Presagi di tempesta
- Автор: Джордан Роберт, Сандерсон Брендон
- Серия: La Ruota del Tempo #12
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:
Аннотация
I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
«Mi sono unita a loro per salvarmi la pelle» disse Verin con un sorriso. «Ci sono piuttosto affezionata, anche se Tomas continuava a lamentarsi di questi capelli bianchi. Comunque, dopo essermi unita a loro, l’opportunità di studiarle fu il modo in cui potevo trarre il meglio dalla situazione.»
«Tomas. Lui sa cos’hai fatto?»
«Lui stesso era un Amico delle Tenebre, bambina» disse Verin. «E voleva una via d’uscita. Be’, non c’è davvero una via d’uscita, non quando il Signore Supremo ha conficcato i suoi artigli dentro di te. Ma c’era un modo per combattere, una piccola compensazione per quelle azioni. Ho offerto quell’opportunità a Tomas, e credo che me ne sia stato piuttosto grato.» Egwene esitò, cercando di assorbire tutto questo. Verin era un Amico delle Tenebre, ma allo stesso tempo non lo era. «Hai detto che ti è stato piuttosto grato?»
Verin non rispose immediatamente. Si limitò a prendere un altro sorso di te. «I giuramenti che uno fa al Signore Supremo sono piuttosto specifici» proseguì infine. «E, quando sono posti su una persona in grado di incanalare, sono piuttosto vincolanti. Impossibili da infrangere. Puoi ingannare altri Amici delle Tenebre, puoi rivoltarti contro i Prescelti se riesci a giustificarlo. L’egoismo dev’essere preservato. Ma non puoi mai tradire lui. Non puoi mai tradire l’ordine stesso agli estranei. Ma i giuramenti sono specifici. Molto specifici.» Alzò lo sguardo, incontrando gli occhi di Egwene. «‘Giuro di non tradire il Signore Supremo, di serbare i miei segreti fino all’ora della mia morte.’ Questo è ciò che ho promesso. Capisci?» Egwene abbassò lo sguardo verso la tazza fumante tra le mani di Verin. «Veleno?»
«Ci vuole un te molto speciale per far scendere dolcemente l’asputrida» disse Verin, prendendo un altro sorso. «Come ho detto, per favore, ringrazia Laras per me.»
Egwene chiuse gli occhi. Nynaeve le aveva menzionato l’asputrida: una goccia poteva uccidere. Era una morte rapida, pacifica, e spesso avveniva… entro un’ora dall’ingestione.
«Una curiosa falla nei giuramenti» disse Verin piano. «Permettere a qualcuno di tradire nell’ultima ora della propria vita. Non riesco a domandarmi se il Signore Supremo ne sia a conoscenza. Perche mai non avrebbe chiuso quella falla?»
«Forse non la considera una minaccia» disse Egwene aprendo gli occhi. «Dopotutto, che genere di Amico delle Tenebre si ucciderebbe per poter favorire il bene superiore? Non sembra il tipo di cosa che i suoi seguaci prenderebbero in considerazione.»
«Potresti avere ragione su questo» disse Verin, mettendo da parte la tazza di te. «Sarebbe saggio assicurarsi che venga eliminata con attenzione, bambina.»
«Dunque questo è tutto?» domandò Egwene, raggelata. «E Tomas?»
«Ci siamo detti i nostri addii. Sta trascorrendo la sua ultima ora con la famiglia.»
Egwene scosse il capo. Pareva una tale tragedia. «Sei venuta da me a confessare, uccidendoti in un ultimo tentativo di redenzione?»
Verin rise. «‘Redenzione’? Non credo che sarebbe così facile da guadagnare. Solo la Luce sa se ho fatto abbastanza da richiedere un tipo di redenzione molto speciale. Ma ne è valsa la pena. Valsa davvero. O forse è semplicemente quello che devo ripetere a me stessa.» Allungò la mano da un lato, tirando fuori una cartella di cuoio da sotto la coperta ripiegata ai piedi del letto di Egwene. Verin slacciò con cautela le cinghie, poi tirò fuori due oggetti: due libri, entrambi rilegati in pelle. Uno era più grosso, come un testo di consultazione, anche se non aveva alcun titolo sulla sua rilegatura rossa. L’altro era un sottile libriccino azzurro. Le copertine di entrambi erano un po’ lise dall’uso.
Verin li porse a Egwene. Esitante, lei li prese, il volume più grosso e pesante nella sua mano destra, quello azzurro leggero nella sinistra. Fece scorrere un dito sopra il cuoio liscio, accigliandosi. Quindi alzò gli occhi su Verin.
