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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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«Egwene ha detto che potevamo fare qualcosa se pareva che fosse in pericolo di essere giustiziata» affermò Siuan. «Mi ha detto che in quel caso ci avrebbe permesso di salvarla! Ebbene, dal modo in cui è svanita dal suo incontro con me stanotte, sono portata a pensare che sia in pericolo.»

«Non è in pericolo per via di Elaida, ma dei Seanchan!»

«Non lo sappiamo per certo.»

«L’ignoranza non è una scusa» disse Bryne in tono inflessibile, avvicinandosi di più a lei.

«Hai reso troppo comodo infrangere i giuramenti, Siuan, e non voglio che diventi un’abitudine per te. Aes Sedai o no, ex Amyrlin o no, la gente deve avere regole e limiti. Per non parlare del fatto che probabilmente ti farai ammazzare nel tentativo!»

«E sarai tu a fermarmi?» Stava ancora trattenendo la Fonte. «Pensi di poterci riuscire?» Lui digrignò i denti. Ma non disse nulla. Siuan si voltò e si allontanò da lui, dritto verso i fuochi del cancello della palizzata.

«Dannata donna» disse Bryne da dietro. «Tu sarai la mia morte.» Siuan si voltò, sollevando un sopracciglio.

«Verrò» disse lui, afferrando l’elsa della sua spada inguainata. La sua figura si stagliava imponente nella notte, e le linee dritte della sua giubba si adattavano all’espressione determinata del suo volto. «Ma ci sono due condizioni.»

«Parla» disse Siuan.

«La prima è che mi leghi a te come tuo Custode.»

Siuan sussultò. Lui voleva… Luce! Bryne voleva essere il suo Custode? Provò un impeto di eccitazione. Ma non aveva meditato di prendere un Custode, non dalla morte di Alric. Perdere lui era stata un’esperienza terribile. Voleva rischiarlo di nuovo?

Osava lasciar correre l’opportunità di avere quest’uomo legato a lei, di percepire le sue emozioni, di averlo al suo fianco? Dopo tutto quello che aveva sognato e che aveva desiderato? Con fare reverenziale, tornò indietro verso Bryne, poi gli posò una mano contro il petto, intesse i flussi richiesti di Spirito e glieli appoggiò addosso. Lui inspirò bruscamente mentre una nuova consapevolezza sbocciava in entrambi, una nuova connessione. Siuan poteva sentire le sue emozioni, la sua preoccupazione per lei, che era sorprendentemente forte. Veniva prima di quella per Egwene e per i suoi soldati! Oh, Gareth, pensò Siuan, sorridendo involontariamente per la dolcezza dell’amore di Bryne.

«Mi sono sempre chiesto cosa si provava» disse Bryne, sollevando una mano e chiudendola a pugno alcune volte alla luce delle torce. Suonava meravigliato. «Vorrei poter dare questo a ogni uomo nel mio esercito!»

Siuan tirò su col naso. «Dubito fortemente che le loro mogli e famiglie lo approverebbero.»

«Sì, se mantenesse in vita i soldati» disse Bryne. «Potrei correre mille leghe e non rimanere senza fiato. Potrei fronteggiare cento nemici allo stesso tempo e ridere in faccia a tutti quanti loro.»

Lei roteò gli occhi. Uomini! Gli aveva dato una connessione profondamente personale ed emotiva verso un’altra persona — del tipo che perfino mariti e mogli non avrebbero mai conosciuto — e tutto quello a cui lui riusciva a pensare era a quanto poteva essere migliorato come spadaccino!

«Siuan!» chiamò una voce. «Siuan Sanche!»

Lei si voltò. Gawyn si avvicinò in sella a un castrone nero. Un altro cavallo trottava dietro di lui, un’ispida giumenta marrone. «Bela!» esclamò Siuan.

«È adatta?» chiese Gawyn, quasi senza fiato. «Una volta era la cavalla di Egwene, ricordo, e lo stalliere ha detto che era la più placida che aveva.»

«Andrà benissimo» disse Siuan, voltandosi di nuovo verso Bryne. «Hai detto di avere due condizioni?»

«Ti dirò la seconda più tardi.» Bryne suonava ancora un po’ senza fiato.

«Questo è piuttosto ambiguo.» Siuan incrociò le braccia. «Non mi piace fare promesse che non posso essere certa di mantenere.»

«Be’, dovrai farlo comunque» replicò Bryne, incontrando i suoi occhi.

«D’accordo, ma sarà meglio che non si tratti di nulla di indecente, Gareth Bryne.» Lui si accigliò.

