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La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
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Falendre non pareva considerarlo però. «Tu non mi comandi» disse con disprezzo. «Non sei nemmeno so’jhin.»

«Come puoi esserne certo?» domandò Cadsuane. Quelle lune e stelle dorate, quegli uccelli e pesci dondolavano mentre spostava il suo sguardo penetrante da Rand a Semirhage e viceversa.

Semirhage gli risparmiò lo sforzo di inventarsi una menzogna. « È pazzo» disse in tono gelido. Li in piedi rigida come una statua, con l’elsa del pugnale di Min che le spuntava ancora accanto alla clavicola e col davanti del suo abito nero lustro di sangue, poteva essere una regina sul suo trono.

«Graendal potrebbe spiegarlo meglio di me. La follia è la sua specialità. Tenterò, comunque. Sapete di gente che sente voci nella propria testa? A volte, molto raramente, le voci che sentono sono quelle di vite passate. Lanfear affermava che lui sapeva cose dalla nostra Epoca, cose che solo Lews Therin Telamon poteva sapere. Chiaramente sta udendo la voce di Lews Therin. Non fa differenza che la sua voce sia reale, comunque. In effetti, questo rende la situazione peggiore. Perfino Graendal di solito non riusciva a far tornare integra una persona che udiva una vera voce. A quanto ne so la discesa nella follia terminale può essere... brusca.» Le sue labbra si incurvarono in un sorriso che non raggiunse i suoi occhi scuri.

Lo stavano guardando in modo differente? Il volto di Logain era come una maschera intagliata, indecifrabile. Bashere pareva come se fosse ancora incredulo. La bocca di Nynaeve era spalancata e i suoi occhi sgranati. Il legame... Per lungo momento, il legame fu pieno di... stordimento. Se Min gli avesse voltato le spalle, non sapeva se avrebbe potuto sopportarlo. Se gli avesse voltato le spalle, per lei sarebbe stata la cosa migliore al mondo. Ma compassione e determinazione forti come le montagne presero il posto di quello stordimento, e amore così ardente che Rand pensò che avrebbe potuto riscaldare le mani davanti a esso. La stretta di Min sul suo braccio si serrò, e lui cercò di metterle una mano sulla sua. Troppo tardi si ricordò e tirò via il suo moncherino, ma non prima di averla toccata. Nel legame nulla si mosse di un millimetro.

Cadsuane si spostò più vicino alla donna più alta e alzò lo sguardo verso di lei. Fronteggiare una dei Reietti non pareva turbarla più di fronteggiare il Drago Rinato. «Sei molto calma per una prigioniera. Piuttosto che negare l’accusa, fornisci prove contro te stessa.»

Semirhage spostò quel sorriso freddo da Rand a Cadsuane. «Perché dovrei negare?» Ogni parola trasudava orgoglio. «Io sono Semirhage.» Qualcuno annaspò e diverse sul’dam e damane iniziarono a tremare e piangere. Una sul’dam, una graziosa donna bionda, all’improvviso si vomitò addosso e un’altra, scura e robusta, parve sul punto di farlo.

Cadsuane si limitò ad annuire, «Io sono Cadsuane Melaidhrin. Non vedo l’ora di intrattenere lunghi colloqui con te.» Semirhage sogghignò. Non le era mai mancato il coraggio.

«Pensavamo che fosse la Somma Signora» si affrettò a dire Falendre pur esitante. Pareva prossima a battere i denti, ma si costrinse a far uscire le parole. «Pensavamo che ci stesse facendo un onore. Ci ha portato in una stanza nel palazzo di Tarasin dove c’era un... buco nell’aria e noi l’abbiamo attraversato e siamo giunte qui. Lo giuro sui miei occhi! Pensavamo che fosse la Somma Signora.»

«Allora non c’è nessun esercito che sta per arrivarci addosso» disse Logain. Dal suo tono non si poteva dire se fosse sollevato o deluso. Snudò un pollice della sua spada e poi la rimise di colpo nel suo fodero «Cosa facciamo con loro?» Spostò di scatto la testa verso le sul’dam e le damane. Le mandiamo a Caemlyn come le altre?»

«Le rimanderemo a Ebou Dar» disse Rand. Cadsuane si voltò a fissarlo. Il suo volto era una maschera perfetta di serenità da Aes Sedai, eppure Rand dubitava che dentro di sé fosse così serena. Mettere al guinzaglio le damane era un abominio che le Aes Sedai prendevano a livello personale. Nynaeve era tutt’altro che serena. Con gli occhi adirati, afferrando la propria treccia in un pugno stretto e imbrattato di sangue, aprì la bocca, ma lui le parlò sopra. «Ho bisogno di questa tregua, Nynaeve, e prendere queste povere donne prigioniere non è il modo per ottenerla. Non discutere. E così che lo definirebbero, damane incluse, e tu lo sai bene quanto me. Possono riportare la voce che voglio incontrare la Figlia delle Nove Lune. L’erede al trono è l’unica che può fare in modo che una tregua regga.»

