Presagi di tempesta
- Автор: Джордан Роберт, Сандерсон Брендон
- Серия: La Ruota del Tempo #12
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:
Аннотация
I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
Provò un vuoto nauseante dentro di se quando lesse il nome di Sheriam. Una volta Egwene aveva sospettato di quella donna, vero, ma era stato durante i suoi giorni come novizia e Ammessa. A quel tempo — i giorni in cui aveva iniziato a dare la caccia all’Ajah Nera — il tradimento di Liandrin era ancora recente. Allora Egwene aveva sospettato di chiunque. Durante l’esilio a Salidar, Egwene aveva lavorato a stretto contatto con Sheriam e quella donna era arrivata a piacerle. Ma era Nera. La stessa Custode degli Annali era Nera. Fatti forza, Egwene, pensò, continuando a scorrere la lista. Riuscì a superare sentimenti di tradimento, amarezza e rimpianto. Non avrebbe lasciato che le emozioni si mettessero in mezzo al suo compito.
Le Sorelle Nere erano sparse fra tutte le Ajah. Alcune erano Adunanti, altre erano fra le meno influenti e potenti delle Aes Sedai. E ce n’erano centinaia, poco più di duecento, stando al conto di Verin. Ventuno nella Azzurra, ventotto nella Marrone, trenta nella Grigia, trentotto nella Verde, diciassette nella Bianca, ventuno nella Gialla e uno stupefacente quarantotto nella Rossa. C’erano anche nomi di Ammesse e di novizie. Il libro commentava che quelle probabilmente erano state Amici delle Tenebre prima di entrare nella Torre Bianca, dato che l’Ajah Nera non reclutava se non tra le Aes Sedai. La rimandò a una pagina precedente per una spiegazione più esaustiva, ma Egwene continuò con l’elenco di Sorelle. Doveva conoscere i nomi di ogni donna. Ne aveva bisogno.
C’erano Sorelle Nere sia fra le Aes Sedai ribelli che fra quelle della Torre Bianca, e perfino alcune di quelle non schierate che erano state lontano dalla Torre durante la divisione. A parte Sheriam, la scoperta più sconvolgente della lista furono le Sorelle che erano Adunanti o nella Torre o fra le ribelli. Duhara Basaheen. Velina Behar. Sedore Dajenna. Delana Mosalaine, naturalmente, e anche Talene Minly. Meidani aveva ammesso con Egwene in confidenza che Talene era il membro dell’Ajah Nera che Saerin e le altre avevano scoperto, ma era fuggita dalla Torre.
Moria Karentanis. Quest’ultima era un membro dell’Ajah Azzurra, una donna che aveva indossato lo scialle per oltre cent’anni, nota per la sua saggezza e il suo equilibrio. Egwene aveva conferito con lei in numerose occasioni e aveva attinto dalla sua esperienza, supponendo che lei — una Azzurra — sarebbe stata una fra le più affidabili a sostenerla. Moria era stata una di quelle desiderose di eleggere Egwene come Amyrlin ed era stata lesta ad appoggiare Egwene in diversi momenti cruciali.
Ogni nome era come una spina attraverso la pelle di Egwene. Dagdara Finchey, che aveva guarito Egwene una volta quando era inciampata e si era storta la caviglia. Zanica, che aveva impartito a Egwene delle lezioni ed era sembrata così affabile. Larissa Lyndel. Miyasi, per cui Egwene aveva rotto le noci. Nesita. Nacelle Kayama. Nalaene Forrell, che — come Elza — era votata a Rand. Birlen Pena. Melvara. Chai Rugan.
L’elenco continuava. Ne Romanda ne Lelaine erano Nere, il che per certi versi era irritante. Essere in grado di gettare una o entrambe in catene sarebbe stato molto comodo. Perche Sheriam, ma nessuna di quelle due?
Smettila, Egwene, pensò. Non ti stai comportando in modo razionale.
Desiderare che certe Sorelle fossero Nere non l’avrebbe portata da nessuna parte.
Cadsuane non era sulla lista. E non c’era nessuna delle amiche più care di Egwene. Non si aspettava che ci fossero, ma fu comunque bello completare l’elenco senza vedere nessuno dei loro nomi. Il gruppo che dava la caccia all’Ajah Nera nella Torre Bianca era davvero legittimo, dal momento che nessuno dei loro nomi era sulla lista. L’elenco inoltre non conteneva i nomi di nessuna delle spie mandate da Salidar.
E nemmeno il nome di Elaida era sulla lista. C’era una annotazione alla fine, che spiegava come Verin avesse tenuto sotto stretta osservazione Elaida, in cerca di una prova che fosse Nera. Ma commenti da parte di Sorelle Nere la portavano a credere con forza che Elaida in persona non fosse Nera. Solo una donna instabile che a volte era frustrante per la Nera quanto per il resto della Torre.
