Crociata spaziale [The High Crusade - it]
- Автор: Андерсон Пол Уильям
- Год: 1962
- Язык: итальянский
- Год: Ponzoni Editore
- Переводчик: Pina Manzini
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Crociata spaziale [The High Crusade - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per premio Hugo in 1961.
Il Wersgor rizzò fieramente il capo con l’orgoglio dei guerrieri.
«Risparmiatevi il fiato», rispose con disprezzo. «Tagliatemi la testa e fatela finita. Io ho già sottovalutato una volta le vostre capacità e questo è costato la vita a molti della mia gente. Non li tradirò ancora.»
Sir Roger annuì.
«Mi aspettavo una tale risposta», osservò. «Ma che fine ha fatto Hubert il Guercio?»
«Sono qui, Milord eccolo qui, il buon vecchio Hubert.» e il boia del Barone arrivò zoppicando, aggiustandosi il cappuccio. Sotto un braccio scarno stringeva l’ascia e sulla gobba portava la corda col cappio in fondo. «Stavo girando per il campo Milord, e raccoglievo fiori per la mia nipotina. La conoscete anche voi, quella bimbetta dai lunghi riccioli d’oro; a lei piacciono tanto le margherite. Speravo di trovare qualche fiore in questa terra pagana che le ricordasse le margherite del nostro caro Lincolnshire per farne poi una collana…»
«Ho del lavoro per te», disse Sir Roger.
«Ah, sì, sì sicuro.» L’unico occhio cisposo del vecchio ammiccò, poi il boia si strofinò le mani ed esclamò: «Ah, grazie, Milord! Non è che voglia criticare, ma questo non è il posto del vecchio Hubert, e lui sa qual è il suo umile posto, lui che ha servito da uomo e da ragazzo, e suo padre e suo nonno prima di lui, quale boia dei Nobili de Tourneville. No, Milord, io conosco il mio posto e non me ne allontano, così come comandano le Sacre Scritture. Ma Dio mi è testimone che avete tenuto il vecchio Hubert assai inoperoso in tutti questi anni. Ora vostro padre, Sir Raymond, lui lo chiamavamo Raymond dalle Rosse Mani, lui sì che era un uomo che apprezzava quest’arte. Ma anche se io ricordo vostro padre, Milord, vostro nonno era il vecchio Nevil Artiglio Feroce e della sua giustizia, se ne parlava in tre Contee. Ai suoi tempi, la plebe sapeva stare al suo posto e i gentili potevano ancora trovare un buon servo con una paga ragionevole, non era come adesso che se la cavano per bontà vostra con una multa o magari con un giorno di prigione. Sì, è proprio uno scandalo oggi…»
«Basta,» esclamò Sir Roger. «Il muso azzurro qui presente è ostinato. Tu pensi di riuscire a persuaderlo a collaborare.»
«Oh, bene, Milord! Bene, bene, bene!» Hubert si succhiò le gengive sdentate con sommo diletto e girò attorno al nostro prigioniero, studiandolo da tutte le angolature. «Oh, questa è proprio sì, sì, sì, il Cielo benedica il mio buon padrone! Ora ho portato pochi attrezzi con me, solo qualche stringipollici, pinze e altre cosucce del genere, ma non ci metterò molto a preparare una ruota. E magari anche un pentolone di olio bollente. Lo dico sempre io, Milord, che in una bella giornata grigia non c’è nulla di più piacevole di un braciere acceso e di un bel pentolone di olio bollente. Quando penso al mio vecchio buon padre, mi vengono le lacrime a questo vecchio occhio, sicuro. Vediamo, vediamo, tum-te-tum-te-tum.»
Canticchiando, cominciò a prendere le misure di Branithar con la sua corda.
Il Wersgor balzò indietro. La sua conoscenza dell’inglese, per quanto imperfetta, era sufficiente a fargli capire il senso della conversazione.
«Non lo farete!», gridò. «Nessun popolo civile oserebbe…»
«Ora fammi vedere la mano, per favore.» Hubert prese uno stringipollici dalla sua bisaccia e lo tenne accostato alle dita azzurre del Wersgor. «Sì, sì, la misura è proprio quella giusta.» Quindi cominciò ad estrarre una serie di piccoli coltelli. «Sumer is icumen in,» canticchiò, «Ihude sing cucu.»
Branithar sussultò.
«Ma voi non siete civili», protestò debolmente. Poi con voce soffocata, ringhiò: «Va bene, lo farò! Maledetti mostri! Ma, quando la mia gente vi avrà schiacciato, verrà il mio turno di divertirmi!»
