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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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«Avrebbe potuto non funzionare comunque» ribatte Verin, riaccomodandosi sul letto, disponendo il cuscino dietro i suoi capelli castani striati. «Il procedimento di contrarre quei giuramenti al Signore Supremo era… particolare. Vorrei essere stata in grado di scoprire un’altra informazione per te. Una dei Prescelti si trova nella Torre, bambina. E Mesaana, ne sono certa. Avevo sperato di essere in grado di portarti il nome sotto cui si stava nascondendo, ma le due volte che mi sono incontrata con lei, era ammantata al punto che non sono riuscita a capirlo. Quello che ho visto è registrato nel volume rosso.

«Attenta ai tuoi passi. Attenta a come colpisci. Lascerò decidere a te se provare a prenderle tutte quante assieme oppure se vuoi occuparti delle più importanti in segreto e separatamente. Forse deciderai di osservare e vedere se riesci a neutralizzare i loro complotti. Un buon interrogatorio potrebbe gettare luce su alcune delle domande a cui non sono stata in grado di rispondere. Devi prendere così tante decisioni, per una persona così giovane.» Sbadigliò, poi fece una smorfia quando il dolore la trafisse.

Egwene si alzò, dirigendosi a fianco di Verin. «Grazie, Verin. Grazie per aver scelto me per portare questo fardello.»

Verin sorrise debolmente. «Hai agito molto bene con le precedenti informazioni che ti ho fornito. Quella è stata una situazione piuttosto interessante. L’Amyrlin aveva ordinato che ti fornissi informazioni per dare la caccia alle Sorelle Nere che erano fuggite dalla Torre, perciò dovevo obbedire, perfino se gli stessi capi della Nera erano insoddisfatti per quell’ordine. Non avrei dovuto darti il ter’angreal del sogno, sai? Ma ho sempre avuto una sensazione su di te.»

«Non sono certa di meritare una tale fiducia.» Egwene abbassò lo sguardo sul libro. «Una fiducia come quella che mi hai mostrato.»

«Sciocchezze, bambina» disse Verin, sbadigliando di nuovo, gli occhi che si chiudevano.

«Tu sarai Amyrlin. Ne sono certa. E una Amyrlin dovrebbe essere ben armata con la conoscenza. Questo, fra tutte le altre cose, è il dovere più sacro della Marrone: armare il mondo con la conoscenza. Io sono ancora una di loro. Per favore, fa’ in modo che sappiano che, anche se la parola Nera potrà marchiare il mio nome per sempre, la mia anima è Marrone. Diglielo…»

«Lo farò, Verin» promise Egwene. «Ma la tua anima non è Marrone. Posso vederlo.»

Gli occhi di Verin si aprirono sbattendo le palpebre, incontrando quelli di Egwene, con un cipiglio che le corrugava la fronte.

«La tua anima è di un bianco puro, Verin» disse Egwene piano. «Come la Luce stessa.»

Verin sorrise e i suoi occhi si chiusero. Mancava ancora qualche minuto alla vera morte, ma l’incoscienza giungeva prima e rapida. Egwene si mise a sedere, tenendo la mano della donna. Elaida e il Consiglio potevano fare da se: Egwene aveva preparato i suoi semi. Mostrarsi ora e avanzare delle richieste avrebbe voluto dire estendere troppo la sua autorità.

Dopo che le pulsazioni di Verin furono scemate, Egwene prese la tazza di te avvelenato e la mise da parte, poi sollevò il piattino di fronte al naso di Verin. La superficie lucida non rifletteva alcun respiro. Controllare sembrava insensibile, ma esistevano alcuni veleni che potevano far apparire morta una persona e farla respirare appena, e se Verin avesse voluto ingannare Egwene e puntare il dito contro le Sorelle sbagliate, questo sarebbe stato un metodo strepitoso. Fu davvero duro controllare, e fece star male Egwene, ma lei era l’Amyrlin. Faceva ciò che era difficile e prendeva in considerazione tutte le possibilità.

Di sicuro nessuna Sorella veramente Nera sarebbe stata disposta a morire solo per fuorviarla in tal modo. Il suo cuore si fidava di Verin, anche se la sua mente voleva esserne certa. Lanciò un’occhiata verso la sua semplice scrivania, dove aveva appoggiato i libri. In quel momento, la porta della camera si aprì senza preavviso e una giovane Aes Sedai — abbastanza nuova allo scialle che il suo volto non appariva ancora senza età — fece capolino. Turese, una delle Sorelle Rosse. Dunque qualcuna era stata infine assegnata per sorvegliare Egwene. Il suo periodo di libertà era giunto al termine. Be’, non era il caso di piangere su quello che sarebbe potuto essere. Il tempo era stato ben speso. Desiderò che Verin fosse andata da lei una settimana prima, ma quello che era fatto era fatto.

