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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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Siuan annuì. «Ce ne assicureremo.»

Egwene si voltò di nuovo e notò con imbarazzo che aveva lasciato che il suo abito mutasse nel cadin’sor di una Fanciulla Aiel, completo di lance e arco sulla schiena. Con un profondo respiro, si costrinse a tornare al suo abbigliamento precedente. «Nessuna persona dovrebbe essere imprigionata in un modo simile,» disse «nemmeno…»

Siuan si accigliò quando Egwene lasciò la frase a metà. «Cos’è stato?»

Egwene scosse il capo. «Mi è appena venuto in mente. È così che dev’essere stato per Rand. No, peggio. Le storie dicono che è stato rinchiuso in una cassa più piccola della mia cella.

Almeno io posso trascorrere parte delle serate chiacchierando con te. Lui non aveva nessuno. Era privo della fiducia che le percosse che gli venivano inflitte servissero a qualcosa.» Volesse la Luce che lei non dovesse sopportare quel trattamento a lungo quanto lui. La sua prigionia finora era durata solo pochi giorni.

Siuan tacque.

«Comunque sia,» disse Egwene «io ho il Tel’aran’rhiod. Durante il giorno, il mio corpo è prigioniero, ma di notte la mia anima è libera. E ogni giorno che sopporto è un’altra prova che la volontà di Elaida non è legge. Lei non può spezzarmi. Il suo sostegno da parte delle altre sta venendo meno. Fidati di me.»

Siuan annuì. «Molto bene» disse alzandosi. «Tu sei l’Amyrlin.»

«Certo che lo sono» disse Egwene in tono assente.

«No, Egwene» ribatte Siuan. «Lo dico di cuore.»

Egwene si voltò sorpresa. «Ma tu hai sempre creduto in me!» Siuan sollevò un sopracciglio.

«Be’,» proseguì Egwene «quasi fin dall’inizio.»

«Ho sempre creduto che avessi del potenziale» la corresse Siuan. «Be’, l’hai realizzato. In parte, almeno. Abbastanza. In qualsiasi direzione soffi questo vento di burrasca, hai dimostrato una cosa. Tu meritavi il ruolo che detieni. Luce, ragazza, potresti finire per diventare l’Amyrlin migliore che questo mondo abbia conosciuto fin dal regno di Artur Hawkwing!» Esitò. «E non è una cosa facile da ammettere per me, bada bene.»

Egwene prese Siuan per le braccia, sorridendo. Siuan aveva quasi le lacrime agli occhi dall’orgoglio! «Tutto quello che ho ottenuto è stato farmi rinchiudere in una cella.»

«E lo hai fatto come una Amyrlin, Egwene» disse Siuan. «Ma dovrei tornare indietro. Alcune di noi non possono passare le giornate a rilassarsi come fai tu. Abbiamo bisogno di un lungo sonno, altrimenti potremmo cadere svenute nell’acqua del bucato.» Fece una smorfia, liberandosi dalla stretta delle mani di Egwene.

«Potresti solo dirgli di…»

«No, non voglio sentire nulla di tutto questo» disse Siuan, agitando un dito verso Egwene. Si era forse dimenticata di aver appena elogiato la levatura di Egwene come Amyrlin? «Ho dato la mia parola, e sarò interiora di pesce prima di infrangerla.»

Egwene sbatte le palpebre. «Non mi sognerei mai» disse, reprimendo un sorriso quando notò che ora la forma in ombra di Siuan aveva un nastro rosso brillante fra i capelli. «Adesso vai, dunque.»

Siuan annuì bruscamente, poi si sedette e chiuse gli occhi. Lentamente scomparve dal Tel’aran’rhiod.

Egwene esitò, osservando la zona dove si era trovata Siuan. Probabilmente era tempo di tornare ai sogni normali, lasciando che la sua mente si riposasse. Ma tornare ai sogni normali sarebbe stato un passo verso il risveglio, e, una volta desta, avrebbe trovato solo quel sotterraneo angusto e la sua oscurità stantia. Bramava rimanere ancora un poco nel Mondo dei Sogni. Meditò se far visita ai sogni di Elayne per chiederle un incontro… Ma no, avrebbe richiesto troppo tempo, sempre supponendo che Elayne potesse far funzionare il suo ter’angreal del sogno. Di rado ci riusciva, di questi tempi.

Si ritrovò ad allontanarsi da Tar Valori, con il negozio del ciabattino che svaniva attorno a lei. Apparve nell’accampamento delle Aes Sedai ribelli. Un posto sciocco da visitare, forse. Se c’erano Amici delle Tenebre o Reietti nel Mondo dei Sogni, era molto probabile che stessero investigando in questo campo e fossero in cerca di informazioni, proprio come Egwene a volte faceva visita allo studio dell’Amyrlin nel Tel’aran’rhiod per trovare indizi sui piani di Elaida. Ma Egwene aveva bisogno di venire qui. Non mise in discussione il perché; sentiva semplicemente che era così.

