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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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Stavano conducendo discreti affari, birra a parte. Agli Aiel non importava la temperatura, ma sembrava pensassero che fosse troppo leggera. Per la maggior parte erano Jindo, ma c’era anche un flusso regolare di Shaido provenienti dall’altro campo. Couladin e Kadere rimasero insieme a lungo, anche se non giunsero ad accordi, visto che Couladin se ne andò a mani vuote. A Kadere forse non era piaciuta l’idea di perdere l’affare; fissava Couladin con gli occhi da falco e un Jindo che voleva la sua attenzione dovette parlare tre volte prima di essere ascoltato.

Gli Aiel non avevano molte monete, ma gli ambulanti e la loro gente accettarono velocemente coppe d’argento, statuette d’oro o arazzi saccheggiati a Tear; gli Aiel tirarono fuori pepite d’oro e d’argento che fecero vibrare Mat. Ma un Aiel che perdeva a dadi forse avrebbe impugnato la lancia. Si chiese dove fossero le miniere. Dove un uomo trovava l’oro, anche un altro poteva. Probabilmente però serviva molto lavoro per scavare l’oro. Bevendo un sorso di birra calda, si appoggiò nuovamente contro la ruota del carro.

Cosa veniva venduto e cosa no, e a che prezzo: era interessante. Gli Aiel non erano dei sempliciotti che barattavano una saliera d’oro con un rotolo di stoffa. Conoscevano il valore degli oggetti, contrattavano accanitamente, e avevano le loro esigenze. I libri finirono subito; non tutti li volevano, ma quelli di opinione contraria presero tutti i libri disponibili sui carri. Merletti e velluto scomparvero quasi immediatamente, in cambio di incredibili quantità d’oro e d’argento, i fiocchi andarono via quasi allo stesso prezzo, ma la seta più bella rimase lì. La seta costava meno con gli scambi a est, aveva sentito dire a Kadere dagli Shaido. Un conducente massiccio dal naso rotto cercava di convincere una Fanciulla Jindo a comperare un braccialetto di avorio intagliato. La ragazza ne estrasse uno più grande, più spesso e più riccamente decorato dal sacchetto e propose all’uomo di lottare con lei per entrambi i monili. L’uomo esitò prima di rifiutare, il che dimostrò a Mat che era anche più stupido di quanto sembrasse. Aghi e spilli vennero risucchiati, ma le pentole, e la maggior parte dei coltelli, ottennero dei ghigni; i fabbri aiel facevano un lavoro migliore. Tutto cambiava di mano, da fiale di profumo e sali da bagno a fiasche di acquavite. Vino e acquavite ottenevano buoni prezzi. Fu stupito nel sentire che Heirn aveva chiesto il tabacco dei Fiumi Gemelli. Gli ambulanti non ne avevano.

Uno dei conducenti insisteva a proporre senza successo una pesante balestra d’oro. L’arma attirò l’attenzione di Mat: tutti quei leoni d’oro intarsiati con quelli che sembravano rubini al posto degli occhi. Piccoli, ma pur sempre rubini. Naturalmente un buon arco dei Fiumi Gemelli poteva scagliare sei frecce nel tempo che un balestriere avrebbe impiegato per lanciare il primo dardo e caricare il secondo. Però una balestra così grande aveva un maggiore raggio d’azione, forse di cento passi. Con due uomini che non dovevano fare altro che mantenere la balestra sempre carica in mano a ogni balestriere e un robusto picchiere a mantenere la cavalleria per...

Trasalendo Mat abbandonò la testa contro i raggi della ruota. Era successo ancora. Doveva lasciare il deserto, andare lontano da Moiraine, lontano da tutte le Aes Sedai. Forse a casa per un po’. Forse poteva arrivare in tempo per aiutare Perrin con quel problema dei Manti Bianchi. Ho poche possibilità di riuscirci, a meno che non uso le maledette Vie, o un’altra maledetta Pietra Portale, pensò. Ma non avrebbe comunque risolto il suo problema. Per prima cosa, a Emond’s Field non c’erano risposte alle misteriose parole della gente rettile: sposare la Figlia delle Nove Lune, morire e vivere di nuovo, il Rhuidean.

