Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
«Tutto tranquillo, mio signore» disse il capofila.
Mat annuì e trasse un profondo respiro, tastando il borsello di soffice cuoio nella sua tasca. L’aria era pulita e lavata dalla pioggia, così lontano dalle linee dei cavalli. Tuon doveva essere sollevata di trovarsi distante dalla puzza di escrementi e dal lezzo disgustoso delle gabbie degli animali. I carri degli artisti alla sua sinistra erano scuri quanto il carro delle provviste coperto di tela alla sua destra. Non era il caso di aspettare ancora. Spinse Egeanin su per i gradini del carro viola davanti a lui.
Dentro c’erano più persone di quante se ne aspettasse. Setalle era seduta su uno dei letti, a lavorare ancora col suo tombolo da ricamo, e Selucia si trovava all’estremità opposta con uno sguardo arcigno sotto il suo foulard, ma Noal era accomodato sull’altro letto, apparentemente perso nei suoi pensieri, mentre Tuon sedeva a gambe incrociate sul pavimento a giocare con Olver a serpenti e volpi.
Il ragazzo si voltò con un largo sorriso che quasi gli divise la faccia quando entrò Mat. «Noal ci ha raccontato di Co’dansin, Mat» esclamò.
«È un altro nome di Shara. Sapevi che le Ayyad si tatuano la faccia? È così che chiamano le donne in grado di incanalare, a Shara.»
«No, non lo sapevo» rispose Mat, scoccando un’occhiata cupa a Noal. Già non andava bene che Vanin e le Braccia Rosse stessero insegnando al ragazzo delle cattive abitudini, per non parlare di quelle che stava prendendo da Juilin e Thom; ci mancava solo che Noal gli riempisse la testa di sciocchezze inventate.
All’improvviso Noal si diede uno schiaffo sulla coscia e si mise a sedere dritto. «Ora ricordo» disse, poi quello stolto cominciò a recitare.
Il vecchio dal naso rotto si guardò attorno come se si fosse appena accorto della presenza degli altri. «Cercavo di ricordarmela. Fa parte delle Profezie del Drago.»
«Molto interessante, Noal» borbottò Mat. Quei colori turbinarono nella sua testa come avevano fatto quella mattina, quando le Aes Sedai erano in preda al panico. Questa volta scomparvero in un lampo senza formare un’immagine, ma lui sentì freddo come se avesse passato la notte dormendo nudo sotto un cespuglio. L’ultima cosa che gli serviva era qualcun altro che lo collegasse alle Profezie. «Forse qualche volta ce le puoi recitare per intero. Ma non stanotte, eh?»
Tuon alzò lo sguardo su di lui attraverso le sue ciglia, una bambola di porcellana nera in un abito troppo grande per lei. Per la Luce, quant’erano lunghe le sue ciglia. Lei ignorò Egeanin come se non esistesse e, in verità, Egeanin stava facendo del suo meglio per sembrare parte di un armadio incassato nel muro. E tanti saluti alla sua speranza in un diversivo.
«Giocattolo non intende essere scortese» mormorò Tuon in quella pronuncia strascicata lenta come miele. «È solo che non gli sono mai state insegnate le buone maniere. Ma è tardi, mastro Charin: è ora che Olver vada a letto. Forse vuoi accompagnarlo alla sua tenda?
Giocheremo ancora un’altra volta, Olver. Ti piacerebbe insegnarmi a giocare a sassolini?»
Olver annuì con enfasi. Si dimenò quasi, nel dirlo. Al ragazzo piaceva qualunque cosa gli desse l’opportunità di sorridere a una donna, per non parlare della possibilità di dire cose che avrebbero dovuto fruttargli degli schiaffi finché le sue orecchie non si fossero gonfiate fino a diventare più grandi di quanto erano già. Se Mat avesse scoperto quale dei suoi ‘zii’ gliele stava insegnando... Ma il ragazzo raccolse i pezzi del suo gioco e arrotolò attentamente la stoffa contrassegnata da linee senza farselo dire due volte. Fece addirittura un ottimo inchino, ringraziando la Somma Signora, prima di lasciare che Noal lo accompagnasse fuori dal carro. Mat annuì in segno di approvazione. Era stato lui a insegnare al ragazzo come fare un inchino, ma di solito Olver aggiungeva uno sguardo lezioso per una bella donna. Se avesse scoperto chi...
