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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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Lei tirò su col naso, ma fece come richiesto, creando due globi di luce, poi mettendoli a fluttuare in aria accanto alla sua testa. Bryne diede l’ordine e l’intero gruppo si riversò fuori dal vicolo formando delle file. Gawyn, Siuan e Bryne presero posizione alla loro testa — con Gawyn e il generale che camminavano poco avanti a Siuan, come se fossero Custodi — e si avviarono di corsa lungo la strada.

Tutto sommato, l’illusione era molto buona. A una prima occhiata, Gawyn avrebbe creduto a quel travestimento. Cosa ci sarebbe stato di più naturale che vedere uno squadrone della guardia della Torre marciare verso la scena dell’attacco, guidato da una Aes Sedai e dai suoi Custodi? Di sicuro era meglio che cercare di intrufolare cento uomini per i vicoli della città non visti.

Mentre si avvicinavano ai terreni della Torre, entrarono nell’incubo. Le volute di fumo riflettevano la rossa luce del fuoco, avviluppando la Torre in una minacciosa foschia cremisi. Buchi e squarci spezzavano le mura di quell’edificio un tempo maestoso; dentro di essi, ardevano diversi fuochi. I raken dominavano l’aria, volteggiando e girando attorno alla Torre come gabbiani che volavano in cerchio su una balena morta fra le onde. Grida e urla riempivano l’aria, e il denso fumo acre faceva pizzicare la gola di Gawyn.

I soldati di Bryne rallentarono mentre si avvicinavano. In quella scorreria il combattimento pareva aver luogo in due punti. La base della Torre e le due ali che la fiancheggiavano mostravano lampi di luce. I terreni erano disseminati di morti e feriti. E su in alto, vicino alla metà della Torre, da diversi squarci venivano lanciate palle di fuoco e fulmini verso gli invasori. Il resto della Torre pareva silenzioso e morto, anche se di sicuro c’erano scontri nei corridoi.

Il gruppo si arrestò fuori dai cancelli di ferro per i terreni della Torre. Quei cancelli erano aperti e non c’era nessuno di guardia. Quello dava una sensazione sinistra. «Ora cosa?» mormorò Gawyn.

«Troviamo Egwene» rispose Siuan. «Cominciamo dal pianterreno, poi scendiamo verso i piani sotterranei. Era rinchiusa lì da qualche parte oggi, e probabilmente è il primo posto in cui dovremmo cercare.»

Un getto di frammenti di pietra cadde dal soffitto e piovve giù sul tavolo mentre la Torre Bianca tremava per l’ennesima esplosione. Saerin imprecò in silenzio, togliendo di mezzo quei frammenti, poi srotolò un ampio pezzo di pergamena, usando alcuni frammenti di piastrelle rotte per fermarla ai lati.

Attorno a lei, la stanza era in un caos totale. Erano al pianterreno, nella sala dei raduni anteriore, una grossa camera quadrata posta dove l’ala orientale incontrava la Torre vera e propria. Dei membri della guardia della Torre toglievano di mezzo i tavoli per fare spazio ai gruppi che attraversavano la sala. Le Aes Sedai guardavano con cautela fuori dalle finestre, osservando i cieli. I Custodi si muovevano come animali in gabbia. Cosa potevano fare contro delle bestie volanti? Il loro posto migliore era qui, a sorvegliare il centro delle operazioni. Poiche di questo si trattava. Saerin era arrivata solo da poco.

Una Sorella in verde giunse da lei. Moradri era una Mayenese dagli arti lunghi e con un incarnato scuro, ed era seguita da due avvenenti Custodi, anch’essi Mayenesi. Girava voce che fossero suoi fratelli, venuti alla Torre Bianca per difendere la sorella, anche se Moradri non parlava della faccenda.

Saerin domando’: «Quante?»

«Al pianterreno ci sono almeno quarantasette Sorelle» rispose Moradri. «Di diverse Ajah. È il conto più realistico che sono riuscita a ottenere, dato che stanno combattendo in piccoli gruppi. Ho detto loro che stavamo organizzando un vero e proprio centro di comando qui. Pare che parecchie la ritengano una buona idea, anche se molte erano troppo stanche, troppo sorprese o troppo intontite per rispondere con molto più di un cenno di assenso.»

«Contrassegna le loro ubicazioni sulla mappa qui» disse Saerin. «Hai trovato Elaida?» Moradri scosse il capo.

