. Tutto parve accadere in un unico momento, a malapena visibile in quella nebbia invernale.
Rand iniziò a girarsi, torcendosi su un fianco, e Fain, anche lui in un movimento di rotazione, si allungò verso di lui. Riuscì così a fare in modo che il pugnale di Min mancasse il bersaglio, mentre la sua lama raggiunse Rand al fianco sinistro. Sembrava solo un taglio nella giubba, ma Rand gridò. Un suono che fece stringere il cuore di Min. Rand si portò una mano al fianco e cadde contro Cadsuane, appoggiandosi a lei per non finire a terra, ma entrambi crollarono al suolo.
«Levati di mezzo!» gridò una delle Sorelle, forse Samitsu, e d’un tratto i piedi di Min persero il contatto con terreno. Min cadde in terra pesantemente, sbuffando mentre urtava terreno in pendenza insieme a Caraline, che disse senza fiato: «Sangue e fuoco!»
Tutto all’unisono.
«Avanti!» gridò di nuovo Samitsu mentre Darlin si protendeva verso Fain con la spada. L’uomo ossuto si mosse con una velocità sorprendente, lanciandosi in terra e rotolando lontano dalla portata di Darlin. Stranamente l’uomo scoppiò a ridere, si rialzò e fuggì via, ingoiato quasi immediatamente dall’oscurità.
Min si alzò tremante.
Caraline fu molto più energica. «Te lo dico adesso, Aes Sedai» esordì con voce fredda, sistemandosi con violenza la gonna. «Non ti permetterò di trattarmi a questo modo. Io sono Caraline Damodred, somma signora della casata...»
Min smise di ascoltare. Cadsuane era seduta sul pendio e teneva in grembo la testa di Rand. Era stato solo un taglietto. La lama di Fain non poteva aver fatto altro che sfiorarlo... Min si lanciò in avanti gridando. Senza rispetto per l’Aes Sedai, la spinse lontano da Rand e ne strinse il capo fra le braccia. Lui aveva gli occhi chiusi e respirava a fatica. Il volto era rovente.
«Aiutalo!» gridò a Cadsuane, e la sua voce risuonò come le grida nella nebbia che echeggiavano lontano da loro. «Aiutalo!» Una parte di lei le stava dicendo che spingerla via non era stato molto logico, ma il volto di Rand le bruciava le mani insieme al buon senso.
«Presto, Samitsu!» disse Cadsuane alzandosi in piedi e sistemandosi lo scialle. «È al di là delle mie capacità di guarigione.» Appoggiò una mano sul capo di Min. «Ragazza, sarà difficile che io lo lasci morire prima di avergli insegnato le buone maniere. Smetti di piangere.»
Era molto strano. Min era abbastanza sicura che la donna non avesse agito su di lei con il Potere, eppure le credeva. Insegnargli le buone maniere. Sarebbe stata una bella lotta. Dopo aver allontanato le braccia dal capo di Rand, non senza riluttanza, si allontanò carponi. Molto strano. Non si era nemmeno accorta di stare piangendo, ma la rassicurazione di Cadsuane era stata sufficiente a bloccare il flusso delle sue lacrime. Tirò su con il naso e si pulì le guance con il dorso della mano mentre Samitsu si inginocchiava accanto a Rand, appoggiandogli le dita sulla fronte. Min si chiese perché non gli prendesse la testa fra le mani come aveva visto fare da Moiraine.
Rand cadde di colpo in preda alle convulsioni, annaspando come un pesce fuori dall’acqua e agitandosi tanto che con un braccio fece cadere a terra la Gialla. Non appena cessò il contatto con le dita della donna, smise di muoversi. Min si avvicinò. Rand respirava meglio, ma aveva ancora gli occhi chiusi. Gli toccò una guancia. Era più fresca di prima, ma la febbre persisteva. E anche il pallore.
«Qualcosa non va» disse Samitsu alterata, mentre si rimetteva a sedere. Aprì la giubba di Rand e allargò lo squarcio nella camicia insanguinata.
Il taglio della lama di Fain, lungo poco più di un palmo, non era profondo, ma corrispondeva proprio alla vecchia ferita rotonda. Anche con quella luce fioca, Min poteva vedere che i bordi del taglio erano gonfi e irritati, come se si trattasse di una ferita non pulita o non medicata per giorni. Non sanguinava più, ma avrebbe dovuto scomparire. Era esattamente ciò che accadeva con la guarigione. Le ferite si rimarginavano sotto gli occhi di chi assisteva.
«Questa» spiegò Samitsu toccando la ferita, come se stesse facendo lezione «somiglia a una ciste, ma invece di essere piena di pus, è piena di malvagità. Questa invece...» fece scorrere un dito lungo il taglio «...sembra colma di una malvagità diversa.» A un tratto guardò corrucciata la Verde in piedi di fianco a lei e la sua voce divenne astiosa e difensiva. «Se conoscessi le parole adatte, Cadsuane, le userei. Non ho mai visto nulla di simile. Mai, posso dire una cosa. Se fossi stata anche solo un poco più lenta, o se tu non avessi tentato prima di me, sarebbe già morto.» La Sorella Gialla sospirò e parve corrucciarsi, la sua espressione si fece avvilita. «E nonostante tutto, penso che morirà comunque.»
Min scosse il capo cercando di negare quell’affermazione, ma non riusciva a parlare. Sentì Caraline mormorare una preghiera. La donna era in piedi, aggrappata a una manica della giubba di Darlin con entrambe le mani. Anche lui osservava perplesso Rand, cercando di capire cosa stesse succedendo.
Cadsuane si piegò per confortare Samitsu. «Tu sei la migliore guaritrice vivente, forse la migliore mai esistita» rispose con calma. «Nessuna ha una capacità paragonabile alla tua.» L’altra annuì e si alzò, ma prima che fosse del tutto in piedi, aveva già recuperato la serena espressione da Aes Sedai. Cadsuane, che guardava preoccupata Rand con le mani sui fianchi, non era riuscita a fare altrettanto. «Bah! Non ti permetterò di morire davanti a me, ragazzo» gridò, come se la colpa fosse di Rand. Poi, invece di toccare la testa di Min, le diede un colpo con le nocche. «In piedi, ragazza. Non sei una rammollita, solo un idiota lo penserebbe di te, per cui smetti di comportarti come tale. Darlin, tu lo trasporterai. Ci sarà tempo per i bendaggi. Questa nebbia non ci abbandona, per cui sarà meglio se ce ne andiamo noi.»
Darlin esitò. Forse fu lo sguardo perentorio di Cadsuane, o forse la mano di Caraline che quasi gli sfiorava il viso, ma di colpo rinfoderò la spada, mormorando qualcosa, e si issò sulle spalle Rand, con le braccia e le gambe penzoloni.
Min raccolse la spada con il simbolo dell’airone e la ripose con cura nella custodia che pendeva dalla vita di Rand. «Ne avrà bisogno» disse a Darlin e, dopo un momento, l’uomo annuì in risposta. Fu una fortuna per lui aver fatto quel gesto. Min aveva riposto tutta la sua sicurezza nella Sorella Verde, e non avrebbe permesso a nessuno di pensarla in modo diverso.
«Adesso sii prudente, Darlin» gli disse Caraline con quella voce gutturale dopo che Cadsuane ebbe disposto la formazione per la marcia. «Accertati di restare sempre dietro di me, e io ti proteggerò.»
Darlin rise fino a rimanere senza fiato, e stava ancora ridacchiando quando ripresero la salita attraverso la nebbia gelida e le grida distanti, con lui che trasportava Rand in spalla al centro della formazione e le donne in un circolo intorno a loro due.