I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
La foresta collinare di Cairhien era una ben povera cosa, con più radure che alberi, e la metà di questi ingialliti per la siccità. Nel Bosco Occidentale, a casa, non c’era nemmeno uno spiazzo. Le tende basse degli Aiel erano ovunque, anche se da lontano sembravano un mucchio di foglie secche o un poggetto spoglio, a meno che le entrate non fossero aperte. Gli Aiel, indaffarati nelle loro occupazioni, non gli prestarono attenzione. Dopo aver attraversato l’accampamento vide da una sporgenza i carri di Kadere, tutti in circolo, i conducenti erano sdraiati all’ombra e l’ambulante non era in vista. Lui rimaneva sempre più nel suo veicolo, uscendo di rado se non quando Moiraine veniva a ispezionare i carichi. Gli Aiel che li attorniavano, dei piccoli gruppi con lance e scudi, archi e faretre, facevano poco per nascondere che li stavano tenendo d’occhio. Sembrava che Moiraine sospettasse che Kadere o uno dei suoi uomini avrebbero tentato di fuggire una volta fuori dal Rhuidean. Mat si domandò se Rand si rendesse conto di concedere alla donna tutto quello che chiedeva. Per un po’ aveva creduto che Rand l’avesse avuta vinta, ma adesso non ne era più tanto sicuro, anche se Moiraine continuava a rivolgergli inchini e portargli la pipa.
La tenda di Rand era su una collina, riconoscibile dalla bandiera rossa davanti all’entrata, che ondeggiava in una brezza leggera, a volte dispiegandosi abbastanza da mostrare il disco bianco e nero. Quell’emblema gli dava i brividi, come anche la bandiera del Drago. Se un uomo voleva evitare di essere coinvolto con le Aes Sedai, quindi chiunque tranne un idiota, l’ultima cosa che avrebbe dovuto fare era sventolare quel simbolo. Le pendici erano spoglie, ma le tende delle Fanciulle erano disposte circolarmente ai piedi della collina e si estendevano attraverso gli alberi, scendendo dall’altro lato. Anche quello appariva normale, come il campo delle Sapienti dentro a quello delle Far Dareis Mai, dozzine di tende basse vicine fra loro, circondate dai gai’shain vestiti di bianco.
Erano visibili solo alcune delle Sapienti, ma compensavano il loro scarso numero con l’intensità delle occhiate che lo seguivano. Non aveva idea di quante erano in grado di incanalare in quel gruppo, ma uguagliavano le Aes Sedai nel soppesare e misurare le persone quando si trattava di osservarle. Allungò il spasso, sforzandosi di non stringersi nelle spalle a disagio. Poteva sentire quegli sguardi puntati in mezzo alla schiena come se lo avessero pungolato con un bastone. E, al ritorno, sarebbe dovuto passare nuovamente di lì. Be’, alcune parole con Rand e sarebbe stata l’ultima volta.
Solo che, quando si tolse il cappello e si affacciò nella tenda di Rand, non c’era nessuno tranne Natael, appollaiato sui cuscini con l’arpa dai dragoni dorati appoggiata contro un ginocchio e una coppa d’oro. Mat fece una smorfia e imprecò. Avrebbe dovuto saperlo. Se Rand vi si fosse trovato, avrebbe dovuto superare un circolo di Fanciulle tutte intorno alla tenda. Molto probabilmente era su quella nuova torre. Era una buona idea. Esaminare il campo di battaglia. Era la seconda regola, subito dopo ‘conosci il tuo nemico’, e fra le due non vi era una gran scelta.
Il pensiero gli suscitò un sorriso amaro. Quelle regole erano frutto dei ricordi di altre persone. Le sole regole che voleva tenere a mente erano: ‘non baciare mai una ragazza che ha un fratello con una cicatrice da arma da taglio’ e ‘non scommettere mai senza sapere se c’è un’uscita sul retro’. Desiderava quasi che quei ricordi altrui rimanessero ancora isolati nel cervello invece di affacciarsi quando meno se lo aspettava.
«Problemi con lo stomaco?» chiese pigramente Natael. «Forse una delle Sapienti ha una radice per curarti. Oppure potresti provare con Moiraine.»
A Mat quell’uomo non piaceva, sembrava ogni volta pensare a una battuta che teneva per sé. E aveva sempre l’aspetto di uno che avesse tre servitori a prendersi cura dei suoi abiti. Tutto quel merletto al collo e ai polsini che pareva sempre fresco di bucato. Apparentemente non sudava nemmeno. Perché Rand lo volesse con sé era un mistero. Non suonava quasi mai nulla di allegro con quell’arpa. «Tornerà presto?»
