Presagi di tempesta
- Автор: Джордан Роберт, Сандерсон Брендон
- Серия: La Ruota del Tempo #12
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:
Аннотация
I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
Svoltò un altro angolo e per poco non piombò in una frattura sul lato della Torre. Vacillò su quella sporgenza scoperta, guardando un cielo pieno di orribili mostri e scie di fuoco. Barcollò all’indietro con un grido, voltandosi dal foro. C’erano macerie alla sua destra. Si arrampicò sopra le rocce. Lì il corridoio continuava! Doveva…
Uno schermo si insinuò tra lei e la Fonte, stavolta scattando al suo posto. Adelorna annaspò, inciampando a terra. Non sarebbe stata catturata! Non poteva essere catturata! Non quello! Cercò di andare avanti, ma un flusso di Aria si serrò attorno alla sua caviglia e la trascinò indietro sulle piastrelle rotte del pavimento. No! La stava tirando proprio verso la squadra di soldati, ora accompagnati da due coppie di donne connesse dai guinzagli. Ciascun paio era composto da una con un abito grigio e un’altra in rosso e blu, con il simbolo di un fulmine. Un’altra donna con indosso un vestito rosso e blu si avvicinò. Teneva in mano qualcosa di argenteo. Adelorna urlò di no, spingendo contro lo scudo. La terza donna si inginocchiò con calma e chiuse un collare argenteo attorno alla gola di Adelorna.
Questo non stava succedendo. Non poteva star succedendo.
«Ah, molto bene» disse la terza donna con una pronuncia strascicata. «Il mio nome è Gregana, e tu sarai Sivi. Sivi sarà una brava damane. Posso vederlo. Ho aspettato a lungo questo momento, Sivi.»
«No» mormorò Adelorna.
«Sì.» Gregana sorrise intensamente.
Poi, sorprendentemente, il collare si sganciò dal collo di Adelorna e cadde sul pavimento. Gregana parve sconcertata per un momento prima di essere consumata in una vampata di fuoco.
Adelorna sgranò gli occhi e si ritrasse dall’improvviso calore. Un cadavere in un abito rosso e blu bruciato stramazzò al suolo davanti a lei. Fumava e puzzava di carne bruciata. Fu allora che Adelorna divenne consapevole di qualcuno di estremamente potente che stava incanalando, avvicinandosi da dietro.
Gli invasori urlarono, con le donne in grigio che intessevano schermi. Quella si rivelò la scelta sbagliata, dato che i guinzagli di entrambe le donne si sganciarono, con fili ritorti di Aria che li aprivano con agile rapidità. Solo un istante dopo, una delle donne in rosso e blu scomparve nel lampo di un fulmine, mentre l’altra fu arsa da lingue di fiamma come serpenti. Urlò mentre moriva, e un soldato lanciò un ordine. Doveva trattarsi del comando di ritirata, poiche i soldati scapparono, inseguiti dalle lingue di Aria.
Adelorna si voltò esitante. Una donna in bianco si trovava in cima alle macerie a poca distanza. Era circondata da un massiccio alone di Potere, il braccio teso verso i soldati in fuga, gli occhi intensi. Quella donna si ergeva come la vendetta stessa e il potere di saidar era come una tempesta attorno a lei. L’aria stessa sembrava in fiamme e i suoi capelli castani erano increspati dal vento del varco aperto nel muro accanto a loro. Egwene al’Vere.
«In fretta» disse Egwene. Un gruppo di novizie si arrampicò oltre le macerie e giunse a fianco di Adelorna, aiutandola a rimettersi in piedi. Lei si alzò, sbalordita. Era libera! Diverse altre novizie si precipitarono ad afferrare le due donne in grigio senza guinzaglio che, stranamente, se ne stavano inginocchiate nel corridoio. Erano in grado di incanalare; Adelorna poteva percepirlo. Perche non contrattaccavano? Pareva che stessero piangendo, invece.
«Mettetele con le altre» disse Egwene, superando le macerie e guardando fuori dal varco nel corridoio spezzato. «Voglio…» Egwene si immobilizzò, poi alzò le mani.
All’improvviso, altri flussi balzarono fuori attorno a Egwene. Luce! Era il sa’angreal di Vora quello che teneva in mano, la bacchetta bianca scanalata? Dove l’aveva presa? Delle saette volarono dalla mano aperta di Egwene, balenando attraverso l’apertura nel muro, e qualcosa stridette e cadde al di fuori. Adelorna si accostò a Egwene, abbracciando la Fonte e sentendosi una sciocca per essersi lasciata catturare. Egwene colpì di nuovo e un altro di quei mostri volanti cadde.
