La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
«Sono solo un po’ stanco, mio signore» disse Grady in tono esausto. Rimase seduto con i gomiti sulle ginocchia. «Tutto questo Viaggiare che abbiamo fatto dì recente... Be’, non avrei potuto mantenere aperto il passaggio per il tempo sufficiente a farvi passare tutti quei soldati ieri. Ecco perché ho preso l’abitudine di legarli.»
Perrin annuì. Entrambi, gli Asha’man erano stanchi. Incanalare sottraeva a un uomo tante energie quanto vibrare un martello tutto il giorno alla forgia. Ancora di più, in verità. Un uomo col martello poteva continuare a lavorare molto più a lungo di qualunque Asha’man. Quello era il motivo per cui era l’acquedotto la strada dentro Malden e non un passaggio, il perché non ci sarebbe stato alcun passaggio a portar fuori Faile e gli altri, per quanto Perrin lo desiderasse. Ai due Asha’man parevano restare poche forze prima di dover riposare, e quel poco doveva essere usato dov’era più necessario.
Per la Luce, quello era uri pensiero duro. Solo che se Grady o Neald avessero aperto un passaggio in meno del necessario, parecchi uomini sarebbero morti. Una decisione difficile.
«Avrò bisogno di te e di Neald dopodomani.» Era come dire che aveva bisogno dell’aria. Senza gli Asha’man, tutto diventava impossibile. «Sarete uomini indaffarati.» Quello sì che era minimizzare.
«Indaffarati come un uomo con un solo braccio che intonaca un soffitto, mio signore.»
«Te la senti?»
«Devo, mio signore, non è così?»
Perrin annuì di nuovo. Bisognava fare quello che andava fatto. «Rimandami al nostro accampamento. Dopo che avrai fatto tornare Mishima e i suoi al loro, tu e le Fanciulle potrete dormire lì, se preferite.» Quello avrebbe risparmiato un poco Grady per quello che avrebbe dovuto fare dopo due giorni.
«Non so le Fanciulle, mio signore, ma io preferirei tornare a casa stanotte.» Voltò la testa per guardare il passaggio senza alzarsi, ed esso si ridusse al contrario di come si era aperto, con la visuale attraverso che parve ruotare mentre si restringeva, terminando con una sferzata verticale di luce azzurro-argentea che lasciò una debole sbarra violacea nella visuale di Perrin quando si estinse.
«Quelle damane mi fanno accapponare la pelle. Non vogliono essere libere.»
«Come lo sai?»
«Ho parlato con alcune di loro quando nessuna delle sul’dam era nei paraggi. Non appena ho toccato l’argomento che forse avrebbero preferito stare senza quei guinzagli, giusto un accenno, hanno cominciato a urlare per chiamare le sul’dam. Le damane piangevano e le sul’dam le coccolavano, le accarezzavano e mi scoccavano occhiate omicide. Mi ha fatto accapponare la pelle.»
Stepper percosse il terreno con uno zoccolo impaziente e Perrin gli diede una pacca sul collo. Grady era fortunato che quelle sul’dam l’avessero lasciato andare con tutta la pelle. «Qualunque cosa accada con le damane, Grady, non sarà questa settimana o la prossima, e non saremo noi a mettere le cose a posto. Perciò lascia stare le damane. Abbiamo un lavoro da portare a termine davanti a noi.» E un patto col Tenebroso per farlo. Scacciò via quel pensiero. Comunque era diventato difficile pensare che Tylee Khirgan fosse dalla parte del Tenebroso. O Mishima. «Lo capisci?»
«Lo capisco, mio signore. Sto solo dicendo che mi fa accapponare la pelle.»
Un’altra linea azzurro-argentea comparve, allargandosi in un’apertura che mostrò una radura fra grossi alberi disposti ad ampi intervalli e un basso affioramento di roccia. Abbassandosi contro il collo di Stepper, Perrin lo attraversò. Il passaggio si richiuse dietro di lui e Perrin cavalcò attraverso gli alberi fino a giungere alla vasta radura dov’era situato l’accampamento, vicino a quello che una volta era stato il minuscolo villaggio di Brytan, un insieme di casupole infestate di pulci in cui nemmeno la notte più piovosa avrebbe indotto un uomo a entrare. Le sentinelle fra gli alberi non lanciarono avvertimenti, naturalmente. L’avevano riconosciuto.
