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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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Siuan sospirò, ma non disse altro. Pareva essere troppo carica di nervosismo per sedersi, e ignorò lo sgabello dall’altro lato della stanza, andandosi invece a mettere in piedi vicino alla vetrina del negozio alla destra di Egwene.

L’ambiente principale del negozio del ciabattino mostrava segni di fiorente commercio. Un robusto bancone divideva in due la stanza, e la parete sul fondo era suddivisa in dozzine di rientranze a misura di scarpa. A volte, molte di queste erano riempite con robuste calzature da lavoro di pelle o tela, con i lacci che pendevano sul davanti o le fibbie che scintillavano nella luce diafana del Tel’aran’rhiod. Eppure, ogni volta che Egwene dava un’occhiata alla parete, le scarpe si erano spostate, alcune svanite, altre comparse. Non dovevano rimanere a lungo nei loro compartimenti nel mondo reale, poiche si lasciavano indietro solo vaghe immagini nel mondo dei sogni.

La metà anteriore del negozio era affollata di sgabelli a uso dei clienti. Le scarpe sulla parete in fondo erano di fogge e motivi differenti, assieme a quelle di prova per prendere le misure.

Una persona entrava nel negozio, provava le scarpe per le misure, quindi sceglieva un modello. Il ciabattino — o, più probabile, i suoi assistenti — ne avrebbero confezionato un paio da ritirare in seguito. Sull’ampia vetrina sul davanti campeggiava a lettere bianche dipinte il nome del ciabattino, Naorman Mashinta, e un numero ‘tre’ era stato apposto più in piccolo accanto al nome. Questa era la terza generazione di Mashinta a gestire il negozio. Non era affatto insolito nelle cittadine. In effetti, la parte di Egwene ancora influenzata dai Fiumi Gemelli trovava strano che qualcuno scegliesse di abbandonare il mestiere dei genitori in favore di un altro, a meno che non fosse un terzo o quartogenito.

«Ora che ci siamo occupate delle ovvietà ,» disse Egwene «che notizie ci sono?»

«Be’,» disse Siuan, appoggiandosi contro la finestra e fissando fuori verso la strada di Tar Valon stranamente vuota «una tua vecchia conoscenza è giunta al campo.»

«Davvero?» chiese Egwene in tono assente. «Chi?»

«Gawyn Trakand.»

Egwene sussultò. Era impossibile! Gawyn si era schierato con la fazione di Elaida durante la ribellione. Non sarebbe passato dalla parte delle ribelli. Era stato catturato? Ma non era quello il modo in cui Siuan aveva posto la faccenda.

Per un momento, Egwene fu una ragazza tremante, intrappolata nel potere delle sue promesse sussurrate. Riuscì a mantenere la propria forma fissa su quella dell’Amyrlin, comunque, e costrinse i suoi pensieri a tornare al presente, inducendosi ad apparire disinvolta mentre rispondeva. «Gawyn?» chiese. «Che strano. Non avrei pensato di trovarlo lì.»

Siuan sorrise. «L’hai dissimulato bene» disse. «Anche se ti sei interrotta troppo a lungo e, quando hai chiesto di lui, eri eccessivamente disinteressata. Questo ti ha reso facile da decifrare.»

«Che la Luce ti accechi» disse Egwene. «Si tratta di un’altra prova? O è davvero lì?»

«Io mantengo i giuramenti, grazie» replicò Siuan, oltraggiata. Egwene era una delle poche a sapere che, come risultato dell’essere stata quietata e poi Guarita, Siuan era stata liberata dai Tre Giuramenti. Ma, come Egwene, sceglieva comunque di non mentire.

«A ogni modo,» disse Egwene «ritengo che ormai sia passato il tempo per mettermi alla prova.»

«Chiunque incontrerai ti metterà alla prova, Madre» disse Siuan. «Devi essere preparata alle sorprese; in qualunque momento qualcuno potrebbe gettarti un amo per vedere come reagisci.»

«Grazie» disse Egwene in tono freddo. «Ma non mi serve davvero il promemoria.»

«Ah no?» chiese Siuan. «Pare un po’ come qualcosa che direbbe Elaida.»

«Questo è ingiusto!»

«Dimostralo» disse Siuan in tono compiaciuto.

Egwene si costrinse a calmarsi. Siuan aveva ragione. Meglio accettare il consiglio, in particolare quando era buono, che lamentarsi. «Hai ragione, naturalmente» disse Egwene, lisciandosi l’abito sulle ginocchia così come faceva con la frustrazione dal proprio viso.

