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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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37

Imre Stand

Il sole era ancora alto sopra il frastagliato orizzonte occidentale quando Rhuarc annunciò che Imre Stand, dove intendeva trascorrere la notte, si trovava a circa un chilometro di distanza.

«Perché ci fermiamo di già?» chiese Rand. «Abbiamo ancora diverse ore di luce.»

Fu Aviendha, che camminava accanto a Jeade’en dal lato opposto al capoclan, a rispondere, con il tono sprezzante che ormai Rand si aspettava. «A Imre Stand c’è l’acqua. È meglio accamparsi vicino all’acqua quando se ne presenta l’occasione.»

«E i carri degli ambulanti non possono andare molto oltre» aggiunse Rhuarc. «Quando le ombre si allungano, devono fermasi o rischiano di spaccare le ruote e le zampe dei muli. Non voglio lasciarli indietro. Non posso privarmi di nessuno per controllarli, Couladin invece sì.»

Rand si contorse sulla sella. Affiancati dai Jindo Duadhe Mahdi’in, i Cercatori d’Acqua, i carri procedevano pesantemente a un centinaio di passi di distanza, ondeggiando e sollevando un alto pennacchio di polvere gialla. Le gole erano per lo più troppo profonde, o dalle pareti troppo scoscese, costringendo così i conducenti ad aggirarle, per cui la fila procedeva come un serpente ubriaco. Dalla linea ondeggiante si levavano imprecazioni, la maggior parte contro i muli. Radere e Keille erano ancora dentro i loro carri dipinti di bianco.

«No» esclamò Rand. «Non puoi farlo!» Rise piano anche se non voleva.

Mat lo guardava stranito da sotto le falde del cappello nuovo. Rand sorrise con quel che sperava fosse un’espressione rassicurante, ma quella di Mat non cambiò. Dovrà badare a se stesso, pensò Rand. Troppe cose sono legate a questo fatto.

Pensando a questo divenne consapevole di Aviendha che lo studiava, con lo scialle avvolto come fosse uno shoufa. Rand si raddrizzò nuovamente. Moiraine poteva averle detto di fargli da balia, ma aveva l’impressione che la donna aspettasse solo di vederlo cadere. Senza dubbio lo avrebbe trovato divertente, essendo il senso dell’umorismo Aiel quel che era. A Rand sarebbe piaciuto pensare che la ragazza fosse semplicemente risentita per essere stata infilata in un vestito e messa a fargli la guardia, ma lo scintillio che aveva negli occhi sembrava troppo personale.

Per una volta Moiraine e le Sapienti non lo guardavano. In mezzo fra i Jindo e gli Shaido, Moiraine ed Egwene parlavano con Amys e le altre, e tutte e sei le donne guardavano qualcosa fra le mani della Aes Sedai che coglieva la luce del sole morente, risplendendo come una gemma; sembravano assorte come ragazzine con un monile. Lan tornò indietro fra i gai’shain e i muli da soma, come se lo avessero mandato via.

La scena mise Rand a disagio. Era abituato a essere il centro dell’attenzione di quel gruppo. Cosa avevano trovato di più interessante? Certamente nulla di cui essere contento, non con Moiraine, come probabilmente con Amys e le altre. Avevano tutte i loro piani per lui. Egwene era la sola di cui si fidasse veramente. Luce, spero di potermi ancora fidare di lei, pensò. L’unico di cui potesse fidarsi era se stesso. Quando il cinghiale esce dal nascondiglio, ci siete solamente tu e la lancia, pensò. La risata stavolta era un po’ amara.

«Trovi divertente la terra delle Tre Piegature, Rand al’Thor?» Il sorriso di Aviendha era un vago lampo di denti bianchi. «Ridi finché puoi, abitante delle terre bagnate. Quando questa terra comincerà a spezzarti, sarà una punizione consona per come hai trattato Elayne.»

Perché la donna non desisteva? «Non hai mostrato alcun rispetto per il Drago Rinato,» scattò Rand «forse potresti provare a trovarne un po’ per il Car’a’carn.»

Rhuarc rise. «Un capoclan non è come un re delle terre bagnate, Rand, nemmeno il Car’a’carn. C’è rispetto — anche se le donne generalmente cercano di mostrarne il meno possibile — ma tutti possono parlare a un capo.» Anche così guardò torvo la donna dall’altro lato del cavallo di Rand. «Alcuni forzano i legami d’onore.»

Aviendha doveva aver capito che quell’ultima frase era rivolta a lei e aveva il viso di pietra, ma proseguì a camminare senza aggiungere una parola, con i pugni serrati lungo i fianchi.

