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La prima indagine di Montalbano

Электронная книга - «La prima indagine di Montalbano». Краткое содержание книги:

Del commissario Salvo Montalbano credevamo ormai di sapere tutto: di conoscerne vita, morte e miracoli, i luoghi, i gusti, le compagnie… Ma il suo creatore, Camilleri, riserva ai suoi lettori ancora tante sorprese. Nei tre racconti di questo volume presenta un giovanissimo poliziotto, all’inizio della carriera, che intreccia una relazione non con la ben nota Livia, ma con una certa Mery; e il teatro delle sue indagini non è la solita Vigàta, ma uno sperduto paesino di montagna della Sicilia più segreta dal buffo nome di Mascalippa… Tra misteriose uccisioni di animali, ragazze troppo silenziose e troppo intriganti e il finto rapimento di una bambina, quello che risulta sempre familiare è l’incorruttibile carattere di Montalbano, con qualche intemperanza giovanile in più, ma già riconoscibile come uno dei più umani e amati protagonisti della narrativa italiana contemporanea.
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«Mandami subito Augello e Fazio» disse a Catarella tornandosene nella sua cammara.

«Che fu?» fece Mimì trasendo di corsa seguito dall’altro. «Catarella si è messo a fare voci che tu…»

Vitti a Montalbano giarno come un morto e si scantò, ammutolì.

«Statemi a sentire bene. Contrordine. Qualsiasi cosa deve capitare, capiterà domani, sabato, e non lunedì.»

«Come l’hai saputo?» spiò Augello.

«Non me l’ha detto nessuno. Ci avevo già pensato, a questa possibilità, e qualcuno proprio ora me l’ha confermata. Fazio, ricordati che appena finiamo qua, mandi Gallo ad avvertire Mezzano che il suo cinema deve restare a nostra completa disposizione dalle ventuno alle ventiquattro di oggi.»

I due si taliarono strammati.

«Di oggi?!» spiò Augello. «Ma se tu stesso hai detto che la storia dovrebbe concludersi sabato!»

«Mimì, è l’unico modo che abbiamo di tagliargli la strada. Una volta tanto, se la mia supposizione è giusta, lo precediamo. Ma è cosa troppo longa spiegarvi il mio ragionamento. Meno tempo perdiamo e meglio è, credetemi. E tempo ce ne resta picca assà. Precipitatevi con gli altri ad avvertire le famiglie. Dite di presentarsi alle nove precise. Hanno cinque ore per prepararsi. Se c’è qualche malato ce lo facciano sapere, mandiamo a pigliarlo con un’ambulanza. Mimì, tu ti metti alla porta del cinema con l’elenco e spunti i nomi di quelli che entrano. Se qualcuno non si è presentato, avverti Fazio che provvederà a farlo ricercare e prelevare. D’accordo?»

«D’accordo» fecero i due in coro.

«Ripeto: voglio avere la certezza assoluta che alle nove e mezza di stasira Tutte le persone interessate sono dintra a quel locale.»

«Che gli contiamo stavolta?» spiò Fazio.

«La verità.»

«E cioè?»

«Che se non fanno quello che gli diciamo, corrono un pericolo mortale. Vedrai, si precipiteranno.»

«Mi permetti un’osservazione?» spiò Mimì.

«Certo.»

«Questa storia dell’anticipo a sabato è il risultato di un tuo ragionamento. è così?»

«Sì.»

«Ora metti caso che il tuo ragionamento sia sbagliato. Ne consegue che il pazzo farà quello che ha in testa di fare il lunedì che viene, come i lunedì passati» continuò Augello. «In questo caso, come facciamo a persuadere la gente a tornare al cinema lunedì?»

«Gli diciamo che abbiamo cangiato pellicola» disse Montalbano. «E che c’è macari l’avanspettacolo.»

Il tenente dei carrabinera Cesare Romitelli ascutò in perfetto silenzio la storia che gli contò Montalbano e subito appresso si dedicò a una sistematica quanto inutile opera di messa in ordine di tutto quello che aviva sulla scrivania. Doppo, isò l’occhi e taliò il commissario.

«Lei mi mette in una situazione imbarazzante» disse spostando una cartella dal lato mancino al lato di dritta.

«Perché?» spiò Montalbano.

«Commissario, io credo alla storia che mi ha raccontato. Veramente. E sono pronto a collaborare con lei. Ma devo informare i miei superiori e lei questo non lo vuole, come non vuole informare i suoi. è così?»

«Sì.»

«Ma noi siamo militari, commissario.»

«Capisco» disse Montalbano.

Stettero muti per tanticchia.

«La cosa sarebbe assolutamente diversa» ripigliò Romitelli «se una mia pattuglia, passando nei pressi del cinema Mezzano, nota, per caso, un assembramento. Allora ha il dovere d’intervenire, anche chiedendo rinforzi, per mantenere l’ordine pubblico. Mi sono spiegato?»

