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La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
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Selucia si spostò sulla sua sella e Tuon le foce cenno Pazienza in alta forma imperativa, un comando. Mantenne il suo volto impassibile, ma dentro di sé era furiosa. Sapere dove si trovavano i soldati forniva indizi su dove andavano. Doveva esserci qualche modo per bruciare quella mappa. Quello sarebbe stato altrettanto importante quanto mettere le mani su una di quelle manovelle da balestra.

«Vorrò parlare anche con mastro Roidelle» disse Giocattolo.

Alcuni soldati vennero a prendere i cavalli e per un po’ tutto sembrò calca e confusione. Un tizio sdentato prese le redini di Akein e Tuon gli diede esplicite istruzioni su come accudire la giumenta. Lui rispose con un’occhiata stizzita assieme al suo inchino. I comuni cittadini in quelle terre parevano credersi uguali a chiunque. Selucia diede lo stesso tipo di istruzioni al giovane uomo dinoccolato che prese Bocciolo di rosa. Tuon pensava che fosse un nome appropriato per il cavallo di una cameriera. Il giovane fissò il petto di Selucia finché lei lo schiaffeggiò. Lui si limitò a sogghignare e condurre via il bruno grigiastro sfregandosi la guancia. Tuon sospirò. Quello era appropriato per Selucia, ma per lei colpire un comune cittadino l’avrebbe costretta ad abbassare gli occhi per mesi.

Molto presto, però, si ritrovò su uno sgabello pieghevole con Selucia alle sue spalle, e il corpulento Lopin offrì loro delle tazze di stagno piene di té scuro, inchinandosi in modo piuttosto corretto a Selucia così come a lei. Non un inchino abbastanza profondo, ma l’uomo dall’incipiente calvizie ci provò. Il suo té era addolcito col miele quasi alla perfezione, d’altro canto lui gliel’aveva offerto abbastanza spesso da sapere come le piaceva. Attorno a loro tutto fremeva di attività. Talmanes ebbe una breve rimpatriata col brizzolato Nerim, che a quanto pareva era il suo servitore ed era felice di essere di nuovo con lui. Perlomeno l’espressione dell’uomo magro di solito luttuosa fece guizzare per davvero un sorriso momentaneo. Il genere di cose che sarebbero dovute avvenire in privato. Leilwin e Domon permisero a mastro Charin di portare Olver a esplorare il campo con Juilin e Thera andarono anche Thom e Aludra, per sgranchirsi le gambe — mentre loro si accomodarono senza fretta su alcuni sgabelli lì vicino. Leilwin si spinse addirittura fino a fissare Tuon senza sbattere le palpebre per un lungo istante. Selucia emise un suono basso molto simile a un ringhio, ma Tuon ignorò la provocazione e fece un gesto a comare Anan perché portasse lo sgabello dov’era seduta vicino al suo. Prima o poi i traditori sarebbero stati puniti, così come il ladro, la proprietà restituita ai legittimi proprietari e le marath’damane messe al guinzaglio, ma quelle cose dovevano aspettare: ve n’erano altre più importanti.

Comparvero altri tre ufficiali, giovani nobili con quella mano rossa sulle loro giacche di seta scura ed ebbero la propria rimpatriata con Giocattolo, con un bel po’ di risate e corpetti sulla spalla, cosa che loro parevano prendere come un segno di affetto. In poco tempo riuscì a distinguerli. Edorion era l’uomo magro e scuro con l’espressione seria tranne quando sorrideva, Reimon era il tizio dalle spalle ampie che sorrideva fin troppo e Carlomin quello alto e snello. Edorion era rasato, mentre Reimon e Carlomin avevano entrambi barbe scure modellate a punta e luccicanti come se oliate. Tutti e tre si profusero in profondi inchini per le Aes Sedai. Si inchinarono perfino a Bethamin e Seta! Tuon scosse il capo.

«Ti ho detto piuttosto spesso che è un mondo diverso da quello a cui sei abituata,» mormorò comare Anan «ma non riesci ancora a crederci, vero?»

«Solo perché una cosa è in un certo modo» ribatte Tuon «non significa che dovrebbe essere così, perfino se lo è stata per molto tempo.»

«Alcuni potrebbero dire lo stesso del tuo popolo, mia signora.»

