La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
«Questo pare strano, Madre» disse, appoggiando la cartella di cuoio sul tavolino sul quale c’era un vassoio d’oro finemente lavorato con una caraffa piena di vino e coppe di cristallo. «Sembra che abbia paura di te.» Riempiendo un calice, annusò il vino prima di sorseggiarlo. Pareva che le Conservazioni stessero funzionando. Per il momento. Elaida aveva finalmente acconsentito che almeno quel flusso dovesse essere condiviso. «Quasi come se sapesse che tu sai che è una spia.»
«Ma certo che ha paura di me.» Il sarcasmo colava pesante dalla voce di Elaida, ma poi si indurì come roccia. «La voglio spaventata. Intendo passarla per il mangano. Per quando la farò fustigare, lei si legherà da sola all’intelaiatura se glielo ordinerò. Se sapesse che so, Tarna, fuggirebbe invece di consegnarsi nelle mie mani.» Ancora con lo sguardo fisso fra la pioggia Torrenziale, Elaida sorseggiò il suo vino. «Hai notizie delle altre?»
«No, Madre. Se potessi informare le Adunanti del perché devono essere sorvegliate...»
«No!» sbottò Elaida, voltandosi a guardarla. Il suo abito era una tale massa di motivi rossi a volute che il ricamo nascondeva del tutto la seta grigia al di sotto. Tarna aveva suggerito che una minore ostentazione della sua Ajah precedente — lo aveva articolato in modo più diplomatico, ma era questo che intendeva — avrebbe potuto aiutare a riunire di nuovo le Ajah, tuttavia lo scoppio di furia di Elaida era stato sufficiente a farla tacere su quell’argomento da allora. «E se alcune delle Adunanti stessero lavorando con loro? lo non lo escluderei. Quei ridicoli colloqui continuano al ponte malgrado i miei ordini. No, non lo escluderei affatto.»
Tarna inclinò la testa sopra il suo calice, accettando quello che non poteva cambiare. Elaida rifiutava di capire che, se le Ajah disobbedivano al suo comando di interrompere i negoziati, era improbabile che spiassero le loro stesse Sorelle su suo ordine senza sapere perché. Dirlo sarebbe risultato solo un’altra invettiva, però.
Elaida la fissò come per accertarsi che non avesse intenzione di obiettare. La donna pareva più dura che mai. E più instabile. «Un peccato che la ribellione a Tarabon sia fallita» disse infine. «Non c’è nulla da fare al riguardo, suppongo.» Ma lo menzionava di frequente, in momenti strani, da quando era giunta notizia che i Seanchan stavano rinsaldando la loro stretta su quel paese. Lei non era così rassegnata come fingeva. «Voglio sentire delle belle notizie, Tarna. Qualche nuova sui sigilli della prigione del Tenebroso? Dobbiamo assicurarci che nessun altro si rompa.» Come se Tarna non lo sapesse!
«Nulla che le Ajah abbiano riferito, Madre, e non penso che lo terrebbero per loro.» Desiderò rimangiarsi quelle ultime parole non appena le ebbe pronunciate.
Elaida grugnì. Le Ajah riferivano solo poco di quello che i loro occhi e orecchie riportavano, ed era una cosa che lei detestava amaramente. Le sue spie personali erano concentrate nell’Andor. «Come sta procedendo il lavoro ai porti?»
«Lentamente, Madre.» Con il flusso di commercio rallentato, la città stava già sentendo i morsi della fame. Avrebbe cominciato a patirla presto, a meno che gli accessi ai porti non fossero stati sgombrati. Perfino tagliar via la porzione di catena del Porto Sud che era ancora ferro non si era rivelato sufficiente per far entrare abbastanza navi per nutrire Tar Valon. Una volta che Tarna era riuscita a convincerla della necessità, Elaida aveva ordinato che le torri della catena venissero smantellate in modo che quegli enormi pezzi di cuendillar potessero essere rimossi. Come le mura cittadine, però, le torri erano state costruite e rafforzate con il Potere, e solo il Potere poteva smontarle. Era tutt’altro che semplice. I costruttori originali avevano fatto un buon lavoro e quegli schermi parevano non essersi indeboliti di un briciolo. «Le Rosse stanno facendo la maggior parte del lavoro attualmente. Ogni tanto vengono delle Sorelle da altre Ajah, ma solo poche. Mi aspetto che questo cambi presto, però.» Sapevano che quel lavoro era necessario, per quanto potessero disprezzarlo — a nessuna Sorella poteva piacere dover faticare in quella maniera; le Rosse che se ne stavano occupando di certo stavano bofonchiando abbastanza —, ma l’ordine era giunto da Elaida e di questi tempi ciò risultava in ritardi intenzionali.
