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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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«Aes Sedai…» disse lui. «I terreni esterni sono pericolosi. Quelli che volano sparano su chiunque vedono muoversi.»

«Allora manda uomini capaci di nascondersi» ringhiò Saerin.

«Sì, Aes Sedai, Noi…»

«Questo è un disastro!» urlò una voce adirata.

Saerin si voltò per trovare quattro Sorelle Rosse che entravano nella stanza. Notasha indossava un abito bianco insanguinato dal lato sinistro, ma se il sangue era il suo, era stata Guarita. La matassa di lunghi capelli neri di Katerine era piena di frammenti di pietra. Le altre due donne portavano vestiti squarciati e avevano le facce insozzate di cenere.

«Come osano colpire qui!» continuò Katerine, attraversando la sala. I soldati si tolsero dalla sua strada, e diverse Sorelle meno influenti che si erano radunate su ordine di Saerin trovarono all’improvviso altre cose da fare agli angoli della stanza. Dei boati risuonavano in lontananza, come i rumori dello spettacolo di un Illuminatore.

«Osano perché ne hanno i mezzi e la volontà , ovviamente» replicò Saerin, trattenendo la propria irritazione e mantenendo la calma. Con difficoltà. «Finora, l’attacco si è rivelato notevolmente efficace.»

«Bene, assumo io il comando qui» ringhiò Katerine. «Dobbiamo perlustrare la Torre ed eliminarli tutti quanti!»

«Tu non prenderai il comando» replicò Saerin con fermezza. Donna insopportabile! Calma, doveva restare calma. «Ne andremo all’offensiva.»

«E tu oserai fermarmi?» ribatte irata Katerine, mentre il bagliore di saidar bruciava come una luce attorno a lei. «Una Marrone?»

Saerin sollevò un sopracciglio. «Da quando la maestra delle novizie supera in grado un’Adunante nel Consiglio, Katerine?»

«Io…»

«Egwene al’Vere ha Predetto questo» disse Saerin con una smorfia. «Pertanto, possiamo supporre che anche le altre cose che ci ha detto sui Seanchan siano vere. I Seanchan catturano donne in grado di incanalare e le usano come armi. Non hanno portato nessuna forza di terra; comunque sarebbe quasi impossibile farla marciare fin qui attraverso un territorio ostile. Questo significa un’incursione, con lo scopo di catturare più Sorelle possibile.

«La battaglia è già durata molto per un’incursione, forse perché abbiamo offerto una resistenza talmente debole che pensano di potersela prendere comoda. A ogni modo, dobbiamo formare un fronte unito e non perdere terreno. Una volta che la battaglia volgerà al peggio per loro, si ritireranno. Non siamo affatto nella posizione di ‘perlustrare la Torre’ e cacciarli via.»

Katerine esitò, riflettendoci. Un altro boato risuonò all’esterno.

«E questi da dove continuano a venire?» chiese Saerin irritata. «Non hanno già aperto abbastanza varchi?»

«Non era diretto alla Torre, Saerin Sedai!» gridò uno dei soldati sulla soglia della stanza, stando appena fuori in giardino.

Ha ragione, si rese conto Saerin. La Torre non ha tremato. E nemmeno la volta prima. «Su cosa stanno sparando? Sulla gente lì fuori?»

«No, Aes Sedai» disse la guardia. «Penso si trattasse di un’esplosione scagliata dall’interno della Torre, lanciata da uno dei piani superiori verso le creature volanti.»

«Be’, almeno qualcun altro sta contrattaccando» disse Saerin. «E da dove è stata lanciata?»

«Non l’ho visto» rispose il soldato, ancora guardando i cieli. «Luce, eccone un’altra! E un’altra ancora!» Rosso e giallo si rifletterono dal fumo sopra di loro, inondando il giardino di una luce a malapena visibile attraverso la porta e le finestre. Dei raken urlarono di dolore.

«Saerin Sedai!» esclamò il capitano Chubain, distogliendo lo sguardo da un gruppo di soldati feriti. Saerin non li aveva visti entrare; era troppo presa da Katerine. «Questi uomini provengono dai piani superiori. Pare che ci sia un secondo punto di raccolta per la difesa, e sta agendo molto bene. I Seanchan stanno cessando il loro attacco di sotto per concentrarsi lì.»

«Dove?» chiese Saerin con impazienza. «Nello specifico?»

«Il ventiduesimo piano, Aes Sedai. Settore nordorientale.»

«Cosa?» domandò Katerine. «Le sezioni dell’Ajah Marrone?»

No. Quello era ciò che c’era prima. Ora, con lo scambio dei corridoi della Torre, quella zona era… «Gli alloggi delle novizie?» disse Saerin. Pareva ancora più ridicolo. «Come accidenti…» Si interruppe, sgranando un po’ gli occhi, «Egwene.»

