La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
«So che non lo farete» disse, stringendole la mano. C’era stato un tempo in cui Selande aveva messo in chiaro che serviva Faile, non lui. Perrin strinse la mano di ognuno di loro prima che si arrampicassero nell’acquedotto. Odoravano tutti determinati. Così come Ban al’Seen, che comandava gli uomini dei Fiumi Gemelli che sarebbero andati dentro Malden.
«Quando Faile e gli altri giungeranno, blocca le porte esterne, Ban.» Perrin gliel’aveva detto prima, ma non riuscì a fare a meno di ripetersi. «Poi vedi se riesci a riportarli su per l’acquedotto.» Quella fortezza non aveva mantenuto fuori gli Shaido la prima volta e, se qualcosa fosse andato storto, Perrin dubitava che l’avrebbe fatto anche stavolta. Non aveva intenzione di venir meno al suo accordo con i Seanchan — gli Shaido l’avrebbero pagata per quello che avevano fatto a Faile, e inoltre non poteva lasciarseli indietro a continuare a razziare la campagna — , ma voleva che lei fosse portata al sicuro al più presto possibile.
Ban puntellò il bastone del suo arco e l’alabarda contro l’acquedotto e si issò su per allungare una mano dentro, verso il basso. Quando tornò a terra, si asciugò la mano umida sulla giacca poi si sfregò il lato sul suo naso pronunciato. «Sotto l’acqua c’è una patina di qualcosa che sembra melma di stagno. Sarà già abbastanza difficile scendere per quell’ultimo pendio senza scivolare giù, lord Perrin, tantomeno cercare di arrampicarcisi di nuovo. Suppongo che la cosa migliore sia aspettare dentro la fortezza finché non ci raggiungerai.»
Perrin sospirò. Aveva pensato a mandare delle corde, ma ne sarebbero occorse quasi due miglia per coprire quell’ultimo declivio, fin troppo da trasportare, e se gli Shaido ne avessero notato l’altro capo dove l’acquedotto terminava dentro Malden, avrebbero perlustrato ogni angoletto nella città. Un piccolo rischio, forse, eppure l’amara perdita che ne poteva risultare lo faceva sembrare enorme.
«Sarò lì più veloce che posso, Ban. Te lo prometto.»
Strinse le mani anche a ognuno di loro, Tod al’Caar dalla mascella a lanterna e Leof Torfinn, con una striscia bianca fra i capelli dove correva una cicatrice, infertagli dai Trolloc. Il giovane Kenly Marein, che stava provando con forza a farsi crescere ancora la barba senza successo, e Bili Adarr, che era largo quasi quanto Perrin anche se più basso di un palmo. Bili era un suo distante cugino e uno dei familiari più stretti ancora in vita di Perrin. Era cresciuto con molti di questi uomini, anche se alcuni erano di qualche anno più vecchi di lui. Ce n’erano anche alcuni di qualche anno più giovani. Oramai conosceva uomini giù fino a Deven Ride e su fino a Watch Hill come quelli dai dintorni di Emond’s Field. Non era Faile l’unica ragione per raggiungere quella fortezza più veloce che poteva.
Had al’Lora, un tizio magro con folti baffi come un Tarabonese, fu l’ultimo degli uomini dei Fiumi Gemelli. Mentre si arrampicava dentro l’acquedotto, comparve Gaul, con la faccia ancora velata e quattro lance strette nella mano che teneva il suo scudo di pelle di toro. Mise una mano sul bordo dell’acquedotto e balzò su per mettersi a sedere sulla cimasa di pietra.
«Vai dentro?» domandò Perrin sorpreso.
«Le Fanciulle possono effettuare tutte le perlustrazioni di cui hai bisogno, Perrin Aybara.» Il grosso Aiel lanciò un’occhiata sopra la spalla verso le Fanciulle. A Perrin quello sguardo parve torvo, anche se era difficile esserne certi per via del velo nero che gli nascondeva tutto tranne gli occhi.