«Cosa?»

«E strano» disse lui sorridendo. «Posso percepire le tue emozioni, ora. Per esempio, potrei dire…» Si interruppe, e lei si rese conto che era un po’ imbarazzato.

Potrebbe dire che parte di me vorrebbe che lui mi chiedesse qualcosa di indecente!, si rese conto Siuan, sconcertata. Dannate ceneri! Si accorse di essere arrossita. Questo sì che sarebbe stato molto inopportuno. «Oh, per la Benedetta Luce… Acconsento ai tuoi termini, zoticone. Muoviamoci! Dobbiamo andare.»

Lui annuì. «Lasciami preparare i miei capitani perché prendano il comando in caso lo scontro si riversi fuori dalla città. Porterò una scorta dei miei cento uomini migliori con noi. Questo dovrebbe essere un numero abbastanza piccolo per entrare, sempre che si possa davvero passare da questo cancello.»

«Si potrà» disse lei. «Vai!»

Bryne le rivolse il saluto con il volto impassibile, ma Siuan poteva avvertire il suo sogghigno interiore… e lui probabilmente lo sapeva. Uomo insopportabile! Lei si voltò verso Gawyn, che se ne stava in sella al suo castrone con aria confusa.

«Cosa sta succedendo?» chiese Gawyn.

«Non dobbiamo andare là dentro da soli.» Siuan trasse un profondo respiro, poi si fece forza arrampicandosi sulla sella di Bela. Non ci si poteva fidare dei cavalli, nemmeno di Bela, anche se era meglio dì molti altri. «Questo significa che le nostre possibilità di sopravvivere abbastanza da prendere Egwene sono appena migliorate. Il che è un bene, dal momento che, dopo quello che stiamo per fare, senza dubbio lei vorrà il privilegio di ucciderci personalmente.»

Adelorna Bastine correva per i corridoi della Torre Bianca. Per una volta disprezzò i sensi migliorati che derivavano dal trattenere il Potere. Gli odori le sembravano più nitidi, ma tutto quello che poteva fiutare era legno in fiamme e carne morente. I colori erano più vivi, e tutto quello che poteva vedere erano gli sfregi cinerei di pietra rotta dove sferzate o palle di fuoco avevano colpito. I suoni erano più chiari, ma tutto quello che udiva erano urla, imprecazioni e i rochi richiami di quelle orribili bestie in aria.

Si affannò lungo un corridoio buio, finche non raggiunse un’intersezione. Si arrestò, mettendosi una mano sul petto. Doveva trovare della resistenza. Luce, non potevano essere tutte cadute, vero? Un gruppetto di Verdi aveva tenuto duro con lei e combattuto. Aveva visto Josaine morire quando un flusso di Terra aveva distrutto la parete accanto a lei e aveva visto Marthera catturata con qualche sorta di guinzaglio metallico attorno al collo. Adelorna non sapeva dove fossero i suoi Custodi. Uno era ferito. Un altro era vivo. L’ultimo… non voleva pensare all’ultimo. Volesse la Luce che lei riuscisse almeno a raggiungere presto Talric, quello ferito.

Si rimise dritta, ripulendosi del sangue dalla fronte dove una scheggia di pietra l’aveva scalfita. C’erano così tanti invasori, con i loro strani elmi e donne usate come armi. Ed erano così esperte con quei flussi mortali! Adelorna provava vergogna! Ajah da battaglia davvero! Le Verdi che erano con lei avevano resistito solo pochi minuti prima di essere sconfitte.

Col respiro affannoso, procedette lungo il corridoio. Si tenne lontana dal margine esterno della Torre, dove era più probabile trovare gli invasori. Aveva seminato quelli che la stavano seguendo? Dove si trovava, al ventiduesimo piano? Aveva perso il conto delle scale per cui era fuggita.

Si immobilizzò e percepì qualcuno incanalare alla sua destra. Poteva voler dire invasori oppure Sorelle. Esitò, ma digrignò i denti. Era il capitano generale dell’Ajah Verde! Non poteva semplicemente fuggire e nascondersi.

Una luce di torce si diffuse dal corridoio in questione, accompagnata da ombre sinistre di uomini con strane armature. Una squadra di invasori irruppe svoltando l’angolo, e avevano un paio di donne con se, quelle connesse da un guinzaglio. Adelorna guai involontariamente, scattando via più veloce che poteva. Sentì uno schermo spingere contro di lei, ma tratteneva saidar con troppa determinazione ed esso non riuscì a posarsi su di lei prima che svoltasse un angolo. Continuò a fuggire, intontita, ansante.

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