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La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
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«Un onore» convenne Reimon. Edorion si accontentò di annuire.

«I soldati, mastro Roidelle» disse Giocattolo con fermezza. «Mostrami dove sono i soldati. E più di poche centinaia.»

«Cosa sta facendo?» chiese Tuon accigliandosi. «Non può pensare di far uscire di nascosto così tanti uomini dall’Altara perfino se conosco la loro posizione fino all’ultimo soldato. Ci sono sempre delle pattuglie e ricognizioni dei raken.» Di nuovo se la presero comoda prima di rispondere. Forse avrebbe dovuto provare a parlare molto in fretta.

«Non abbiamo visto nessuna pattuglia in più di trecento miglia e nessun... raken?... nessun raken» disse Edorion piano. La stava scrutando, era troppo tardi perché smettesse di immaginare.

Reimon rise di nuovo. «Se conosco Mat, ci sta pianificando una battaglia. La Banda della Mano Rossa cavalca di nuovo in battaglia. È passato troppo tempo, se vuoi il mio parere.»

Selucia tirò su col naso e così fece comare Anan. Tuon dovette essere d’accordo con loro. «Una battaglia non vi farà uscire dall’Altara» disse bruscamente.

«In tal caso» replicò Talmanes «ci sta pianificando una guerra.» Gli altri tre annuirono come se fosse la cosa più normale sotto la Luce. Reimon rise perfino. Pareva ritenerlo divertente.

«Tremila?» disse Giocattolo. «Ne sei sicuro? » «Abbastanza sicuro, amico.» «Abbastanza sicuro basterà. Vanin può individuarli se non si sono allontanati troppo.» Tuon lo guardò, acquattato lì presso la mappa, che muoveva le dita sulla sua superficie, e all’improvviso lo vide in una nuova luce. Un buffone? No. Un leone ficcato in una scuderia per cavalli poteva sembrare uno scherzo divertente, ma un leone sugli altipiani era qualcosa di molto diverso. Giocattolo era libero per gli altipiani, ora. Tuon fu percorsa da un brivido. Con che genere d’uomo era rimasta immischiata? Dopo tutto quel tempo si rese conto di non averne il minimo indizio.

La notte era abbastanza fresca da mandare un piccolo brivido attraverso Perrin ogni volta che la brezza spirava malgrado il suo mantello foderato di pelliccia. Un alone attorno alla grossa falce di luna diceva che ci sarebbe stata altra pioggia a breve. Spesse nubi che scorrevano davanti alla luna offuscavano la pallida luce e poi la rafforzavano, offuscavano e rafforzavano, tuttavia era sufficiente per i suoi occhi. Era in sella a Stepper appena all’interno del limitare degli alberi e osservava il capannello di quattro alti mulini di pietra grigia in una radura in cima al rilievo, le loro pale pallide che scintillavano e si facevano ombra a turno nel ruotare. I macchinari dei mulini cigolavano forte. Pareva improbabile che gli Shaido sapessero che quei meccanismi andavano oliati. L’acquedotto di pietra era una barra scura che si estendeva a est su arcate di pietra oltre fattorie abbandonate e campi recintati — gli Shaido avevano seminato, troppo presto con così tanta pioggia — verso un altro rilievo e il lago al di là. Malden giaceva solo un’altra sporgenza a ovest. Perrin allentò il pesante martello nell’anello alla sua cintura. Malden e Faile. Entro poche ore avrebbe aggiunto un cinquantaquattresimo nodo alla corda di cuoio nella sua tasca.

Proiettò la sua mente all’esterno. Sei pronto, Alba Nevosa? pensò. Sei abbastanza vicino? I lupi evitavano le città, e con le compagnie di caccia degli Shaido nella foresta circostante durante il giorno, restavano più lontano da Malden del solito.

Pazienza, Giovane Toro, la risposta provenne con una punta di irritazione. D’altra parte, Alba Nevosa era irascibile di natura, un maschio sfregiato di età considerevole per un lupo che una volta aveva ucciso un leopardo tutto da solo. Quelle vecchie ferite a volte gli impedivano di dormire stando steso per molto. Due giorni da ora, hai detto. Saremo lì. Ora lasciami cercare di dormire. Dobbiamo cacciare bene domani, dal momento che non possiamo cacciare il giorno dopo. Erano immagini e odori piuttosto che parole, naturalmente — ‘due giorni’ era il sole che attraversava il cielo due volte e ‘caccia’ un branco che trotterellava con i musi rivolti alla brezza frammista all’odore di cervo — , ma la mente di Perrin converti le immagini in parole mentre le vedeva nella sua testa. Pazienza. Sì. La fretta rovinava il lavoro. Ma era difficile ora che era così vicino. Molto difficile. Sulla soglia scura alla base del mulino più vicino comparve una forma scura e agitò una lancia aiel avanti e indietro sopra la sua testa. Quei cigolii lo avevano convinto che i mulini dovevano essere ancora deserti — lo erano stati quando le Fanciulle li avevano esplorati prima e nessuno avrebbe potuto sopportare quel rumore più di quanto avevano dovuto fare loro — ma aveva mandato Cani e alcune delle Fanciulle per esserne certo in un modo o nell’altro.

