L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
«Molto bene, dimmi cosa hai visto.»
«Perché?»
«Sono un menestrello, Matrim.» Natael aveva reclinato la testa da un lato in quel modo sgradevole e la voce era irritata per il fatto di dover fornire spiegazioni. Sollevò un angolo del mantello con le pezze colorate come per mostrare una prova. «Hai visto qualcosa che nessuno ha mai visto prima, se non una manciata di Aiel. Quali storie potrò comporre con le cose che hanno visto i tuoi occhi? Farò un eroe di te, se lo desideri.»
Mat sbuffò. «Non voglio essere un maledetto eroe.»
Comunque non c’era motivo di mantenere il silenzio. Amys e il suo gruppo potevano anche avvisare di non parlare del Rhuidean, ma lui non era Aiel. Inoltre poteva essere utile avere fra gli ambulanti qualcuno ben disposto verso di lui, qualcuno che avrebbe potuto mettere una buona parola quando sarebbe servita.
Mat raccontò la storia da quando avevano raggiunto il muro di nebbia fino a quando ne erano usciti, tralasciando qualche particolare. Non aveva alcuna intenzione di raccontare di quel ter’angreal, la soglia ritorta, e avrebbe preferito dimenticare le creature di polvere che avevano cercato di ucciderlo. Quella strana città di enormi palazzi era di certo abbastanza, Avendesora compresa.
Natael sorvolò velocemente l’Albero della Vita, ma fece ripetere a Mat il resto diverse volte, chiedendo sempre più dettagli su cosa si provava camminando attraverso quella nebbia, quanto ci aveva impiegato a raggiungere la colorata luce senza ombre che era all’interno e la descrizione di ogni singola cosa Mat ricordasse della grande piazza al centro della città. Di questo Mat parlò con riluttanza; se fosse stato disattento si sarebbe ritrovato a parlare del ter’angreal, e a quel punto chissà a cosa avrebbe portato la conversazione... Anche così bevve l’ultimo goccio di birra calda e parlò fino a quando gli si seccò la gola. Da come lo raccontava sembrava tutto piatto, come se fosse entrato, avesse atteso che tornasse Rand e quindi fosse riuscito, ma Natael pareva intenzionato a scoprire ogni dettaglio. Allora gli ricordò Thom; a volte il menestrello si concentrava su di te come se intendesse prosciugarti.
«Quindi è questo che volevi fare?»
Mat sobbalzò involontariamente al suono della voce di Keille, duro sotto il tono mellifluo. La donna lo aveva portato al limite, e adesso sembrava pronta a strappare il cuore a lui e al menestrello.
Natael si alzò in piedi. «Questo giovanotto mi ha appena raccontato le cose più affascinanti sul Rhuidean. Non ci crederai.»
«Non siamo qui per il Rhuidean.» Le parole sgorgarono dure come il naso a forma di accetta. Almeno adesso guardava furiosa solo Natael.
«Ti dico...»
«Tu non mi dici nulla.»
«Non cercare di zittirmi!»
Ignorando Mat, si diressero verso i carri, discutendo a bassa voce e gesticolando come forsennati. Keille sembrava essere stata ridotta a un cupo silenzio quando scomparvero fra i carri.
Mat rabbrividì. Non riusciva a immaginare di condividere uno spazio abitabile con quella donna. Sarebbe stato come vivere con un orso con il mal di denti. Isendre... quel viso, quelle labbra, quella camminata ondeggiante. Se riusciva a farla allontanare da Kadere, forse avrebbe trovato un giovane eroe — le creature di polvere potevano essere alte tre metri per lei; le avrebbe rivelato ogni dettaglio che riusciva a ricordare o inventare — un affascinante giovane eroe, più consono per lei di un noioso ambulante. Valeva la pena di pensarci.
Il sole scese oltre l’orizzonte, e piccoli fuochi ricavati da rami spinosi crearono pozze di luce gialla fra le tende. L’odore di cucina riempì il campo; capra arrosto con peperoni secchi. Anche il freddo scese sul campo, il freddo della notte del deserto. Era come se il sole si fosse portato via con sé tutto il calore. Mat non avrebbe mai pensato di desiderare un mantello pesante quando aveva preparato il bagaglio per lasciare la Pietra. Forse gli ambulanti ne avevano uno. Forse Natael si sarebbe giocato il suo a dadi.
