L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
«Una regola saggia» replicò Kadere dopo un momento. «Eppure per conseguire la grandezza un uomo deve credere in qualcosa. Fede e conoscenza pavimentano la strada per la grandezza. La conoscenza forse è la più preziosa. Tutti cerchiamo il guadagno della conoscenza. Chiedo scusa, buon signore. Isendre non è una donna paziente. Forse avremo un’altra opportunità di parlare.»
Prima che l’uomo avesse fatto tre passi Aviendha disse a bassa voce, con tono duro: «Appartieni a Elayne, Rand al’Thor. Fissi a quel modo ogni donna che ti capita davanti agli occhi o solo quelle che vanno in giro mezze nude? Se mi tolgo gli abiti, mi guarderai a quel modo? Appartieni a Elayne!»
Rand si era dimenticato della presenza di Aviendha. «Non ‘appartengo’ a nessuno, Aviendha. Elayne? Non sembra essere in grado di capire cosa vuole.»
«Elayne ha snudato il suo cuore per te, Rand al’Thor. Se non te lo ha dimostrato nella Pietra di Tear, le due lettere non ti hanno spiegato cosa prova? Sei suo e di nessun’altra.»
Rand alzò le mani al cielo e si allontanò da lei. Almeno, ci provò. La donna lo tallonava, era come un’ombra di disapprovazione sotto al sole abbagliante.
Spade. Gli Aiel forse avevano dimenticato perché non portavano le spade, ma avevano mantenuto il disprezzo nei confronti di quelle armi. Forse le spade l’avrebbero fatta allontanare. Cercando Lan nel campo delle Sapienti, chiese al Custode di guardarlo mentre praticava le figure di scherma. Bair era la sola delle quattro a essere in vista e uno sguardo cupo ne aumentò le rughe sul viso. Nemmeno Egwene era in giro. Moiraine indossava la calma come fosse una maschera, gli occhi scuri erano freddi; non poteva dire se approvava.
Non era determinato a offendere gli Aiel, per cui si piazzò con Lan fra le tende delle Sapienti e quelle dei Jindo. Rand stava usando una delle spade da esercitazione che Lan si portava con sé, un fascio di assicelle legate morbidamente fra loro al posto della lama. Il peso e il bilanciamento erano corretti, e Rand si dimenticò di se stesso nella danza fluente da una figura all’altra, la spada fra le sue mani una parte di sé. Di solito era così. Quel giorno il sole era una fornace in cielo e bruciava umidità e forza. Aviendha stava accovacciata da un lato, con le braccia attorno alle ginocchia e lo fissava.
Alla fine, affannato, Rand lasciò ricadere le braccia lungo i fianchi.
«Hai perso concentrazione» osservò Lan. «Devi rimanere concentrato anche quando i muscoli si trasformano in acqua. Perdila e quello sarà il giorno in cui morirai. E sarà probabilmente per mano di un ragazzino di campagna che ha una spada fra le mani per la prima volta.» Il sorriso di Lan fu improvviso, strano su quel viso di pietra.
«Sì. Be’, non sono più un ragazzino di campagna, giusto?» Avevano raccolto una piccola folla che li osservava in lontananza. Gli Aiel erano allineati ai margini di entrambi gli accampamenti, Shaido e Jindo. La massa di Keille avvolta nell’abito crema emergeva fra i Jindo, a fianco del menestrello con il mantello di pezze colorate. Quale scegliere? Non voleva che lo vedessero mentre li guardava. «Come combattono gli Aiel, Lan?»
«Duramente» rispose asciutto il Custode. «Non perdono mai la concentrazione. Guarda qui.» Con la spada disegnò un cerchio e una freccia sulla dura argilla spaccata. «Gli Aiel cambiano tattica secondo le circostanze, ma ce n’è una che preferiscono. Si muovono in colonne, divise in quarti. Quando incontrano un nemico, il primo quarto scatta per bloccarlo. Il secondo e il terzo lo accerchiano, colpendo i fianchi e il retro. L’ultimo quarto attende come riserva, spesso nemmeno osservando la battaglia, se non il capo. Quando si apre un punto debole — un buco o qualcosa — la riserva colpisce in quel punto. Finita!» La spada cadde nel cerchio già perforato dalla lancia.
«Come li batti?» chiese Rand.
