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La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
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Semirhage era in piedi rigida con le braccia ai fianchi e le gonne premute contro le gambe, senza dubbio avvolta in flussi di Aria. L’elsa di uno del coltelli di Min le spuntava dalla spalla e doveva essere stata anche schermala, ma il suo volto scuro e bellissimo era sprezzante, era stata prigioniera per un breve periodo durante la Guerra dell’Ombra, era fuggita da una stretta detenzione spaventando i suoi carcerieri fino al punto che erano stati loro a farla evadere di nascosto.

Altri erano stati feriti in modo più serio. Una bassa sul’dam e un’alta damane dai capelli chiari, collegate da un a’dam, giacevano scomposte sul terreno, lo sguardo fisso verso il sole con occhi già vitrei, e un’altra coppia era in ginocchio, aggrappate l’una all’altra, col sangue che scorreva lungo i loro volti e gli insozzava i capelli. Le altre coppie stavano rigide come Semirhage, e Rand poté vedere gli schermi su tre delle damane. Parevano stordite. Una delle sul’dam, una donna giovane e snella dai capelli scuri, stava piangendo sommessamente. Anche il volto di Narishma era insanguinato e la sua giacca appariva bruciacchiata. Così quella di Sandomere, e un osso spuntava attraverso la sua manica sinistra, bianco e macchiato di rosso, finché Nynaeve non gli raddrizzò il braccio con decisione guidando l’osso di nuovo al suo posto. Con una smorfia di dolore, lui emise un gemito gutturale. Lei gli avvolse le mani attorno al braccio sopra il punto dov’era rotto e pochi istanti più tardi lui lo stava flettendo, muovendo le dita e mormorando ‘grazie’. Logain pareva incolume, così come Nynaeve e Cadsuane, che stava esaminando Semirhage allo stesso modo in cui una Marrone avrebbe potuto studiare un animale esotico mai visto prima.

All’improvviso diversi passaggi iniziarono ad aprirsi tutt’attorno al maniero, riversando Asha’man, Aes Sedai e Custodi in sella, Fanciulle velate e Bashere sul suo destriero alla testa dei suoi cavalieri. Un Asha’man e una Aes Sedai in un circolo di due potevano creare un passaggio notevolmente più grande di quelli che Rand poteva fare da solo. Dunque qualcuno era riuscito a dare il segnale, uno sprazzo rosso nel cielo. Ogni Asha’man era pieno di sa id in, e Rand suppose che le Aes Sedai fossero ugualmente colme di saidar. Le Fanciulle iniziarono ad aprirsi a ventaglio tra gli alberi.

«Aghan, Hamad, perlustrale la casa!» urlò Bashere. «Matoun, metti i lancieri in formazione! Saranno su di noi al più presto!» Due soldati conficcarono le loro lance nel terreno e balzarono giù per correre dentro esimendo le spade mentre altri iniziavano a disporsi su due file.

Ayako volteggiò giù di sella e si precipitò verso Sandomere non curandosi nemmeno di tenere le sue gonne fuori dal fango. Merise cavalcò verso Narishma prima di smontare proprio davanti a lui e prendergli la testa fra le mani senza una parola. Lui sussultò, inarcando la schiena e quasi strattonando via il capo, mentre lei lo Guariva. Non aveva molta facilità col metodo di Guarigione di Nynaeve.

Ignorando il trambusto, Nynaeve raccolse le sue gonne tra mani insanguinate e si affrettò verso Rand. «Oh, Rand» disse quando vide il braccio. «Sono così spiacente. Io... farò il possibile, ma non posso farlo tornare com’era.» I suoi occhi erano colmi di angoscia.

Senza parole, lui protese il suo braccio sinistro. Pulsava di dolore. Stranamente poteva ancora sentire la sua mano. Gli sembrava di essere in grado di formare un pugno con le dita che non erano più lì. La sua pelle d’oca si intensificò quando Nynaeve attinse più in profondità da saidar, con i fili di fumo che scomparivano dal suo polsino, e lei gli afferrò il braccio sopra il polso. Il suo intero arto iniziò a pizzicare e il dolore venne prosciugato via. Lentamente la pelle annerita venne rimpiazzata da carne liscia che parve trasudare finché non ricoprì il moncherino che era stato la base della sua mano. Era un miracolo a vedersi. Anche il drago a scaglie color oro e scarlatto ricrebbe, fin dove poteva, terminando in un pezzo della criniera dorata. Poteva ancora sentire l’intera mano.

