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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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«Allora, questa faccenda è sistemata,» concluse Bair «godiamoci il vapore in silenzio, finché possiamo. C’è ancora molto da fare per alcune di noi stanotte, e per le prossime, se dobbiamo indire una riunione ad Alcair Dal per Rand al’Thor.»

«Gli uomini trovano sempre il sistema di far lavorare le donne» aggiunse Amys. «Perché Rand al’Thor dovrebbe essere diverso?»

La calma scese sulla tenda, turbata solo dal sibilo del vapore quando Aviendha versava altra acqua sulle pietre. Le Sapienti stavano sedute con le mani sulle ginocchia, respirando profondamente. Era veramente molto gradevole, anche rilassante, il caldo umido, la lucida sensazione di pulito che portava il sudore sulla pelle. Egwene pensò che per questo valeva la pena di perdere un po’ di sonno.

Moiraine però non sembrava rilassata. Fissava il recipiente fumante come se vedesse qualcos’altro in lontananza.

«È stato brutto?» chiese Egwene piano per non disturbare le Sapienti. «Voglio dire, il Rhuidean?» Aviendha guardò velocemente in alto, ma non disse nulla.

«I ricordi svaniscono» rispose Moiraine, con la stessa calma. Non distolse lo sguardo dalla visione lontana e la voce era quasi abbastanza fredda da togliere il calore dall’aria. «Molti sono già scomparsi. Alcuni li conoscevo già. Altri... La Ruota ordisce come vuole, e noi siamo solamente i fili del Disegno. Ho sacrificato la vita alla ricerca del Drago Rinato, per trovare Rand, e fare in modo che fosse pronto ad affrontare l’Ultima Battaglia. Lo vedrò accadere, a qualsiasi costo. Niente e nessuno possono essere più importanti di questo.»

Scossa dai brividi malgrado il sudore, Egwene chiuse gli occhi L’Aes Sedai non voleva conforto. Era un pezzo di ghiaccio, non una donna. Egwene si concentrò nel tentativo di catturare nuovamente quella sensazione piacevole. Sospettava che sarebbero state poche e ben distanziate nei giorni a venire.

36

Dilezioni sbagliate

Gli Aiel smontarono il campo presto ed erano già lontani dal Rhuidean quando il sole ancora non completamente sorto delineò le montagne lontane. Divisi in tre gruppi girarono attorno al Chaendaer, lungo pianure rozze interrotte da colline, alte guglie di pietra e montagnole dalla punta piatta, grigie, marroni e di ogni sfumatura nel mezzo, alcune striate con lunghe spire sfumate di rosso e ocra. Ogni tanto un grande arco naturale torreggiava mentre si dirigevano a nord e a ovest, o delle strane lastre di roccia in equilibrio precario che sembravano sempre sul punto di cadere. In ogni direzione in cui guardava Rand, le montagne seghettate arretravano in lontananza. Tutti i disastri della Frattura del Mondo sembravano riuniti qui, in questo posto chiamato deserto Aiel. Lì dove il terreno duro non era argilla spaccata, gialla, marrone o un colore intermedio, era roccioso e desolato, ovunque spaccato da gole e depressioni. La vegetazione sparpagliata era scarsa e bassa, cespugli spinosi e piante spinose senza foghe; i pochi boccioli, bianchi, rossi o gialli, erano sorprendenti nel loro isolamento. A tratti distese di erba resistente coprivano il suolo e raramente si vedeva un albero nano, anch’esso probabilmente con spine e aculei. A confronto del Chaendaer e la valle del Rhuidean, sembrava quasi rigoglioso. L’aria era così pulita, il territorio così spoglio, che a Rand sembrava di poter guardare per chilometri e chilometri. L’aria non era però meno asciutta e il calore non meno implacabile, il sole era un pezzo d’oro fuso, alto in un cielo senza nuvole. Rand si era avvolto lo shoufa attorno al capo nello sforzo di tenere il sole a bada e beveva spesso dalla sacca d’acqua appesa alla sella di Jeade’en. Stranamente indossare la giubba sembrava essere d’aiuto, non sudava di meno ma la camicia rimaneva umida sotto la lana rossa, rinfrescandolo in qualche modo. Mat aveva usato una striscia di stoffa per legarsi in capo un fazzoletto, come uno strano cappello che pendeva dietro al collo e continua a proteggersi gli occhi dal riverbero. Portava la spada-lancia con il marchio dei corvi come un’asta, il fondo incastrato nella staffa.