Ogni Seanchan senza volto che Egwene abbatteva nella sua mente sembrava Renna. Egwene era in piedi presso un foro nel fianco della Torre Bianca, col vento che sferzava il suo abito bianco, strattonandole i capelli, ululando come un accompagnamento alla sua rabbia.

La sua ira non era fuori controllo. Era fredda e condensata. La Torre stava bruciando. Lei lo aveva Predetto, lo aveva Sognato, ma la realtà era molto peggio dei suoi timori. Se Elaida si fosse preparata per questo, il danno sarebbe stato di gran lunga inferiore. Ma non serviva a nulla piangere sul latte versato.

Invece, diresse la propria rabbia… la rabbia della giustizia, l’ira dell’Amyrlin. Fece esplodere in aria un to’raken dopo l’altro. Erano molto meno manovrabili dei loro cugini più piccoli. Doveva averne abbattuti una dozzina ormai, e le sue azioni avevano attirato l’attenzione di quelli più esterni. L’attacco di sotto stava cessando e l’intera incursione si stava concentrando su Egwene. Le novizie combattevano le squadre di assalto seanchan sulle scale, ricacciandole indietro. I to’raken svolazzavano in aria, planando attorno alla Torre, cercando di prendere Egwene con schermi o esplosioni di fuoco. Raken più piccoli schizzavano per l’aria, con dei balestrieri sulla schiena che le scagliavano dardi.

Ma lei era una sorgente di Potere, attinto in profondità con la verga scanalata nelle sue mani, incanalato attraverso un gruppo di novizie e Ammesse che si nascondevano nella stanza lì dietro, legate a lei in un circolo. Egwene era parte dei fuochi che bruciavano nella Torre, insanguinando il cielo con le loro fiamme, dipingendo l’aria con il loro fumo. Sembrava quasi un essere non di carne, ma di puro Potere, che amministrava la sua sentenza a coloro che avevano osato portare guerra alla Torre stessa. Lampi di fulmini imperversavano dal cielo, con le nuvole sovrastanti che ribollivano. Il fuoco sgorgava dalle sue mani.

Forse avrebbe dovuto temere di infrangere i Tre Giuramenti. Ma non era così. Questo era uno scontro che doveva essere combattuto, e lei non bramava uccidere… anche se, forse, la sua rabbia contro le sul’dam vi andava vicino. I soldati e le damane erano vittime sventurate.

La Torre Bianca, la sacra dimora delle Aes Sedai, era sotto attacco. Erano tutte in pericolo, un pericolo più grande della morte. Quei collari argentei erano molto peggio. Egwene difendeva se stessa e ogni donna nella Torre.

Avrebbe costretto i Seanchan a ritirarsi.

Uno schermo dopo l’altro giunse per separarla dalla fonte, ma erano come mani di bambini che cercavano di arrestare il flusso ruggente di una cascata. Con così tanto potere, lei non poteva essere fermata tranne da un circolo completo, e i Seanchan non usavano circoli: l’a’dam lo impediva.

Gli attaccanti prepararono flussi per toglierla di mezzo, ma ogni volta Egwene colpì per prima, o deviando le palle di fuoco con uno scoppio di Aria, o semplicemente abbattendo il to’raken che portava la donna che cercava di ucciderla.

Alcune bestie erano volate via nella notte, portando delle prigioniere. Egwene aveva abbattuto quelli che poteva, ma c’erano stati così tanti to’raken in questa incursione. Alcuni sarebbero scappati. Delle Sorelle sarebbero state catturate.

Formò una palla di fuoco in ciascuna mano, scaraventando un’altra bestia giù dal cielo mentre planava troppo vicino. Sì, alcuni sarebbero scappati. Ma l’avrebbero pagata cara. Quello era un altro obiettivo. Doveva assicurarsi che non attaccassero più la Torre.

Questa incursione gli doveva costare cara.

«Bryne! Sopra di te!»

Gareth schivò di lato, rotolando con un grugnito, la corazza gli premeva contro i fianchi e la pancia mentre colpiva il selciato. Qualcosa di massiccio passò nell’aria proprio sopra di lui e seguì uno schianto sordo. Si rimise su un ginocchio per vedere un raken in fiamme che rovinava sul terreno dove lui si trovava un attimo prima, mentre il suo cavaliere — già morto per l’esplosione infuocata che aveva ucciso la sua cavalcatura — ruzzolava via come una bambola di pezza. Il cadavere del raken, ancora fumante, si accasciò immobile accanto al muro della Torre. Il cavaliere giacque dov’era caduto, e l’elmo rimbalzò via nell’oscurità. Uno degli stivali del cadavere mancava.

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