«Si è spiegato benissimo» disse Montalbano susendosi e stringendo la mano al tenente.

Niscì dalla caserma dei carrabinera sollevato. Aviva macari ottenuto, dal sindaco, l’invio di una decina di guardie municipali. Da solo, con I so’ uomini, non ce l’avrebbe fatta a contenere le centinara di curiosi che avrebbero scasato appena la notizia si veniva a sapere.

La trasuta al cinema delle famiglie convocate avvenne tra due ali di folla rumoreggiante a malappena trattenuta da carrabinera e vigili urbani. Tutta la faccenna, va a sapìri pirchì, aviva pigliato un tono allegro, di sfottò reciproco tra quelli che trasivano e quelli che li taliavano trasiri.

Ma, tra i convocati, ci furono macari proteste e murmurii, soprattutto da parte dei più anziani. Un picciotto, capelli lunghi, orecchino, barba, si piazzò davanti al commissario e gli fece il saluto fascista. Fazio gli mollò un poderoso càvucio in culo e quello scomparse tra la folla.

Mentri la gente trasiva, il cinema si andava trasformando in qualichi cosa di mezzo tra il nido d’infanzia e l’ospizio dei vecchi.

Finalmente il commissario poté acchianare sul palco seguito da Mimì Augello. Sapiva di non essiri assolutamente capace di parlari in pubblico, era rosso in faccia e si sentiva la vucca tutta allappusa come quanno si mangia il limone.

«Il commissario Montalbano sono. Scusatemi per il disturbo, ma l’ho fatto nel vostro stesso coso, come si dice…»

«Interesse» gli suggerì Augello.

«… interesse. C’è uno che… ci sta una situazione che… insomma, passo la parola al mio vice dottor Augello.»

Scinnì dalla scaletta assuppato di sudore. Mimì fu rapido ed efficace, spiegò quello che doviva spiegari, rassicurò i presenti che niente potiva loro accadere all’interno del cinema, presidiato dintra e fora. Annunziò che sarebbe stato fatto l’apello per maggiore sicurezza. Acchianò Fazio con l’elenco in mano e gli si mise allato.

Si sentirono risatine, commenti, la tensione era di molto calata. L’appello era arrivato quasi alla fine quanno ci fu un intoppo.

«Ostellino Francesco.»

«Presente.»

«Ostellino Saverio.»

Nisciuno arrispose.

«Ostellino Saverio?» ripeté Fazio.

Manco stavolta venne risposta.

«Mi chiamo Ostellino Tiziano» fece allora un sittantino susendosi. «Francesco che ha appena risposto e Saverio sono miei figli.»

Intanto macari Francesco Ostellino si era susuto e si taliava torno torno alla cerca del fratello.

«Non lo vedo» disse.

«Era con me» ripigliò il padre. «Siamo arrivati tutti e tri davanti al cinema, eravamo appena trasuti quanno mi disse che faceva un salto fora per accattare le sigarette.»

Un brivido violento, peggio della fevri tirzana, scosse il commissario dalla testa ai piedi. No, l’assenza di Saverio Ostellino non era un caso: ebbe la certezza d’essere arrinisciuto a far fare il primo passo falso all’avversario.

Scattò come una saitta verso il sittantino.

«Suo figlio Saverio vive da solo o con lei?»

«Da solo nella casa che…»

«Ce l’ha per caso le chiavi?»

«Sì.»

«Me le dia e macari l’indirizzo» gli intimò.

E mentri quello obbediva senza sciatari, continuò rivolto a Mimì e a Fazio ch’erano sul palco:

«Voi due venite con me. Gallo continui l’appello.»

Niscirono di corsa dal cinema, for a adesso non ci stavano più curiosi o sfacinnati. A pochi passi c’era l’insegna di un sale e tabacchi. Lo spaccio aviva la saracinesca abbassata a metà. Si calarono e trasirono.

«Ora è chiuso!» vociò il proprietario a vederseli comparire davanti tutti e tri all’improviso.

«Polizia! Lei conosce un tale che si chiama Saverio Ostellino?»

«Sì, qualche volta se le accatta qua le sigarette.»

«L’ha visto un’oretta, un’oretta e mezza fa?»

«Non lo vedo da aieri.»

«Ci sono altri tabaccai qua vicino?»

«Sissi, ce n’è un altro nel vicolo appresso.»

Nella prescia, Mimì Augello non calcolò bene l’altizza della saracinesca e ci desi una gran craniata. Si esibì in una litania di santioni. Arrivarono all’altra tabaccheria che il proprietario stava inserrando una vetrinetta piena di pipe che c’era allato alla porta.

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