La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
La grassoccia Rossa, con le labbra premute assieme, lasciò i due servitori con la fiamma di Tar Valon sul petto e si unì all’uomo dall’incipiente calvizie. Il suo sguardo di disapprovazione toccò brevemente Egwene prima di spostarsi su di lui.
«È una novizia che viene punita di continuo e ha un pavimento da strofinare. Andiamo. I giardini sono molto piacevoli stamattina.»
«Ciò che è piacevole» ribatte lui «è parlare con qualcun altro oltre a delle Aes Sedai. E solo dell’Ajah Rossa, per giunta, dal momento che riuscite a tenermi lontano dalle altre. E soprattutto i servitori che mi assegnate è come se fossero muti, e penso che anche le guardie della Torre abbiano ordine di trattenere la lingua con me nei paraggi.»
Tacque quando altre due Sorelle Rosse si avvicinarono. Nesita, paffuta, con gli occhi azzurri e cattiva come un serpente con la rogna, annuì socievolmente verso Cariandre mentre Barasine porse a Egwene l’ormai troppo familiare lazza di peltro. Pareva che fosse l’Ajah Rossa ad averla in custodia, in un certo senso — perlomeno le sue sorveglianti e badanti erano sempre Rosse — e di rado lasciavano passare molto più dell’ora promessa prima che qualcuna comparisse con la tazza di te di radice biforcuta. Lei tracannò l’infuso e gliela porse di nuovo. Nesita parve delusa che lei non protestasse o si rifiutasse, ma non pareva esserci scopo. Lo aveva fatto una volta, e Nesita aveva aiutato a versarle in gola quell’infuso ripugnante usando un cannello che aveva già pronto nel suo borsello alla cintura. Quella sì che sarebbe stata una bella manifestazione di dignità davanti a Mattin Stepaneos.
Lui osservò quello scambio silenzioso con perplesso interesse, anche se Cariandre gli strattonò la manica, esortandolo di nuovo a passeggiare nei giardini. «Le Sorelle ti portano acqua quando hai sete?» chiese mentre Barasine e Nesita si allontanavano.
«Un té che pensano possa migliorare il mio umore» gli rispose. «Hai un bell’aspetto, Mattin Stepaneos. Per un uomo rapito da Elaida.» Anche quella storia circolava negli alloggi delle novizie. Cariandre sibilò e aprì la bocca, ma lui parlò per primo, la mascella lesa. «Elaida mi ha salvato dall’essere ucciso da al’Thor» disse. La Rossa annui in approvazione.
«Perché mai ti consideri in pericolo da parte sua?» domandò Egwene.
L’uomo grugnì. «Ha assassinato Morgase a Caemlyn e Colavaere a Cairhien. Ha distrutto metà del Palazzo del Sole uccidendola, ho udito. E ho udito dei Sommi Signori di Tear avvelenati o pugnalati a morte a Cairhien. Chi può dire quali altri regnanti abbia ucciso per poi distruggerne i corpi?» Cariandre annuì di nuovo, sorridendo. Sarebbe potuto sembrare un bambino che recitava la sua lezione. Quella donna non comprendeva affatto gli uomini? Lui se ne accorse. La sua mascella si fece ancora più dura e le sue mani si serrarono in pugni per un momento.
«Colavaere si è impiccata» disse Egwene, assicurandosi di suonare paziente. «Il Palazzo del Sole è stato danneggiato in seguito da qualcuno che cercava di uccidere il Drago Rinato, forse i Reietti, e stando a Elayne Trakand, sua madre è stata assassinata da Rahvin. Rand ha annunciato il suo sostegno alla sua rivendicazione del Trono del Leone e del Trono del Sole. Non ha ucciso nessuno dei nobili cairhienesi ribellatisi contro di lui o i Sommi Signori in rivolta. In effetti ha nominato uno di loro suo Sovrintendente a Tear.»
«Credo che questo sia...» esordì Cariandre, tirando il suo scialle sopra le spalle, ma Egwene proseguì sovrastandola.
«Qualunque Sorella avrebbe potuto dirti tutto questo. Se avesse voluto. Se si parlassero tra loro. Pensa al perché vedi solo Sorelle Rosse. Hai mai visto Sorelle di due Ajah qualunque parlare? Sei stato rapito e portato a bordo di una nave che affonda.»
«Questo è troppo» sbottò Cariandre sopra l’ultima frase di Egwene. «Quando avrai finito di sfregare questo pavimento, correrai dalla Maestra delle novizie e le chiederai di punirti per esserti sottratta ai tuoi compiti. E per aver mostrato mancanza di rispetto verso una Aes Sedai.»
