Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Фэнтези » Crocevia del crepuscolo
Crocevia del crepuscolo - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Crocevia del crepuscolo

Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:

Crocevia del crepuscolo
1 ... 183 184 185 186 187 188 189 190 191 ... 214
Перейти на страницу:

«Dei soldati seanchan sono passati per il villaggio ieri» disse Teslyn, la sua inflessione illianese particolarmente forte. Gli occhi lampeggianti di Joline si spostarono su di lei, ma, se se ne accorse, l’unico cenno che diede fu voltarsi per appendere il proprio mantello.

«Hanno posto strane domande su stranieri per la strada. E alcuni si sono lamentati per essere stati inviati a nord.» Teslyn lanciò uno sguardo sopra la spalla alle sul’dam, poi distolse rapida gli occhi e trasse un profondo respiro. «Pare che il Ritorno punti a est. I soldati credevano che l’Esercito Sempre Vittorioso avrebbe offerto Illian alla loro imperatrice prima della fine della primavera. La Città stessa e tutto il resto.» Le Aes Sedai erano tenute ad abbandonare le proprie terre native quando andavano alla Torre Bianca, ma per ogni Illianese, la città di Illian era ‘La Città’, e si poteva sentire la maiuscola.

«Questo è un bene» disse Mat fra sé, pensieroso. I soldati parlavano a sproposito tutto il tempo: quella era una ragione per cui non venivano rivelati loro i piani fino all’ultimo minuto. Le sottili sopracciglia di Teslyn si sollevarono e lui aggiunse: «Vuoi dire che la strada per Lugard sarà sgombra per buona parte del tragitto.» Il cenno d’assenso di Teslyn fu secco e non molto compiaciuto. Quello che si supponeva che le Aes Sedai facessero e ciò che facevano in realtà erano spesso due cose differenti.

«Non abbiamo parlato con nessuno, mio signore, solo osservato le ragazze» disse Bethamin, ancora più lentamente del solito, e i Seanchan di solito parlavano come miele versato in una tormenta. Era chiaro che fra le tre sul’dam era lei al comando, ma guardò ognuna delle altre prima di proseguire. «A Ebou Dar, tutte le chiacchiere negli ambienti delle sul’dam erano su Illian. Una terra opulenta e una città opulenta, dove molti avrebbero guadagnato nuovi nomi. E ricchezze.» Gettò lì quella parola come se le ricchezze contassero poco a confronto di un nuovo nome. «Avremmo dovuto capire che volevi essere informato su cose del genere.» Un altro profondo respiro quasi la fece schizzare fuori da quel vestito. «Se hai delle domande, mio signore, ti diremo ciò che sappiamo.»

Renna gli rivolse un altro inchino, un’espressione zelante sul suo volto, e Seta cinguettò: «Potremmo anche ascoltare nelle cittadine e nei villaggi dove ci fermiamo, mio signore. Le ragazze possono essere sfuggenti, ma puoi fidarti di noi.»

Perché quando una donna si offriva di aiutarti cominciava sempre infilandoti in un pentolone d’acqua calda e attizzando il fuoco? Il volto di Joline divenne una sdegnata maschera di ghiaccio. Le donne seanchan non meritavano la sua attenzione: lo rese evidente con uno sguardo. Fu Mat dannato Cauthon il destinatario della sua occhiata raggelante. La bocca di Edesina si assottigliò, e lei cercò di perforare col suo sguardo sia lui che le sul’dam. Perfino Teslyn riuscì a mostrarsi indignata. Certo, era grata per essere stata salvata, ma era comunque una Aes Sedai. E diresse il suo cipiglio verso di lui. Mat sospettò che avrebbe fatto un balzo come una rana spaventata se una delle sul’dam avesse battuto le mani.

«Quello che voglio» spiegò in tono paziente «è che tutte voi restiate con i carri.» Bisognava essere pazienti con le donne, Aes Sedai incluse. Lo stava maledettamente imparando a memoria. «Basta un accenno al fatto che ci sia una Aes Sedai con lo spettacolo e ci ritroveremo invischiati con dei Seanchan che le daranno la caccia. Voci di Seanchan con lo spettacolo non gioveranno di certo. In ognuno dei casi, qualcuno verrà a scoprire cosa c’è dietro presto o tardi, e saremo tutti nel pentolone della salamoia. Non date nell’occhio. Dovete passare inosservate finché non ci avviciniamo di più a Lugard. Non è chiedere troppo, vero?» Il fulmine illuminò le finestre del carro con un lampo azzurro e il fragore di un tuono si udì sopra di loro, tanto vicino da scuotere il carro.

A quanto pareva, col passare dei giorni, fu chiedere troppo. Oh, le Aes Sedai tenevano i cappucci ben tirati quando uscivano – la pioggia forniva loro una scusa sufficiente per quello; la pioggia e il freddo – ma piuttosto spesso una o l’altra viaggiavano a cassetta, e non facevano alcuno sforzo fra la gente dello spettacolo per fingersi delle servitrici. Non che ammettessero la loro identità, ovvio, o che impartissero ordini a qualcuno o che parlassero con qualcun altro se non fra loro, ma quale servitrice si aspettava chiaramente che le persone si togliessero dalla sua strada? Si recavano anche nei villaggi e qualche volta nelle cittadine, se erano sicure che lì non ci fossero Seanchan. Quando una Aes Sedai era sicura di qualcosa, doveva essere vera. Per due volte tornarono di soppiatto quando trovarono una cittadina mezza piena di coloni diretti a nord. Gli riferivano quello che apprendevano nel corso delle loro visite. Almeno Mat pensava che lo facessero. Teslyn sembrava grata, alla maniera Aes Sedai. E anche Edesina. A quel modo.

