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La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
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Sollevando l’asta dalle sue spalle, Egwene posò i secchi d’acqua e incrociò le braccia sotto i seni. Aveva cercato di mantenere un atteggiamento calmo da quando era stata catturata — be’, tranne quando veniva punita — ma quell’incontro avrebbe messo alla prova una pietra. « Hai spiegazioni a profusione» disse in tono asciutto. «Stai cercando di convincere te stessa? Non funzionerà, Beonin. Non funzionerà. Se la ribellione è davvero finita, dov’è il flusso di Sorelle che vengono a inginocchiarsi davanti a Elaida e accettare la loro penitenza? Per la Luce, cos’altro hai tradito? Tutto quanto?» pareva probabile. Lei aveva visitato lo studio di Elaida diverse volte nel Tel’aran’rhiod, ma la scatola della corrispondenza di quella donna era sempre stata vuota. Ora sapeva perché.

«Hai tradito i furetti. Sono tutte giù nelle celle del sotterraneo?»

Gli occhi di Beonin guizzarono su per il corridoio. Melavaire stava parlando col suo Custode, con la testa china vicino alla sua. Tarchiato o no, era più alto di lei. Tervail di Beonin la stava osservando con un’espressione preoccupata. La distanza era troppo grande perché qualcuno dei tre avesse udito, ma Beonin andò più vicino e abbassò la voce. «Elaida, lei le ha messe sotto sorveglianza, anche se penso che le Ajah, loro tengano quello che vedono per sé. Poche Sorelle vogliono dire a Elaida più di quello che devono. Era necessario, capisci. Non sarei certo potuta tornare alla Torre e mantenere il segreto su di loro. Prima o poi sarebbero state scoperte.»

«Allora dovrai avvisarle.» Egwene non riuscì a trattenere lo sdegno dalla propria voce. Quella donna stava tagliando i capelli con un rasoio! Aveva colto la minima scusa per decidere che il suo giuramento non era più valido e poi aveva tradito le stesse donne che lei aveva aiutato a scegliere. Sangue e maledette ceneri!

Beonin rimase in silenzio per un lungo istante, armeggiando con il proprio scialle, ma infine, con sua sorpresa, disse: «Ho già avvisato Meidani e Jennet.» Erano le due Grigie tra i furetti. «Ho fatto quello che potevo per loro. Le altre, loro devono affondare o stare a galla da sole. Delle Sorelle sono state assalite semplicemente per essersi avvicinate troppo agli alloggi di un’altra Ajah. Non tornerò nelle mie stanze con addosso soltanto lo scialle e i segni delle frustate solo per provare...»

«Considerala una penitenza» la interruppe Egwene. Per la Luce! Sorelle assalite? Le cose erano ancora peggio di quanto pensava. Dovette ricordare a sé stessa che un terreno ben concimato avrebbe aiutato i suoi semi a crescere.

Beonin lanciò un’altra occhiata su per il corridoio e Tervail fece un passo nella sua direzione prima che lei scuotesse il capo. Il suo volto era calmo malgrado il colore che le chiazzava le guance, ma dentro doveva essere in subbuglio. «Sai che potrei mandarti dalla Maestra delle novizie, sì?» disse con voce tesa. «Ho sentito che passi metà di ogni giornata a strillare da lei. Credo che non ti piacerebbero altre visite, sì?»

Egwene le sorrise. Nemmeno due ore prima era riuscita a sorridere nel momento in cui Silviana aveva smesso di vibrare la cinghia. Quello fu molto più difficile. «E chi può dire su cosa potrei strillare... Su dei giuramenti, forse?» Il colore defluì dalle gote dell’altra donna, lasciando il suo volto pallidamente esangue. No, non voleva che quello venisse allo scoperto. «Puoi aver convinto te stessa che io non sono più l’Amyrlin, Beonin, ma è tempo di cominciare a convincerti di nuovo che lo sono ancora. Avvertirai le altre, qualunque sia il costo per te. Dì loro di starmi lontane a meno che non dia ordine di fare altrimenti. Hanno già abbastanza attenzione su di loro. Ma d’ora in poi, tu mi verrai a cercare ogni giorno in caso io abbia istruzioni per loro. Ne ho alcune ora.» Rapidamente elencò gli argomenti che voleva tirassero fuori durante le conversazioni: il fatto che Shemerin era stata privata della stola, la complicità di Elaida nei disastri alla Torre Nera e ai Pozzi di Dumai, tutti i semi che aveva piantato. Ora non sarebbero stati seminati uno a uno, ma diffusi a manciate.