Le strade dell’accampamento erano fangose, ridotte a solchi dal passaggio dei carri. Le Aes Sedai si erano impossessate di quella zona, che una volta era soltanto un campo, e l’avevano trasformata in… qualcosa. In parte un luogo di guerra, con i soldati di Bryne accampati in un anello attorno a loro. In parte cittadina, anche se nessuna di esse aveva mai vantato un tal numero di Aes Sedai, novizie e Ammesse. In parte monumento alla debolezza della Torre Bianca.

Egwene attraversò la via principale dell’accampamento, dove le erbacce erano state calpestate fino a diventare fango, e il fango era stato compresso in una strada. Era fiancheggiata da passerelle, e delle tende coprivano il terreno piatto al di là. Non c’erano persone, solo l’occasionale vista di qualcuno che, dormendo, era capitato nel Tel’aran’rhiod. Qui un breve guizzo di una donna in un elegante abito verde. Una Aes Sedai che sognava, forse, anche se era altrettanto probabile che si trattasse di una cameriera che si immaginava di essere una regina. Lì una donna in bianco, con stopposi capelli biondi, che era troppo vecchia per essere una novizia. Questo non aveva più importanza. Avrebbero dovuto aprire il libro delle novizie a tutte molto tempo fa. La Torre Bianca era troppo debole per rifiutare ogni fonte di forza.

Entrambe le donne scomparvero quasi con la stessa rapidità con cui erano apparse. Pochi sognatori restavano a lungo nel Tel’aran’rhiod: per rimanere di piu’, una persona aveva bisogno o di una dote particolare come quella di Egwene, oppure di un ter’angreal come quello che usava Siuan. C’era un terzo modo. Rimanere intrappolati in un incubo vivente. Ma di questi, grazie alla Luce, non ce n’erano in giro.

Così deserto, l’accampamento sembrava strano. Da molto tempo Egwene aveva smesso di lasciarsi innervosire dalla sinistra mancanza di persone nel Tel’aran’rhiod. Ma questo campo era diverso, in qualche modo. Pareva un accampamento militare dopo che tutti i soldati erano stati massacrati sul campo di battaglia. Deserto, eppure ancora con uno stendardo a lodare le vite di coloro che lo avevano occupato. A Egwene parve di poter vedere la divisione di cui aveva parlato Siuan, con le tende ammassate assieme come mazzi di fiori che sbocciavano. Senza nessuno in giro, poteva vedere gli schemi e i problemi che questi tradivano. Egwene poteva incolpare Elaida per le fratture tra le Ajah nella Torre Bianca, ma anche le Aes Sedai di Egwene stavano iniziando a dividersi. Be’, era difficile che tre Aes Sedai si radunassero senza che due di loro formassero un’alleanza. Era sano che le donne pianificassero e progettassero; il problema era quando iniziavano a considerare nemiche altre come loro, invece che semplici rivali.

Siuan aveva ragione, purtroppo. Egwene non poteva passare molto altro tempo con le sue speranze di riconciliazione. E se la Torre Bianca non avesse spodestato Elaida? E se, nonostante i progressi di Egwene, le fratture fra le Ajah non si fossero ricomposte mai piu’? Che alternativa rimaneva? Andare in guerra?

C’era un’altra opzione, una che nessuno di loro aveva proposto: abbandonare definitivamente la riconciliazione. Istituire una seconda Torre Bianca. Avrebbe significato lasciare le Aes Sedai divise, forse per sempre. Egwene rabbrividì a quella prospettiva e la pelle le formicolò, ribellandosi al solo pensiero.

Ma se non avesse avuto nessun’altra scelta? Doveva considerare le ramificazioni, e le trovava scoraggianti. Come potevano incoraggiare la Famiglia o le Sapienti a legarsi con le Aes Sedai se loro stesse non erano unite? Le due Torri Bianche sarebbero diventate forze antagoniste, confondendo i governanti mentre le Amyrlin rivali cercavano di utilizzare le nazioni per i propri scopi. Alleati e nemici avrebbero perso la loro soggezione per le Aes Sedai, ed era probabile che i sovrani avrebbero iniziato a formare i propri centri per donne capaci di incanalare. Egwene si fece coraggio, procedendo per la strada fangosa, con le tende lungo la via che cambiavano, i loro lembi aperti, poi chiusi, poi di nuovo aperti nello strano modo effimero del Mondo dei Sogni. Egwene percepì la stola dell’Amyrlin apparire attorno al suo collo, troppo pesante, come intessuta con pesi di piombo.

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