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La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
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Quando Egwene entrò nel refettorio delle novizie, la prima che la vide si alzò in piedi, e all’improvviso ci fu un fragoroso raschiare di panche sulle piastrelle variopinte mentre anche le altre si alzavano. Rimasero lì in piedi in silenzio presso le loro panche mentre Egwene procedeva per la corsia centrale verso la cucina. Tutta un tratto Ashelin, una ragazza paffuta e graziosa dell’Altara, schizzò in cucina. Prima che Egwene raggiungesse la porta, Ashelin fu di ritorno con tra le mani un vassoio su cui c’era la solita grossa tazza di te fumante e il solito piatto di pane, olive e formaggio. Egwene fece per prendere il vassoio, ma la ragazza dalla carnagione olivastra si precipitò al tavolo più vicino e lo posò di fronte a una panca vuota, offrendole l’accenno di una riverenza mentre si faceva da parte. Per sua fortuna, nessuna delle Sorelle che scortavano Egwene quella mattina aveva scelto quel momento per far capolino nella sala da pranzo. Una fortuna per tutte quelle novizie in piedi.

Sulla panca di fronte al vassoio di Egwene era appoggiato un cuscino. Una cosa sbrindellata che aveva più rappezzi di colori diversi che stoffa originale, ma comunque un cuscino. Egwene lo raccolse e lo appoggiò all’estremità del tavolo prima di sedersi. Accogliere il dolore fu facile. Si beò nel calore del suo stesso fuoco. Un mormorio sommesso attraversò la stanza, un sospiro collettivo. Solo quando si mise un’oliva in bocca le novizie si sedettero.

Per poco non la sputò fuori — era quasi guasta —, ma era affamata dopo la sua Guarigione, perciò sputò soltanto il nocciolo nella propria mano e lo depositò sul piatto, lavando via il saporaccio con un sorso di té. Nel te c’era del miele! Le novizie ricevevano miele solo in occasioni speciali. Cercò di non sorridere mentre ripuliva il piatto, e fu davvero pulito, dato che raccolse le briciole di pane e i pezzetti di formaggio con un dito umido. Non sorridere fu difficile, però. Prima Doesine — un’Adunante! — poi la rassegnazione di Silviana, ora questo. Le due Sorelle erano molto più importanti delle novizie o del miele, ma tutto indicava la stessa cosa. Stava vincendo la sua guerra.

25

Assistere Elaida

Con la cartella di cuoio sbalzata in oro sottobraccio, Tarna si mantenne nel nucleo centrale della Torre mentre saliva verso gli appartamenti di Elaida, anche se voleva dire usare una serie apparentemente infinita di scale — due volte quelle scale non erano situale dove se le ricordava, ma finché avesse continuato a salire, avrebbe raggiunto la sua destinazione — piuttosto che i corridoi che salivano dolcemente a spirale. Sulle scale non incontrò nessuno tranne l’occasionale servitore in livrea che si inchinava o faceva la riverenza prima di precipitarsi via per i propri compiti. In ciascuno dei corridoi a spirale avrebbe dovuto passare davanti agli ingressi degli alloggi delle Ajah e forse incontrare altre Sorelle. La sua stola da Custode degli Annali le consentiva di entrare in qualunque di quelli, tuttavia li evitava tutti tranne quelli della Rossa eccetto quando lo richiedevano i suoi doveri. Fra Sorelle delle altre Ajah, lei era fin troppo consapevole che la sua stretta stola era rossa, fin troppo conscia di occhi ardenti che la osservavano da volti freddi. Non la mettevano a disagio — poco ci riusciva: accettava perfino il fatto che l’interno della Torre mutasse — eppure... Non pensava che le cose fossero arrivate a un punto tale che qualcuna avrebbe davvero assalito la Custode degli Annali, però non voleva correre rischi. Recuperare la situazione sarebbe stato uno sforzo lungo e duro, qualunque cosa pensasse Elaida, e un’aggressione alla Custode degli Annali avrebbe potuto renderla irrecuperabile.