«Con difficoltà. Quando hai il primo contatto — non vedrai gli Aiel prima che colpiscano, a meno che tu non sia fortunato — invia immediatamente dei cavalieri fuori per spezzare, o almeno ritardare, gli attacchi ai fianchi. Se mantieni la maggior parte delle forze sul retro e sconfiggi l’attacco, allora puoi rivolgerti sugli altri a turno e sconfiggere anche loro.»
«Perché vuoi imparare a combattere gli Aiel?» esplose Aviendha. «Non sei forse Colui che viene con l’Alba, che dovrebbe unirci e riportarci tutti alle glorie passate? E poi, se vuoi imparare come combattono gli Aiel chiedi a un Aiel, non a un abitante delle terre bagnate. Il suo metodo non funzionerà.»
«Ha funzionato abbastanza bene con gli uomini delle Marche, di tanto in tanto.» Gli stivali soffici di Rhuarc non facevano quasi rumore sul suolo duro. Aveva una sacca d’acqua sottobraccio. «Viene sempre fatta qualche concessione a chi è deluso, Aviendha, ma c’è un limite all’essere scontrosi. Hai rinunciato alla lancia per i tuoi obblighi nei confronti del tuo popolo e del sangue. Un giorno senza dubbio riuscirai a far fare a un capoclan quello che vuoi tu invece di quello che vuole lui, e anche se al contrario diventassi Sapiente della più piccola congrega della più piccola setta Taardad, l’obbligo resterebbe e non può essere intaccato da attacchi di collera.»
Una Sapiente. Rand si sentì uno sciocco. Certo, questo era il motivo per cui era andata nel Rhuidean. Ma non avrebbe mai pensato che Aviendha avrebbe scelto di rinunciare alla lancia. Certamente spiegava perché era stata selezionata per spiarlo. Di colpo si scoprì a chiedersi se Aviendha potesse incanalare. Sembrava che Min fosse stata la sola donna nella sua vita, fin da quella Notte d’Inverno, a non poterlo fare.
Rhuarc lanciò a Rand la sacca d’acqua. L’acqua tiepida gli scese in gola come vino fresco. Cercò di non versala sul viso per non sprecarla, ma era difficile.
«Pensavo potesse piacerti imparare a usare la lancia» propose Rhuarc quando Rand finalmente abbassò la sacca mezza vuota. Per la prima volta Rand si accorse che il capoclan aveva soltanto due lance e un paio di scudi di cuoio. Non erano lance da esercitazione, se ne esistevano: trenta centimetri di acciaio affilato sormontavano ogni arma.
Acciaio o legno, i muscoli imploravano riposo. Le gambe volevano che si sedesse e la testa che si sdraiasse. Keille e il menestrello erano andati via, ma gli Aiel ancora guardavano da entrambi i campi. Lo avevano visto esercitarsi con la spregevole spada, anche se di legno. Erano la sua gente. Non li conosceva, ma lo erano, in più di un senso. Aviendha ancora lo fissava furiosa, come se lo incolpasse per la reprimenda di Rhuarc. Non che avesse nulla a che fare con la sua decisione. I Jindo e gli Shaido stavano guardando; ecco cos’era.
«Quella montagna a volte può diventare terribilmente pesante» sospirò Rand, prendendo la lancia e lo scudo da Rhuarc.
«Quando trovi l’occasione di posarla per un attimo?» chiese Rand. «Quando muori» rispose semplicemente Lan.
Costringendo le gambe a muoversi — e cercando di ignorare Aviendha — Rand si piazzò davanti a Rhuarc. Non voleva ancora morire. Ancora per molto tempo.
Appoggiandosi all’ombra di una delle alte ruote dei carri degli ambulanti, Mat osservò la fila di Jindo che stava guardando Rand. Tutto ciò che vedeva adesso, erano le loro schiene. L’uomo era assolutamente sciocco, saltare ovunque con questo caldo. Ogni persona sensata avrebbe cercato protezione dal sole e qualcosa da bere. Sistemandosi all’ombra, scrutò nel boccale di birra che aveva comperato da uno dei conducenti e fece una smorfia. La birra non aveva il sapore giusto quando era una zuppa tiepida. Almeno era bagnata. La sola altra cosa che aveva comperato, oltre al cappello, era una pipa dal cannello corto con il fornello d’argento, adesso infilata in tasca con il sacchetto del tabacco. Non aveva voglia di fare affari. A meno che non fosse per ottenere un passaggio fuori dal deserto, una ‘comodità’ che i carri degli ambulanti non sembravano offrire, al momento.