La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
Rand trattenne una smorfia prima che potesse comparirgli in volto. Non sentiva alcun pizzicore, niente pelle d’oca. Avevano camuffato la loro abilità e con questo gli avevano impedito di percepire il Potere dentro di loro. Gli uomini avevano avuto pochi vantaggi sulle donne quando si trattava di incanalare, ma ora avevano perso anche quei pochi mentre le donne conservavano tutti i loro. Alcuni degli Asha’man stavano cercando di scoprire come replicare quelli che Nacelle aveva creato, di trovare un flusso che permettesse agli uomini di individuare quelli delle donne, ma fino a quel momento senza successo. Be’, qualcun altro se ne sarebbe occupato. Rand aveva sul suo piatto tutto quello che I poteva gestire al momento.
Le fattorie continuarono, alcune da sole in una radura, altre assiepate a gruppi di tre, quattro o cinque. Se avessero seguito la strada, avrebbero raggiunto il villaggio di King’s Crossing entro poche miglia, dove un ponte di legno attraversava uno stretto fiume chiamato Reshalle, ma a poca distanza dalla strada superarono un’ampia radura contrassegnata da un paio di alti pilastri di pietra, anche se non c’era né un cancello né una recinzione. A cento passi o più al di là, alla fine di un viottolo argilloso con una patina di fango, si trovava il maniero di lady Deirdru: due piani di pietra grigia con un tetto di paglia che non sembravano una fattoria solo per quei pilastri e le alte doppie porte sul davanti. Le stalle e gli edifici esterni avevano lo stesso aspetto pratico, robusto e disadorno. Non c’era nessuno in vista, niente stallieri, niente servitori che andavano a prendere le uova, niente uomini nei campi che fiancheggiavano il viottolo. Non c’era fumo agli alti camini della casa. Aveva davvero la puzza di una trappola. Ma la campagna era tranquilla, i contadini imperturbati. C’era un solo modo per scoprirlo.
Rand fece svoltare Tai’daishar attraverso i pilastri e gli altri lo seguirono. Min non prestò ascolto al suo avvertimento. Spinse il suo grigio tra Tai’daishare la giumenta di Nynaeve egli sorrise. Il legame trasmetteva nervosismo, ma la donna sorrideva!
Quando fu a metà strada per la casa, le porte si aprirono e uscirono due donne, una in grigio scuro, l’altra in blu con riquadri rossi sul petto e sulle gonne lunghe fino alle caviglie. La luce del sole scintillò dal guinzaglio argenteo che le collegava. Ne apparvero altre due, e poi altre due, finché non ci furono tre coppie in fila a ciascun lato della porta. Una volta arrivato a tre quarti del viottolo, un’altra donna comparve sulla soglia, molto scura e minuta, vestita in bianco pieghettato, la testa coperta da una sciarpa trasparente che le ricadeva sul viso. La Figlia delle Nove Lune. Era stata descritta a Bashere fino alla testa rasata. Nelle spalle di Rand si dissipò una tensione che non si era accorto di avere. Il fatto che lei si trovasse davvero lì escludeva la possibilità di una trappola. I Seanchan non avrebbero rischiato l’erede al trono per qualcosa di così pericoloso. Rand arrestò il cavallo e smontò.
«Una di loro sta incanalando» disse Nynaeve in tono sufficiente perché lui udisse mentre anche lei scendeva di sella. «Non riesco a. vedere nulla, perciò ha camuffato la sua abilità e invertito il flusso — e mi domando come i Seanchan abbiano appreso quello — ma sta incanalando. Solo una; non ce n’è abbastanza perché siano due.» Il suo ter’angreal non poteva dirle se fosse saidar o saidin a essere incanalato, ma era improbabile che si trattasse di un uomo.
Te l’ho detto che era una trappola, gemette Lews Therin. Te l’ho detto!
Rand fece finta di controllare il sottopancia della sua sella. «Riesci a capire quale?» domandò piano. Non si protese ancora verso saidin. Chi poteva dire cosa avrebbe fatto Lews Therin in quelle circostanze se tosse riuscito a riprenderne il controllo. Anche Logain stava armeggiando col suo sottopancia, mentre Narishma stava osservando Sandomere controllare uno degli zoccoli del pezzato. Avevano sentito. La donna minuta stava aspettando sulla soglia, del tutto immobile, ma senza dubbio impaziente e probabilmente offesa dal loro apparente interesse per i cavalli.
