Presagi di tempesta
- Автор: Джордан Роберт, Сандерсон Брендон
- Серия: La Ruota del Tempo #12
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:
Аннотация
I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
«Dobbiamo andare a liberarla.»
«Non prenderò parte a questo» replicò lui in tono ostinato.
«D’accordo» sputò Siuan. Idiota! «Và a prenderti cura dei tuoi uomini. Penso di conoscere qualcuno che mi aiuterà.» Si allontanò a grandi passi, diretta verso una tenda appena dentro la palizzata.
Egwene si resse contro la parete del corridoio mentre l’intera Torre tremava ancora. Le pietre stesse vibravano. Pezzetti di intonaco piovevano dal soffitto e una piastrella cadde dalla parete e andò in mille pezzi sul pavimento. Nicola urlò e si afferrò a Egwene.
«Il Tenebroso!» gemette Nicola. «L’Ultima Battaglia! E arrivata!»
«Nicola!» esclamò Egwene raddrizzandosi. «Controllati. Questa non è l’Ultima Battaglia. Sono i Seanchan.»
«Seanchan?» domandò Nicola. «Ma io pensavo che fossero solo una diceria!»
Sciocca ragazza, pensò Egwene, affrettandosi lungo un corridoio laterale. Nicola si precipitò dietro di lei, portando la lampada. Egwene si ricordava bene e il corridoio successivo portava alle mura della Torre, fornendole una finestra verso l’esterno. Fece cenno a Nicola di mettersi da un lato, poi arrischiò un’occhiata fuori nelle tenebre.
Come aveva previsto, delle sagome scure e alate si libravano nel cielo. Erano troppo grosse per essere raken. To’raken, allora. Si lanciavano in picchiate, con flussi che ruotavano attorno a molti di essi, accesi e vibranti agli occhi di Egwene. Scoppi di fuoco comparivano dal nulla, illuminando coppie di donne in sella sulla schiena dei to’raken. Damane e sul’dam.
Porzioni delle ali della Torre più in basso ardevano per le fiamme e, con suo orrore, Egwene vide diversi buchi aperti proprio nei fianchi della Torre. Dei to’raken se ne stavano abbarbicati sul fianco dell’edificio, arrampicandosi come pipistrelli appesi a un muro, scaricando soldati e damane all’interno. Mentre Egwene osservava, un to’raken si staccò con un balzo dalla Torre. L’altezza gli permetteva di fare a meno della sua normale rincorsa. La creatura non era altrettanto aggraziata come i più piccoli raken, ma il suo addestratore riuscì a riportarla in aria in modo magistrale. La creatura volò proprio accanto alla finestra di Egwene, con lo spostamento d’aria che le soffiò all’indietro i capelli. Egwene udì debolmente delle urla mentre il to’raken le passava vicino. Urla terrorizzate.
Non era un attacco su larga scala: era un’incursione! Un’incursione per catturare marath’damane! Egwene si fece da parte quando un’esplosione infuocata passò vicino alla finestra e colpì la parete a poca distanza. Pote sentire la roccia frantumarsi e la Torre tremare con violenza. Fumo e polvere invasero un passaggio laterale a poca distanza dal corridoio. Presto sarebbero seguiti i soldati. Soldati e sul’dam. Con quei guinzagli. Egwene rabbrividì, avvolgendo le braccia attorno a se. Quel metallo freddo, senza saldature. La nausea, la degradazione, il panico, la disperazione e — cosa più vergognosa — il senso di colpa di non servire la sua padrona al meglio delle proprie capacità. Si ricordò lo sguardo tormentato di una Aes Sedai mentre veniva spezzata. Soprattutto, si ricordò il suo stesso terrore.
Il terrore di rendersi conto che prima o poi sarebbe stata come le altre. Solo un’altra schiava, felice di servire.
La Torre tremò. Del fuoco balenò nei corridoi distanti accompagnato da grida e urla di disperazione. Poteva sentire odore di fumo. Oh, Luce! Stava accadendo davvero? Lei non sarebbe tornata indietro. Non avrebbe permesso che le mettessero di nuovo il guinzaglio. Doveva fuggire! Doveva nascondersi, correre via, scappare…
No!
Si rimise dritta.
No, lei non sarebbe fuggita, Lei era l’Amyrlin.
Nicola si rannicchiò accanto alla parete, piagnucolando. «Stanno venendo per noi» mormorò la ragazza. «Oh, Luce, stanno venendo!»