In quel momento lui non voleva nient’altro tranne le sue coperte. Be’, Faile, certo, ma non potendo avere lei, voleva soltanto restare da solo al buio. Probabilmente non sarebbe riuscito ad addormentarsi nemmeno stavolta, ma avrebbe trascorso la notte come aveva fatto spesso, pensando a lei, ricordandola. A poca distanza dal denso raggruppamento di pali appuntiti che circondava il campo, però, arrestò Stepper. Un raken era accucciato appena fuori dai pali, col suo lungo collo grigio abbassato in modo che una donna con una giacca marrone con cappuccio potesse grattare il suo muso scaglioso. Il cappuccio le pendeva lungo la schiena, rivelando capelli tagliati corti e un volto duro e stretto. Guardò Perrin come se lo riconoscesse, ma continuò a grattare la creatura. La sella sulla sua schiena era fatta per due cavalieri. Pareva che fosse giunto un messaggero. Fece svoltare Stepper in uno dei passaggi angolati lasciati fra i pali per consentire l’ingresso ai cavalli. Ma non rapidamente.
Quasi tutti erano già andati a dormire. Percepì del movimento presso le linee dei cavalli, nel cuore dell’accampamento, probabilmente alcuni degli stallieri o dei maniscalchi cairhienesi, ma le tende di tela rattoppata e le piccole capanne di rami di sempreverdi intrecciati, ormai diventati bruni da lungo tempo, erano buie e silenziose. Nulla si muoveva tra le basse tende aiel e solo poche sentinelle camminavano su e giù nella più vicina sezione mayenese del campo. I Mayenesi e i Ghealdani riponevano poca fiducia negli uomini dei Fiumi Gemelli fra gli alberi. La sua alta tenda a strisce rosse era illuminata, però, e le ombre di parecchie persone si muovevano sulle sue pareti. Quando smontò davanti alla tenda, Athan Chandin comparve a prendere le redini e portarsi le nocche alla testa mentre si ingobbiva in una sorta di inchino. Athan era un bravo arciere, altrimenti non sarebbe stato li, ma aveva un atteggiamento servile. Perrin entrò slacciando la spilla del suo mantello.
«Eccoti qua» disse Berelain in tono vivace. Doveva essersi vestita di fretta, poiché la sua lunga chioma nera pareva come se avesse ricevuto solo una breve passata di spazzola, ma il suo abito per cavalcare grigio dall’alto collo sembrava pulito e ordinato. Le sue servitaci non le lasciavano indossare nulla a meno che non fosse appena stirato. Lei porse a Breane una coppa d’argento perché la riempisse da una caraffa di vino dall’alto collo, cosa che la donna cairhienese fece con una smorfia. La cameriera di Faile disprezzava sentitamente Berelain. Dal canto suo, lei pareva non farci caso. «Perdonami per aver ricevuto ospiti della tua tenda, ma il generale di stendardo voleva vederti e ho pensato di tenerle compagnia. Ci sta raccontando di alcuni Manti Bianchi.»
Balwer era in piedi discretamente in un angolo — l’uomo simile a un uccello poteva passare inosservato come una lucertola su un ramo quando lo desiderava —, ma il suo odore si intensificò al sentir menzionare i Manti Bianchi.
Tylee, con le spalle che tendevano una giacca come quella della volatrice, fece un inchino a gambe dritte mantenendo al contempo un occhio su Annoura. Pareva credere che le Aes Sedai potessero trasformarsi in voraci cani selvaggi in qualunque momento. Perrin pensò che odorasse di angoscia, anche se nulla di questo traspariva dal suo volto scuro. «Mio signore, ho due informazioni che ho ritenuto opportuno portarti immediatamente. Hai iniziato a mettere la radice biforcuta nell’acqua della città?»
«L’ho fatto» disse lui in tono preoccupato, gettando il proprio mantello su uno dei forzieri bordati di ottone, Tylee sospirò. «Ti ho detto che l’avrei fatto. L’avrei fatto due giorni fa se quella sciocca donna ad Almizar non fosse stata così recalcitrante. Cos’è successo?»
«Perdonatemi,» annunciò Lini «ma sono stata fatta levare dalle mie coperte e mi piacerebbe tornarci. Qualcuno ha bisogno di qualcos’altro da me stanotte?» Non ci furono riverenze o ‘mio signore’ dalla donna dall’aspetto fragile, con i suoi capelli bianchi in una treccia allentata per dormire. A differenza di Berelain, il suo abito marrone pareva indossato di fretta, cosa insolita per lei. Il suo odore era nitido e acuto di disapprovazione. Era una di quelli che credevano alla ridicola storia secondo cui Perrin avrebbe dormito con Berelain la stessa notte dopo che Faile era stata catturata. Riuscì a evitare di guardarlo mentre i suoi occhi correvano tutt’attorno all’interno della tenda.