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La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
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«Fatelo sopra l’apertura» disse Perrin. «Assicuratevi che ogni granello finisca nell’acqua.»

La donna magra guardò verso Mishima, il quale disse con fermezza. «Fa’ come ordina lord Perrin, Arcata.»

Perrin la osservò mentre svuotava il sacco dentro l’acquedotto, con le mani sollevate sopra la testa. I granelli scuri galleggiarono via verso Malden. Lui ne aveva messo un pizzico dentro una tazza d’acqua, detestando sprecare perfino quel poco, e c’era voluto qualche tempo prima che assorbissero abbastanza acqua da affondare. Abbastanza da raggiungere la grande cisterna nella città, sperava. E in caso contrario potevano precipitare nell’acquedotto stesso. La cisterna si sarebbe tramutata comunque in te di radice biforcuta, prima o poi. Volesse la Luce che fosse forte abbastanza. Con un po’ di fortuna, perfino tanto forte da influenzare gli algai’d’siswai. Le Sapienti che potevano incanalare erano il suo bersaglio, ma avrebbe preso ogni vantaggio che poteva ottenere. Volesse la Luce che non diventasse forte prima di quanto lui si aspettava. Se quelle Sapienti avessero cominciato a barcollare troppo presto, avrebbero potuto dedurne la causa prima che lui fosse pronto. Ma tutto quello che poteva fare era andare avanti come se lo sapesse con esattezza. Quello e pregare.

Per quando il secondo sacco stava venendo versato nel canale di pietra, gli altri iniziarono ad assieparsi su per il pendio. Prima giunse Seonid, una donna bassa che teneva le sue scure gonne divise sollevate dal fango. Spostando la sua attenzione dalle Fanciulle a lei, Mishima fece uno di quei piccoli gesti per tenere lontano il male. Strano che potessero credere che una cosa del genere funzionasse. I soldati allineati con i loro sacchi la fissarono, sgranando gli occhi per la maggior parte, e si agitarono sui piedi. I Seanchan non erano affatto a loro agio nel lavorare con delle Aes Sedai. I suoi Custodi, Furen e Teryl, la seguivano da presso, ciascuno con una mano appoggiata sull’elsa della spada. Anche loro provavano lo stesso disagio verso i Seanchan. Uno era scuro con del grigio che striava i suoi ricci capelli neri, l’altro dalla carnagione chiara e giovane, con baffi arricciati, tuttavia erano simili come piselli di un baccello, alti, magri e duri. Rovair Kirklin giunse un poco dietro di loro, un uomo compatto con capelli scuri che si andavano diradando e un’espressione cupa. Non gli piaceva essere separato da Masuri. Tutti e tre gli uomini avevano fagotti simili contenenti cibo assicurati sulla schiena e otri gonfi che pendevano dalle loro spalle. Un uomo dinoccolato appoggiò i suoi sacchi dal lato dell’apertura mentre la donna magra tornava già lungo il pendio per prenderne altri. Sui carretti ce n’erano alte pile.

«Ricorda,» disse Perrin a Seonid «il pericolo maggiore sarà andare dalla cisterna alla fortezza. Dovrai usare il camminamento sulle mura, e perfino a quest’ora potrebbero esserci degli Shaido nella città.» Alyse era sembrata incerta su questo. Un tuono rimbombò cupo in lontananza, poi di nuovo. «Forse avrai la pioggia a nasconderti.»

«Grazie» ribatté lei in tono gelido. Il suo volto ombreggiato dalla luna era una maschera di serenità da Aes Sedai, ma il suo odore aveva una forte punta di indignazione. «Non avrei saputo niente di tutto questo se non me l’avessi detto tu.» Il momento successivo la sua espressione si attenuò e gli appoggiò una mano sul braccio. «So che sei preoccupato per lei. Faremo quello che può essere fatto.» Il suo tono non era esattamente caldo — non lo era mai —, ma non così gelido quanto prima, e il suo odore si era addolcito dalla compassione.

Teryl la sollevò sul bordo dell’acquedotto — il Seanchan che vi stava svuotando la radice biforcuta, un tizio alto con quasi altrettante cicatrici di Mishima, quasi lasciò cadere il suo sacco — e lei fece una debole smorfia prima di far volteggiare le sue gambe dall’altra parte e abbassarsi nell’acqua con un piccolo rantolo. Doveva essere fredda. Abbassando la testa, si mosse fuori vista verso Malden. Furen si arrampicò dietro di lei, poi Teryl e infine Rovair. Dovettero piegarsi per bene per entrare sotto il tetto dell’acquedotto.