«Che vengano!» ruggì Egwene, aprendo se stessa alla Fonte. Per fortuna, era passato abbastanza tempo per smorzare un po’ gli effetti della radice biforcuta, e fu in grado di afferrare un debole rivoletto di Potere. Era molto piccolo, forse la minor quantità di Potere che avesse mai incanalato. Non sarebbe stata in grado di intessere una lingua di Aria per sollevare un pezzo di carta. Ma sarebbe stato sufficiente. Doveva esserlo. «Combatteremo!»
Nicola tirò su col naso e alzò lo sguardo verso di lei. «Puoi a malapena incanalare, Madre!» gemette. «Posso vederlo. Non possiamo combatterli!»
«Possiamo e lo faremo» disse Egwene con decisione. «Alzati, Nicola! Tu sei un’iniziata della Torre, non una contadinotta spaventata.» La ragazza alzò lo sguardo.
«Ti proteggerò» disse Egwene. «Lo prometto.»
La ragazza parve farsi coraggio, alzandosi in piedi. Egwene guardò verso il corridoio distante dove l’esplosione aveva colpito. Era buio, le lampade a muro erano spente, ma le parve di notare delle ombre. Sarebbero arrivati e avrebbero messo il collare a qualunque donna avessero trovato.
Egwene si voltò nell’altra direzione. Poteva ancora sentire debolmente delle urla da quella parte. Erano quelle che aveva udito appena sveglia. Non sapeva dove fosse andata la Sorella di guardia alla sua porta e non gliene importava davvero.
«Vieni» disse, avanzando e trattenendo la sua minuscola porzione di Potere allo stesso modo in cui una donna che affoga si aggrappa a una corda di salvataggio. Nicola la seguì, ancora tirando su col naso, ma le andò dietro. Diversi momenti dopo, Egwene scoprì quello che aveva sperato di trovare. Il corridoio era pieno di ragazze, alcune nei loro abiti bianchi, altre che indossavano la camicia da notte. Le novizie erano raggruppate assieme, molte delle quali urlavano a ogni esplosione che scuoteva la Torre. Probabilmente desideravano essere da basso, dove si erano trovati una volta gli alloggi delle novizie.
«L’Amyrlin!» esclamarono diverse di loro quando Egwene entrò nel corridoio. Erano un gruppo misero, illuminato da candele in mani terrorizzate. Le loro domande spuntarono come funghi legnomarcio in primavera.
«Cosa sta succedendo?»
«Siamo sotto attacco?»
«È il Tenebroso?»
Egwene sollevò le mani e le ragazze per fortuna tacquero. «La Torre è sotto attacco da parte dei Seanchan» disse con voce calma. «Sono venuti a catturare donne in grado di incanalare; hanno dei modi per costringerle a servirli. Non è l’Ultima Battaglia, ma siamo in grave pericolo. Non intendo lasciare che prendano nemmeno una di voi. Siete mie.»
Il corridoio si immobilizzò. Le ragazze la guardarono, speranzose, nervose. Ce n’erano una cinquantina, forse piu’. Sarebbero dovute bastare.
«Nicola, Jasmen, Yeteri, Inala» disse Egwene, nominando alcune delle più potenti fra le novizie. «Venite avanti. Voi altre prestate molta attenzione. Sto per insegnarvi qualcosa.»
«Cosa, Madre?» chiese una delle ragazze.
Meglio che funzioni, pensò Egwene. «Vi insegnerò come collegarvi.»
Ci furono dei gemiti. Questo non era qualcosa che veniva insegnato alle novizie, ma Egwene avrebbe fatto in modo che le sul’dam non trovassero prede facili negli alloggi delle novizie! Insegnare il metodo richiese un preoccupante lasso di tempo, ogni momento lacerato da sempre più scoppi e urla. Le novizie erano spaventate, e questo rendeva difficile per alcune di loro abbracciare la Fonte, tantomeno apprendere una nuova tecnica. A Egwene erano occorsi solo pochi tentativi per padroneggiare quello che alle novizie richiese cinque palpitanti minuti per cominciare.
Nicola fu una risorsa — le era stato insegnato a collegarsi a Salidar — e fu in grado di aiutare con le dimostrazioni. Mentre si esercitavano, Egwene fece unire Nicola in un circolo con lei. La giovane novizia si aprì alla Fonte, ma rimase proprio sul punto della resa e lasciò che fosse Egwene ad attingere il Potere attraverso di lei. Funzionò, grazie alla Luce! Egwene provò un impeto di gioia quando l’Unico Potere — troppo a lungo negatole in quantità significative — si riversò dentro di lei. Quanto era dolce! Il mondo attorno a lei era più pieno di vita, i suoni più dolci, i colori più belli.