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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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«Che cosa?» domandò Egwene, curiosa.

«Be’, in effetti volevo vedere se loro potevano essere comandate. Molte delle Sorelle della Rossa non stanno prendendo bene la tua liberazione. La vedono come un enorme fallimento da ,parte di Elaida.»

«Avrebbe dovuto uccidermi» disse Egwene annuendo. «Giorni fa.»

«Quello sarebbe stato visto come un fallimento.»

«Così come l’essere costretta a rimuovere Silviana?» chiese Egwene. «A decidere all’improvviso che la colpa è della tua maestra delle novizie, una settimana dopo il fatto?»

«È questo che ti è stato detto?» chiese Saerin, sorridendo mentre camminavano, gli occhi fissi in avanti. «Che Elaida ‘all’improvvisò è giunta da sola a questa decisione?»

Egwene sollevò un sopracciglio.

«Silviana ha richiesto di essere udita dal Consiglio al completo durante una seduta» spiegò Saerin. «Si è presentata davanti a tutte noi, davanti a Elaida stessa, e ha insistito che il tuo trattamento era ingiusto. E probabilmente lo era. Perfino se non sei una Aes Sedai non avrebbero dovuto metterti in condizioni tanto terribili.» Saerin lanciò un’occhiata a Egwene.

«Silviana ha preteso il tuo rilascio. Pareva rispettarti davvero molto, direi. Ha parlato con voce colma di orgoglio di come ricevevi le tue punizioni, come se fossi una studentessa che aveva imparato bene la lezione. Ha denunciato Elaida, richiedendo che venisse rimossa da Amyrlin. È stato… piuttosto straordinario.»

«Perla Luce…» mormorò Egwene. «Cosa le ha fatto Elaida?»

«Ha ordinato che mettesse l’abito da novizia» rispose Saerin. «Per poco nel Consiglio stesso non scoppiava un tumulto.» Saerin fece una pausa. «Silviana si è rifiutata, naturalmente. Elaida ha dichiarato che doveva essere quietata e giustiziata. Il Consiglio non sa cosa fare.» Egwene provò una staffilata di panico. «Luce! Lei non dev’essere punita! Dobbiamo impedirlo.»

«Impedirlo?» chiese Saerin. «Bambina, l’Ajah Rossa sta cadendo in pezzi! I suoi membri si stanno rivoltando l’uno contro l’altro, come lupi che attaccano il loro stesso branco. Se a Elaida venisse permesso di uccidere una della sua stessa Ajah, tutto il sostegno che aveva dalle sue file evaporerebbe. Insomma, una volta che il polverone si sarà posato, non sarei sorpresa di vedere che quella Ajah si è indebolita a tal punto che potrebbe essere sciolta e farla finita con loro.»

«Io non voglio scioglierla» ribatte Egwene. «Saerin, questo è proprio uno dei problemi del modo di pensare di Elaida! La Torre Bianca ha bisogno di tutte le Ajah, perfino della Rossa, per affrontare ciò che sta arrivando. Non possiamo certo permetterci di perdere una donna come Silviana solo per dimostrare qualcosa. Raduna tutto il sostegno che puoi. Dobbiamo muoverci in fretta per fermare questa farsa.»

Saerin sbatte le palpebre. «Pensi davvero di essere al comando qui, bambina?» Egwene incontrò i suoi occhi. «Vuoi esserlo tu?»

«Per la Luce, no!»

«Bene, allora smettila di starmi fra i piedi e va’ a lavorare! Elaida dev’essere rimossa, ma non possiamo lasciare che la Torre intera crolli attorno a noi mentre accade. Recati dal Consiglio e fai quello che puoi per fermare tutto questo!»

Saerin annuì rispettosa prima di ritirarsi lungo un corridoio laterale. Egwene lanciò ,un’occhiata all’indietro verso le sue due sorveglianti Rosse. «Avete sentito molto?»

Le due si guardarono. Ma certo che stavano ascoltando. «Chiunque vorrebbe determinare da se cosa è successo» disse Egwene. «Perche voi no?»

Le due la guardarono con aria irritata. «Lo schermo» disse Barasine. «Ci è stato ordinato di avere sempre almeno due persone per mantenerlo.»

«Oh, per…» Egwene trasse un profondo respiro. «Se giuro di non abbracciare il Potere fin quando sarò adeguatamente tornata sotto la custodia di un’altra Sorella Rossa, questo per te sarà sufficiente?»

Le due la scrutarono con sospetto.

