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La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
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«Cos’è stato?» domandò infine Tylee.

«Non lo so.» Il volto di Annoura rimaneva sereno, ma la sua voce era malferma. «Per la Luce, non ne ho idea.»

«Non importa cos’era» disse loro Perrin. Ignorò i loro sguardi. «In tre giorni sarà tutto finito. E questo tutto ciò che conta.» Faile era tutto ciò che contava. Il sole era quasi al suo zenit, ma Faile già si sentiva vessata. L’acqua per il bagno mattutino di Sevanna — se lo faceva due volte al giorno, ora! — non era stata abbastanza calda e Faile era stata picchiata assieme a tutti gli altri, anche se lei e Alliandre si erano trovate lì solo per sfregare la schiena alla donna. Soltanto dall’alba più di venti gai’shain delle terre bagnate avevano implorato che fosse concesso loro di giurare fedeltà. Tre avevano suggerito una rivolta, facendo notare che in tutte quelle tende c’erano più gai’shain che Shaido. Erano parsi interessati quando lei aveva puntualizzato che quasi tutti gli Aiel sapevano come usare una lancia, mentre molti degli abitanti delle terre bagnate erano contadini o artigiani. Pochi avevano mai tenuto in mano un’arma, e ancora meno ne sapevano usare una. Erano parsi interessati, ma quello era il primo giorno in cui qualcuno proponeva una cosa del genere subito dopo aver imprecato. Di solito ci mettevano diversi giorni a rimuginarci. La tensione stava salendo. Verso un massacro, a meno che lei non riuscisse a impedirlo. E ora questo...

«È solo un gioco, Faile Bashere» disse Rolan, Torreggiando sopra di lei mentre camminavano lungo una delle strade fangose che serpeggiavano attraverso le tende degli Shaido. Suonava divertito e un piccolissimo sorriso gli incurvava le labbra, Davvero un uomo bellissimo.

«Un gioco di baci, hai detto.» Spostò i pezzi di asciugamani a strisce piegali sopra il suo braccio per attirare la sua attenzione. «Ho del lavoro da fare e non ho tempo per i giochi. Specialmente quelli di baci.»

Faile poteva vedere alcuni Aiel, diversi dei quali uomini, che barcollavano ubriachi perfino a quell’ora, ma la maggior parte della gente in strada era costituita da abitanti delle terre bagnate che indossavano vesti da gai’shain sporche o da bambini che sguazzavano allegramente nelle pozzanghere di fango lasciate dalla pesante pioggia della notte passata. La strada era affollata di uomini e donne in bianco macchiato di fango che portavano canestri, secchi o pentole. Alcuni andavano in giro per delle faccende. C’erano cosi tanti gai’shain nell’accampamento che in effetti non c’era abbastanza lavoro per tutti. Questo non avrebbe impedito a uno Shaido di ordinare a quelle che reputava mani pigre di andare a compiere un lavoro o un altro se quelle mani spuntavano da maniche bianche, però, perfino se era un lavoro inventato. Per cercare di evitare di scavare buche inutili in campi fangosi o di sfregare pentole che erano già pulite, parecchi dei gai’shain avevano preso l’abitudine di trasportare qualcosa che faceva sembrare che stessero lavorando. Questo non aiutava nessuno a evitare il vero lavoro, ma contribuiva a prevenire l’altro tipo. Faile non doveva preoccuparsi di quello con la maggior parte degli Shaido, non finché indossava quelle spesse catene d’oro attorno a collo e vita, ma la collana e la cintura non bastavano a dissuadere le Sapienti. Lei aveva sfregato pentole pulite per alcune di loro. E a volte era stata punita per non essere a disposizione quando Sevanna la voleva. Da qui gli asciugamani.

«Potremmo cominciare con uno dei giochi di baci che fanno i bambini,» disse lui «anche se in quelli le penitenze a volte sono imbarazzanti. Nei giochi degli adulti, le penitenze sono divertenti. Perdere può essere piacevole quanto vincere.»