«Non posso parlare per altre Ajah, io,» disse Beonin quando lei ebbe finito «ma nella Grigia, le Sorelle discorrono spesso di molte di queste cose. Gli occhi e orecchie, loro sono occupati di recente. Segreti che Elaida sperava di mantenere, quelli stanno venendo allo scoperto. Sono certa che dev’essere lo stesso per le altre. Forse non è necessario che io...»

«Avvertile e riferisci le mie istruzioni, Beonin.» Egwene sollevò di nuovo l’asta sulle spalle, spostandola nella posizione più confortevole che riusciva a trovare. Due o tre delle Bianche avrebbero usato una spazzola o una pantofola su di lei e l’avrebbero mandata da Silviana se avessero pensato che era lenta. Abbracciare il dolore, accoglierlo perfino, non significava ricercarlo senza necessità. «Ricorda. È una penitenza che io ti ho impartito.»

«Farò come dici» ribatte Beonin con evidente riluttanza. Tutt’a un tratto i suoi occhi si indurirono, ma non per Egwene. «Sarebbe piacevole vedere Elaida deposta» disse con voce sgradevole prima di precipitarsi via e riunirsi a Melavaire.

Quell’incontro sconcertante, rivelatosi una vittoria inattesa, lasciò a Egwene un’ottima sensazione per il resto della giornata, e non ebbe importanza che Ferane pensò davvero che era lenta. La Sorella Bianca era grassoccia, ma aveva un braccio forte quanto quello di Silviana.

Quella notte lei si trascinò giù nelle celle aperte dopo cena malgrado non volesse altro che il proprio letto. A parte le lezioni e le urla sotto la cinghia di Silviana — l’ultima volta appena prima di cena — buona parte del resto della giornata era stata dedicata al trasportare acqua. Aveva schiena e spalle doloranti. Le facevano male braccia e gambe. Ondeggiava sui piedi per la spossatezza. Stranamente non aveva avuto nessuno di quei tremendi mal di testa da quando era stata presa prigioniera, né nessuno di quei sogni cupi che la lasciavano turbata anche se non riusciva mai a ricordarseli, ma pensò che quella notte le sarebbe arrivata una bella emicrania. Quello avrebbe reso difficile distinguere i veri sogni, e ne aveva avuti alcuni interessanti di recente, su Rand, Mat, Perrin e perfino Gawyn, anche se molti dei sogni su di lui lo erano già.

Tre Sorelle Bianche che conosceva di sfuggita erano a guardia di Leane: Nagora, una donna snella con capelli chiari portati arrotolati sulla nuca che sedeva molto dritta per compensare la sua mancanza di statura; Norine, amabile con quei grandi occhi limpidi, ma spesso distratta come qualunque Marrone; e Miyasi, alta e paffuta con capelli grigio ferro, una donna severa che non tollerava le sciocchezze e le vedeva dappertutto. Nagora, circondata dalla luce di saidar, teneva lo schermo su Leane, ma stavano discutendo su qualche argomentazione di logica che Egwene non riuscì a distinguere dal poco che udì. Non fu nemmeno in grado di capire se le posizioni sull’argomento erano due o tre. Nessuna alzava la voce o agitava i pugni e i loro volti rimanevano lisce maschere da Aes Sedai, ma la freddezza delle loro voci non lasciava dubbi che, se non fossero state delle Sorelle, si sarebbero messe a urlare se non ad azzuffarsi, Fra come se lei non esistesse, per quanta attenzione prestarono al suo ingresso.

Osservando le tre con la coda dell’occhio, si mosse più vicino che poteva ai tralicci di ferro e li afferrò con entrambe le mani per sorreggersi. Luce, com’era stanca! «Ho visto Beonin oggi» disse piano. «E qui nella Torre. Ha affermato che il suo giuramento verso di me non aveva più valore dal momento che non ero più Amyrlin Seat.»

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