Aveva senso, purtroppo. Sapere che Galina e Alviarin erano Nere aveva condotto Egwene a sospettare che non avrebbe trovato il nome di Elaida sulla lista. Le Nere parevano più orientate a scegliere qualcuna che potevano manipolare come Amyrlin, poi affiancarle una Custode degli Annali Nera per tenerla in riga.
Era probabile che avessero usato qualche tipo di influenza contro Elaida attraverso Galina — che, dalle annotazioni di Verin, pareva che fosse riuscita a diventare capo dell’Ajah Rossa — o Alviarin. Avevano tiranneggiato o corrotto Elaida perché facesse come volevano, pur non essendo al corrente che stava servendo la Nera. E questo aiutava a spiegare la strana caduta di Alviarin. Si era spinta troppo oltre, forse? Aveva travalicato il suo ruolo, guadagnandosi l’ira di Elaida? Sembrava plausibile, anche se non l’avrebbero saputo per certo finche Elaida non avesse parlato o Egwene non avesse potuto far interrogare Alviarin. Cosa che intendeva fare il prima possibile.
Chiuse il voluminoso tomo rosso, pensierosa, con la sua candela bruciata quasi del tutto. La giornata era quasi al termine. Forse era il momento di insistere affinche le dessero qualche informazione sullo stato della Torre.
Prima che potesse decidere come procedere a tale proposito, qualcuno bussò alla porta. Egwene alzò lo sguardo, affrettandosi a legare le cinghie del segnalibro attorno ai volumi e a farli sparire entrambi. Se avevano bussato, voleva dire che c’era qualcun altro a parte una Rossa.
«Avanti» disse.
La porta si aprì per rivelare Nicola, con i suoi grandi occhi scuri e la corporatura esile, in piedi là fuori sotto lo sguardo vigile di Turese. La Rossa non sembrava compiaciuta che Egwene avesse visite, ma la scodella fumante sul vassoio portato da Nicola indicava il motivo per cui le era stato permesso di. bussare.
Nicola rivolse la riverenza a Egwene, con il suo abito bianco da novizia che svolazzava. Il cipiglio di Turese si accentuò. Ma Nicola non lo notò. «Per Verin Sedai» disse piano, annuendo verso il letto. «Per ordine della maestra delle cucine, dopo aver sentito quanto Verin Sedai era esausta per i suoi viaggi.»
Egwene annuì, facendo un gesto verso il tavolo, nascondendo la sua eccitazione. Nicola si avvicinò rapida, posando il vassoio sul tavolo, sussurrando sottovoce: «Devo chiedere se ti fidi di lei.» Lanciò un’occhiata di nuovo verso il letto.
«Sì» rispose Egwene, coprendo il suono trascinando all’indietro uno sgabello. Dunque le sue alleate non sapevano che Verin era morta. Questo era un bene: il segreto era ancora salvo, per il momento.
Nicola annuì, poi parlò con voce più alta. «Per lei sarebbe bene mangiare quand’è caldo, anche se lascerò a te la decisione se svegliarla o meno. Mi sono stati dati ordini di avvisarti di non toccare il cibo per te stessa.»
«Non lo farò a meno che non risulti che non ne ha bisogno» replicò Egwene voltandosi. Pochi istanti più tardi, la porta si chiuse dietro Nicola.
Egwene attese alcuni dolorosi minuti che Turese aprisse l’uscio e la controllasse, trascorrendo il tempo lavandosi faccia e mani e mettendosi addosso un vestito pulito. Infine, fiduciosa che non sarebbe stata interrotta, afferrò il cucchiaio e rimestò nella zuppa. Come si era aspettata, trovò una fialetta di vetro con dentro un pezzo di carta arrotolato.
Astuto. I suoi alleati, a quanto pareva, avevano udito della presenza di Verin nella stanza di Egwene e avevano deciso di usarla come una scusa per far entrare qualcuno. Srotolò il foglio, che conteneva un’unica parola: ‘Aspetta.’
Sospirò, ma non c’era nulla da fare. Non osava tirare fuori il libro e continuare a leggere, comunque. Presto udì alcune voci al di fuori e quella che suonava come una discussione. Di nuovo qualcuno bussò alla porta.
«Avanti» disse Egwene, incuriosita.
La porta si aprì e Meidani entrò nella stanza. Chiuse in modo esplicito la porta in faccia a Turese. «Madre» disse con una riverenza. La donna snella indossava un attillato vestito grigio che tirava in modo un po’ troppo ovvio sul suo ampio petto. Aveva in programma una cena con Elaida stasera? «Spiacente di averti fatto attendere.»