«Lo immaginavo» disse Egwene. Si voltò verso un gruppo di novizie in piedi da un lato del corridoio, fingendo di sfregare le mattonelle sulla parete laterale mentre fissavano a bocca aperta Egwene.

«Tu» disse Egwene, indicando una di loro. «Marsial, non è così?»

«Sì, Madre» squittì la ragazza.

«Vacci a prendere del te di lingua biforcuta. Katerine dovrebbe averne un po’ presso lo studio della maestra delle novizie. Non è lontano. Dille che Barasine l’ha richiesto per usarlo su di me; portalo nei miei alloggi.»

La novizia andò via di corsa per fare come le era stato chiesto.

«Lo somministrerò a me stessa, così almeno una di voi potrà andare» disse Egwene. «La vostra Ajah sta cadendo a pezzi. Avranno bisogno di tutte le menti limpide che possono ottenere; forse tu puoi convincere le tue Sorelle che non è saggio lasciare che Elaida giustizi Silviana.»

Le due Rosse si guardarono a vicenda colme di incertezza. Poi quella dinoccolata di cui Egwene non sapeva il nome imprecò piano e si diresse via in un turbinio di gonne fruscianti. Barasine la chiamò, ma la donna non tornò.

Barasine lanciò un’occhiata a Egwene, borbottò qualcosa sottovoce, ma rimase al suo posto.

«Stiamo aspettando quella radice biforcuta» disse, fissando Egwene negli occhi. «Continua a muoverti verso i tuoi alloggi.»

«D’accordo» disse Egwene. «Ma ogni minuto che ritarderai può costarti caro.»

Salirono le scale fino ai nuovi alloggi delle novizie, che erano addossati a quello che rimaneva del settore Marrone della Torre. Si fermarono presso la porta di Egwene ad aspettare la radice biforcuta. Mentre se ne stavano Lì, le novizie iniziarono ad assieparsi. Nei corridoi distanti, alcune Sorelle con i Loro Custodi corsero per i corridoi con una sensazione di urgenza. Si sperava che il Consiglio sarebbe stato in grado di fare qualcosa per contenere Elaida. Se davvero arrivava al punto di giustiziare delle Sorelle semplicemente per non essere d’accordo con lei…

La novizia dagli occhi sgranati tornò infine con una tazza e un pacchetto di erbe. Barasine ispezionò il pacchetto e, apparentemente, determinò che era soddisfacente, poiche lo gettò nella tazza e lo offrì a Egwene. Con un sospiro, Egwene la prese e tracannò l’intera tazza di acqua calda. Era un dose sufficiente a impedirle di incanalare anche solo un filo, ma magari sperava che non sarebbe stata abbastanza forte da farle perdere i sensi.

Barasine si voltò e si affrettò ad allontanarsi, lasciando Egwene da sola nel corridoio. Non soltanto da sola, ma da sola e in grado di fare esattamente come voleva. Non otteneva molte di queste opportunità.

Be’, avrebbe dovuto vedere cosa poteva fare al riguardo. Ma prima aveva bisogno di togliersi questo abito lurido e macchiato di sangue e lavarsi anche lei. Con una spinta, apri la porta dei suoi alloggi.

E trovò qualcuno seduto dentro.

«Salve, Egwene» disse Verin, prendendo un sorso da una tazza di te fumante. «Cielo! Stavo iniziando a domandarmi se dovessi fare irruzione in quella tua cella per poterti parlare.» Egwene si riscosse dalla sorpresa. Verin? Quando era tornata alla Torre Bianca quella donna? Quanto tempo era passato da quando Egwene l’aveva vista? «Non c’è tempo ora, Verin» disse, aprendo rapidamente il piccolo comò che conteneva il suo abito di ricambio. «Ci sono faccende di cui devo occuparmi.»

«Uhm, sì» disse Verin, prendendo con calma una sorsata del suo te. «Sospetto che sia così. A proposito, il vestito che stai indossando è verde.»

Egwene si accigliò a quella frase senza senso, abbassando lo sguardo verso il suo vestito. Ovviamente non era verde. Cosa stava dicendo Verin? Quella donna era forse diventata… Egwene rimase immobile, lanciando un’occhiata a Verin. Quella era una menzogna. Verin poteva pronunciare menzogne.

«Sì, pensavo proprio che questo avrebbe potuto suscitare la tua attenzione» disse Verin con un sorriso. «Dovresti sederti. Abbiamo molto da discutere e poco tempo per farlo.»

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