Mangiò al fuoco di Rhuarc con Heirn e Rand. E naturalmente Aviendha. Anche gli ambulanti erano presenti, Natael vicino a Keille e Isendre attaccata a Kadere. Separarla dal quell’uomo dal naso aquilino poteva essere più difficile di quanto aveva sperato — o più facile. Avvolta o no attorno al tizio, aveva occhi dolci per Rand e nessun altro. Pareva avergli già piazzato la targhetta all’orecchio, una pecora che apparteneva al suo gregge. Né Rand né Kadere sembravano notare il fatto. Il secondo non distoglieva quasi mai gli occhi dal primo. Aviendha invece notò e lanciò un’occhiata astiosa contro Rand. Almeno il fuoco emanava un po’ di calore.
Quando finirono la capra arrosto — e qualche tipo di fungo giallo picchiettato più saporito di quanto non sembrasse — Rhuarc e Heirn caricarono delle pipe dal cannello corto e il capoclan chiese a Natael di cantare.
Il menestrello batté le palpebre. «Ma certo. Certo. Aspetta che vado a prendere l’arpa.» Il mantello ondeggiò nella secca e fresca brezza mentre svaniva sul carro di Keille.
Il tizio di certo era differente da Thom Merrilin. Thom di rado lasciava il letto senza il flauto o l’arpa o entrambi. Mat caricò il tabacco nella pipa d’argento e stava fumando con soddisfazione quando Natael tornò e assunse una posizione degna di un re. Questo lo faceva anche Thom. Suonò un accordo e iniziò.
Era Il passo di Midean. Una vecchia canzone, stranamente del Manetheren, su una guerra precedente le Guerre Trolloc. Natael l’aveva recitata bene; niente a che fare con la sonora recitazione di Thom, ma le parole risonanti avevano riunito una spessa folla di Aiel attorno al fuoco. Lo scellerato Aedomon aveva condotto i Saferi contro un ignaro Manetheren, saccheggiando e incendiando, fino a quando re Buiryn aveva riunito le forze del Manetheren che si erano scontrate contro i Saferi al passo di Midean, resistendo, anche se superati di numero, per tre giorni di battaglia implacabile, mentre il fiume si tingeva di rosso e gli avvoltoi annerivano il cielo. Durante il terzo giorno, con le forze che diminuivano e la speranza che svaniva, Buiryn e i suoi uomini combatterono una battaglia disperata attraverso il passo per una sortita, affondando nell’orda di Aedomon, cercando di respingere il nemico, uccidendo infine proprio Aedomon. Ma forze troppo potenti per essere sopraffatte li avevano circondati, intrappolandoli, cacciandoli sempre più indietro. Attorno al loro re e alla bandiera dell’Aquila Rossa, combatterono, rifiutando di arrendersi anche quando il loro fato era ormai chiaro.
Natael cantò di come il loro coraggio avesse toccato anche il cuore di Aedomon, che alla fine aveva lasciato liberi i superstiti, riportando l’esercito a Safer in loro onore.
Suonò l’ultimo accordo, e gli Aiel fischiarono in approvazione, battendo le lance sugli scudi, alcuni gridando.
Naturalmente non era andata a quel modo. Mat si ricordava — Luce, non voglio! pensò. Ma gli venne in mente lo stesso — si ricordava di aver consigliato a Buiryn di non accettare l’offerta, ricevendo in risposta che la più piccola delle possibilità era meglio di niente. Aedomon, con la barba nera lucente che spuntava dalla maglia d’acciaio sul volto, fece arretrare i lancieri, attese fino a quando i nemici uscirono ed erano quasi al passo prima che gli arcieri nascosti si alzassero e la cavalleria attaccasse. Per quanto riguarda tornarsene a Safer... Mat non ci credeva. L’ultimo ricordo che aveva del passo era che cercava di rimanere in piedi, immerso nel fiume fino alla vita e trafitto da tre frecce, ma c’era qualcosa di successivo, un frammento. Vedeva Aedomon, adesso con la barba grigia, cadere in un furioso combattimento in una foresta, giù dal cavallo impennato, colpito alla schiena con una lancia da un ragazzo sbarbato e senza armatura. Questo era peggio dei buchi nella memoria.