Egwene incontrò con calma lo sguardo furioso della donna. «Ho a malapena abbastanza tempo dopo aver finito di pulire prima della mia lezione con Kiyoshi. Posso far visita a Silviana dopo la lezione?»
Cariandre spostò il suo scialle, apparentemente colta alla sprovvista dalla sua calma. «Questo è un problema che devi risolvere tu» disse infine. «Vieni, Mattin Stepaneos. Hai contribuito a distrarre questa bambina dai suoi doveri troppo a lungo.» Non ci fu tempo di cambiarsi l’abito bagnato o nemmeno di pettinarsi i capelli dopo aver lasciato lo studio di Silviana, non se voleva avere qualche speranza di arrivare in tempo alla lezione di Kiyoshi senza correre, cosa che si rifiutava di fare. Questo la fece arrivare tardi, e venne fuori che la Grigia alta e snella era una maniaca dell’ordine e della puntualità, cosa che la rimandò a strillare e a scalciare sotto i forti colpi della cinghia di Silviana poco più di un’ora dopo. A parte abbracciare il dolore, qualcos’altro la aiutò a superare quella sessione. Il ricordo dell’espressione pensierosa di Mattin Stepaneos mentre Cariandre lo conduceva lungo il corridoio e come per due volte l’avesse guardata da sopra la spalla. Aveva piantato un altro seme. Una volta piantati abbastanza, forse quello che sarebbe germogliato avrebbe provocato delle fratture in quelle crepe nella piattaforma sotto Elaida. Abbastanza semi l’avrebbero rovesciata.
All’inizio del suo settimo giorno di prigionia, stava portando di nuovo dell’acqua su nella Torre, agli alloggi dell’Ajah Bianca, quando si fermò all’improvviso sui suoi passi sentendo come se avesse ricevuto un forte pugno nello stomaco. Due donne in scialli frangiati di grigio stavano scendendo lungo il corridoio a spirale verso di lei, seguite da un paio di Custodi. Una era Melavaire Someinellin, una tozza cairhienese in un elegante abito di lana grigia con del bianco che le punteggiava i capelli scuri. L’altra, con occhi azzurri e capelli color miele scuro, era Beonin!
«Allora sei stata tu a tradirmi!» esclamò Egwene con rabbia. Le venne in mente un pensiero. Come aveva fatto Beonin a tradirla dopo averle giurato fedeltà? «Devi essere dell’Ajah Nera!»
Melavaire si mise dritta il più possibile, che non era molto dato che era di qualche pollice più bassa di Egwene, e piantò i pugni sugli ampi fianchi mentre apriva la bocca per riversare su di lei un fiotto d’ira, Egwene aveva ricevuto una lezione da lei, e per quanto di solito fosse una donna gentile, quando si arrabbiava diventava temibile.
Beonin appoggiò una mano sul braccio grassottello dell’altra Sorella. «Lascia che parli con lei da sola, per favore, Melavaire.» «Confido che le parlerai severamente» disse Melavaire con voce decisa. «Anche solo pensare di rivolgere un’accusa del genere... ! Solo menzionare certe cose... ! » Scuotendo la testa dal disgusto, si ritirò un poco su per il corridoio seguita dal suo Custode, tarchiato e perfino più ampio di lei, un uomo simile a un orso anche se si muoveva con la solita grazia da Custode.
Beonin fece un gesto e attese finché il suo Custode, un uomo snello con una lunga cicatrice in volto, non si unì a loro. Lei si aggiustò lo scialle diverse volte. «Non ho tradito nulla, io» disse con calma.
«Non mi sarei votata a te tranne che le Adunanti, quelle mi avrebbero fatto fustigare se avessero appreso i segreti che conoscevi. Forse più di una volta, perfino. Una ragione sufficiente per giurare, no? Non ho mai finto di apprezzarti, tuttavia ho mantenuto quel giuramento finché non sei stata catturata. Ma tu non sei più Amyrlin, sì? Non come prigioniera, non quando non c’è speranza che tu venga liberata, quando hai rifiutato il salvataggio. E sei di nuovo una novizia, perciò il giuramento, quello ha due ragioni per non essere più valido. Le chiacchiere sulla ribellione, queste non sono state che discorsi insensati. La ribellione è finita. La Torre Bianca, presto essa sarà di nuovo integra, e a me non dispiacerà fare in modo che sia così.»