«No» replicò Cadsuane in tono cupo. «Ma posso fare qualcosa al riguardo. Non appena saremo più vicini.» Gli ornamenti dorati che aveva tra i capelli ondeggiarono quando gettò indietro il mantello come se dovesse scoprire una spada.
«Sta’ dietro di me» disse a Min e, con suo sollievo, lei annuì. Sul suo volto c’era un lieve cipiglio e il legame trasmetteva preoccupazione. Non paura, però. Lei sapeva che Rand l’avrebbe protetta. Lasciando lì i cavalli, si avviò verso le sul’dam e le damane con Cadsuane e Nynaeve a poca distanza da ambo i lati. Logain, con la mano appoggiata sull’elsa della sua spada come se fosse quella la vera arma, procedette accanto a Cadsuane, mentre Narishma e Sandomere accostati invece a Nynaeve. La piccola donna scura iniziò a camminare verso di loro lentamente, tenendo sollevate le sue gonne pieghettate dal suolo umido.
All’improvviso, a non più di dieci passi di distanza, lei... sfarfallò. Per un istante fu più alta di parecchi uomini, abbigliata tutta in nero, la sorpresa che si leggeva sul suo volto, e anche se indossava ancora il velo, la sua testa era coperta di onde di capelli neri tagliati corti. Passò solo un istante prima che tornasse la donna minuta, col passo che vacillava mentre Lisciava cadere le gonne bianche, ma ci fu un altro sfarfallio e la scura donna alta fu lì, il viso contorto dalla furia dietro il velo. Rand riconobbe quel volto, anche se non l’aveva mai visto prima. Ma Lews Therin sì, e quello era sufficiente.
«Semirhage» disse sbigottito prima di poter arrestare quella parola, e d’improvviso tutto parve accadere allo stesso tempo.
Rand si protese verso la Fonte e trovò anche Lews Therin che cercava di ghermirla, ciascuno cercava di spintonare via l’altro per impedirgli di raggiungerla. Semirhage fece guizzare la mano e una piccola palla di fuoco saettò dalle punte delle sue dita. Poteva aver urlato qualcosa, un ordine. Rand non poteva balzare via: Min era proprio dietro di lui. Cercando freneticamente di afferrare sa id in, sollevò in alto dalla disperazione la mano che reggeva lo Scettro del Drago. Il mondo parve esplodere in fiamme.
Si rese conto che aveva la guancia premuta contro il terreno umido. Macchioline nere scintillavano nella sua vista e tutto pareva leggermente annebbiato, come se visto attraverso l’acqua. Dov’era? Cos’era successo? Si sentiva la testa ovattata. Qualcosa lo stava pungolando nelle costole. L’elsa della sua spada. Sopra di essa le vecchie ferite erano un duro nodo di dolore. Lentamente si rese conto che stava guardando lo Scettro del Drago o quello che ne rimaneva. La punta di lancia e alcuni pollici del manico annerito giacevano a tre passi di distanza. Piccole fiammelle danzanti stavano consumando la lunga nappa. Al di là giaceva la Corona di Spade.
Tutt’a un tratto si accorse che poteva percepire saidin che veniva incanalato. Aveva la pelle d’oca su tutto il corpo per quanto saidar veniva maneggiato. Il maniero. Semirhage! Cercò di sollevarsi in piedi e crollò con un grido stridulo. Lentamente alzò un braccio sinistro che sembrava tutto dolore fin dove poteva vedere la sua mano. Vedere dove la sua mano era stata. Rimaneva solo un relitto straziato e annerito. Un mozzicone che spuntava da un polsino che emetteva sottili pennacchi di fumo. I suoi stavano combattendo per le loro vite. Forse stavano morendo. Min! Si sforzò di alzarsi e cadde di nuovo.
Come se pensare a lei l’avesse evocata, Min si accucciò sopra di lui. Cercando di fargli scudo col proprio corpo, si rese conto Rand. Il legame era colmo di dolore e compassione. Non dolore fisico. Se Min avesse avuto una minima ferita, lui se ne sarebbe accorto. «Resta immobile» disse. «Sei... sei stato ferito.»
«Lo so» ribatte lui con voce roca. Di nuovo si protese verso saidin e stavolta, cosa sorprendente, Lews Therin non cercò di interferire. Il Potere lo riempì e questo gli diede la forza per spingersi in piedi con una mano, preparando diversi flussi davvero temibili mentre lo faceva. Incurante della sua giacca infangata, Min gli afferrò il braccio buono come per cercare di tenerlo dritto. Ma il combattimento era terminato.