Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
Fuori da un insignificante villaggio chiamato Weesin – un gruppuscolo di case dai tetti di paglia dove nemmeno Luca pensava di rimediare due pezzi di rame – Mat se ne stava ben avvolto in un pesante mantello di lana nella pioggia battente e osservò le tre Aes Sedai ritornare alla chetichella nello spettacolo mentre il sole tramontava. Il tuono rimbombava in lontananza. Erano avviluppate in mantelli scuri con i cappucci ben tirati, tuttavia non aveva dubbi su chi fossero. Nell’acquazzone passarono a dieci piedi da lui senza vederlo, ma il medaglione d’argento che gli pendeva sotto la camicia divenne freddo contro il suo freddo. Almeno una di loro stava incanalando, o trattenendo il Potere, perlomeno. Che fosse folgorato, erano tutte e tre matte come cavalli.
Le Aes Sedai non avevano fatto in tempo a sparire fra i carri e le tende che apparvero altre tre sagome ammantate, che si affrettavano dietro di loro. Una di queste donne aveva la vista più acuta e sollevò una mano per indicarlo, ma le altre si soffermarono solo un attimo e poi sgattaiolarono dietro le Aes Sedai. Lui fece per imprecare, poi lasciò la frase a metà. Non era il caso. Se avesse nominato quelle persone mentre si aggiravano dove una pattuglia seanchan poteva vederli, le Aes Sedai e le sul’dam sarebbero comparse perfino con Tuon e Selucia.
«Mi chiedo cosa vogliano» disse Noal dietro di lui, e Mat fece un balzo tale che uno scroscio di pioggia gli finì nel cappuccio e giù per il collo. Desiderò che quell’anziano nodoso la smettesse di arrivargli alle spalle di soppiatto.
«Intendo scoprirlo» borbottò, raddrizzando la giacca con uno strattone. Non sapeva nemmeno perché se ne curasse. La sua giacca era solo un po’ umida, ma la sua camicia di lino era già fradicia. Per strano che fosse, Noal non era più con lui quando raggiunse il carro striato di grigio con le pareti scolorite dove dormivano le Aes Sedai e le sul’dam. All’uomo piaceva ficcare il naso dappertutto. Forse aveva deciso di essere abbastanza zuppo. Blaeric e Fen erano già avvolti nelle loro coperte sotto il carro, apparentemente incuranti della pioggia o del fango, ma lui non avrebbe scommesso che fossero entrambi addormentati. In effetti, uno si mise a sedere mentre lui procedeva sciaguattando verso il carro. Qualunque dei due fosse, non disse nulla, tuttavia Mat poteva percepire gli occhi dell’uomo. Non esitò, e non si prese la briga di bussare.
L’interno era affollato da tutte e sei le donne in piedi, i mantelli ancora grondanti in mano. Due lampade montate su supporti girevoli alle pareti emettevano una buona luce, migliore di quanto avrebbe sperato, in un certo senso. Sei facce ruotarono verso di lui con quegli sguardi gelidi che le donne rivolgevano a un uomo quando questi metteva piede dove loro non volevano. L’aria nel carro odorava di lana bagnata e pareva che il fulmine avesse appena colpito o potesse farlo in qualunque momento. La pioggia tamburellava sul tetto e il tuono rimbombava, ma il medaglione a forma di testa di volpe non appariva più freddo di qualunque altro pezzo d’argento. Forse Blaeric e Fen l’avevano lasciato entrare pensando che gli avrebbero staccato la testa. Forse volevano solo starne fuori. D’altro canto, un Custode era pronto a morire se la sua Aes Sedai decideva che era necessario. Non Mat Cauthon. Chiuse la porta spingendola con l’anca. Non gli dava quasi più alcuna fitta. Di rado, perlomeno.
Quando le affrontò, Edesina esordì in tono fiero, scrollando i capelli neri che si sparsero lungo la sua schiena. «Ti sono grata per avermi liberata dai Seanchan, mastro Cauthon, e ti dimostrerò la mia gratitudine, ma ci sono dei limiti. Non sono la tua serva a cui dare ordini. Non c’erano Seanchan nel villaggio, e abbiamo mantenuto le nostre facce nascoste. Non c’era bisogno di farci seguire dai tuoi cani da guardia.» Lo sguardo che scoccò alle tre donne seanchan avrebbe potuto friggere delle uova. Edesina aveva smesso di essere nervosa con chiunque avesse un accento seanchan. Voleva prendersi una qualche rivalsa, e le sul’dam erano a portata di mano. Mat stava facendo affidamento sul decantato autocontrollo delle Aes Sedai per impedire che la faccenda degenerasse nella violenza. Sperava che non fosse già teso fino al punto di rottura. Quelle vecchie memorie ricordavano Aes Sedai che esplodevano come la mercanzia di un Illuminatore. Lo scuro volto di Bethamin non mostrava alcun segno d’allarme. Aveva finito di scrollare il suo mantello e l’aveva appeso a un piolo mentre Edesina stava parlando, poi lisciò il suo vestito sopra i fianchi. Quella notte indossava una sottoveste verde sbiadito. Si lamentava dell’indecenza dell’abbigliamento di Ebou Dar, e Mat supponeva che avrebbe dovuto trovarle qualcos’altro, ora che si trovavano lontani dalla costa, ma riempiva per bene quella scollatura bassa e stretta. Suonava troppo materna per i suoi gusti. «Hanno davvero tenuto le loro facce nascoste, mio signore,» disse con pronuncia strascicata «e sono rimaste assieme. Nessuna ha cercato di sgattaiolare via. Si sono comportate molto bene, tutto sommato.» Una madre che lodava le sue bambine. O forse un addestratore di cani che lodava i suoi animali. Seta, la sul’dam dai capelli biondi, annuì in approvazione. Decisamente un addestratore di cani.
«Se il mio signore desidera tenerle rinchiuse,» disse Renna in tono disgustato «possiamo sempre usare l’a’dam. Non ci si può proprio fidare a lasciarle sciolte.» Gli offrì addirittura un inchino, al modo seanchan, piegandosi in un deciso angolo retto. I suoi grandi occhi castani parevano speranzosi. Teslyn annaspò e strinse il suo mantello umido contro il petto. Lei di certo non aveva superato la sua paura delle sul’dam, pur sembrando disposta a mangiare chiodi. Joline, altezzosa come sempre, si mise dritta, gli occhi che lampeggiavano. Serenità da Aes Sedai o meno, quando gli occhi di Joline cominciavano a dardeggiare era come se colpisse il fulmine. Era spesso così, con le belle donne.
«No» si affrettò a dire Mat. «Non ce n’è bisogno. Date a me quelle cose e me ne sbarazzerò.» Per la Luce, come era arrivato ad accollarsi queste donne? Quella che al momento era sembrata l’idea migliore, a ripensarci poteva sembrare qualcosa di completamente stupido. «Tutte voi dovete solo stare attente. Non siamo ancora nemmeno a trenta miglia da Ebou Dar. Le strade sono piene di dannati Seanchan.» Rivolse uno sguardo di scuse alle tre donne seanchan. Loro erano dalla sua parte, dopotutto. Per così dire. Non avevano alcun posto dove andare tranne seguire Egeanin, e si erano rese conto di chi aveva i soldi. Le sopracciglia di Bethamin si contrassero verso l’alto dalla sorpresa. I nobili seanchan non si scusavano, nemmeno con un’occhiata.