«Alcuni potrebbero.» Tuon lasciò cadere lì la questione, anche se di solito gradiva le sue conversazioni private con quella donna. Comare Anan obiettava contro il mettere al guinzaglio le marath’damane, come ci si poteva aspettare, e perfino contro il tenere dei da’covale, addirittura, eppure quelle erano discussioni piuttosto che litigi, e Tuon l’aveva indotta a cedere su alcuni punti. Aveva la speranza di far cambiare idea a quella donna, prima o poi. Non quel giorno, però. Voleva la sua mente concentrata su Giocattolo.

Comparve mastro Roidelle, un uomo brizzolato dal volto tondo, la cui mole gli tendeva la giacca scura, seguito da sei giovani uomini dall’aspetto aitante, ciascuno che portava una lunga custodia cilindrica in pelle. «Ho portato tutte le mappe dell’Altara che ho, mio signore» disse a Talmanes con un accento musicale inchinandosi. In quelle terre tutti parlavano come se avessero fretta di far uscire le parole? «Alcune coprono l’intero paese, altre non più di cento miglia quadrate. Le migliori sono le mie, naturalmente, quelle che ho fatto nelle passate settimane.»

«Lord Mat vi dirà cosa vuole vedere» disse Talmanes. «Vuoi pensarci tu, Mat?»

Ma Giocattolo stava già dicendo al cartografo quello che voleva: la mappa contrassegnata con gli accampamenti seanchan. In breve venne selezionata dalle altre in una delle custodie e spiegata sul terreno con Giocattolo acquattato lì accanto. Mastro Roidelle mandò uno dei suoi assistenti a prendergli uno sgabello. Se avesse cercato di imitare Giocattolo, la giacca gli sarebbe scoppiata e probabilmente sarebbe anche finito per terra. Tuon fissò la mappa con sguardo avido. Come metterci le mani sopra?

Scambiando occhiate e ridendo come se essere snobbati fosse la cosa più divertente al mondo, Talmanes e gli altri tre uomini si diressero verso Tuon. Le Aes Sedai si radunarono attorno alla mappa sul terreno finché Giocattolo non disse loro di smettere di scrutare da sopra la sua spalla. Quelle si spostarono un poco, con Bethamin e Seta che le tallonavano dalla distanza, e iniziarono a parlare piano fra loro. Se Giocattolo avesse prestato qualche attenzione alle loro espressioni, specialmente quella di Joline, si sarebbe potuto preoccupare nonostante l’incredibile ter’angreal che comare Anan aveva detto che portava su di sé.

«Noi siamo più o meno qui, giusto?» disse lui, indicando un punto col dito. Mastro Roidelle mormorò che era così. «Dunque questo è il campo dove dovrebbe trovarsi il raken? La bestia volante?» Un altro mormorio di assenso. «Bene. Che genere di accampamento è? Quanti uomini ci sono?»

«A quanto pare si tratta di un campo di rifornimenti, mio signore, per approvvigionare di nuovo le pattuglie.» Il giovane tornò con un altro sgabello pieghevole e l’uomo corpulento vi si accomodò con un grugnito. «Circa un centinaio di soldati, sembra, perlopiù Altarani, e circa duecento operai, ma mi è stato detto che a volle possono esserci altri cinquecento soldati.» Un uomo cauto, mastro Roidelle.

Talmanes fece uno di quegli strani inchini, con un piede in avanti, e gli altri tre lo imitarono. «Mia signora,» disse Talmanes «Vanin mi ha informato della tua situazione e delle promesse che ti ha fatto lord Mat. Voglio solo dirti che lui è un uomo di parola.»

«Lo è, mia signora» mormorò Edorion. «Sempre.» Tuon gli fece cenno di farsi da parte in modo da poter continuare a osservare Giocattolo e lui lo fece con un’occhiata sorpresa verso Giocattolo e un’altra per lei. Tuon gli rivolse uno sguardo severo. L’ultima cosa che voleva era che questi uomini iniziassero a immaginare delle cose. Non tutto era ancora accaduto come doveva. C’era ancora una possibilità che tutto quanto potesse andare storto.

«È un lord o no?» domandò.

«Perdonami,» disse Talmanes «ma potresti ripeterlo? Le mie scuse. Devo avere dello sporco nelle orecchie.» Lei si ripete con attenzione, ma a loro ci volle ancora un minuto per decifrare quello che aveva detto.

«Che io sia folgorato, no» disse Reimon infine con una risata. Si accarezzò la barba. «Tranne per noi. È abbastanza lord per noi.»

«Perlopiù lui disprezza i nobili» disse Carlomin. «lo ritengo un onore essere fra i pochi che non disprezza.»

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