Elaida inspirò forte, poi prese una lunga sorsata. Pareva averne bisogno. La sua mano strinse la coppa così forte che sul dorso i suoi tendini risaltarono. Avanzò lungo il tappeto di seta come se avesse intenzione di colpire lama. «Mi sfidano ancora. Ancora! Io avrò obbedienza, Tarna. La avrò! Scrivi un ordine e, una volta che l’avrò firmato e avrò apposto il mio sigillo, affiggilo negli alloggi di ogni Ajah.» Si fermò quasi naso contro naso con Tarna, con i suoi occhi scuri che scintillavano come quelli di un corvo. «Le Adunanti di ogni Ajah che non manderà la su a quota di Sorelle a lavorare sulle torri della catena riceveranno una punizione quotidiana da Silviana finché la faccenda non sarà sistemata. Quotidiana! E le Adunanti di ogni Ajah che manderà Sorelle a quei... quei negoziati subiranno lo stesso. Scrivilo perché possa firmarlo!»
Tarna trasse un profondo respiro. Le punizioni potevano funzionare oppure no, a seconda di quanto fossero determinate le Adunanti e i capi delle Ajah; lei non pensava che le cose si fossero inasprite a tal punto che avrebbero potuto rifiutare del tutto di sottomettersi alla penitenza; quello avrebbe significato di certo la fine di Elaida, forse della Torre. Ma affiggere l’ordine in pubblico, non fornendo alle Adunanti nemmeno un brandello dietro cui nascondersi e mantenere la dignità, era il modo sbagliato per affrontare la situazione. In verità poteva essere davvero il modo peggiore. «Se posso dare un suggerimento...» esordì con tutta la delicatezza che poteva. Non era mai stata nota per il suo tatto.
«Non puoi» la interruppe severamente Elaida. Prese un altro lungo sorso, prosciugando il suo calice, e attraversò rapida il tappeto per riempirlo di nuovo. Beveva troppo, di recente, l’ama l’aveva perfino vista ubriaca, una volta! «Come procede Silviana con la ragazza al’Vere?» domandò mentre mesceva.
«Egwene passa quasi metà di ogni giornata nello studio di Silviana, Madre.» Stette attenta a mantenere il suo tono neutro. Quella era la prima volta che Elaida aveva chiesto della giovane donna dalla sua cattura, nove giorni prima.
«Così tanto? La voglio domata sotto il giogo della Torre, non spezzata.»
«Io... dubito che verrà spezzata, Madre. Silviana vi presterà attenzione.» E poi c’era la ragazza stessa. Quello non era per le orecchie di Elaida, però. Tarna aveva già ricevuto la sua buona dose di urla. Aveva imparato a evitare argomenti che finivano solo in strilli. Consigli e proposte non offerti non erano più inutili di consigli e proposte offerti non accettati, ed Elaida non ne accettava mai nessuno. «Egwene è ostinata, ma mi aspetto che torni in sé presto.» Doveva farlo. Galina, picchiando Tarna per bene, non aveva speso un decimo degli sforzi che Silviana stava mettendo per Egwene. La ragazza doveva cedere presto.
«Eccellente» mormorò Elaida. «Eccellente.» Si guardò sopra la spalla, il suo volto una maschera di serenità. I suoi occhi scintillavano ancora, però. «Metti il suo nome sulla lista delle novizie che devono assistermi. In effetti, fa’ in modo che mi assista stasera. Può servire la cena per Meidani e me.»
«Sarà come comandi, Madre.» Pareva che un’altra visita alla Maestra delle novizie fosse inevitabile, ma senza dubbio Egwene se ne sarebbe guadagnate altrettante se non fosse mai andata da Elaida.