Elyas diede una pacca sulla spalla a Perrin prima di issarsi su. «Mi sarei dovuto tagliare la barba corta come la tua per tenerla fuori dall’acqua» disse fissandola. Quella barba grigia, scompigliata dalla brezza, gli ricopriva il petto. Se era per quello, i suoi capelli, raccolti sulla nuca con una corda di cuoio, gli pendevano fino in vita. Portava un piccolo fagotto di cibo e anche un otre. «Tuttavia, un bagno freddo aiuta un uomo a tenere la mente lontana dai guai.»

«Pensavo che fosse per tenerla lontana dalle donne» disse Perrin. Non era dell’umore di scherzare, ma non poteva aspettarsi che tutti fossero cupi quanto lui.

Elyas rise. «Cos’altro può causare guai a un uomo?» Scomparve nell’acqua e Tallanvor prese il suo posto.

Perrin gli afferrò la scura manica della giacca. «Niente eroismi, bada bene.» Aveva avuto pensieri contrastanti sul lasciare che quell’uomo partecipasse a quello.

«Niente eroismi, mio signore» acconsentì Tallanvor. Per la prima volta da lungo tempo, pareva impaziente. Il suo odore fremeva di impazienza. Ma in esso c’era anche una punta di cautela. Quella cautela era l’unica ragione per cui non era rimasto nel loro accampamento. «Non metterò a rischio Maighdin. O lady Faile. Voglio solo vedere Maighdin molto prima.»

Perrin annuì e lo lasciò andare. Poteva capirlo. Anche parte di lui voleva arrampicarsi in quell’acquedotto. Per vedere Faile mollo prima. Ma ogni parte del lavoro doveva essere fatta a dovere e lui aveva altri compiti. Inoltre, se lui fosse stato davvero dentro Malden, non era certo di potersi trattenere dal cercare di trovarla. Non riusciva ad avvertire il proprio odore, ovviamente, ma dubitava che in esso ci fosse della cautela ora. Le pale del mulino ruotarono di nuovo con forti cigolii mentre il vento cambiava direzione. Perlomeno non sembrava mai cessare lì. Qualunque interruzione del flusso d’acqua sarebbe stata disastrosa.

La sommità della sporgenza stava diventando affollata ora. Venti dei seguaci di Faile stavano attendendo il loro turno presso l’acquedotto, tutti quelli che rimanevano tranne i due che stavano spiando Masema. Le donne indossavano giacche e brache da uomo e avevano i capelli tagliati corti tranne per una coda dietro a imitazione degli Aiel, anche se nessun Aiel avrebbe portato una spada come facevano loro. Molti dei Tarenesi si erano rasati la barba perché gli Aiel non la portavano. Dietro di loro cinquanta uomini dei Fiumi Gemelli recavano alabarde e archi senza corda, queste ultime riposte al sicuro all’interno delle loro giacche, e ciascuno aveva tre faretre stracolme legate sulla schiena assieme a un pacco di cibo. Ogni uomo nell’accampamento si era offerto volontario per quello e Perrin aveva dovuto fare in modo che estraessero le pagliuzze. Aveva preso in considerazione di inviare un numero doppio o anche più. Seguaci di Faile e uomini dei Fiumi Gemelli avevano i propri otri e involti di cibo. Il flusso costante di soldati seanchan continuò, portando sacchi pieni su per il pendio e giù sacchi vuoti. Filano disciplinati. Quando un uomo scivolava nel fango e cadeva, cosa che accadeva con qualche regolarità, non c’erano imprecazioni o nemmeno borbottii. Si limitavano a rialzarsi e andare avanti.

Selande Darengil, con indosso una giacca scura con sei strisce di colore orizzontali lungo il petto, si fermò per porgere la mano a Perrin. Gli arrivava solo fino al petto, ma Elyas affermava che maneggiava la spada che portava al fianco in modo credibile. Perrin non pensava più che lei e gli altri fossero sciocchi — be’, non sempre — malgrado i loro tentativi per copiare le usanze degli Aiel. Con delle differenze, naturalmente. La coda di capelli scuri sulla nuca di Selande era legata con un tratto di nastro scuro. Non c’era paura nel suo odore, solo determinazione. «Grazie per averci permesso di essere parte di questo, mio signore» disse in quel preciso accento cairhienese. «Non ti deluderemo. Né deluderemo lady Faile.»

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