«Ancora non mi piace» ribatte lei con fermezza. «Potremmo liberare le damane. Le altre andranno bene per portare messaggi.» Le damane che prima non avevano pianto ora scoppiarono in lacrime. Alcune di loro urlarono alle sul’dam di salvarle. Il volto di Nynaeve assunse un’espressione malsana, ma gettò in alto le mani e smise di discutere.

I due soldati che Bashere aveva mandato in casa uscirono, giovani uomini che camminavano con un’andatura ondeggiante, più abituati alla sella che ai propri piedi. Hamad aveva una barba florida che gli cadeva oltre il bordo dell’elmo e una cicatrice lungo il volto. Agrian portava folti baffi come quelli di Bashere e teneva sottobraccio una semplice scatola di legno priva di coperchio. Si inchinarono verso Bashere, con le mani libere che muovevano le spade da una parte.

«La casa è vuota, mio signore,» disse Aghan «ma ci sono macchie di sangue secco sui tappeti in diverse camere. Pare un mattatoio, mio signore. Penso che chiunque vivesse qui sia morto. Questa si trovava accanto alla porta principale. Non pareva che fosse quello il suo posto, perciò l’ho presa.» Gli porse la scatola perché la ispezionasse. All’interno c’erano degli a’dam arrotolati e diversi cerchietti fatti di metallo nero segmentato, alcuni grandi, alcuni piccoli.

Rand fece per allungarvi la mano sinistra prima di ricordarsi. Min si avvide del movimento e lasciò andare il suo braccio destro in modo che potesse raccogliere una manciata dei pezzi di metallo nero. Nynaeve annaspò.

«Sai cosa sono questi?» le chiese.

«Sono a’dam per uomini» rispose lei in tono irato. «Egeanin ha detto che avrebbe gettato quella cosa nell’oceano! Ci siamo fidate di lei, e lei l’ha dato a qualcuno perché lo replicasse!»

Rand lasciò ricadere quelle cose nella scatola. C’erano sei dei cerchietti più grandi e cinque dei guinzagli argentei. Semirhage era stata preparata, chiunque lui avesse portato con sé. «Pensava davvero di poterci catturare tutti quanti.» Quel pensiero avrebbe dovuto farlo rabbrividire. Parve percepire anche Lews Therin rabbrividire. Nessuno voleva cadere nelle mani di Semirhage.

«Ha urlato loro di schermarci,» disse Nynaeve «ma non potevano perché tutti stavamo già trattenendo il Potere. Se non l’avessimo fatto, se Cadsuane e io non avessimo avuto i nostri ter’angreal, non so cosa sarebbe successo.» Lei sì che rabbrividì.

Rand guardò l’alta Reietta e lei lo fissò di rimando, del tutto compassata. Del tutto fredda. La sua reputazione di torturatrice era così grande che era facile dimenticare quanto poteva essere pericolosa altrimenti. «Legate gli schermi sulle altre in modo che si sbroglino entro qualche ora e mandatele da qualche parte vicino a Ebou Dar.» Per un momento pensò che Nynaeve avrebbe protestato di nuovo, ma lei si accontentò di dare un forte strattone alla propria treccia e voltarsi dall’altra parte.

«Chi sei tu per chiedere un incontro con la Somma Signora?» domandò Falendre. Enfatizzò il titolo per qualche motivo.

«Il mio nome è Rand al’Thor. Sono il Drago Rinato.» Se avevano pianto al sentire il nome di Semirhage, levarono alti gemiti all’udire il suo.

Con l’ashandarei di traverso sulla sua sella, Mat sedeva su Pips nell’oscurità fra gli alberi e attendeva, circondato da duemila balestrieri a cavallo. Il sole non era tramontato da molto e gli eventi dovevano essere in moto. I Seanchan sarebbero stati colpiti duramente quella sera in mezza dozzina di posti. Alcuni piccoli e altri meno, ma in ogni caso duramente. La luce della luna che filtrava tra i rami sopra di loro forniva illuminazione sufficiente perché lui potesse distinguere il volto in ombra di Tuon. Aveva insistito per stare con lui, il che voleva dire che Selucia era al suo fianco sul bruno grigiastro, naturalmente, fissandolo torvo come al solito. Non c’erano abbastanza ombre da oscurare anche quello, purtroppo. Tuon doveva essere scontenta per quello che stava per succedere quella notte, tuttavia dal suo volto non traspariva nulla. Cosa stava pensando? La sua espressione era in tutto e per tutto quella del severo magistrato.

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