«Sono così spiacente» ripete Nynaeve. «Lascia che ti Sondi in cerca di altre ferite.» Lo domandò ma non attese, naturalmente. Alzò le mani per prendergli la testa fra esse e un brivido lo attraversò.

«C’è qualcosa che non va con i tuoi occhi» disse aggrottando le sopracciglia. «Ho paura di provare a rimetterlo a posto senza averlo studiato a dovere. Il minimo errore potrebbe accecarti. Quanto riesci a vedere? Quante sono queste dita?»

«Due. Riesco a vedere bene» mentì. Le macchie nere erano sparite, ma tutto sembrava ancora come se lo vedesse attraverso l’acqua, e voleva strizzare gli occhi contro un sole il cui bagliore pareva dieci volte quello di prima. Le vecchie ferite al suo fianco erano grovigli di dolore.

Bashere smontò dal suo robusto baio di fronte a lui e guardò accigliato il moncherino del suo braccio sinistro.

Slacciò l’elmo, se lo tolse e lo tenne sottobraccio. «Almeno sei vivo» disse in tono burbero. «Ho visto uomini feriti in modi peggiori.»

«Anch’io» disse Rand. «Dovrò imparare da capo a maneggiare la spada, però.» Bashere annuì. La maggior parte delle pose richiedeva due mani. Rand si chinò a raccogliere la corona di Illian, ma Min gli lasciò andare il braccio e si precipitò a porgergliela. Lui se la mise in testa. «Dovrò trovare nuovi modi per fare ogni cosa.»

«Devi essere sotto shock» disse Nynaeve lentamente. Hai appena subito una ferita atroce, Rand. Forse faresti meglio a stenderti. Lord Davram, fa’ portare una sella perché possa metterci sopra i piedi.»

«Non è sotto shock» disse Min mestamente. Il legame era pieno di tristezza. Gli aveva preso il braccio come per tenerlo di nuovo in piedi. «Ha perso una mano, ma non c’è nulla da fare, perciò se l’è già lasciato alle spalle.»

«Sciocco zuccone» borbottò Nynaeve. La sua mano, ancora macchiata del sangue di Sandomere, vagò verso la spessa treccia che le pendeva sopra la spalla, ma la riabbassò. «Sei stato ferito gravemente. È normale affliggerti. È normale sentirti stordito. È normale!»

«Non ho tempo» le disse lui. La tristezza di Min minacciava di sommergere il legame. Per la Luce, lui stava bene, perché Min si sentiva cosi triste?

Nynaeve borbottò quasi sottovoce ‘zuccone’, ‘sciocco’ e ‘testardaggine da uomini’, ma non aveva terminato. «Quelle vecchie ferite al tuo fianco si sono riaperte» quasi ringhiò. «Non stai sanguinando molto, ma sta’ sanguinando, forse posso finalmente fare qualcosa per quelle.»

Ma per quanto ci provò — e ci provò tre volte — non cambiò nulla. Rand sentiva ancora il lento rivolo di sangue che gli scivolava lungo le costole. Le ferite erano ancora un pulsante groviglio di dolore. Infine le spinse gentilmente la mano via dal fianco.

«Hai fatto il possibile, Nynaeve. È sufficiente.»

«Sciocco.» Ringhiò davvero, stavolta. «Come può essere sufficiente quando stai ancora sanguinando?»

«Chi è la donna alta?» chiese Bashere. Almeno lui capiva. Non si sprecava tempo su quello che non poteva essere aggiustato. «Non avranno cercato di far passare lei per la Figlia delle Nove Lune, vero? Non dopo avermi detto che era una donna minuta.»

«È così» replicò Rand, e spiegò brevemente.

«Semirhage?» borbottò Bashere incredulo. «Come puoi esserne certo?»

«Lei è Anath Dorje, non... non come l’hai chiamata» disse ad alta voce una sul’dam dalla pelle color miele in tono strascicato e nasale. I suoi occhi scuri erano inclinati e i suoi capelli striati di grigio. Pareva la più anziana delle sul’dam e la meno spaventata. Non che non sembrasse impaurita, ma lo controllava bene. «Lei è la Voce della Verità della Somma Signora.»

«Fa’ silenzio, Falendre» disse Semirhage in tono freddo, guardandosi sopra la spalla. Il suo sguardo prometteva dolore. La Signora del Dolore era brava a tener fede alle sue promesse. Alcuni prigionieri si erano suicidati nel l’apprendere che era lei a trattenerli, uomini e donne che erano riusciti ad aprirsi una vena con i denti o con le unghie.

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