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La corona di spade

Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:

La corona di spade
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«Ascoltami, ‘cugino’.» La voce bassa di Caraline era quasi rotta dall’apprensione. La donna era molto vicina a Rand e aveva reclinato indietro il capo per guardarlo negli occhi. Non gli arrivava nemmeno al torace, ma sembrava pronta a tirarlo per le orecchie. «Se non vuoi usare nessuno dei tuoi trucchi ‘speciali’,» proseguì «quell’uomo potrebbe farti molto male, perfino con le spade da esercitazione. Non gli è mai piaciuto che qualcuno toccasse qualcosa che reputa gli appartenga, e sospetta che ogni ragazzo che mi parli sia un mio amante. Quando eravamo piccoli ha spinto un amico — un amico! — giù per le scale facendogli spezzare la schiena perché Derowin aveva cavalcato il suo cavallino senza chiedere il permesso. Vai via, cugino. Nessuno penserà male, nessuno si aspetta che tu affronti un maestro spadaccino. Jaisi... qualunque sia il tuo vero nome... aiutami a convincerlo!»

Min aprì la bocca e... Rand le mise un dito sulle labbra. «Io sono chi sono,» sorrise «e comunque non credo che ormai potrei andarmene, in ogni caso. Dunque è un maestro spadaccino.» Rand si sbottonò la giubba e si diresse nel varco.

«Perché devono essere tanto ostinati quando è l’ultimo desiderio di una donna?» sussurrò Caraline, frustrata. Min non poté fare altro che annuire.

Toram indossava solo camicia e brache, e aveva con sé due spade da esercitazione, le cui lame erano fatte di fasci di rametti legati insieme. Sollevò un sopracciglio nel vedere che Rand aveva solo sbottonato la giubba senza togliersela. «Ti limiterà nei movimenti, cugino.» Rand scrollò le spalle.

Toram gli lanciò una delle spade senza alcun preavviso. Rand ne afferrò l’elsa al volo.

«Quei guanti la faranno scivolare, cugino. Immagino che tu voglia avere una presa salda.»

Rand passò l’elsa di mano in mano e la fece roteare leggermente, con la lama rivolta verso il basso e tenendo il piede sinistro in avanti.

Toram allargò le braccia come a dire di aver fatto del suo meglio. «Be’, almeno sa in che posizione mettersi» rise, e proprio mentre pronunciava quell’ultima parola scattò in avanti, puntando direttamente verso la testa di Rand con tutta la forza che aveva.

Si sentì un forte schiocco quando i due fasci di legno si scontrarono. La sola cosa che Rand aveva mosso era la spada. Toram lo fissò per un momento e l’altro lo guardò calmo. Poi iniziarono a danzare.

Era il solo modo in cui Min poteva definire ciò che stava vedendo. Tutti quegli affondi, le movenze aggraziate, le lame di legno che scattavano e roteavano. Aveva visto Rand esercitarsi nella scherma con i più grandi spadaccini che avesse incontrato, spesso contro due o tre simultaneamente, ma non era mai stato come ora. Un’immagine così suggestiva che diventava facile dimenticare che, se quei rametti fossero stati acciaio, forse avrebbe visto scorrere del sangue. Il fatto era che nessuna delle due lame, d’acciaio o di legno che fosse, sfiorava la carne di uno dei due. Danzavano avanti e indietro, si giravano intorno, talvolta sondandosi, talvolta facendo scendere dei fendenti. Rand attaccava, poi si portava in difesa, e ogni movimento era sottolineato da quegli schiocchi.

Caraline afferrò Min per un braccio senza distogliere lo sguardo dal duello. «Anche lui è un maestro spadaccino» sussurrò. «Deve esserlo. Guardalo!»

Min stava osservando la scena, stringendo forte il cinturone di Rand e la custodia della spada, come se fossero lui in persona. I due avversari si spostavano avanti e indietro con movenze bellissime e, qualsiasi cosa pensasse Rand, pareva che Toram desiderasse che la sua lama fosse davvero d’acciaio. Il suo volto era deformato da una rabbia fredda e feroce mentre incalzava l’altro con sempre maggiore durezza, ma le lame ancora non raggiungevano la carne. Rand continuava ad arretrare in difesa, Toram avanzava, attaccando con gli occhi colmi di gelida furia.