«Dimmi di più dell’arrivo di Gawyn.»

«Non so molto altro» confessò Siuan. «Avrei davvero dovuto menzionarlo ieri, ma il nostro incontro è stato interrotto.» Si stavano incontrando più spesso ora, ogni notte dall’incarcerazione di Egwene, ma ieri qualcosa aveva svegliato Siuan prima che avessero finito di parlare. Una bolla di male nel campo delle ribelli, come lei aveva riferito: delle tende avevano preso vita e avevano cercato di strangolare la gente. Tre persone erano morte, una delle quali Aes Sedai.

«Comunque,» proseguì Siuan «Gawyn non ha detto molto che potessi sentire. Penso sia qui perché ha udito della tua cattura. Ha fatto un’entrata spettacolare, ma ora rimane nel posto di comando di Bryne e fa visita alle Aes Sedai con regolarità. Sta rimuginando su qualcosa: continua ad andare a parlare con Romanda e Lelaine.»

«Questo è preoccupante.»

«Be’, loro sono chiaramente le persone più potenti nell’accampamento» disse Siuan.

«Tranne quando Sheriam e le altre riescono a strappar loro qualche autorità. Le cose non sono andate bene senza di te; il campo ha bisogno di una guida, in realtà noi la agogniamo, così come un pescatore affamato agogna una bella retata. Le Aes Sedai sono persone abituate all’ordine, suppongo. Sarebbe…»

Si interruppe. Probabilmente era stata sul punto di convincere di nuovo Egwene ad accettare il salvataggio. Lanciò un’occhiata all’Amyrlin, poi continuò. «Be’, sarebbe un bene per noi che tu tornassi, Madre. Più a lungo rimani lontana, più forti diventano le fazioni. Si possono quasi vedere del le linee di demarcazione nel mezzo del campo, ora. Romanda da un lato, Lelaine dall’altro, con una fetta sempre più esigua che non vuoi prendere posizione.»

«Non possiamo permetterci un’altra divisione» disse Egwene. «Non fra noi stesse; dobbiamo dimostrarci più forti di Elaida.»

«Almeno le nostre scissioni non sono secondo le Ajah» disse Siuan in tono difensivo.

«Fazioni e rotture» disse Egwene alzandosi in piedi. «Lotte interne e dissidi. Noi siamo migliori di questo, Siuan. Riferisci al Consiglio che intendo incontrarmi con loro. Forse tra due giorni. Domani, tu e io ci incontreremo di nuovo.» Siuan annuì esitante. «Molto bene.»

Egwene la squadrò. «Pensi che non sia saggio?»

«No» rispose Siuan. «Mi preoccupo di tutti gli sforzi a cui ti stai sottoponendo. L’Amyrlin deve imparare a razionare le sue forze; alcune al tuo posto hanno fallito non perché difettassero della capacità per compiere grandi cose, ma perché avevano chiesto troppo a quella capacità , correndo quando avrebbero dovuto camminare.»

Egwene si astenne dal commentare che Siuan stessa aveva passato molto del suo periodo come Amyrlin correndo a rotta di collo. Ma si poteva davvero obiettare che Siuan aveva chiesto troppo a se stessa, e il risultato era stata la sua caduta. Chi poteva parlare meglio dei pericoli di pratiche del genere se non una persona che ne era rimasta scottata in modo così intenso?

«Il consiglio è apprezzato, figlia» disse Egwene. «Ma davvero, c’è poco di cui preoccuparsi. I miei giorni trascorrono in solitudine, con occasionali percosse a ravvivarli un po’. Questi incontri notturni mi aiutano a sopravvivere.» Fu percorsa da un brivido e scostò lo sguardo da Siuan, verso la finestra che dava sulla strada vuota e sporca.

«È difficile da sopportare?» chiese Siuan piano.

«La cella è tanto stretta da permettermi di toccare le pareti opposte contemporaneamente» rispose Egwene. «E non è nemmeno molto lunga. Quando mi stendo, devo piegare le ginocchia per starci. Non posso stare in piedi, dal momento che il soffitto è così basso da costringermi a incurvarmi, e non riesco a sedere senza provare dolore, poiche non mi Guariscono più fra una punizione e l’altra. La paglia è vecchia e pizzica. La porta è spessa e le crepe non fanno entrare molta luce. Non ero al corrente che la Torre avesse celle come questa.

» Tornò a guardare Siuan. «Una volta che sarò sostenuta appieno come Amyrlin, questa stanza e tutte le altre simili saranno rimosse, le porte strappate via e le celle stesse riempite con mattoni e malta.»

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