La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
«Una strana coincidenza, non diresti, mastro Merrilin?» chiese. «Incontrare parte dell’esercito di Giocattolo nel bel mezzodì una foresta nell’Altara.»
Lui si accarezzò i lunghi baffi con una nocca, non riuscendo a mascherare un sorrisetto. «Lui è ta’veren, mia signora, e non si può mai dire cosa può accadere attorno a una persona come lui. E sempre... interessante... viaggiare con qualcuno di loro. Mat ha una tendenza a trovare quello che gli serve quando gli serve. A volle ancora prima di sapere che gli serve.»
Tuon lo fissò, ma lui pareva serio. «È legato al Disegno?» Era così che si traduceva quella parola.
«Cosa vorrebbe dire?»
Gli occhi azzurri dell’anziano si sgranarono dallo stupore. «Non lo sai? Ma si dice che Artur Hawkwing sia stato il ta’veren più forte mai visto, forse forte quanto Rand al’Thor. Pensavo che proprio tu avresti... Be’, se non lo sai, non lo sai. I ta’veren sono persone attorno a cui il Disegno si modella, persone che sono state filate dal Disegno stesso per mantenere il corso appropriato della tessitura, forse per correggere difetti che vi si stavano insinuando. Una delle Aes Sedai potrebbe spiegarlo meglio di me.» Come se lei avesse avuto intenzione di conversare con una marath’damane o, peggio ancora, con una damane fuggitiva.
«Grazie» gli disse cortesemente. «Penso di aver udito abbastanza.» Ta’veren. Ridicolo. Queste persone e le loro infinite superstizioni! Un uccellino marrone, sicuramente un fringuello, volò fuori da un’alta quercia e volteggiò in cerchio in senso antiorario tre volte sopra la testa di Giocattolo prima di allontanarsi. Aveva trovato il suo presagio. Restò vicino a Giocattolo. Non che avesse intenzione di fare altrimenti. Gli aveva dato la sua parola, giocando la partita come andava giocata, e in tutta la sua vita non era mai venuta meno alla sua parola.
Poco più di un’ora dopo la partenza, mentre un uccello trillava più avanti, Selucia indicò la prima sentinella, un uomo con una balestra su fra gli spessi rami di un’ampia quercia che aveva una mano a coppa davanti alla bocca. Non un uccello dunque. Altri richiami annunciarono il loro arrivo e presto si ritrovarono ad attraversare un accampamento ordinato. Non c’erano tende, ma le lance erano accatastate con cura, i cavalli picchettati in linee sparpagliate fra gli alberi vicino alle coperte degli uomini che li avrebbero montati, con una sella o un basto presso la testa di ciascun animale. Non ci avrebbero messo molto a smontare il campo e a mettersi in marcia. I fuochi erano piccoli ed emettevano poco fumo.
Mentre cavalcavano all’interno, uomini in corazze verde smorto con quella mano rossa sulle maniche delle giacche e sciarpe rosse legate al braccio sinistro cominciarono ad alzarsi in piedi. Tuon vide volti brizzolati con cicatrici e facce giovani e fresche, tutti con gli occhi rivolti verso Giocattolo ed espressioni che lei poteva solo definire entusiaste. Si levò un crescente mormorio di voci, frusciando tra gli alberi come una brezza.
«E lord Mat.»
«Lord Mat è tornato.»
«Lord Mat ci ha trovato.»
«Lord Mat.» Tuon scambiò occhiate con Selucia. L’affetto in quelle voci non era simulato. Era una cosa rara, e spesso si associava a un comandante che aveva una mano rilassata per la disciplina. D’altra parte, lei si aspettava che qualunque esercito di Giocattolo fosse qualcosa di raffazzonato, pieno di uomini che passavano il loro tempo a bere e a giocare d’azzardo. Solo che questi uomini non sembravano più raffazzonati di un reggimento che aveva appena attraversato una catena montuosa e aveva cavalcato per diverse centinaia di miglia. Nessuno pareva instabile per aver bevuto.
«Perlopiù ci accampiamo durante il giorno e ci muoviamo di notte per evitare di essere visti dai Seanchan» disse Talmanes a Giocattolo. «Solo perché non abbiamo visto nessuna di quelle bestie volanti, non significa che non possano essere in giro. Parecchi dei Seanchan sembrano essere più a nord o più a sud, ma a quanto pare hanno un accampamento a meno di trenta miglia a nord di qui, e circola voce che lì ci sia una di quelle creature.»
«Sembri ben informato» disse Giocattolo, esaminando i soldati che superavano. Annuì all’improvviso, come se avesse raggiunto una decisione. Pareva cupo e... poteva essere rassegnato?
«Lo sono, Mat. Ho portato metà degli esploratori e ho anche arruolato alcuni Altarani che stavano combattendo i Seanchan. Be’, molti di loro pare che si limitino a rubare cavalli, ma alcuni sono stati disposti a lasciar perdere quei semplici furti per un’opportunità di combatterli per davvero. Penso di sapere dove si trovano molti degli accampamenti seanchan dalle Gole di Malvide fino a qui.»
Tutt’a un tratto un uomo iniziò a cantare con voce profonda e altri si unirono a lui, la canzone che si diffondeva rapida.
Ogni uomo nel campo stava cantando ora, migliaia di voci che si univano nei versi con un boato.
Terminarono con delle urla, ridendo e dandosi pacche sulla spalla a vicenda. Chi per la Luce era questo Jak delle ombre?
Arrestando il suo cavallo, Giocattolo alzò la mano che reggeva la sua strana lancia. Tutto qui, eppure il silenzio si diffuse tra i soldati. Allora non era rilassato con la disciplina. C’erano poche ragioni perché dei soldati fossero affezionati ai loro ufficiali, ma era improbabile che le più comuni si potessero applicare proprio a Giocattolo.
«Non facciamogli sapere che siamo qui finché non saremo noi a volere che lo sappiano» disse Giocattolo a gran voce. Non stava tenendo un discorso, solo assicurandosi che la sua voce fosse udita. E gli uomini la udivano, ripetendo le sue parole sopra le loro spalle affinché fossero riportate agli uomini che si trovavano oltre la portata della sua voce. «Siamo molto distanti da casa, ma è lì che intendo farci tornare. Perciò state pronti a muovervi, e a muovervi rapidamente. La Banda della Mano Rossa può spostarsi più rapida di chiunque altro, e noi dovremo dimostrarlo.» Non ci fu alcuna acclamazione, ma parecchi cenni di assenso. Voltandosi verso Talmanes, disse: «Hai delle mappe?»
«Le migliori che si possono trovare» rispose Talmanes. «La Banda ha il proprio cartografo, ora. Mastro Roidelle aveva già ottime mappe di tutto dall’Oceano Aryth fino alla Dorsale del Mondo, e da quando abbiamo attraversato i Damona, lui e i suoi assistenti hanno disegnato nuove mappe del paese che abbiamo attraversato. Hanno perfino compilato una mappa dell’Altara orientale con quello che abbiamo appreso dei Seanchan. Parecchi di quegli accampamenti sono temporanei, però. Soldati diretti da qualche altra parte.»