«Dannazione» borbottò Saerin quando la Torre tremò di nuovo. «E Adunanti Verdi?»

«Non ne ho trovata nessuna» disse Moradri, lanciando un’occhiata sopra la spalla, evidentemente ansiosa di tornare a combattere.

«Un peccato» disse Saerin. «Gli piace definirsi l’Ajah da battaglia, dopotutto. Be’, questo lascia me a organizzare i combattimenti.»

Moradri si strinse nelle spalle. «Suppongo di sì.» Si guardò di nuovo sopra la spalla. Saerin fissò la Sorella Verde, poi picchiettò la mappa. «Segna le ubicazioni, Moradri. Potrai tornare a combattere molto presto, ma la tua conoscenza è più importante in questo momento.»

La Sorella Verde sospirò, poi iniziò rapidamente ad apporre delle note sulla mappa. Mentre lavorava, Saerin fu lieta di notare l’ingresso del capitano Chubain. L’uomo appariva giovane per i suoi quaranta e passa inverni, senza un filo di grigio fra i capelli neri. Alcuni uomini erano inclini a sminuire le sue capacità per via del suo volto troppo grazioso; Saerin aveva sentito dell’umiliazione che quegli uomini avevano ricevuto dalla sua spada in cambio di quegli insulti.

«Ah, bene» disse. «Finalmente qualcosa va per il verso giusto. Capitano, da questa parte, per cortesia.»

Lui zoppicò nella sua direzione, favorendo la sua gamba sinistra. Il suo tabarro bianco, che pendeva sopra la cotta di maglia, era bruciacchiato; il suo viso era macchiato di fuliggine.

«Saerin Sedai» disse con un inchino.

«Sei ferito.»

«Una ferita insignificante, Aes Sedai, nella gloria di un combattimento come questo.»

«Provvedi a farti Guarire comunque» gli ordinò. «Sarebbe ridicolo per un capitano della guardia rischiare la morte a causa di una ferita ‘insignificante’. Se ti dovesse far barcollare per un momento, potremmo perderti.»

L’uomo venne più vicino, parlando a bassa voce. «Saerin Sedai, la guardia della Torre è del tutto inutile in questo combattimento. Con i Seanchan che usano quelle… donne mostruose, riuscivamo a malapena a raggiungerle prima di essere fatti a pezzi o ridotti in cenere.»

«Allora devi cambiare le tue tattiche, capitano» disse Saerin con fermezza. Luce, che confusione! «Dì agli uomini di passare agli archi. Non arrischiatevi ad avvicinarvi alle incanalataci del nemico. Sparate dalla distanza. Una singola freccia può far la battaglia dalla nostra parte; i loro soldati sono in enorme inferiorità numerica.»

«Sì, Aes Sedai.»

«Come direbbe una Bianca, è semplice logica» affermò.

«Capitano, il nostro compito più importante è formare una centrale operativa. Aes Sedai e soldati si stanno azzuffando per conto proprio, comportandosi come ratti contro dei lupi. Dobbiamo formare un fronte comune.»

Quello che non menzionò era quanto si sentiva in imbarazzo. Le Aes Sedai avevano passato secoli a guidare re e influenzare guerre, ma ora — con il loro santuario sotto attacco — si erano dimostrate penosamente inadeguate a difenderlo. Egwene aveva ragione, pensò Saerin. Non solo nel predire quest’attacco, ma nel rimproverarci per essere divise. A Saerin non servivano i rapporti da parte di Moradri o degli esploratori per sapere che le Ajah stavano combattendo questa battaglia ognuna per conto proprio.

«Capitano,» disse «Moradri Sedai sta segnando sacche di combattenti sulla mappa. Chiedile quale Ajah è rappresentata in ogni gruppo; ha un’eccellente memoria, e sarà in grado di fornirti i dettagli. Manda dei messaggeri a mio nome a ciascun gruppo di Sorelle Gialle o Marroni. Dì loro di recarsi qui, in questa camera.

«Poi invia messaggeri agli altri gruppi perché riferiscano che stiamo per mandar loro una Sorella Marrone o Gialla perché provveda alla Guarigione. Di questo si occuperà anche un gruppo di Sorelle qui. Chiunque sia ferito deve recarsi in questa stanza immediatamente.» Chubain le rivolse il saluto.

«Oh,» aggiunse lei «e manda qualcuno nei terreni esterni per vedere quali sono le brecce più estese. Dobbiamo sapere dove l’invasione si è diffusa maggiormente.»

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