La Sorella Rossa si accigliò alla vista di Verin, ed Egwene si affrettò a portare un dito alle labbra e scoccò alla giovane Sorella un’occhiata severa.

Egwene si precipitò alla porta. «Era appena entrata e voleva parlare con me riguardo un compito che mi aveva affidato tempo fa, prima che la Torre si dividesse. A volte possono essere stranamente ostinate, queste Sorelle Marroni.» Parole vere, fino all’ultima.

Turese annuì con aria mesta al commento sulle Marroni.

«Vorrei proprio che avesse scelto il suo letto per stendersi» disse Egwene. «Non sono sicura di cosa fare con lei ora.» Di nuovo tutto vero. Egwene aveva proprio bisogno di mettere le mani su quel Bastone dei Giuramenti. Mentire iniziava a sembrare troppo comodo in situazioni come questa.

«Dev’essere stanca per i suoi viaggi» disse Turese, con voce delicata ma decisa. «Lasciale fare come vuole; lei è Aes Sedai, e tu una semplice novizia. Non disturbarla.»

Detto questo, la Rossa chiuse la porta, ed Egwene sorrise fra se dalla soddisfazione. Poi lanciò un’occhiata al cadavere di Verin e quel sorriso svanì. Prima o poi avrebbe dovuto rivelare che Verin era morta. Come avrebbe fatto a spiegare quello? Be’, le sarebbe venuto in mente qualcosa. Se fosse stata incalzata, avrebbe potuto semplicemente dire la verità.

Prima, però, le occorreva trascorrere del tempo con quel libro. Le probabilità che le venisse portato via nel prossimo futuro erano alte, perfino col segnalibro ter’angreal. Probabilmente avrebbe dovuto conservare il cifrario separato dal libro nascosto. Forse avrebbe dovuto memorizzare e distruggere il cifrario. Tutto questo sarebbe stato più facile da pianificare se avesse saputo come erano andate le cose nel Consiglio! Elaida era stata deposta? Silviana era viva o era stata giustiziata?

C’era poco che poteva scoprire ora, non mentre era sorvegliata. Avrebbe dovuto semplicemente attendere. E leggere.

Il codice si rivelò piuttosto complesso, richiedendo buona parte del libriccino per essere spiegato. Questo era allo stesso tempo vantaggioso e frustrante. Sarebbe stato molto difficile decifrare il codice senza di esso, ma ciò lo rendeva anche quasi impossibile da memorizzare. Non sarebbe stata in grado di riuscirci prima del mattino, e a quell’ora avrebbe dovuto rivelare la reale condizione di Verin.

Osservò la donna. Verin pareva davvero dormire pacificamente. Egwene aveva tirato fuori la coperta, drappeggiandogliela fino al collo, poi le aveva tolto le scarpe e le aveva messe accanto al letto per accrescere l’illusione. Sentendosi un po’ irrispettosa, decise di girare Verin sul fianco. La Sorella Rossa aveva già fatto capolino un paio di volte, e vedere Verin in un’altra posizione sarebbe parso meno sospetto.

Terminato questo, Egwene diede un’occhiata alla sua candela per valutare quanto tempo era passato. Non c’erano finestre nella stanza, non nell’alloggio di una novizia. Mise da parte il desiderio di abbracciare il Potere e creare una sfera di luce con cui leggere. Si sarebbe fatta bastare la fiamma di quell’unica candela.

Si gettò sul suo primo compito: decifrare i nomi delle Sorelle Nere elencati in fondo al tomo. Quello era ancora più importante che memorizzare il cifrario. Doveva sapere di chi si poteva fidare.

Le ore successive furono tra le più allarmanti e sconfortanti della sua vita. Alcuni dei nomi le erano sconosciuti, molti a malapena familiari. Altri erano di donne con cui lei aveva lavorato, che aveva rispettato e di cui si era perfino fidata. Imprecò quando trovò il nome di Katerine vicino all’inizio della lista, poi sibilò dalla sorpresa quando comparve il nome di Alviarin. Aveva sentito di Elza Penfell e Galina Casban, anche se non conosceva alcuni dei nomi successivi.

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