Faile non riuscì a fare a meno di ridere. Quell’uomo era davvero insistente. All’improvviso vide Galina affrettarsi tra la folla nella sua direzione, tenendo sollevate le sue vesti di seta bianca dal fango, gli occhi che cercavano avidi. Faile aveva sentito che da quella mattina alla donna era stato concesso di indossare di nuovo i vestiti. Naturalmente non era mai stata senza l’alta collana e l’ampia cintura d’oro e gocce di fuoco. Uno strato di capelli lungo meno di un pollice le copriva la testa e, addirittura, vi era appuntato un grosso nastro rosso. Pareva improbabile che fosse per scelta della donna. Solo un volto a cui Faile non poteva attribuire età la convinceva che Galina era davvero Aes Sedai. Oltre a quello, lei non era sicura di nulla su di lei tranne il pericolo che rappresentava. Galina la notò e si fermò di colpo, con le mani che tastavano le proprie vesti. La Aes Sedai squadrò Rolan incerta.

«Devo pensarci su, Rolan.» Non aveva intenzione di rifiutare definitivamente finché non fosse stata sicura di Galina. «Mi serve tempo per pensarci.»

Il dito che lui le fece scorrere delicatamente lungo la guancia prima di allontanarsi la fece rabbrividire. Per gli Aiel toccare la guancia di qualcuno in pubblico era come baciarsi. Di certo era sembrato un bacio a lei. Innocuo? In qualche modo lei dubitava che qualunque gioco che comprendesse baciare Rolan sarebbe terminato solo con dei baci. Per fortuna non avrebbe dovuto scoprirlo — o nascondere nulla a Perrin — se Galina fosse stata di parola. Se.

La Aes Sedai scattò verso di lei non appena Rolan se ne fu andato. «Dov’è?» domandò Galina, afferrandole il braccio. «Dimmelo! So che ce l’hai tu. Devi averla!» La donna suonava quasi implorante. Il trattamento che Therava le aveva riservato aveva mandato in frantumi quella decantata compostezza da Aes Sedai.

Faile scrollò via la sua stretta. «Prima dimmi di nuovo che porterai con te le mie amiche e me quando te ne andrai. Dimmelo chiaramente, e dimmi quando te ne andrai.»

«Non osare parlarmi a quel modo» sibilò Galina.

Faile vide puntolini neri nella sua visuale prima di rendersi conto di essere stata schiaffeggiata. Con sua sorpresa, schiaffeggiò a sua volta l’altra donna più forte che poteva, facendola barcollare. Si astenne dal portare una mano alla sua faccia dolorante, ma Galina sfregò la propria guancia, i suoi occhi sgranati dalla sorpresa. Faile si fece forza, forse in vista di un colpo col Potere o qualcosa di peggio, ma non accadde nulla. Alcuni dei gai’shain di passaggio le fissarono, ma nessuno si fermò o nemmeno rallentò. Qualunque cosa sembrasse un raduno di gai’shain avrebbe attirato gli occhi degli Shaido e fruttato delle punizioni a chiunque vi fosse stato coinvolto.

«Dimmelo» ripeté Faile.

«Porterò te e le tue amiche con me» praticamente ringhiò Galina, costringendosi ad abbassare la mano. «Me ne andrò domani. Se ce l’hai. Altrimenti Sevanna saprà chi sei entro un’ora!» Be’, quello sì che era parlare chiaramente.

«È nascosta in città. Te l’andrò a prendere ora.»

Ma mentre si voltava, Galina le afferrò di nuovo il braccio. Gli occhi della Aes Sedai dardeggiarono attorno e lei abbassò la voce come se all’improvviso fosse preoccupata che qualcuno potesse sentire. Suonava spaventata. «No. Non rischierò che qualcuno lo veda. Me la darai domattina. In città. Ci incontreremo lì. Al margine sud. Contrassegnerò l’edificio. Con una sciarpa rossa.»

Faile sbatte le palpebre. La metà meridionale di Malden era un guscio bruciato. «Perché lì?» chiese incredula.

«Perché nessuno ci va, sciocca! Perché nessuno ci vedrà!» Gli occhi di Galina stavano ancora dardeggiando. «Domattina, presto. Non presentarti e te ne pentirai!» Raccogliendo le gonne della sua veste di seta, si allontanò in tutta fretta tra la folla.

Faile si accigliò nel guardarla andar via. Si sarebbe dovuta sentire entusiasta, ma non era così. Galina pareva quasi incontrollata, imprevedibile. Tuttavia le Aes Sedai non potevano mentire. Non pareva esserci alcun modo in cui lei potesse districarsi dalla sua promessa. E se anche ne avesse trovato uno, c’erano sempre i suoi piani di fuga, anche se quelli non sembravano molto più elaborati, e semmai più pericolosi, di quando avevano iniziato. Il che lasciava Rolan. E i suoi giochi di baci. Galina doveva mantenere la sua parola. Doveva.

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