Arrivarono due Fanciulle della ricognizione correndo a perdifiato. Non erano insieme; una andò dritta dagli Shaido, l’altra dai Jindo. Rand la riconobbe, una donna bionda di nome Adelin, bella ma con il volto duro e una cicatrice bianca sulla guancia abbronzata. Una di quelle che si erano recate alla Pietra, anche se era più grande di parecchie delle Fanciulle presenti; forse aveva dieci anni più di lui. Lo sguardo rapido che rivolse ad Aviendha prima di affiancare Rhuarc, un misto di curiosità e simpatia, fece rizzare i capelli a Rand. Se Aviendha si era accordata con le Sapienti per spiarlo, certamente non meritava simpatia. La sua compagnia non era così onerosa. Adelin lo ignorò completamente.

«Ci sono problemi a Imre Stand» riferì a Rhuarc, parlando veloce e a scatti. «Non c’è nessuno in vista. Ci siamo tenute nascoste e non ci siamo avvicinate.»

«Bene» rispose Rhuarc. «Informa le Sapienti.» Sollevando inconsciamente la lancia, Rhuarc si avviò verso il gruppo principale dei Jindo. Aviendha borbottava giocando con la gonna: voleva unirsi a lui. «Credo che già lo sappiano» osservò Mat mentre Adelin correva verso le Sapienti.

Dall’agitazione delle donne attorno a Moiraine, Rand pensò che avesse ragione. Sembrava che stessero parlando tutte contemporaneamente. Egwene si schermava gli occhi, fissando Adelin o lui, con l’altra mano sulla bocca. Come facessero a sapere era una domanda per dopo.

«Che tipo di problemi potrebbero esserci?» chiese ad Aviendha, la quale continuò a borbottare senza rispondere. «Aviendha? Che tipo di problemi?» Nulla. «Che tu sia folgorata, donna, potresti rispondere a una semplice domanda! Che tipo di problemi?»

La ragazza arrossì, ma rispose incolore. «Probabilmente si tratta di un’incursione, per rubare capre o pecore; entrambe potrebbero essere state guidate a Imre Stand per il pascolo, ma più probabilmente si tratta di capre, per via dell’acqua. Probabilmente saranno i Chareen, la setta della Montagna Bianca dei Jarra. O potrebbe essere una setta dei Goshien. I Tomanelle credo che siano troppo lontani.»

«Ci sarà un combattimento?» Rand si protese verso saidin; il dolce fluire del Potere lo pervase. La rancida contaminazione trasudava e del sudore fresco sgorgò da ogni poro. «Aviendha?»

«No. Adelin lo avrebbe riferito se gli incursori fossero stati ancora presenti. Il gregge e i gai’shain sono lontani chilometri, ormai. Non possiamo recuperare il gregge perché dobbiamo accompagnarti.»

Si chiese perché non aveva menzionato il fatto di liberare i prigionieri, ma non per molto. Lo sforzo di restare dritto mentre manteneva saidin, di non piegarsi ed essere spazzato, lasciava poco spazio per i pensieri.

Rhuarc e i Jindo andarono avanti di corsa, mentre già si velavano i volti e Rand li seguì più lentamente. Aviendha gli lanciava occhiate impazienti, ma Rand mantenne Jeade’en al piccolo trotto. Non si sarebbe lanciato al galoppo in una trappola. Almeno Mat non aveva fretta; esitò e guardò i carri degli ambulanti prima di spronare Pips al piccolo galoppo. Rand non guardò mai i carri.

Gli Shaido seguirono, rallentando fino a quando le Sapienti non iniziarono nuovamente a muoversi. Chiaro. Questa era la terra dei Taardad. A Couladin non importava se qualcuno effettuava incursioni qui. Rand sperava che i capiclan potessero essere riuniti velocemente ad Alcair Dal. Come poteva unire persone che non facevano altro che combattersi a vicenda? Ma era il minore dei suoi problemi in questo momento.

Quando finalmente videro Imre Stand, fu una specie di sorpresa. Alcuni gruppi di capre bianche a pelo lungo brucavano l’erba bassa e anche le foglie dei cespugli spinosi. All’inizio non vide il grezzo edificio di pietra costruito vicino alla base di una alta montagnola; il rozzo lavoro si fondeva perfettamente con la roccia, e alcuni rovi avevano messo radici nella terra che ne copriva il tetto. Non molto grande, aveva delle feritoie per gli arcieri al posto delle finestre e solo una porta, per quanto Rand poteva vedere. Dopo un attimo scorse un altro edificio, non più largo, incastrato in una cengia alta almeno venti passi. Una crepa profonda risaliva la cengia e andava oltre la base della casa di pietra; non c’era altro modo evidente di raggiungerla.

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