I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
La ferita non perfettamente guarita nel fianco tirava mentre saliva, non faceva male ma sembrava che si stesse per aprire da un momento all’altro. Non vi prestò attenzione, si sentiva spesso a quel modo quando si sforzava troppo.
Rhuarc e gli altri capi clan lo seguirono, Bael lasciò Melaine per ultima, ma fortunatamente Weiramon e i suoi due pivelli rimasero a terra. Il sommo signore era ben consapevole di cosa andava fatto, non aveva bisogno di altre informazioni. Con la sensazione che Moiraine lo stava seguendo con lo sguardo, Rand guardò in basso. Non era Moiraine. Era Egwene che lo osservava arrampicarsi, il viso sempre più simile a quello di un’Aes Sedai; non avrebbe saputo dire la differenza. Moiraine stava parlando con Lan. Rand sperava che Egwene non avrebbe cambiato idea.
Sulla piattaforma in cima alla scala due uomini bassi e sudati, in maniche di camicia, stavano sistemando un tubo di legno ‘con dei cerchi di bronzo, lungo tre passi e dello spessore superiore a un braccio, su un sostegno mobile fissato alla ringhiera. Un tubo identico era stato piazzato a qualche passo di distanza il giorno prima, quando era stata completata la torre. Un terzo uomo senza giubba si asciugava la testa calva con un fazzoletto a righe e urlava: «State attenti. Piano, ho detto! Brutte donnole senza madre, se lasciate uscire una lente dalla sede, vi rigiro quella capoccia scervellata. Legala forte, Jol. Forte! Se cade mentre il lord Drago la sta usando, farete meglio a cadere insieme anche voi. Non solo per lui. Mandate in pezzi il mio lavoro e rimpiangerete di non esservi rotti il cranio.» Jol e l’altro tipo, Cail, si muovevano velocemente, ma non parevano infastiditi. Avevano avuto anni per abituarsi al modo di parlare di Kin Tovere. L’aver trovato fra i rifugiati un artigiano che fabbricava lenti e cannocchiali, più i suoi due apprendisti, aveva suggerito a Rand l’idea di quella torre. All’inizio nessuno dei tre si era accorto che qualcuno li osservava, i capi clan si arrampicavano silenziosi e la ramanzina di Tovere era abbastanza forte da coprire il rumore degli stivali di Rand. Che rimase a sua volta stupito quando, dopo Bael, dall’apertura apparve la testa di Lan. Stivali o no, il Custode non faceva più rumore degli Aiel. Anche Han era di una spanna più alto dei Cairhienesi.
Quando alla fine videro i nuovi arrivati, i due apprendisti li fissarono a occhi sgranati come se non avessero mai visto un Aiel prima, quindi si inchinarono davanti a Rand e rimasero in quella posizione. Il fabbricante di lenti sobbalzò quanto loro, ma rivolse a Rand un inchino meno profondo, asciugandosi il capo nel frattempo.
«Ti avevo detto che avrei finito il secondo oggi, mio lord Drago.» Tovere riuscì a infondere rispetto nella sua voce senza renderla melliflua. «Un’idea meravigliosa, questa torre. Non ci avrei mai pensato, ma quando hai incominciato a chiedere quanto lontano si riusciva a vedere con un cannocchiale... Dammi tempo e te ne costruirò uno con il quale potrai vedere Caemlyn da qui. Se la torre è abbastanza alta» aggiunse giudizioso. «Ci sono dei limiti.»
«Quello che hai appena fatto è già abbastanza, mastro Tovere.» più di quanto Rand sperasse. Aveva già guardato attraverso il primo cannocchiale.
Jol e Cail erano ancora piegati ad angolo retto, a capo chino. «Forse è meglio che mandi giù i tuoi apprendisti,» disse Rand «così non stiamo stretti.»
C’era spazio per quattro volte il numero dei presenti, ma Tovere batté immediatamente Cail sulla spalla con una delle grosse dita. «Diamo fastidio al lord Drago.»
Gli apprendisti si tirarono su quanto bastava per seguirlo, fissando Rand con gli occhi ancor più sgranati di quando avevano visto gli Aiel svanire in fondo alla scala. Cail aveva un anno più di Rand, Jol due. Entrambi erano nati in una città più grande di quanto avesse immaginato prima di lasciare i Fiumi Gemelli, avevano visitato Cairhien, visto i re e l’Amyrlin Seat, anche se solo da lontano, mentre lui ancora faceva la guardia alle pecore. Probabilmente conoscevano molte più cose di lui, riguardo al mondo reale. Scuotendo il capo si chinò per guardare dal nuovo cannocchiale.