«Io posso aspettare.» lo assicurai.
Sir Roger era raggiante. Ma, improvvisamente, il suo viso divenne di nuovo sicuro. Il vecchio boia, che era molto sordo, stava ancora inventariando tutti i suo aggreggi.
«Fratello Parvus,» mi disse il mio Signore, «vuoi essere tu… te la senti… di comunicare la notizia a Hubert? Confesso di non avere il coraggio di dirgliela io.»
Riuscii a consolare il buon Hubert, assicurandolo che, se avessimo sorpreso Branithar a mentire, o comunque a non aiutarci onestamente, la punizione non sarebbe mancata. Questo bastò per farlo allontanare tutto felice per andare a costruire una ruota, ed io raccomandai alla guardia di Branithar di far sì che questi non mancasse di vederne la costruzione.
CAPITOLO X
Finalmente venne il momento del nuovo incontro col nemico.
Poiché molti dei suoi uomini erano impegnati nello studio delle macchine nemiche, Sir Roger completò la sua delegazione portando con sé le mogli, tutte elegantissime nei loro abiti più belli. Per il resto fummo accompagnati, io e lui, solo da pochi soldati disarmati, abbigliati con i paramenti di Corte.
Mentre attraversavamo a cavallo il campo per raggiungere la struttura a pergola che la macchina wersgoriana aveva eretto in un’ora tra i due campi, una struttura di una stoffa perlacea e lucente, Sir Roger disse alla moglie:
«Se potessi scegliere, preferirei non portavi con me in una missione così pericolosa, ma dobbiamo fare colpo su di loro con la nostra potenza e le nostre ricchezze.»
Il viso di Lady Catherine rimase di pietra, voltato verso le lunghe e sinistre colonne delle navi a terra.
«Qui non ci sarà per me più pericolo, Milord, di quanto ce ne sia per i miei figli nel padiglione dove si trovano ora.»
«In nome di Dio!», mugolò Sir Roger. «Ho sbagliato. Avrei dovuto lasciare stare quel vascello e mandare un messaggio al Re, ma adesso mi rinfaccerete questo errore per tutta la nostra vita?»
«Forse non sarà una vita lunga grazie al vostro errore», lo rimbottò Lady Catherine.
Sir Roger assunse un’espressione offesa.
«Il giorno del nostro matrimonio giuraste…»
«Oh, sì. E non ho forse mantenuto il giuramento? Non vi ho mai rifiutato obbedienza.» Le guance di lei si infiammarono. «Ma solo Dio può comandare ai miei sentimenti.»
«Non vi procurerò un ulteriore incomodo,» ribatté Sir Roger con voce impastata.
Questo non lo sentii, però. Loro due cavalcavano davanti a noi e il vento faceva svolazzare i loro mantelli scarlatti, il berretto piumato di lui, ed i veli del copricapo conico di lei, fornendoci l’immagine perfetta del cavaliere e del suo amore. Ma io mi arrischio a scriverlo, di mia iniziativa, alla luce della malasorte che ne seguì.
Poiché Lady Catherine era di Sangue Nobile, riusciva a controllare il proprio comportamento. E, quando giungemmo nel luogo dell’incontro, i suoi lineamenti delicati mostravano solo un freddo disprezzo nei confronti del comune nemico. Con grazia accettò la mano di Sir Roger e smontò con eleganza felina. Lui le fece strada più goffamente e con la fronte accigliata.
Sotto la pergola c’era un tavolo rotondo, circondato da una specie di banco imbottito. I capi wersgoriani ne occupavano una metà, coi loro visi azzurri impenetrabili rivolti verso di noi e gli occhi irrequieti. Indossavano delle casacche di maglia metallica con insegne di bronzo per indicarne il rango. Gli Inglesi, con le loro sete, le catene d’oro, le piume di pavone, le brache di pelle di pecora, le maniche a sbuffo, e le scarpe a punta rialzata, sembravano tanti galli in un pollaio.
Vidi che gli alieni erano stati presi alla sprovvista e il contrasto del mio semplice saio di frate li confuse ancora di più.
In piedi, giunsi le mani e dissi in lingua wersgoriana:
«Per il successo dei nostri colloqui, come pure per sigillare la tregua, permettete che reciti un Paternoster.»
«Un cosa?», chiese il capo dei nemici, un muso azzurro alquanto grasso ma pieno di dignità e con un viso deciso.