«E se stanno portando prigioniere?» chiese Adelorna, guardando una delle bestie crollare fra le fiamme di Egwene.
«Allora per quelle prigioniere è meglio la morte» disse Egwene, voltandosi verso di lei.
«Fidati di me. Lo so.» Si girò verso le altre. «Via dal buco, tutte quante. Quelle esplosioni possono aver attirato l’attenzione.
«Shanale e Clara, sorvegliate questo foro da una distanza sicura. Correte da noi se qualche to’raken atterra qui. Non attaccateli.»
Due ragazze annuirono, prendendo posizione presso le macerie. Le altre novizie si precipitarono via, incitando le due strane donne a seguirle. Egwene procedette per il corridoio dietro di loro, come un generale al fronte. E forse lo era. Adelorna si affrettò a unirsi a lei.
«Be’,» disse «hai fatto un buon lavoro con l’organizzazione, Egwene, anche se è bene che una Aes…»
Egwene si fermò. Quegli occhi erano così calmi, tenevano tutto sotto controllo. «Sono al comando finche questa minaccia non sarà passata. Tu mi chiamerai Madre. Mi assegnerai punizioni più tardi, se devi, ma per ora la mia autorità non dev’essere messa in discussione. È chiaro?»
«Sì, Madre» si ritrovò a dire Adelorna, sbigottita.
«Bene. Dove sono i tuoi Custodi?»
«Uno è ferito» rispose Adelorna. «Uno è al sicuro, con l’altro. Uno è morto.»
«Luce, donna, e tu sei ancora in piedi?»
Adelorna raddrizzò la schiena. «E quale altra scelta ho?»
Egwene annuì. Perche il suo sguardo di rispetto riempiva Adelorna di orgoglio?
«Be’, sono lieta di avere te» disse Egwene, riprendendo a camminare. «Abbiamo salvato solo altre sei Aes Sedai, nessuna delle quali Verde, e abbiamo problemi a mantenere i Seanchan imbottigliati alle scale orientali. Ti farò mostrare da una novizia come slacciare i bracciali; ma non correre alcun rischio. In genere è più facile — e più sicuro — uccidere le damane. Quanta familiarità hai con i depositi di angreal della Torre?»
«Molta» disse Adelorna.
«Eccellente» disse Egwene, intessendo con fare distratto uno dei flussi più complessi che Adelorna avesse mai visto. Una linea di luce fendette l’aria, poi fece un giro su se stessa, creando un buco che dava sull’oscurità. «Lucain, corri a dire alle altre di tenere la posizione. Porterò presto altri angreal.»
Una novizia bruna annuì e scattò via. Adelorna stava ancora fissando quel foro. «Viaggiare» disse in tono piatto. «Lo hai davvero riscoperto. Pensavo che i rapporti fossero solo voci esagerate.»
Egwene la guardò. «Non ti avrei mai mostrato questo, se non avessi ricevuto da poco un rapporto secondo cui Elaida ha diffuso la conoscenza di questo flusso. La conoscenza del Viaggiare è stata compromessa. Questo vuoi dire che è probabile che ormai ce l’abbiano anche i Seanchan, supponendo che abbiamo preso donne a cui Elaida l’ha insegnato.»
«Per il latte acido di mia madre!»
«Proprio così» disse Egwene, con occhi glaciali. «Dobbiamo fermarli e distruggere ogni to’raken che vediamo, con prigioniere o no. Se c’è qualche possibilità di impedire che tornino a Ebou Dar con qualcuna che sa Viaggiare, dobbiamo tentare.»
Adelorna annuì.
«Vieni» disse Egwene. «Ho bisogno di sapere quali oggetti in questo magazzino sono angreal.» Attraversò il buco.
Adelorna rimase immobile, sconcertata, ripensando ancora a quello che le era stato detto.
«Avresti potuto fuggire» disse. «Saresti potuta scappare in ogni momento.»
Egwene si voltò di nuovo verso di lei, guardando attraverso il portale. «Scappare?» chiese.
«Se me ne fossi andata, non sarei scappata da voi, Adelorna… vi avrei abbandonato. Io sono l’Amyrlin Seat. Il mio posto è qui. Sono certa che avrai sentito che ho Sognato proprio questo attacco.»
Adelorna sentì un brivido. L’aveva sentito davvero.
«Vieni» ripete Egwene. «Dobbiamo fare in fretta. Questa è solo un’incursione: il loro obiettivo sarà quello di prendere più incanalatrici possibile e portarle via con se. Intendo fare in modo che perdano più damane delle Aes Sedai che otterranno.»