La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
«Be’, a questo proposito, ho stipulato un piccolo accordo con re Roedran. Terminato ora, e non in anticipo — penso che fosse pronto a rivoltarsi contro di noi; lo spiegherò in seguito —, ma i forzieri della Banda contengono un anno e più di paga. Inoltre, presto o tardi il Drago Rinato ti darà dei possedimenti, e sontuosi. Ha elevato uomini a governare nazioni, così ho sentito, e tu sei cresciuto con lui.»
Stavolta non combatté i colori quando si condensarono in Rand e nell’Aes Sedai, era di sicuro una Aes Sedai. Pareva una donna dura. Se Rand avesse cercato di dargli qualche titolo, glieli avrebbe ficcati in quella dannata gola, ecco cosa avrebbe fatto. Mat Cauthon non gradiva affatto i nobili — be’, alcuni come Talmanes erano a posto, e Tuon, mai dimenticarsi di Tuon — e di certo non aveva alcun dannato desiderio di diventare uno di loro. «È possibile» disse però.
Selucia si schiarì forte la gola. Lei e Tuon spostarono i loro cavalli accanto a Mat, e Tuon era così dritta sulla sella della sua giumenta, con lo sguardo così freddo, col volto così compassato e regale, che Mat si aspettava che Selucia cominciasse a declamare i suoi titoli. Non fece nulla del genere. Invece si spostò su I suo bruno grigiastro e gli lanciò uno sguardo torvo, occhi come tizzoni ardenti azzurri, poi si schiarì di nuovo la gola. Molto forte. Ah.
«Tuon,» disse Mat «permettimi di presentarsi lord Talmanes Delovinde di Cairhien. La sua famiglia è illustre e antica, e lui ha aggiunto onore al suo nome.» La donna minuta inclinò il capo.
«Talmanes, questa è Tuon.» L’aveva chiamato Giocattolo così a lungo che non avrebbe ricevuto alcun titolo da lui. Selucia lo guardò, gli occhi più ardenti che mai, per quanto sembrasse impossibile.
Talmanes sbatte le palpebre dalla sorpresa, però, e si inchinò molto basso sulla sua sella. Vanin abbassò ancora di più la tesa già floscia del suo cappello, quasi nascondendosi la faccia. Evitava ancora di guardare Mat direttamente. Dunque. Pareva che quell’uomo avesse già detto con esattezza a Talmanes chi era Tuon.
Borbottando sottovoce, Mat si sporse dalla sella per afferrare il suo cappello dalla lancia e svellere l’ashandarei. Si schiaffò in testa il copricapo. «Siamo pronti a muoverci, Talmanes. Portaci dove i tuoi uomini attendono e vedremo se riusciamo ad avere la stessa buona sorte di evitare i Seanchan nell’uscire dall’Altara come quella che tu hai avuto nell’entrare.»
«Abbiamo visto parecchi Seanchan» disse Talmanes, voltando il suo baio per accostarlo a Pips.
«Anche se molti, degli uomini che abbiamo scorto sembravano Altarani. Hanno accampamenti sparpagliati ovunque, pare. Per fortuna non abbiamo visto nessuna di quelle creature volanti di cui ho sentito parlare. Ma c’è un problema, Mat. C’è stata una frana. Ho perso la mia retroguardia e alcuni dei cavalli da soma. Il passo è completamente bloccato, Mat. Ho mandato tre uomini a cercare di arrampicarsi sopra con ordini di mandare la Banda nell’Andor. Uno si e rotto il collo e un altro la gamba.»
Mat fece arrestare Pips. «Immagino che questo sia lo stesso valico di cui stava parlando Vanin?» Talmanes annui e Vanin, attendendo di farsi ancora più indietro, disse: «Era dannatamente quello. I valichi non crescono sugli alberi, non in monti come i Damona.» Non era un tipo che rispettasse i gradi.
«Allora dovrai trovarne un altro» gli disse Mat. «Ho sentito che puoi trovare la strada bendato nel cuore della notte. Dovrebbe essere facile per te.» L’adulazione non guastava mai. Inoltre l’aveva sentito dire veramente di quell’uomo. Vanin emise un suono come se stesse inghiottendo la propria lingua. «Trovare un altro passo?» borbottò. «Trovare un altro passo, dice lui. Non si può semplicemente trovare un altro passo in monti recenti come i Damona. Perché credi che conoscessi solo quello?» Era scosso per aver ammesso tanto.
