La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
Seduto a gambe incrociate sul terreno e incurante del l’umidità, Noal stava giocando a serpenti e volpi con Olver e raccontando storie folli delle terre oltre il Deserto Aiel, su .il cune delle grandi città costiere in cui agli stranieri non ora permesso allontanarsi se non via nave e agli abitanti non era permesso allontanarsi affatto. Mat desiderava che trovassero qualcos’altro a cui giocare. Ogni volta che tiravano fuori quel pezzo di stoffa rossa con il suo intrico di linee nere, ciò gli ricordava la sua promessa a Thom, gli ricordava che i dannali Eelfinn erano in qualche modo dentro la sua testa, e forse anche i maledetti Aelfinn. Le Aes Sedai tornarono dal Torrente e Joline si fermò per parlare con Blaeric e Fen. Bethamin e Seta, che le seguivano da presso, esitarono finché un gesto dalla Sorella Verde intimò loro di andare a mettersi in piedi dietro il tronco dove si erano sedute Teslyn e Edesina, il più lontano possibile fra loro, con in mezzo rami non tagliati, e iniziarono a leggere dei libricini rilegati in cuoio presi dai borselli che avevano alla cintura. Sia Bethamin che Seta si misero dietro a Edesina.
L’ex sul’dam. bionda aveva cambiato opinione in maniera straordinaria e dolorosa. Dolorosa per lei e per le Sorelle. Quando aveva chiesto la prima volta che insegnassero anche a lei, a cena la sera precedente, loro si erano rifiutate. Stavano istruendo solo Bethamin perché lei aveva già incanalato. Seta era troppo vecchia per diventare una novizia, non aveva incanalato ed era così e basta. Così lei aveva replicato tutto quello che Bethamin aveva fatto, qualunque cosa fosse, e tutte tre erano balzate su attorno al fuoco strillando fra una pioggia di scintille finché lei aveva trattenuto il Potere. Allora avevano acconsentito a istruirla. Perlomeno Joline e Edesina. Teslyn non voleva ancora saperne di nessuna sul’dam, ex o no. Tutte e tre fecero a turno a fustigarla, però, e Seta aveva passato la mattinata agitandosi in continuazione sulla sella. Pareva ancora spaventata, dal Potere o forse dalle Aes Sedai, ma stranamente la sua faccia pareva in qualche modo anche... contenta. Il perché andava oltre la comprensione di Mat.
Lui stesso si sarebbe dovuto sentire contento. Aveva evitato un’accusa di omicidio, era riuscito a non incappare a occhi chiusi in una trappola dei Seanchan che avrebbe ucciso Tuon e si era lasciato indietro il gholam per sempre. Avrebbe seguito lo spettacolo di Luca, e Luca era stato avvisato, per quanto sarebbe servito. In meno di due settimane avrebbe superato le montagne e sarebbe stato nel Murandy. La necessità di escogitare un modo per rimandare Tuon a Ebou Dar sana e salva, un compito non facile ora, in particolare dal momento che avrebbe dovuto controllare che le Aes Sedai non cercassero di rapirla, avrebbe significato altro tempo per guardare il suo viso. E cercare di indovinare cosa passava dietro quei grandi occhi stupendi. Era ancora in alto mare.
Inoltre tutte quelle ferite di spada che aveva ricevuto a Maderin gli dolevano. Alcune si erano infiammate, anche se fino a quel momento era riuscito a non farlo sapere a nessuno. Odiava che gli prestassero troppe attenzioni quasi quanto detestava che qualcuno usasse il Potere su di lui. Lopin e Nerim lo avevano ricucito meglio che potevano e lui aveva rifiutato la guarigione nonostante tentativi di imporglielo da parte di tutt’e tre le Aes Sedai. Era stato sorpreso che proprio Joline avesse cercato di insistere e poi avesse gettato le mani al cielo dal disgusto quando lui non aveva ceduto. Un’altra sorpresa era stata Tuon.
«Non essere sciocco, Giocattolo» gli aveva detto nella sua gelida, in piedi sopra di lui con le braccia conserte, mentre Lopin e Nerim adoperavano i loro aghi e lui stringeva i denti. La sua aria da padrona, molto simile a una donna che voleva accertarsi che la sua proprietà fosse riparata a dovere, era sufficiente a fargli digrignare i denti, aghi a parte. O il fatto che lui fosse in mutande! Lei era entrata e basta e si era rifiutata di andarsene a meno di non essere buttata fuori a forza, e lui non si sentiva in condizioni di farlo con una donna che sospettava fosse in grado di rompergli un braccio.