Cairhien era visibile. La foresta, non particolarmente folta per uno abituato a quelle dei Fiumi Gemelli, si fermava nettamente prima della città. Alte mura grigie e squadrate formavano un quadrato perfetto mentre il fiume seguiva le curve sinuose delle colline. All’interno le torri si snodavano con schemi precisi, segnando i punti di un reticolo, alcune alte venti volte più delle mura, ma tutte circondate da impalcature. Le leggendarie torri senza cima erano ancora in fase di ricostruzione dopo gli incendi della Guerra Aiel.
Quando aveva visto la città l’ultima volta, un’altra la circondava da una riva all’altra del fiume, il Passaggio Anteriore, un terreno infestato dai conigli, rustica quanto Cairhien era solenne, tutta di legno. Adesso solo una lunga scia di cenere e carbone correva attorno alle mura. Come fossero riusciti a non far propagare quel fuoco a Cairhien, non lo capiva. Le bandiere adornavano tutte le torri della città, troppo lontane per riconoscerle con chiarezza, ma le vedette gliele avevano descritte. Su una metà c’era la mezzaluna di Tear, sull’altra, forse non casualmente, l’immagine dell’emblema del Drago lasciato a sventolare sulla Pietra di Tear. Su nessuna vi era il sole nascente di Cairhien.
Muovendo solo di poco il cannocchiale indirizzò la visuale in un’altra direzione. Sulla riva più distante del fiume c’erano gli scheletri anneriti dei granai. Alcuni dei Cairhienesi con i quali aveva parlato Rand sostenevano che il loro incendio aveva provocato le sommosse e quindi la morte di re Galldrian, di conseguenza la guerra civile. Altri affermavano che l’assassinio di Galldrian aveva provocato le sommosse e gli incendi.
Rand dubitava che avrebbe mai scoperto quale fosse la verità, o se ve ne fosse una.
Un certo numero di ossature di navi bruciate punteggiava entrambe le rive dell’ampio fiume, ma nessuna era vicina alla città. Gli Aiel si trovavano a disagio — paura era una parola troppo forte — davanti a masse d’acqua troppo grandi per essere scavalcate o guadate; Couladin però era riuscito a creare delle barriere galleggianti di tronchi lungo l’Alguenya sopra e sotto Cairhien, con un numero di uomini sufficiente a sorvegliare ed evitare che venissero tagliate. Le frecce incendiarie avevano fatto il resto. Niente e nessuno tranne ratti e uccelli poteva entrare a Cairhien senza il permesso di Couladin. Le colline attorno alla città per lo più non mostravano segni che denotassero la presenza di un esercito assediante. In diversi punti gli avvoltoi volavano con difficoltà, senza dubbio banchettando; con i resti di qualche vittima di un tentativo di fuga, ma non era visibile nessuno Shaido. Gli Aiel lo erano raramente, a meno che non volessero.
Aspetta. Rand riportò il cannocchiale verso la cima di una collina senza alberi. Lontana forse un miglio dalle mura della città. Fra un gruppo di uomini. Non riusciva a riconoscere i volti o altro, ma vide che indossavano tutti il cadin’sor. Un’altra cosa. Uno di questi era a braccia nude. Couladin. Era sicuro che si trattasse della sua immaginazione, ma quando Couladin si mosse pensò di vedere il bagliore del sole sulle squame metalliche attorno agli avambracci dell’uomo a imitazione dei suoi draghi. Erano opera di Asmodean. Solo un modo per attirare l’attenzione di Rand, per tenerlo occupato mentre lui elaborava i suoi piani, ma senza quell’intervento quante cose sarebbero andate diversamente? Certo non si sarebbe trovato in piedi su quella torre, guardando la città assediata in attesa della battaglia.
Qualcosa sfrecciò improvvisamente nell’aria sulla collina lontana, una lunga macchia confusa, e due degli uomini caddero a terra agitandosi, apparentemente trafitti dalla stessa lancia. Li fissò, Couladin e gli altri sembravano stupiti quanto Rand.
Girando il lungo cannocchiale, Rand si mise a cercare chi aveva scagliato l’arma con una tale forza. Doveva essere coraggioso e incosciente, per avvicinarsi tanto. Lo sguardo di Rand si allargò velocemente, oltre ogni possibile distanza che braccia umane avrebbero coperto con un lancio. Stava incominciando a pensare a un Ogier, ma era improbabile, ci voleva molto per spingere un Ogier alla violenza, quando un’altra scia confusa attirò l’occhio di Rand.