Presagi di tempesta
- Автор: Джордан Роберт, Сандерсон Брендон
- Серия: La Ruota del Tempo #12
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:
Аннотация
I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
39
Una visita da Verin Sedai
«Tu non hai mai tenuto in mano il Bastone dei Giuramenti» la accusò Egwene, ancora in piedi presso l’armaci io. Verin rimase sul lato del letto, sorseggiando il suo te. La tozza donna indossava un semplice abito marrone con un taglio matronale sul petto e una spessa cintura di cuoio in vita. Le gonne erano divise e, a giudicare dagli stivali sporchi che facevano capolino da sotto l’orlo, era appena tornata alla Torre.
«Non essere sciocca.» Verin scostò una ciocca di capelli sfuggita alla sua crocchia; il castano era segnato da una pronunciata stria di grigio. «Bambina, ho tenuto in mano il Bastone dei Giuramenti e giurato su di esso prima che fosse nata tua nonna.»
«Allora i tuoi giuramenti sono stati rimossi» disse Egwene. Era possibile con il Bastone dei Giuramenti: dopotutto, Yukiri, Saerin e le altre avevano rimosso e sostituito i loro.
«Ebbene, sì» disse Verin con tono materno.
«Non mi fido di te» si ritrovò a spiattellare Egwene. «Non penso di essermi mai fidata.»
«Molto saggio» disse Verin, sorseggiando il suo te. Non era un aroma che Egwene riconosceva. «Dopotutto, sono dell’Ajah Nera.»
Egwene provò un brivido improvviso, come un freddo spuntone di ghiaccio conficcato direttamente nella schiena fin dentro il petto. Ajah Nera. Verin era Nera. Luce!
Egwene si protese all’istante verso l’Unico Potere. Ma ovviamente la radice biforcuta rese inutile il suo sforzo. Ed era stata Egwene stessa a suggerire che le venisse data! Luce, aveva perso il senno? Era stata così fiduciosa e sicura dopo la sua vittoria che non aveva previsto cosa sarebbe potuto accadere se si fosse imbattuta in una Sorella Nera. Ma chi poteva prevedere di imbattersi in una Nera? Trovarla seduta con calma sul letto, a bere te e a guardarla con quegli occhi che erano sempre sembrati sapere troppo. Quale modo migliore di nascondersi che non una modesta Marrone, sempre congedata dalle altre Sorelle per i suoi modi distratti da studiosa?
«Accidenti, questo te è davvero buono» disse Verin. «La prossima volta che vedi Laras, per favore, ringraziala da parte mia per averlo procurato. Ha giurato di averne un po’ che non era andato a male, ma non mi fidavo di lei. Non ci si può fidare molto di questi tempi, vero?»
«Cosa? Laras è un Amico delle Tenebre?» chiese Egwene.
«Cielo, no» esclamò Verin. «È molte cose, ma non un Amico delle Tenebre. Sarebbe più facile trovare un Manto Bianco che sposa una Aes Sedai che non Laras che giura fedeltà al Signore Supremo. Donna straordinaria. E piuttosto brava nel giudicare i sapori del te.»
«Cos’hai intenzione di fare con me?» domandò Egwene, costringendosi a parlare con calma. Se Verin avesse voluto ucciderla, a quest’ora l’avrebbe già fatto. Era ovvio che Verin voleva usare Egwene, e questo le avrebbe dato un’opportunità. Un’opportunità per fuggire, per capovolgere la situazione. Luce, questo era proprio un tempismo pessimo!
«Ebbene,» disse Verin «per prima cosa ti chiederò di sederti. Ti offrirei del te, ma dubito sinceramente che vorresti quello che sto bevendo.»
Pensa, Egwene!, si disse. Chiamare aiuto sarebbe stato inutile: probabilmente l’avrebbero sentita solo le novizie, dato che le sue sorveglianti Rosse se n’erano andate. Di tutti i momenti per rimanere sola! Non avrebbe mai pensato che avrebbe desiderato avere vicino delle carceriere.
Comunque, se avesse urlato, senza dubbio Verin l’avrebbe legata e imbavagliata con flussi di Aria. E se qualche novizia avesse sentito, sarebbe corsa a vedere qua! era il problema, e questo non avrebbe fatto altro che attirare anche lei nelle grinfie di Verin. Perciò Egwene tirò a se l’unico sgabello di legno della stanza e vi si sedette, con il posteriore che protestava per il legno privo di cuscini.