«Questa Guarigione è una cosa meravigliosa. La mia Mylen la conosce e l’ho insegnata anche alle mie altre. Naturalmente molte persone sono sciocche a non volere che il Potere le tocchi. Metà dei miei servitori sverrebbero alla sola proposta, e non mi sorprenderebbe che fosse lo stesso anche per buona parte del Sangue. Ma non me lo sarei aspettato da te.» Non l’avrebbe pensata a quel modo se avesse avuto solo un quarto dell’esperienza di Mat con le Aes Sedai.
Avevano cavalcato su per la strada da Maderin come diretti a Lugard, poi avevano preso per la foresta non appena le ultime fattorie erano fuori vista. Nel momento in cui erano entrati fra gli alberi, i dadi avevano ricominciato a rotolargli nella testa. Questa era l’altra cosa che inaspriva il suo umore, quei maledetti dadi che gli sbatacchiavano nel cranio da due giorni. Pareva difficile che ci fosse un qualche modo per farli fermare lì nella foresta. Che genere di evento fatale poteva avvenire tra i boschi? Tuttavia era stato bene alla larga dai piccoli villaggi che avevano oltrepassato. Presto o tardi i dadi si sarebbero fermati, però, e lui non poteva far altro che aspettare.
Tuon e Selucia si diressero al Torrente per lavarsi, agitando le dita fra loro rapidamente. Parlando di lui, ne era certo. Quando le donne iniziavano ad avvicinare le teste, potevi essere certo...
Amathera strillò e ogni testa si voltò verso di lei. Mat scorse la causa con la stessa rapidità di Juilin: un serpente dalle scaglie nere lungo sette piedi buoni che stava strisciando via dal tronco su cui Juilin era seduto. Leilwin imprecò e balzò in piedi estraendo la spada, ma non più in fretta di Juilin, che sfoderò la sua con uno strattone e si lanciò dietro il serpente così rapidamente che il suo rosso copricapo conico cadde a terra.
«Lascialo andare, Juilin» disse Mat. «Si sta allontanando da noi. Lascialo andare.» Probabilmente quell’essere aveva una tana sotto quel tronco ed era stato sorpreso di uscire e trovare delle persone. Per fortuna le lancenere erano serpenti solitari.
Juilin esitò prima di decidere che confortare una tremante Amathera era più importante di inseguire un serpente. «Di che specie è, comunque sia?» disse, cingendola tra le braccia. Era un uomo di città, dopotutto. Mat glielo disse e, per un momento, parve che lui avesse intenzione di andargli dietro di nuovo. Saggiamente, decise di non farlo. Le lancenere erano veloci come il fulmine, e con una spada corta avrebbe dovuto andarci vicino. Comunque Amathera gli si stava aggrappando così forte che gli sarebbe risultato difficile divincolarsi.
Prendendo il suo cappello dall’estremità del manico dell’ashandarei, che era conficcata di punta nel terreno, Mat se lo sistemò sulla testa. «Stiamo sprecando le ore di luce» disse attorno al cannello della sua pipa. «È ora di rimetterci in viaggio. Non ciondolarti laggiù, Tuon. Le tue mani sono già abbastanza pulite.» Aveva cercato di chiamarla Tesoro, ma da quando lei aveva affermato la sua vittoria a Maderin, quando lui lo faceva si rifiutava perfino di riconoscere che aveva parlato.
Tuon non si affrettò nemmeno un poco, ovviamente. Per quando fu tornata, sfregandosi le mani su una salvietta che Selucia mise sul pomolo della sua sella ad asciugare, Nerim e Lopin avevano riempito la buca dei rifiuti, avvolto i resti del pasto per poi infilarli nelle bisacce di Nerim e spento il fuoco con acqua portata dal Torrente in secchi di cuoio pieghevole. Con l’ashandarei in mano, Mat era pronto a montare su Pips.
«Uno strano uomo, colui che lascia andare dei serpenti velenosi» disse Tuon. «Dalla reazione di quel tipo, suppongo che una lancianera sin velenosa.»