«Le ho sentite parlare quando pensavano che non stessi ascoltando. A differenza di tua moglie e degli altri, Chiad è correttamente gai’shain. Anche Bain, ma non mi importa nulla di lei. Chiad ha ancora il resto del suo anno e un giorno da servire dopo che l’avremo liberala. Quando un uomo ha una donna come gai’shain, oppure una donna un uomo, a volte viene fatta una ghirlanda nuziale non appena il bianco viene messo da parte. Non è infrequente. Ma ho sentilo le Fanciulle dire che volevano raggiungere Chiad per prime, per tenerla lontana da me.» Dietro di lui, le dita di Sulin guizzarono nel linguaggio delle mani delle Fanciullo, e una delle altre si portò una mano alla bocca come per soffocare una risata. Allora lo avevano spronato. Forse non erano così contrarie al suo corteggiamento di Chiad come fingevano. O forse c’era qualcosa che a Perrin sfuggiva. L’umorismo aiel poteva essere rozzo.
Gaul scivolò in acqua. Dovette piegarsi quasi parallelo alla superficie per passare sotto la sommità dell’acquedotto. Perrin fissò l’apertura. Sarebbe stato così semplice seguire Gaul. Voltare le spalle fu difficile. La linea di soldati seanchan serpeggiava ancora su e giù per il pendio.
«Mishima, torno al mio accampamento. Grady porterà te al tuo quando avrete finito qui. Fate il possibile per cancellare le tracce prima di andare.»
«Molto bene, mio signore. Ho mandato alcuni uomini a raschiare via un po’ di grasso dagli assali per lubrificare questi mulini. Dal suono pare che possano bloccarsi da un minuto all’altro. Possiamo farlo anche a quelli sulla sporgenza più lontana.»
Prendendo le redini di Stepper, Perrin alzò lo sguardo verso le pale che giravano lente. Lente ma costanti. Non erano mai state fatte per ruotare veloci. «E se qualche Shaido decidesse di venire quassù domani e si domandasse da dove è venuto il grasso?»
Mishima lo osservò per un lungo istante, il suo volto seminascosto dalle ombre proiettale dalla luna. Per una volta, non parve turbato dai suoi scintillanti occhi gialli. Il suo odore... Pareva come se avesse visto qualcosa di inatteso. «Il generale di stendardo aveva ragione su di te» disse lentamente.
«Cos’ha detto?»
«Dovrai chiederlo a lei, mio signore.»
Perrin cavalcò giù per il pendio e fino agli alberi, pensando quanto sarebbe stato facile tornare indietro. Gallenne si sarebbe potuto occupare di ogni cosa da quel punto in poi. Era tutto predisposto. Tranne che i Mayenesi credevano che ogni battaglia culminasse con una grandiosa carica di cavalleria. E preferibilmente cominciasse anche così. Fino a che punto avrebbe aderito al piano? Arganda era più assennato, ma era così in ansia per la regina Alliandre che anche lui avrebbe potuto ordinare per davvero quella carica. Questo lasciava solo lui. La brezza spirò forte e Perrin raccolse il mantello attorno a sé.
Grady, con i gomiti sulle ginocchia, era in una piccola radura seduto su una pietra muscosa semilavorata parzialmente affondata nel terreno, senza dubbio un rimasuglio della costruzione dell’acquedotto. Poche altre come quella si trovavano lì attorno. La brezza impediva a Perrin di percepire il suo odore. Lui non alzò gli occhi finché Perrin non arrestò Stepper lì davanti. Il passaggio che avevano usato per arrivare lì era ancora aperto, mostrando un’altra radura tra alti alberi, non distante da dove i Seanchan erano ora accampati. Sarebbe stato più semplice farli disporre vicino al campo di Perrin, ma lui voleva mantenere Aes Sedai e Sapienti il più lontano possibile da sul’dam e damane. Non temeva che i Seanchan avrebbero infranto la parola di Tylee, ma le Aes Sedai e le Sapienti si irritavano solo a pensare alle damane. Probabilmente a quell’ora le Sapienti e Annoura sarebbero rimaste calme, per il momento. Probabilmente. Perrin non era così sicuro di Masuri. In parecchi sensi. Meglio mantenere fra loro un po’ di leghe per quanto era possibile.
«Va tutto bene, Grady?» Il volto segnato dalle intemperie dell’uomo pareva avere nuove rughe. Poteva essere un inganno delle ombre proiettate dagli alberi alla luce della luna, ma Perrin pensava di no. I carretti erano passati con facilità attraverso il passaggio, ma era forse un po’ più piccolo del primo che aveva visto fare a Grady?