Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Фэнтези » Crocevia del crepuscolo
Crocevia del crepuscolo - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Crocevia del crepuscolo

Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:

Crocevia del crepuscolo
1 ... 186 187 188 189 190 191 192 193 194 ... 214
Перейти на страницу:

Occhi fissi sulle assi del pavimento, Egeanin piombò in ginocchio.

«Per favore, posso ritirarmi?»

Tuon sedeva lì sul pavimento, con la schiena dritta, il suo sguardo che attraversava la donna più alta chiaramente senza "vederla affatto. Selucia squadrò Egeanin dall’alto in basso, increspando le labbra. Setalle infilò l’ago attraverso la stoffa tesa sul suo tombolo. Nessuna di loro degnò Mat di un’occhiata.

Egeanin si prostrò di faccia e Mat trattenne un’imprecazione sconcertata quando lei baciò il pavimento. «Per favore,» disse con voce roca «imploro il permesso di ritirarmi.»

«Te ne andrai, Leilwin,» disse Selucia, fredda come una regina che si rivolgesse a un ladro di polli «e non lascerai che veda di nuovo la tua faccia a meno che non sia coperta dal velo di una danzatrice shea.»

Egeanin si rimise carponi su mani e ginocchia e quasi ruzzolò fuori dalla porta, così veloce da lasciare Mat a bocca aperta. Con uno sforzo, riuscì a riconquistare il suo sorriso. Non pareva esserci scopo di restare, ma un uomo poteva uscire di scena in modo aggraziato. «Be’, suppongo...»

Tuon agitò di nuovo le dita, ancora senza guardarlo, e Selucia tagliò corto. «La Somma Signora è stanca, Giocattolo. Hai il suo permesso di andare.»

«Ascolta, il mio nome è Mat» disse. «Un nome facile. Un nome semplice. Mat.» Tuon fu talmente priva di reazioni che sarebbe potuta essere davvero una bambola di porcellana.

Setalle posò il suo ricamo, e si alzò con una mano appoggiata lievemente sull’elsa del pugnale ricurvo infilato dietro la cintura.

«Giovanotto, se credi di poter bighellonare qui fino a vederci preparare per andare a letto, ti sbagli di grosso.» Sorrise nel dirlo, ma aveva la sua mano sul coltello, ed era tanto legata alle usanze di Ebou Dar da essere capace di infilzare un uomo per capriccio. Tuon rimase una bambola immobile, una regina sul suo trono che in qualche modo era stata vestita erroneamente con abiti che le calzavano male. Mat se ne andò. Egeanin era appoggiata con una mano contro il lato del carro, la sua testa penzoloni. L’altra mano era stretta sulla collana attorno alla gola. Harnan si mosse, allontanandosi di poco dall’oscurità, giusto per far vedere che era ancora lì. Un uomo saggio, a tenersi lontano da Egeanin in quel momento. Mat era troppo irritato per stare a pensare alla saggezza.

«Cos’era quella storia?» domandò. «Non devi più inginocchiarti davanti a Tuon. E Selucia? È una dannata cameriera! Non conosco nessuno che sobbalzi per la sua regina nel modo in cui tu sobbalzavi per lei.»

Il volto duro di Egeanin era in ombra, ma la sua voce era stanca.

«La Somma Signora è colei che è. Selucia è la sua so’jhin. Nessuno del basso Sangue oserebbe fissare negli occhi la sua so’jhin, e forse nemmeno l’Alto Sangue.» Il fermaglio si aprì con uno schiocco metallico quando lei si tolse la collana. «D’altra parte io adesso non appartengo a nessun Sangue.» Inarcandosi all’indietro, mise tutto il suo corpo nello scagliare la collana più lontano che poteva nella notte. Mat aprì la bocca. Avrebbe potuto comprare una dozzina di ottimi cavalli con quello che aveva speso per quella cosa, e gli sarebbe pure avanzato qualcosa. La richiuse di nuovo senza dire una parola. Poteva non essere sempre saggio, ma lo era abbastanza da sapere quando una donna poteva davvero tentare di infilzarlo con un coltello. Sapeva anche un’altra cosa. Se Egeanin si comportava a questo modo in presenza di Tuon e Selucia, allora era meglio che si accertasse che le sul’dam rimanessero alla larga. Solo la Luce sapeva cosa avrebbero fatto loro se Tuon avesse cominciato ad agitare le dita.