Natael si strinse nelle spalle. «Quando decide. Forse presto, forse tardi. Nessun uomo misura il tempo al lord Drago. E poche donne.» Eccolo di nuovo, il sorriso segreto. Freddo.
«Aspetterò.» Stavolta voleva arrivare fino in fondo. Si era ritrovato fin troppo spesso a rinviare le decisioni.
Natael sorseggiò il vino, scrutandolo dal bordo della coppa.
Era già abbastanza spiacevole che Moiraine e le Sapienti lo guardassero in quella maniera silenziosa e inquisitoria, a volte lo faceva anche Egwene. Certo lei era cambiata. Metà Sapiente e metà Aes Sedai, ma, tornando al menestrello di Rand, il suo sguardo era tale da fargli digrignare i denti. La cosa migliore, andandosene, sarebbe stata non avere nessuno che ti fissasse come se fosse capace di scoprire in un minuto a cosa stavi pensando, e lui sapeva già che la biancheria era pulita.
Vicino al camino erano aperte due mappe. Una copia particolareggiata tratta da una cartina consunta ritrovata in una vecchia città in parte incendiata, che raffigurava la metà nord di Cairhien da ovest dell’Alguenya fino a parte della Dorsale del Mondo; mentre l’altra, disegnata di fresco e appena abbozzata, mostrava il territorio attorno alla città. Frammenti di pergamena tenuti fermi da sassi erano poggiati su tutte e due le carte. Se avesse voluto rimanere e ignorare lo sguardo di Natael, non aveva che da mettersi a studiare le mappe. Con la punta dello stivale spostò uno dei sassolini sulla cartina della città per poter leggere cosa era scritto sulla pergamena. Pur non volendo, sussultò. Se le vedette aiel sapevano contare, Couladin aveva almeno centosessantamila lance, tra gli Shaido e quelli che si erano uniti alle loro varie società. Una brutta gatta da pelare. Quel lato della Dorsale del Mondo non aveva visto un esercito di tale portata dai tempi di Artur Hawkwing.
La seconda mappa mostrava gli altri clan che avevano superato il Muro del Drago. Adesso, in un modo o nell’altro, erano tutti giunti nell’ordine di tempo in base al quale avevano lasciato il passo Jangai e si erano separati, ma troppo vicini a dove si trovavano loro per sentirsi a proprio agio. Gli Shiande, i Codarra, i Daryne e i Miagoma. Fra loro apparentemente c’erano almeno tante lance quante ne aveva Couladin. Non ne avevano lasciati molti indietro, se era vero. I sette clan con Rand raddoppiavano quel numero, era abbastanza facile affrontare Couladin o i quattro clan. Ma non entrambe le forze simultaneamente. Forse, tuttavia, Rand avrebbe dovuto affrontarle assieme.
Quello che gli Aiel chiamavano la ‘tetraggine’ doveva aver colpito anche questi altri clan: ogni giorno degli uomini gettavano le armi e scomparivano, ma solo uno sciocco avrebbe pensato che il loro numero si sarebbe ridotto più di quello degli Aiel di Rand. E c’era sempre la possibilità che alcuni di loro si unissero a Couladin. Gli Aiel non ne parlavano spesso o liberamente, e mascheravano la cosa parlando di riunirsi alle società; ma anche ora, uomini e Fanciulle decidevano di non poter accettare Rand o quanto aveva rivelato loro sul passato degli Aiel. Ogni mattina ne mancava qualcuno e non tutti si lasciavano le lance alle spalle.
«Una situazione gradevole, vero?»
Mat voltò il capo di scatto sentendo la voce di Lan, ma il Custode era entrato nella tenda da solo. «Sto solo dando un’occhiata mentre aspetto. Rand sta tornando?»
«Sarà qui presto.» Con i pollici infilati dietro il cinturone della spada, Lan si mise di fianco a Mat, per osservare la mappa. Dal viso dell’uomo trapelavano le stesse emozioni di una statua. «Domani ci sarà la battaglia più grande dai tempi di Artur Hawkwing.»
«Davvero?» Dov’era Rand? Sempre sulla torre, probabilmente. Forse doveva andare lì. No, avrebbe potuto ritrovarsi a correre per tutto il campo, sempre un passo indietro. Prima o poi Rand sarebbe arrivato. Voleva parlare di altro oltre Couladin. Questa battaglia non mi riguarda. Non sto fuggendo da nulla che mi riguardi minimamente, pensò. «Cosa mi dici di loro?» Fece un cenno verso i frammenti di pergamena che rappresentavano i Miagoma e gli altri. «Si sa nulla se intendono unirsi a Rand o restasene in disparte a guardare?»