Attraverso la giubba accarezzò il medaglione d’argento con la testa di volpe, che adesso aveva di nuovo appeso al collo. La pupilla della volpe era un cerchietto tagliato da una linea sinuosa, un lato lucido e l’altro opaco. L’antico simbolo delle Aes Sedai prima della Frattura. Prese la lancia con il manico nero, con la punta della lama di spada marchiata da due corvi che aveva appoggiato accanto e se la mise sulle ginocchia. Altro lavoro delle Aes Sedai. Il Rhuidean non gli aveva procurato risposte, solo altre domande e... Prima del Rhuidean la sua memoria era piena di buchi. Riportando indietro la mente adesso poteva ricordarsi di aver attraversato una porta la mattina ed essere andato via a sera, ma non quanto accaduto durante la giornata. Adesso c’era qualcosa fra i due eventi che riempiva tutti quei buchi. Sogni a occhi aperti, o qualcosa di molto simile. Era come se potesse ricordare balli, battaglie, strade e città mai visti sul serio, e forse mai esistiti, come centinaia di stralci di ricordi di centinaia di uomini differenti. Meglio considerarli sogni — un po’ meglio — eppure era certo di ognuno come se fossero ricordi suoi. Per lo più si trattava di battaglie, e a volte gli venivano in mente in un modo particolare, come con la balestra. Guardando un terreno, si ritrovava a progettare come organizzare un’imboscata in quel punto, come difenderlo, o come organizzare un esercito per una battaglia. Era una follia.

Senza guardare, scorse con un dito la scritta incisa sul manico nero della lancia. Poteva leggerla con molta facilità adesso, anche se gli ci era voluto tutto il viaggio di ritorno al Chaendaer per capirlo. Rand non aveva detto nulla, ma sospettava di essersi scoperto nel Rhuidean. Adesso conosceva la lingua antica, una conoscenza scaturita tutta da quei sogni. Luce, cosa mi hanno fatto? si chiese.

«Sa souvraya niende misain ye,» disse ad alta voce «‘sono perso nella mia mente’.» .

«Uno studioso, in questi giorni e in quest’Epoca.»

Mat alzò lo sguardo e vide il menestrello che lo osservava con gli occhi scuri e infossati. Il tizio era più alto di tanti altri, di mezz’età e probabilmente attraente per le donne, ma con uno strano modo inquietante di mantenere la testa reclinata, come se cercasse di guardarti di traverso.

«Solo una cosa che ho sentito una volta» rispose Mat. Doveva essere più cauto. Se Moiraine decideva di spedirlo alla Torre Bianca per studiarlo, non lo avrebbero lasciato mai più andare via. «Sento degli stralci di cose e me le ricordo. Conosco alcune frasi.» Questo avrebbe dovuto coprire eventuali altre parole che poteva farsi scappare.

«Mi chiamo Jasin Natael. Sono un menestrello.» Natael non fece svolazzare il mantello come avrebbe fatto Thom; lo si sarebbe detto un falegname o un fabbricante di ruote. «Ti dispiace se mi unisco a te?» Mat fece un cenno con il capo al suolo accanto a sé e il menestrello piegò le gambe raccogliendo il mantello e si sedette. Sembrava affascinato dai Jindo e gli Shaido che sciamavano attorno ai carri, molti ancora con le lance e gli scudi. «Aiel» mormorò. «Non quello che mi sarei aspettato. Non riesco ancora a crederci.»

«Ormai mi trovo con loro da settimane» rispose Mat «e non sono certo nemmeno io di crederci. Strana gente. Se qualcuna delle Fanciulle ti chiedesse di giocare al ‘bacio della Fanciulla’, il mio consiglio è di rifiutare. Educatamente.»

Natael lo guardò con espressione interrogativa. «Sembra che tu conduca una vita intrigante.»

«Cosa vuoi dire?» chiese Mat cauto.

«Certamente non penserai che sia un segreto. Non molti uomini viaggiano in compagnia di... Aes Sedai. La donna Moiraine Damodred. E poi c’è Rand al’Thor. Il Drago Rinato. Colui che viene con l’Alba. Chi può dire quante profezie dovrebbe far compiere? Di certo un compagno di viaggio inusuale.»

Chiaramente gli Aiel avevano parlato. Chiunque lo avrebbe fatto. Eppure era un po’ sconvolgente sentire un estraneo che parlava con calma di Rand come faceva quell’uomo. «Per ora mi va bene. Se ti interessa, parla con lui. Io personalmente preferisco che non mi venga rammentato.»

«Forse lo farò, più tardi. Adesso parliamo di te. Mi sembra di aver capito che ti sei recato nel Rhuidean, dove nessuno, tranne gli Aiel, si è recato in tremila anni. L’hai presa lì?» Si protese verso la lancia che Mat aveva sulle ginocchia, ma la lasciò ricadere quando Mat la ritrasse leggermente.

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