«Andiamo, Mishima» disse, raccogliendo le sue redini. «Ti fatta.» In un modo o nell’altro.

«Come riesci a distinguere qualcosa?» borbottò il Seanchan. Evitava di guardare Perrin, i cui occhi dorati scintillavano nella notte. Era una cosa che aveva fatto sobbalzare l’uomo la prima volta che li aveva visti. Non odorava divertito quella notte. Odorava teso. Ma chiamò piano sopra la spalla.

«Portate avanti i carretti. Presto, ora. Presto. E fate silenzio, o vi farò tagliare le orecchie!»

Perrin spronò in avanti il suo stallone bruno grigiastro senza aspettare gli altri o i sei carretti a ruote alte. I loro assi lubrificati a dovere li rendevano silenziosi quanto più potevano esserlo. A lui sembravano ancora rumorosi, con gli zoccoli dei cavalli che li trainavano che sciaguattavano nel fango e i carretti stessi che cigolavano mentre il legno si fletteva e sfregava, ma dubitava che chiunque altro avrebbe potuto udirli a cinquanta passi di distanza, e forse nemmeno più da vicino. Alla sommità del gentile pendio, Perrin smontò e lasciò cadere le redini di Stepper. Un cavallo da guerra addestrato, lo stallone sarebbe rimasto lì come impastoiato finché le sue redini fossero restate a penzolare. Le pale del mulino cigolarono, ruotando lievemente al mutare della brezza. I bracci che si muovevano lenti erano tanto lunghi che Perrin ne avrebbe potuto toccare uno saltando quando arrivava basso. Fissò verso l’ultima sporgenza che nascondeva Malden. Lì non cresceva nulla più alto di un cespuglio. Niente si muoveva nell’oscurità. Solo una sporgenza tra lui e Faile. Le Fanciulle erano uscite per unirsi a Gaul, tutti quanti ancora velati.

«Non c’era nessuno» disse Gaul, non a bassa voce. Da così vicino il cigolio degli ingranaggi dei mulini avrebbe sovrastato delle parole sommesse.

«La polvere non è stata disturbata dall’ultima volta che sono stata qui» aggiunse Sulin.

Perrin si grattò la barba. Meglio così. Se avessero dovuto uccidere degli Shaido, avrebbero potuto portare via i corpi, ma qualcuno si sarebbe potuto accorgerò della loro mancanza e quello avrebbe attirato l’attenzione sui mulini e sull’acquedotto. Avrebbe potuto far sì che qualcuno si interrogasse sull’acqua.

«Aiutami a togliere i coperchi, Gaul.» Non c’era bisogno che lui lo facesse. Quello avrebbe permesso di risparmiare solo pochi minuti, ma aveva bisogno di fare qualcosa. Gaul si limitò a infilare la sua lancia assieme alle altre attraverso l’imbracatura che tratteneva sulla schiena la custodia del suo arco.

L’acquedotto correva lungo il terreno sulla cima dell’altura, tra quattro dei mulini, e arrivava all’altezza della spalla di Perrin, meno per Gaul, che vi si arrampicò. Appena oltre l’ultimo paio di mulini, maniglie di bronzo da entrambi i lati permisero loro di sollevare pesanti pezzi di pietra ampi due piedi e lunghi cinque fino a liberare un tratto di sei piedi. Perrin non sapeva a cosa servisse quell’apertura. Ce n’era un’altra simile dal lato opposto. Forse per lavorare sui lembi che si assicuravano che l’acqua scorresse in una sola direzione, oppure per entrarci a riparare delle perdite. Riuscì a scorgere piccole increspature di movimento mentre l’acqua scorreva verso Malden, riempiendo più della metà del canale di pietra.

Mishima si unì a loro e smontò per mettersi a squadrare con aria incerta Sulin e le Fanciulle. Probabilmente credeva che la notte nascondesse la sua espressione. Ora odorava cauto. Rapidamente fu seguito dalla prima dei soldati seanchan in giubba rossa che si stavano inerpicando su per il pendio fangoso, ciascuno portando due sacchi di iuta di medie dimensioni. Medie, ma non pesanti. Ciascuno conteneva solo dieci libbre. Scrutando gli Aiel con sospetto, la donna magra appoggiò a terra i suoi sacchi e ne lacerò uno col suo pugnale. Una manciata di fini granelli scuri si riversò sul terreno fangoso.

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