La stanzetta era immobile e silenziosa, fredda e sterile, dato che era stata sgombra per quattro giorni. Egwene cercò furiosamente una via di fuga.
«Mi complimento con te per quello che hai fatto qui, Egwene» disse Verin. «Ho seguito un po’ delle idiozie che stanno accadendo fra le fazioni di Aes Sedai, anche se ho deciso di non farmi coinvolgere personalmente. Era più importante continuare la mia ricerca e tenere d’occhio il giovane al’Thor. È un tipo focoso, devo dire. Quel ragazzo mi preoccupa. Non sono certa che capisca come opera il Tenebroso. Non tutto il male è… lampante come i Prescelti. I Reietti, come li chiameresti tu.»
«Lampante?» disse Egwene. «I Reietti?»
«Be’, a paragone.» Verin sorrise e si riscaldò le mani sulla tazza di te. «I Prescelti sono come un mucchio di bambini che bisticciano: ognuno cerca di urlare più forte e attirare l’attenzione del padre. E facile determinare cosa vuole ognuno di loro: potere sugli altri bambini, la prova di essere il più importante. Sono convinta che non siano intelligenza, astuzia o capacità a fare un Prescelto… anche se, ovviamente, quelle cose sono importanti. No, io credo che sia l’egoismo quello che il Signore Supremo ricerca nei suoi condottieri più insigni.» Egwene si accigliò. Stavano davvero facendo una tranquilla chiacchierata sui Reietti? «E perché sceglierebbe quella caratteristica?»
«Li rende prevedibili. Uno strumento che puoi contare che agisca come atteso è molto più prezioso di uno che non riesci a capire. O forse perché quando lottano l’uno contro l’altro, solo i più forti sopravvivono. Onestamente, non lo so. I Prescelti sono prevedibili, ma il Signore Supremo tutt’altro. Perfino dopo decenni di studio, non posso essere certa di cosa egli voglia o perché lo voglia. So solo che questa battaglia non viene combattuta nel modo in cui ritiene al’Thor.»
«E questo cosa ha a che fare con me?» domandò Egwene.
«Non molto» disse Verin, con un moto di disapprovazione verso se stessa. «Temo di essermi lasciata fuorviare. E con così poco tempo, per di piu’. Devo prestare davvero attenzione.» Sembrava ancora la piacevole, erudita Sorella Marrone. Egwene si era sempre aspettata che le Sorelle Nere fossero… diverse.
«Comunque» continuò Verin. «Stavamo parlando di quello che hai fatto qui, nella Torre. Temevo che sarei arrivata e ti avrei trovato ancora a bighellonare con i tuoi amici là fuori. Immagina la mia meraviglia nello scoprire che non solo ti eri infiltrata nel regime di Elaida, ma a quanto pare avevi rivoltato metà del Consiglio stesso contro di lei. Di sicuro hai infastidito alcuni dei miei soci, posso proprio dirtelo. Non sono affatto compiaciuti.» Verin scosse il capo, prendendo un altro sorso di te.
«Verin, io…» Egwene si interruppe. «Cosa…»
«Non c’è tempo, temo» disse Verin, sporgendosi in avanti. All’improvviso, qualcosa in lei sembrò cambiare. Anche se era sempre la stessa donna attempata — e a volte materna — la sua espressione divenne più determinata. Serrò lo sguardo su quello di Egwene, e l’intensità degli occhi di Verin la lasciò sconcertata. Questa era proprio la stessa donna?
«Grazie per assecondare le farneticazioni di una donna» disse Verin con voce più pacata.
«È stato così piacevole poter fare una chiacchierata tranquilla davanti a una tazza di te, almeno un’altra volta. Ora, ci sono alcune cose che devi sapere. Diversi anni fa, dovetti prendere una decisione. Mi ritrovai in una posizione in cui potevo contrarre i giuramenti per il Tenebroso oppure potevo rivelare che non avrei mai voluto — o avuto intenzione — di farlo, pertanto sarei stata giustiziata.
«Forse, qualcun altro avrebbe trovato un modo per aggirare questa situazione. Molti avrebbero semplicemente optato per la morte. Io, però, la considerai come un’opportunità. Vedi, una persona di rado ha un’occasione come questa, di studiare una bestia dall’interno del suo cuore, di vedere davvero cosa fa scorrere il sangue. Di scoprire dove conducono tutte quelle venuzze e capillari. Un’esperienza piuttosto straordinaria.»
«Aspetta» disse Egwene. «Ti sei unita all’Ajah Nera per studiarla?»