Questo lo lasciava con un bel po’ di lavoro da fare. Be’, odiava il lavoro, ma quei vecchi ricordi gli avevano riempito la testa di battaglie. Odiava anche le battaglie – un uomo poteva restarci secco! – ma erano meglio del lavoro. Strategia e tattica. Studiare il terreno, studiare il tuo nemico, e se non riuscivi a vincere in un modo, ne trovavi un altro. La notte successiva tornò al carro viola da solo e, una volta che Olver ebbe terminato la sua lezione a sassolini con Tuon, Mat la persuase a fare un’altra partita. Sulle prime, seduto sul pavimento dall’altra parte della plancia rispetto alla piccola donna scura, non era sicuro se vincere o perdere. Ad alcune donne piaceva vincere sempre, ma l’uomo doveva fare in modo che dovessero faticare. Ad altre piaceva che fosse l’uomo a vincere, o almeno più spesso di quanto perdeva. Nessuna delle due cose per lui aveva alcun senso – gli piaceva vincere, e quanto più era facile, tanto meglio – ma era così che stava la faccenda. Mentre era ancora indeciso, Tuon risolse quel dilemma per lui, A metà del gioco, Mat si rese conto che l’aveva chiuso in una trappola da cui non poteva uscire. I suoi sassi bianchi stavano tagliando fuori quelli neri ovunque. Era una vittoria netta e strepitosa per lei.

«Non giochi affatto bene, Giocattolo» disse canzonandolo. Malgrado il tono, i suoi grandi occhi freddi lo esaminarono con distacco, soppesandolo e misurandolo. Un uomo poteva affogare in occhi del genere.

Lui sorrise e si accomiatò prima che qualcuno pensasse di cacciarlo. Strategia. Pensa al futuro. Fa’ l’inaspettato. La notte seguente, portò un piccolo fiore rosso di carta fatto da una delle sarte dello spettacolo. E lo offrì a una sconcertata Selucia. Setalle inarcò le sopracciglia e perfino Tuon parve colta alla sprovvista. Tattica. Cogli il tuo avversario impreparato. A pensarci bene, le donne e le battaglie non erano poi così diverse. Entrambe avviluppavano l’uomo in una nebbia e potevano ucciderlo senza nemmeno provarci. Se lui era incauto. Ogni notte faceva visita al carro viola per una partita a sassolini sotto gli occhi vigili di Setalle e Selucia e si concentrava sulla plancia a linee incrociate. Tuon era molto brava e per lui era fin troppo facile ritrovarsi a osservare il modo in cui lei piazzava i suoi sassi, con le dita piegate all’indietro in una maniera stranamente aggraziata. Era abituata ad avere le unghie lunghe un pollice e a fare attenzione a non romperle. Anche i suoi occhi erano un pericolo. A sassolini o in battaglia serviva una mente sgombra, e il suo sguardo pareva penetrargli nel cranio. Si concentrò comunque sul gioco, e riuscì a vincere quattro delle successive sette partite, e a pareggiare uà volta. Tuon era soddisfatta quando vinceva e determinata quando perdeva, senza nessuno degli scatti di collera che lui temeva, nessun commento mordace a parte l’insistenza nel chiamarlo Giocattolo, non molta di quella gelida fierezza regale; finché stavano giocando, almeno. Apprezzava davvero il gioco, ridendo di esultanza quando lo faceva finire in una trappola, e di contentezza quando lui riusciva a trovare un’ingegnosa collocazione per fuggirne. Pareva una donna diversa quando si smarriva nella plancia di sassolini.

Un fiore cucito in lino azzurro seguì il bocciolo di carta, e due giorni più tardi un fiore di seta rosa grande quanto il palmo di una donna. Entrambi per Selucia. I suoi occhi azzurri assumevano un cipiglio sempre più sospettoso quando li posava su di lui, ma Tuon le disse che poteva tenere i fiori e lei li ripose con attenzione, ripiegati in un panno di lino. Mat lasciò passare tre giorni senza un regalo, poi portò un mazzetto di boccioli di rosa di seta rossa, completi di corti steli e foglie luccicanti che sembravano veri come se fossero naturali, solo più perfetti. Aveva chiesto alla sarta di farlo il giorno che aveva comprato quel primo fiore di carta.

Selucia fece un passo avanti, allungando una mano per accettare i boccioli di rosa increspando le labbra, ma lui si sedette e mise i fiori accanto alla plancia, un po’ più vicini a Tuon. Non disse nulla: si limitò a lasciarli lì. Lei non fece nemmeno il gesto di guardarli. Affondando una mano nei sacchetti di cuoio in cui erano riposti i sassolini, ne prese uno da ciascuno e li mischiò fra le mani finché perfino lui non fosse certo di dove si trovasse quale, poi protese i pugni chiusi. Tuon esitò per un momento, studiando la sua faccia senza mostrare espressione, poi diede un colpetto sulla sua mano sinistra. Lui la aprì per mostrare il sassetto bianco luccicante.

1 ... 186 187 188 189 190 191 192 193 194 ... 214
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)