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La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
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Leane rimase senza fiato e si avvicinò tanto quasi da sfiorare le sbarre di ferro. «Lei ci ha tradito?»

«L’inerente impossibilità di strutture dissimulate è un fatto» disse Nagora con fermezza. La sua voce era come un martello gelido. «Un fatto.»

«Lei lo nega, e io le credo» sussurrò Egwene. «Ma ha ammesso di aver tradito i furetti. Per il momento Elaida le sta facendo solo sorvegliare, ma ho detto a Beonin di avvisarle e lei ha risposto che l’avrebbe fatto. Ha detto di aver già avvertito Meidani e Jennet, ma perché tradirle e poi dirglielo? E ha affermato che le piacerebbe vedere Elaida deposta. Perché fuggire da Elaida se vuole ancora che venga deposta? Praticamente ha ammesso che nessun’altra ha abbandonato la nostra causa. Mi manca qualcosa, e sono troppo stanca per capire cosa.» Uno sbadiglio che riuscì a malapena a coprire con una mano fece spalancare la sua mascella.

«Le strutture dissimulate sono sottintese da quattro dei cinque assiomi della razionalità del sesto ordine» ribatte Miyasi con altrettanta fermezza. «Fortemente sottintese.»

«La cosiddetta razionalità del sesto ordine è stata scartata come un’aberrazione da chiunque sia dotato di intelletto» si intromise Norine, un po’ bruscamente. «Ma le strutture dissimulale sono fondamentali per qualunque possibilità di capire cosa sta accadendo proprio qui nella Torre ogni giorno. La realtà stessa sta mutando, cambiando giorno per giorno.»

Leane lanciò un’occhiata alle Bianche. «Alcune hanno sempre pensato che Elaida avesse delle spie fra noi. Se Beonin era una di quelle, il suo giuramento a te avrebbe retto finché non si fosse convinta che non eri più l’Amyrlin. Ma la sua accoglienza qui non è stata ciò che si aspettava: deve aver cambiato la sua lealtà. Beonin è sempre stata ambiziosa. Se non riceve il dovuto che ritiene le spetti...» Allargò le mani. «Beonin si è sempre aspettala quello che le era dovuto e forse un po’ di più.»

«La logica è sempre applicabile al mondo reale,» disse Miyasi per congedare la questione «ma solo una novizia penserebbe che il mondo reale può essere applicato alla logica. Gli ideali divano essere i primi principi. Non il mondo comune.» Nagora chiuse la bocca con uno schiocco e un’occhiata cupa, come se pensasse che le parole le fossero state strappate di bocca.

Arrossendo debolmente, Norine si alzò e si allontanò rapida dalle panche verso Egwene. Le altre due la seguirono con gli occhi e lei parve percepire i loro sguardi, spostando il suo scialle a disagio prima da una parte, poi dall’altra. «Bambina, sembri esausta. Và a letto, ora.»

Egwene non voleva altro che il suo letto, ma aveva una domanda di cui le serviva la risposta prima. Solo doveva essere cauta. «Leane, le Sorelle che ti fanno visita pongono sempre le stesse domande?»

«Ti ho detto di andare a letto» disse Norine bruscamente. Batte le mani come se quello avrebbe in qualche modo fatto obbedire Egwene.

«Sì» rispose Leane. «Capisco cosa intendi. Forse può esserci una certa dose di fiducia.»

«Una piccola dose» disse Egwene.

Norine piantò i pugni sui fianchi, c’era poca freddezza nel suo volto o nella voce, e il suo atteggiamento era chiaro. «Dal momento che ti rifiuti di andare a letto, puoi andare dalla Maestra delle novizie e dirle che hai disobbedito a una Sorella.»

«Ma certo» si affrettò a dire Egwene, voltandosi per andarsene. Aveva la sua risposta — Beonin non aveva rivelato come Viaggiare, e questo voleva dire che probabilmente non aveva rivelato nient’altro: forse poteva esserci un po’ di fiducia — e inoltre Nagora e Miyasi stavano avanzando verso di lei. L’ultima cosa che voleva era essere trascinata a forza nello studio di Silviana, qualcosa che perlomeno Miyasi era capace di fare. Aveva braccia più forti perfino di Forane.

La mattina del suo nono giorno alla Torre, prima dell’alba, Doesine stessa venne nella stanzetta di Egwene per darle la sua dose mattutina di Guarigione. Fuori, la pioggia stava cadendo con un sordo ruggito. Le due Rosse che l’avevano sorvegliata durante il sonno le diedero la sua radice biforcuta, accigliandosi verso Doesine, e se ne andarono. La Sorella Gialla sbuffò dal disprezzo quando la porta si chiuse dietro di loro. Usò il vecchio metodo di Guarigione che fece annaspare Egwene come immersa in uno stagno gelato e la rese famelica per la colazione. E libera dal dolore al sedere. Quello le diede una sensazione davvero peculiare: col tempo ci si poteva abituare a tutto, e un sedere pieno di lividi già le sembrava normale. Ma l’uso del vecchio metodo, quello utilizzato per ogni Guarigione dalla sua cattura, riaffermò che Beonin aveva mantenuto alcuni segreti, anche se come ci fosse riuscita era ancora un mistero. Beonin stessa si era limitata a dire che molte Sorelle pensavano che le storie su nuovi flussi non fossero che dicerie.