«Ogni donna nella Marrone» disse Verin «cerca di produrre qualcosa di durevole. Ricerche o studi che siano significativi. Le altre ci accusano spesso di ignorare il mondo attorno a noi. Pensano che guardiamo solo all’indietro. Be’, questo non è accurato. Se siamo distratte, è perché guardiamo avanti, verso coloro che verranno. E le informazioni, le conoscenze che raccogliamo… le lasciamo per loro. Le altre Ajah si preoccupano di migliorare l’oggi; noi desideriamo rendere migliore il domani.»
Egwene mise da parte il libriccino azzurro, guardando prima in quello rosso. Le parole erano scritte con una grafia piccola e competente, seppure poco leggibile, che riconobbe come quella di Verin. Nessuna delle frasi aveva senso. Erano farneticazioni.
«Il libro più piccolo è una chiave, Egwene» spiegò Verin. «Contiene il codice cifrato che ho utilizzato per scrivere questo tomo. Quel tomo è… l’opera. La mia opera. L’opera della mia vita.»
«Di che si tratta?» chiese Egwene piano, sospettando di conoscere già la risposta.
«Nomi, luoghi, spiegazioni» rispose Verin. «Tutto quello che ho appreso su di loro. Sui capi fra gli Amici delle Tenebre, sull’Ajah Nera. Le profezie a cui credono, gli obiettivi e le motivazioni delle differenti fazioni. Assieme a un elenco, in fondo, di ogni Sorella dell’Ajah Nera che sono riuscita a identificare.»
Egwene sussultò. «Ognuna?»
«Dubito di averle individuate tutte» disse Verin con un sorriso. «Ma penso di averne trovato la maggior parte. Te lo assicuro, Egwene. So essere piuttosto accurata.»
Egwene abbassò lo sguardo verso i libri, colma di meraviglia. Incredibile! Luce, questo era un tesoro più prezioso di quello di qualunque re. Un tesoro tanto grande quanto lo stesso Corno di Valere. Alzò lo sguardo con le lacrime agli occhi, immaginando una vita passata fra la Nera, sempre a osservare, registrare e lavorare per il bene di tutti.
«Oh, non fare così» disse Verin. Il suo volto stava iniziando a impallidire. «Hanno molti agenti fra noi, come vermi che mangiano il frutto dall’interno. Be’, pensavo che fosse ora che avessimo almeno uno di noi fra loro. Questo vale la vita di una donna. Poche persone hanno avuto l’opportunità di creare qualcosa di tanto utile e meraviglioso come il libro che hai in mano. Cerchiamo tutti di cambiare il futuro, Egwene. Io ritengo di aver potuto disporre di un’occasione per farlo.»
Verin trasse un profondo respiro, poi sollevò una mano alla testa. «Cielo. Come fa effetto rapidamente. C’è un’altra cosa che devo dirti. Apri il libro rosso, per favore.»
Egwene lo fece e trovò una sottile striscia di cuoio con dei pesi di acciaio alle estremità , del tipo usato per tenere il segno in un libro, anche se era più lunga delle altre che aveva visto.
«Avvolgilo attorno al libro,» disse Verin «mettilo in modo da segnare una pagina qualunque, poi torci le estremità in cima.»
Egwene lo fece, curiosa, infilando la striscia in una pagina a caso e chiudendo il libro. Mise quello più piccolo sopra quello più grande, poi prese le lunghe estremità del segnalibro che penzolavano giù e le intrecciò assieme. I pesi combaciavano, notò. Li congiunse.
E i libri svanirono.
Egwene li fissò. Poteva ancora sentirli fra le proprie mani, ma erano invisibili.
«Funziona solo sui libri, temo» disse Verin con uno sbadiglio. «Qualcuno dell’Epoca Leggendaria, a quanto pare, era molto preoccupato di nascondere il proprio diario agli altri.» Sorrise, ma stava diventando molto pallida.
«Grazie, Verin» disse Egwene, slacciando e svolgendo il segnalibro. I volumi ricomparvero.
«Vorrei che ci fosse qualche altro modo…»
«Ammetto che il veleno era un piano di riserva» disse Verin. «Non desidero morire; ci sono ancora cose che devo fare. Per fortuna, ne ho messe in moto diverse in modo che vi… provvedano, in caso io non tornassi. Comunque sia, il mio primo piano era trovare il Bastone dei Giuramenti, poi vedere se potevo usarlo per rimuovere i giuramenti del Signore Supremo. Purtroppo pare che il Bastone dei Giuramenti sia scomparso.»
Saerin, pensò Egwene, e le altre. Devono esserselo ripreso. «Mi spiace, Verin» disse.