«Hai un motivo per interrompermi, Giocattolo?» disse Tuon in tono freddo. «È davvero tardi, e stavo pensando di andare a dormire.»
Lui fece un inchino e le rivolse il suo sorriso migliore. Poteva essere educato anche se lei non lo era. «Volevo solo assicurarmi che tu fossi a tuo agio. Questi carri sono scomodi, per strada. E so che non sei felice con i vestiti che sono riuscito a trovarti. Pensavo che questi potessero farti sentire un po’ meglio.» Pescando il borsello di cuoio dalla sua tasca, glielo porse con un gesto pomposo. Alle donne piaceva sempre quel che di ostentazione in più.
Selucia si irrigidì, gli occhi azzurri che si facevano più penetranti, ma Tuon agitò le dita magre e la cameriera prosperosa si calmò. Un poco. A Mat piacevano le donne irritabili, tutto sommato, ma se avesse rovinato questo l’avrebbe sculacciata per bene. Mantenne il suo sorriso con uno sforzo e riuscì perfino a sollevarlo un po’.
Tuon rigirò il borsello fra le mani diverse volte prima di slacciare gli elastici e riversare in grembo quello che conteneva, una pesante collana d’oro e ambra intagliata. Un pezzo costoso, e addirittura di lavorazione seanchan. Era orgoglioso di averla trovata. Era appartenuta a un’acrobata, che l’aveva ottenuta da un ufficiale seanchan che si era invaghito di lei, ma era stata disposta a venderla ora che si era lasciata indietro il suo ufficiale. Non era adatta alla sua pelle, qualunque cosa significasse. Lui sorrise e attese. I gioielli addolcivano sempre il cuore di una donna.
Nessuna delle reazioni fu quella che si era aspettato, però. Tuon sollevò la collana davanti al volto con entrambe le mani, esaminandola come se non avesse mai visto nulla del genere prima. Il labbro di Selucia si arricciò in un sogghigno. Setalle appoggiò il suo ricamo sulle ginocchia e guardò verso di lui, i grossi anelli dorati che portava alle orecchie dondolavano mentre scuoteva il capo.
Tutt’a un tratto, Tuon gettò la collana sopra la spalla verso Selucia.
«Non è adatta a me» disse. «Ti piacerebbe, Selucia? » Il sorriso di Mat si smorzò un po’.
La donna dalla pelle color crema prese la collana fra pollice e indice, come se stesse tenendo un ratto morto per la coda. «Potrebbe andare bene per una danzatrice shea assieme al suo velo» disse in tono beffardo. Con una torsione del polso, scagliò la collana verso Egeanin, intimando, «Mettitela!» Egeanin l’afferrò prima che potesse colpirla in faccia. Il sorriso di Mat si smorzò del tutto.
Si aspettava un’esplosione, ma Egeanin armeggiò all’istante con il fermaglio, lo aprì e scostò la sua pesante parrucca per allacciarselo dietro il collo. La sua faccia poteva essere stata modellata nella neve, per quanta espressione mostrava.
«Voltati» comandò Selucia, ed era un ordine senza alcun dubbio.
«Fammi vedere.»
Egeanin si voltò. Rigida come il palo di uno steccato, ma si voltò. Setalle la guardò assorta, agitando perplessa la testa, poi scrollò il capo in modo diverso in direzione di Mat prima di tornare al suo ricamo. Le donne avevano tanti modi di scuotere il capo quanti erano i loro sguardi. Questo diceva che lui era uno sciocco, e se non riusciva a cogliere le sfumature più sottili, non poteva che esserne lieto. Non pensava che gli sarebbero piaciute. Che fosse folgorato, aveva comprato una collana per Tuon, che l’aveva data a Selucia proprio di fronte a lui, e adesso era di Egeanin?
«È venuta per un nuovo nome» disse Tuon pensosa. «Come si fa chiamare?»
«Leilwin» replicò Selucia. «Un nome adatto per una danzatrice shea. Leilwin Senzanave, forse?»
Tuon annuì. «Leilwin Senzanave.»
Egeanin sussultò come se ogni parola fosse un ceffone. «Posso ritirarmi?» chiese rigida, chinandosi in un rapido inchino.
«Se vuoi andare, vai» mugugnò Mat. Portarla con sé non era stata l’idea migliore che avesse mai avuto, ma forse poteva recuperare un po’ senza di lei.