«Non hai dannatamente intenzione di arrenderti, vero, bambina?» chiese Doesine mentre Egwene si stava infilando la veste dalla testa. Il linguaggio della donna era davvero in contrasto con il suo aspetto elegante, con un abito azzurro ricamato d’oro e zaffiri alle orecchie e tra i capelli.

«L’Amyrlin Seat dovrebbe arrendersi?» chiese Egwene quando la sua testa sbucò dal vestito. Piegò le braccia dietro di sé per allacciare i bottoni di corno tinti di bianco. Doesine sbuffò di nuovo, anche se non di disprezzo, penso Egwene. «Una linea coraggiosa, bambina. Tuttavia scommetto che Silviana riuscirà dannatamente a farti sedere dritta e camminare come si deve entro non molto tempo.» Ma se ne andò senza rimproverare Egwene per essersi denominata Amyrlin Seat.

Egwene aveva ancora un altro appuntamento con la Maestra delle novizie prima di colazione — finora non aveva saltato neanche un giorno — e con uno sforzo determinato di disfare il lavoro di Doesine in una sola volta, le sue lacrime cessarono non appena la cinghia di Silviana smise di calare. Quando si sollevò dall’estremità dello scrittoio, dov’era attaccata un’imbottitura di cuoio per piegarsi e la cui superficie era lisa da chissà quante donne, e quando la sua gonna e la sottana ricaddero contro la sua pelle in fiamme, non provò alcun impulso di sussultare. Accettò quel calore doloroso, lo accolse, si riscaldò con esso proprio come si sarebbe riscaldata le mani di fronte a un caminetto in un freddo mattino d’inverno, pareva esserci una forte somiglianza fra il suo e un caminetto ardente in quel momento. Eppure guardandosi allo specchio vide un volto imperturbato. Con le gote rosse, ma calmo.

«Come può Shemerin essere stata degradata ad Ammessa?» chiese asciugandosi le lacrime col suo fazzoletto. «Ho indagato e non esiste alcuna disposizione al riguardo nella legge della Torre.»

«Quante volte sei stata mandata da me per via di queste ‘indagini’?» chiese Silviana, appendendo la cinghia dall’estremità divisa nello stretto armadietto accanto alla spatola di cuoio e al frustino flessibile. «Pensavo che avessi lasciato perdere da un bel pezzo.»

«Sono curiosa. Come, dal momento che non esiste alcuna disposizione?»

«Nessuna disposizione, bambina,» disse Silviana con gentilezza, come spiegando davvero a una bambina «ma nemmeno nessuna proibizione. Una scappatoia che... Be’, non approfondiremo la questione.» Scuotendo il capo si mise a sedere dietro lo scrittoio e vi appoggiò sopra le mani. «Il problema è che Shemerin l’ha accettato. Altre Sorelle le hanno detto di ignorare l’editto, ma una volta resasi conto che le suppliche non avrebbero fatto cambiare idea all’Amyrlin, si è trasferita negli alloggi delle Ammesse.»

Lo stomaco di Egwene brontolò fragorosamente, desideroso di colazione, ma lei non aveva finito. Stava davvero avendo una conversazione con Silviana. Una conversazione, per quanto l’argomento fosse peculiare. «Ma perché fuggire? Di certo le sue amiche non hanno smesso di darle consigli assennati.»

«Alcune le hanno dato consigli assennati» disse Silviana in tono asciutto. «Altre...» Mosse le mani come i piatti di una bilancia, sollevando prima l’una poi l’altra. «Altre hanno cercato di costringerla a vedere la ragione. L’hanno mandata da me spesso quasi quanto te. Ho trattalo le sue visite come penitenze private, ma a lei mancava la tua...» Si interruppe all’improvviso, appoggiandosi all’indietro contro la sua sedia e studiando Egwene sopra dita unite a guglia. «Insomma. Mi hai davvero fatto chiacchierare. Non è proibito, certo, ma poco opportuno in queste circostanze. Và a fare colazione» disse, raccogliendo la penna e aprendo il tappo d’argento della sua boccetta d’inchiostro. « li segnerò di nuovo per mezzogiorno, dato che so che non hai intenzione di rivolgermi la riverenza.» Un minimo accenno di rassegnazione permeò la sua voce.

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