Qualcuno fuori della tenda gridò, un urlo di puro terrore, e di colpo la tenda enorme si sollevò in aria, svanendo in una coltre grigia e compatta che nascondeva il cielo. La nebbia ondeggiava in tutte le direzioni e risuonava di innumerevoli grida di orrore. Nel piccolo spiazzo lasciato scoperto dalla tenda, salivano dei sottili filamenti di nebbia. Tutti fissarono la scena, stupiti. Quasi tutti.

L’arma di Toram discese sul fianco di Rand con uno schiocco tremendo, facendolo piegare in due. «Sei morto, cugino» ghignò lui, sollevando la spada per colpirlo di nuovo... ma rimase impietrito nel vedere che una parte di quella nebbia densa che li sovrastava si stava solidificando. Forse era un tentacolo di nebbia, il ramo di un albero, ma quel qualcosa scese verso il basso e circondò la robusta Sorella Rossa sollevandola in aria prima che chiunque avesse modo di muoversi.

Cadsuane fu la prima a riprendersi dalla sorpresa. Sollevò un braccio, liberandolo dallo scialle, fece roteare le mani e da ognuno dei suoi palmi parve fuoriuscire un globo di fuoco, che fu scagliato verso l’alto, dritto nella nebbia. D’un tratto sopra di loro qualcosa esplose, una violenta fiammata che si estinse immediatamente, e la Sorella Rossa ridiscese davanti ai loro occhi, cadendo a faccia in giù sui tappeti, vicino a dove si trovava Rand, ancora inginocchiato con una mano premuta sul fianco colpito. In realtà, il suo viso sarebbe stato rivolto verso il basso, ma il collo era ritorto, e i suoi occhi vitrei e ormai senza vita fissavano la nebbia.

Quel poco di compostezza che era rimasto sotto la tenda era volato via con essa. L’Ombra adesso aveva un corpo. La gente, in preda al panico, fuggì in ogni direzione, rovesciando i tavolini, mentre i nobili calpestavano i propri servitori e i servitori calpestavano i loro padroni. Min lottò per raggiungere Rand, con i pugni, con i gomiti e con la sua spada, che usava come un bastone.

«Stai bene?» gli chiese, aiutandolo ad alzarsi. Fu sorpresa nel vedere che anche Caraline lo stava aiutando. Anche lei sembrava stupita.

Rand tolse la mano da sotto la giubba e constatò che per fortuna non era intrisa di sangue. La sua ferita in parte guarita, ancora molto delicata, non si era riaperta. «Penso sia meglio se andiamo via» disse Rand, prendendo il cinturone. «Dobbiamo uscire da questa nebbia.» La conca di aria pulita stava diventando sempre più piccola. Erano fuggiti quasi tutti. Fuori, nella nebbia, le grida aumentavano; molte si interrompevano bruscamente, ma venivano sempre rimpiazzate da nuove.

«Sono d’accordo, Tomas» rispose Darlin, con la spada in mano. Rivolse le spalle a Caraline, frapponendosi tra lei e la nebbia. «Ma in quale direzione? E quanto dobbiamo allontanarci?»

«È opera sua,» gridò Toram «Al’Thor.» Scagliò in terra la lama da esercitazione, si diresse a grandi passi verso la propria giubba e la indossò con calma. Qualsiasi cosa stesse per affrontare, lui non era certo un codardo. «Jeraal?» urlò nella nebbia mentre si allacciava il cinturone. «Jeraal, che la Luce ti folgori, dove sei? Jeraal!» Mordeth — Fain — non rispose, e lui si allontanò continuando a gridare.

Le uniche persone rimaste erano Cadsuane e le sue due compagne, impassibili nei volti, ma con le mani che correvano nervose sugli scialli. Sembrava che Cadsuane si stesse preparando per una passeggiata. «Io direi verso nord» disse l’Aes Sedai. «Il pendio è in quella direzione, non lontano da qui, e risalirlo potrebbe farci arrivare al di sopra di questa nebbia. Basta miagolare, Toram! Il tuo uomo è morto, oppure non può sentirti!» Lui la guardò torvo, ma smise di gridare. Cadsuane non parve notare il suo atteggiamento o curarsene, fin quando lui non si zittì. «A nord, dunque. Noi tre ci occuperemo di tutto ciò che la tua spada non può tenere a bada» riprese. Guardò dritto verso Rand mentre parlava, e lui fece un vago cenno con il capo prima di legarsi il cinturone in vita ed estrarre la spada. Cercando di non sembrare troppo sconvolta. Min si scambiò uno sguardo con Caraline; gli occhi dell’altra donna parevano larghi come tazze. L’Aes Sedai conosceva la sua identità, e avrebbe evitato che gli altri la scoprissero.

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