Inoltre non doversi guardare le spalle le permise di pensare alla problematica domanda di Pevara, una su cui non aveva riflettuto prima di proporre di vincolare gli Asha’man. Di chi nella Rossa ci si poteva effettivamente fidare per quel compito? Dare la caccia a uomini in grado di incanalare portava le Sorelle Rosse a guardare con sospetto tutti gli uomini, e diverse di loro li odiavano. A quell’odio potevano sfuggire un fratello o un padre in vita, oppure un cugino o uno zio preferito, ma una volta morti tutti, così accadeva anche all’affetto. E alla fiducia. E c’era un’altra questione relativa alla fiducia. Vincolare qualunque uomo violava un’usanza forte come la legge. Perfino con la benedizione di Tsutama, chi poteva correre da Elaida una volta che le fosse stato accennato di vincolare degli Asha’man? Aveva rimosso altri tre nomi dalla sua lista mentale di possibilità per quando ebbe raggiunto l’ingresso degli appartamenti di Elaida, solo due piani sotto la sommità della Torre. Dopo quasi due settimane, la lista di coloro di cui poteva essere certa conteneva ancora solo un unico nome, e quello era impossibile per tale compito.

Elaida era nel suo soggiorno, dove i mobili erano tutti doratura e intarsi in avorio, e il grande tappeto a motivi geometrici era una delle creazioni più squisite di Tear. Era seduta su una sedia dal basso schienale davanti al caminetto di marmo sorseggiando vino con Meidani. Vedere la Grigia non fu una sorpresa nonostante fosse molto presto. Meidani cenava con l’Amyrlin parecchie sere e le faceva visita spesso durante il giorno su invito. Elaida, con la sua stola a sei colori abbastanza ampia da coprirle le spalle, stava scrutando la donna più alta sopra il suo calice di cristallo, come un’aquila dagli occhi scuri che squadrava un topo con grandi occhi azzurri. Meidani, con smeraldi alle orecchie e su un ampio colletto attorno alla sua gola esile, pareva molto consapevole di quello sguardo. Le sue labbra piene sorrisero, ma parevano tremule. La mano che non teneva il calice si muoveva di continuo, toccando il pettine color smeraldo sopra il suo orecchio sinistro, tastandosi i capelli, coprendo il petto, che era ampiamente esposto dal suo corpetto attillato di seta broccata grigio-argento. Il suo seno non era affatto eccessivo, tuttavia la sua magrezza lo faceva sembrare tale e lei pareva quasi traboccare da quell’indumento. Quella donna era abbigliata come per un ricevimento. O per sedurre.

«I rapporti mattutini sono pronti, Madre» disse Tarna con un lieve inchino. Per la Luce! Aveva come la sensazione di essersi intromessa fra due amanti!

«Non ti spiace lasciarci, vero, Meidani?» Perfino il sorriso che Elaida indirizzò alla donna bionda era predatore.

«Certo che no, Madre.» Meidani appoggiò il calice sul tavolino accanto alla sua sedia e balzò in piedi, offrendo una riverenza che quasi la fece uscire dal suo vestito. «Certo che no.» Si allontanò dalla stanza in tutta fretta, col respiro affannoso e gli occhi sgranati.

Quando la porta si chiuse dietro di lei, Elaida rise. «Eravamo amiche di letto da novizie» disse alzandosi «e credo che voglia rinnovare quella relazione. Potrei permetterglielo. Potrebbe rivelare di più sotto le coperte di quanto s’è lasciata sfuggire finora. Ossia nulla, a dire la verità.» Si diresse verso la finestra più vicina e rimase a fissare giù dove il suo stravagante palazzo sarebbe sorto per sovrastare la Torre stessa. Prima o poi. Se fosse riuscita a convincere le Sorelle a lavorarci di nuovo. La pesante pioggia che era iniziata durante la notte stava ancora cadendo e pareva improbabile che potesse vedere qualcosa delle fondamenta del palazzo, tutto quello che era stato completato fino a quel momento. «Serviti pure del vino, se desideri.»

Tarna mantenne il volto impassibile con uno sforzo. Le amiche di letto erano comuni fra novizie e Ammesse, ma le cose da ragazze dovevano essere lasciate indietro assieme a quell’età. Non tutte le Sorelle la vedevano a quel modo, certo. Galina era stata piuttosto sorpresa quando fama aveva rifiutato i suoi approcci dopo aver ottenuto lo scialle. Lei invece trovava gli uomini più attraenti delle donne. Parecchi sembravano fortemente intimiditi dalle Aes Sedai, vero, specialmente se apprendevano che una era dell’Ajah Rossa, ma nel corso degli anni si era imbattuta in alcuni che non lo erano.

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