Prima di quel momento era stato irremovibile sul fatto di averne solo sentito parlare.
«Di cosa stai parlando?» domandò Mat, e Vanin spiegò. Un lungo discorso, per lui.
«Me l’ha spiegato una Aes Sedai, una volta. Vedi, ci sono montagne vecchie. Erano lì prima della Frattura forse sul fondo del mare o cose del genere. Sono piene di valichi, ampi e gentili. Si possono attraversare a cavallo, sempre che si stia attenti, si mantenga la direzione giusta e ci siano provviste a sufficienza, e presto o tardi arriverai dall’altro versante. E poi ci sono montagne create durante la Frattura.» L’uomo grasso voltò la testa e sputò copiosamente. «In queste i passi sono stretti e tortuosi, e a volte non sono nemmeno davvero quello che tu chiameresti un valico. Cavalca in uno di questi e potresti vagare in tondo finché non resti senza cibo cercando di trovare una strada per l’altro lato. Perdere quel passo è un duro colpo per molta gente che lo usa per quelli che potresti chiamare beni non tassati, e moriranno molti uomini prima di trovarne uno nuovo che li possa condurre da un versante all’altro. Se andiamo nei Damona senza quel valico, è probabile che anche noi moriremo tutti. Quelli che non tornano in tempo sui loro passi e hanno perso l’orientamento non possono trovare il modo per tornare indietro.»
Mat si guardò attorno, verso Tuon, verso le Aes Sedai, verso Olver. Dipendevano tutti da lui perché li portasse in salvo, ma la sua strada sicura fuori dall’Alterni non esisteva più.
«Cavalchiamo» disse. «Devo pensare.» Doveva dannatamente pensare, per quello che valeva.
26
Come se il mondo fosse nebbia
Giocattolo cavalcava a un’andatura rapida attraverso la foresta, ma Tuon si mantenne dietro di lui — con Selucia al suo fianco, naturalmente — in modo da poter ascoltare quello che lui e Talmanes dicevano. I suoi stessi pensieri interferivano con l’origliare, però. Allora era cresciuto col Drago Rinato, eh? Il Drago Rinato! E aveva negato di conoscere quell’uomo. Quella era una sua menzogna che lei non era riuscita a individuare, ed era esperta nel farlo. A Seandar una menzogna non scoperta poteva essere quella che ti uccideva o ti mandava al blocco di vendita come proprietà. Se avesse saputo della sua prevaricazione, avrebbe potuto schiaffeggiarlo piuttosto che permettergli di baciarla. Insomma, quello sì che l’aveva scossa, e non era certa di essersi ancora ristabilita. Selucia le aveva descritto com’era essere baciata da un uomo, ma la realtà dei fatti faceva impallidire le descrizioni della donna. No, doveva ascoltare.
«Hai lasciato Esterni al comando?» sbottò Giocattolo, così forte che uno stormo di colombe grigie schizzò fuori da un riparo nel rado sottobosco in un lugubre frullare d’ali. «Quell’uomo e uno sciocco!»
«Non al punto da dare ascolto a Daerid» replicò Talmanes con calma. Non sembrava un uomo che si eccitava parecchio. Manteneva una guardia attenta, con la testa che ruotava discontinuo. Ogni tanto ispezionava anche il cielo attraverso gli spessi rami sopra le loro teste. Aveva solo sentito parlare dei raken, tuttavia stava in guardia da essi. Le sue parole erano perfino più nette e rapide di quelle di Giocattolo, e difficili da seguire. Questa gente parlava così svelto! «Carlomin e Reimon non sono degli sciocchi, Mat — perlomeno, Reimon è uno sciocco solo a volte —, ma nessuno dei due darà ascolto a un comune cittadino, per quanto possa sapere più di loro di strategia militare. Edorion sì, ma lo volevo con me.»
Quel simbolo della mano rossa che Talmanes indossava era intrigante. Più che intrigante. Molto di più. Di una casata illustre e antica, eh? Ma Giocattolo era il predestinato. Si ricordava il volto di Hawkwing. Quello pareva del tutto impossibile, eppure quando lo aveva negato era palese che aveva mentito, evidente quanto le macchie su un leopardo. La Mano Rossa poteva essere il sigillo di Giocattolo? E allora il suo anello? Per poco lei non era svenuta quando lo aveva visto. Be’, vi era andata più vicino che mai dalla sua fanciullezza.