Circa quattrocento Jindo completavano il gruppo; Rand e Mat cavalcavano davanti al gruppo assieme a Rhuarc e Heirn. Gli Aiel camminavano naturalmente con le tende e parte del bottino di Tear sui muli da soma e i cavalli. Alcune Fanciulle Jindo si erano distribuite avanti come esploratrici e i Cani di Pietra seguivano come retroguardie, con la colonna principale guardata da occhi attenti, lance pronte, e archi con le frecce incoccate. In teoria la Pace del Rhuidean durava finché quelli che erano andati sul Chaendaer facevano ritorno alle loro fortezze, ma, come aveva spiegato Rhuarc a Rand, in passato c’erano stati degli errori: scuse e prezzi di sangue non resuscitavano i morti dalle loro tombe. Rhuarc sembrava pensare che in questo momento era facile commettere un errore, certamente in parte a causa degli Shaido.

Le terre degli Shaido erano oltre quelle dei Jindo e dei Taardad, nella stessa direzione dal Chaendaer, ed essi procedevano paralleli ai Jindo a circa un quatto di chilometro di distanza. Secondo Rhuarc, Couladin avrebbe dovuto attendere un altro giorno per il ritorno del fratello. Che Rand avesse visto Muradin dopo che si era cavato gli occhi non faceva differenza; dieci giorni era il tempo di attesa. Andarsene prima significava abbandonare chiunque era entrato nel Rhuidean. Eppure Couladin aveva convinto gli Shaido a piegare le tende non appena avevano visto che i Jindo caricavano i muli da soma. Gli Shaido procedevano con i loro esploratori e retroguardie, apparentemente ignorando i Jindo, ma lo spazio fra loro non diminuiva più di trecento passi. Era normale avere testimoni da circa una mezza dozzina delle sette più grandi, quando un uomo andava alla ricerca dei marchi del capoclan, e la gente di Couladin superava di numero i Jindo almeno di due a uno. Rand sospettava che il terzo gruppo, a metà strada fra gli Shaido e i Taardad, fosse il motivo per cui l’intervallo non si restringeva improvvisamente e violentemente.

Le Sapienti camminavano come gli altri Aiel, inclusi quegli strani uomini e donne vestiti di bianco che Rhuarc chiamava gai’shain, che guidavano i cavalli da soma. Non esattamente dei servitori, ma Rand non era certo di avere veramente capito la spiegazione di Rhuarc sull’onore, gli obblighi e i prigionieri; Heirn lo aveva confuso anche di più, come se stesse facendo uno sforzo per spiegare perché l’acqua era umida. Moiraine, Egwene e Lan cavalcavano con le Sapienti, o almeno lo facevano le due donne. Il Custode aveva guidato il cavallo da guerra un po’ di lato vicino agli Shaido e li guardava con attenzione, come faceva con il territorio accidentato. A volte Moiraine, Egwene o entrambe, smontavano da cavallo per camminare un po’, parlando con le Sapienti. Rand avrebbe dato l’ultimo centesimo che aveva per sentire cosa si stessero dicendo. Guardavano spesso nella sua direzione, sguardi rapidi che senza dubbio in teoria non doveva notare. Per qualche motivo Egwene aveva i capelli intrecciati in due trecce, con dei fiocchi rossi, come quelli di una sposa. Non sapeva perché. Aveva commentato le trecce prima di lasciare il Chaendaer — solo nominando il fatto — e Aviendha lo aveva quasi decapitato.

«Elayne è la donna per te.»

Guardò Aviendha confuso. Lo sguardo di sfida era di nuovo in quegli occhi azzurro verdi, ma ancora sotto strati di disgusto. Lo aveva aspettato fuori dalla tenda quando si era svegliato quella mattina e da allora non si era allontanata più di tre passi. Chiaramente le Sapienti l’avevano mandata a spiarlo e chiaramente non doveva accorgersene. Era carina, e lui in teoria doveva essere abbastanza sciocco da non vedere oltre. Senza dubbio quello era il vero motivo per cui adesso indossava la gonna e non aveva altra arma all’infuori di un pugnale da cintura. Le donne sembravano convinte che gli uomini fossero dei sempliciotti. A pensarci bene, nessuno degli Aiel aveva commentato il cambio di abiti, ma anche Rhuarc evitava di guardarla troppo a lungo. Probabilmente sapevano perché era lì, o avevano qualche vaga idea dei piani delle Sapienti e non volevano parlarne.

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