Malgrado le loro differenze, Joline, Edesina e Teslyn se ne stavano assieme come oche d’allevamento. Se ne vedevi una, le vedevi tutte e tre. Probabilmente perché quando le vedevi fare una passeggiata, tutte ben avvolte nei mantelli e celate nei cappucci, un minuto più tardi Bethamin, Renna e Seta comparivano dietro di loro. Era tutto così casuale, ma non perdevano mai di vista le ragazze’. Le allevatrici di oche. Un cieco avrebbe visto che c’era tensione fra i due gruppi di donne. Un cieco avrebbe capito che nessuna di loro era una serva. Le sul’dam avevano rivestito posizioni rispettate, di autorità, e si muovevano con quasi altrettanta arroganza quanto le Aes Sedai. Ma ormai era intrappolato con quella versione.

Bethamin e le altre due erano guardinghe nei confronti di altri Seanchan quanto le Aes Sedai, tuttavia anche loro seguivano le Aes Sedai quando si recavano in un villaggio o in una cittadina, e Bethamin riferiva sempre quei frammenti che avevano appreso origliando, con Renna che esibiva un sorriso di lusinga e Seta che interrompeva cinguettando che ‘le ragazze’ avevano omesso questo o quello, o affermavano di non averlo sentito; non si poteva mai essere certi di qualcuna che aveva l’audacia di proclamarsi Aes Sedai. Forse lui avrebbe dovuto riconsiderare l’opportunità di tenerle al guinzaglio, almeno finché tutto non fosse stato al sicuro.

I loro racconti non erano così diversi da quello che gli riferivano le Sorelle. Chiacchiere di paesani su quello che avevano sentito dire ai Seanchan di passaggio. Molti dei coloni erano nervosi, le loro teste piene di storie su selvaggi Aiel che imperversavano per l’Altara, anche se tutta la gente del luogo diceva che quello stava accadendo da qualche parte a nord. Sembrava che qualcuno di rango più elevato pensasse lo stesso, poiché molti coloni erano stati dirottati a est, verso Illian. Era stata conclusa un’alleanza con qualcuno di potente che ci si aspettava desse accesso a molte terre alla Somma Signora Suroth. Le donne rifiutavano di lasciarsi convincere che non c’era bisogno che ascoltassero le dicerie. Non riuscivano nemmeno a smettere di proporgli l’uso dell’ a’dam. Per la verità, quei tre guinzagli argentei e le tre sul-dam erano l’unica vera leva che poteva esercitare sulle Aes Sedai. Gratitudine. Da una Aes Sedai! Non che pensasse davvero di rimettere quei collari addosso alle Sorelle. Non spesso, perlomeno. Era davvero intrappolato per bene.

In realtà non aveva bisogno di ciò che apprendevano le sul’dam e le Aes Sedai. Disponeva di fonti migliori, persone di cui si fidava. Be’, si fidava di Thom, quando il canuto menestrello poteva essere distolto dal giocare a serpenti e volpi con Olver o dal fissare trasognato una lettera spiegazzata che portava infilata nel davanti della sua giacca. Thom poteva entrare in una sala comune, narrare una storia, forse fare un po’ il giocoliere e uscire sapendo cosa c’era nella testa di ognuno dei presenti. Mat si fidava anche di Juilin – otteneva quasi gli stessi risultati di Thom, senza fare il giocoliere o il cantastorie – ma Juilin insisteva sempre per portare con sé Thera, che gli si attaccava con aria modesta al braccio mentre passeggiavano per una città. Per farla riabituare alla libertà, diceva l’uomo. Lei sorrideva a Juilin, gli occhioni neri che brillavano scuri, la boccuccia carnosa che chiedeva di essere baciata. Forse era stata Panarca di Tarabon, come sostenevano Juilin e Thom, ma Mat stava cominciando a dubitarne. Aveva udito alcune delle contorsioniste scherzare su come la servetta tarabonese stesse spossando il cacciatore di ladri tarenese, tanto che lui riusciva a malapena a camminare. Panarca o servetta, però, Thera faceva ancora per inginocchiarsi ogni volta che sentiva un accento strascicato. Mat supponeva che, se qualunque Seanchan le avesse posto una domanda, lei avrebbe vuotato il sacco, iniziando con Juilin Sandar e terminando con l’indicare il vagone in cui si trovavano le Aes Sedai, fornendo tutte le risposte in ginocchio. A suo modo di vedere, Thera era un pericolo maggiore delle Aes Sedai e delle sul’dam messe assieme. Juilin si risentiva alla minima allusione che la sua donna potesse essere inaffidabile, e roteava il suo bastone di bambù come se stesse meditando di spaccare la testa di Mat. Non c’era soluzione, ma Mat trovò un espediente temporaneo, un modo per avere quantomeno un avvertimento che non fosse accaduto il peggio.

1 ... 183 184 185 186 187 188 189 190 191 ... 214
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)