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I fuochi del cielo

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I fuochi del cielo
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Spingendo via tutti si recò più veloce che poteva verso il carro prima che qualcuno notasse quanto le vacillavano le gambe. Non che qualcuno comunque si preoccupasse di lei. Tutto quello che aveva fatto era rimanere impalata pregando che Birgitte non starnutisse o si muovesse. E domani avrebbe dovuto ripeterlo. Quello o lasciare che Elayne o, anche peggio, Birgitte capissero che non era in grado di affrontarlo.

Quando Uno venne quella sera chiedendo di Nana, gli disse senza mezzi termini di spronare Masema il più possibile, di trovare Galad e riferirgli che doveva trovare subito un’imbarcazione, a qualsiasi costo. Quindi se ne andò a letto senza mangiare e tentando di convincersi che sarebbe riuscita a far credere a Elayne e Birgitte che stava troppo male addossata a quello steccato. Ma era sicura che le donne avrebbero compreso perfettamente di quale malattia si trattava. Rendersi conto che anche Birgitte sarebbe stata comprensiva peggiorava la situazione. Uno di quegli sciocchi uomini doveva trovare un battello fluviale!

41

L’arte di Kin Tovere

Con una mano appoggiata sull’elsa della spada e l’altra che teneva la lancia verde e bianca dei Seanchan, Rand per il momento ignorò gli altri sulla collina scarsamente alberata, mentre studiava i tre accampamenti sparsi sotto di lui nel sole di metà mattinata. Tre campi distinti, quello era l’ostacolo. Erano tutte le forze cairhienesi e tarenesi che aveva a disposizione. Ogni altro uomo che potesse usare una spada era chiuso in città, o la Luce sola sapeva dove.

Gli Aiel avevano catturato dei rifugiati dal passo Jangai, alcuni si erano addirittura uniti a loro spontaneamente, o attirati dalle voci che questi Aiel non uccidevano nessuno a vista o troppo scoraggiati perché la cosa importasse loro finché avevano un pasto prima di morire. Troppi credevano che sarebbero caduti per mano degli Aiel o del Drago Rinato, o durante l’Ultima Battaglia, che ritenevano sarebbe scoppiata uno di quei giorni. Un numero discreto, tutto sommato, ma contadini, artigiani e negozianti non dovevano essere considerati. Certi sapevano come usare un arco o una fionda per cacciare conigli, ma non c’era un soldato nel gruppo e non aveva tempo di addestrarli. Cairhien si trovava a poco più di cinque chilometri a ovest, alcune delle decantate torri senza cima di Cairhien’ erano visibili al di sopra della foresta. La città si snodava sulle colline separata dal fiume Alguenya, circondata dagli Shaido di Couladin e quelli che gli si erano affiancati.

Fra le tende montate qua e là, senza un criterio, e i fuochi da campo sparsi nella lunga valle poco profonda ai piedi di Rand c’erano circa ottocento Tarenesi in armatura. Circa la metà erano difensori della Pietra che indossavano i pettorali di acciaio lucidato e gli elmetti bordati e avevano le maniche a sbuffo striate nere e oro. Il resto erano reclute di una manciata di lord; le bandiere e i vessilli creavano un circolo attorno al centro del campo e alla mezza luna d’argento e le stelle del sommo signore Weiramon. Le sentinelle si trovavano lungo le linee di picchetto come se si aspettassero un’incursione contro i cavalli in qualsiasi momento.

A trecento passi di distanza nel secondo campo la guardia ai cavalli era stretta. Gli animali erano di diverse razze. Alcuni somigliavano a quelli dal bel collo arcuato di Tear e altri erano le bestie da tiro dei contadini, se Rand vedeva bene. I Cairhienesi erano forse un centinaio più dei Tarenesi, ma le loro tende erano di meno e spesso rattoppate, le bandiere e i ‘con’ rappresentavano circa settanta lord. Pochi nobili cairhienesi avevano ancora alcuni servitori e i loro eserciti si erano dispersi durante la guerra civile.

L’ultimo gruppo si trovava a circa cinquecento passi di distanza, prevalentemente formato da Cairhienesi, ma ben separati dagli altri. Più grande del precedenti due messi insieme, il campo contava meno cavalli e tende. Non c’erano bandiere e solo gli ufficiali avevano i ‘con’, i piccoli vessilli dai colori sgargianti dietro le spalle servivano a distinguerli dalla folla dei loro uomini piuttosto che indicarne la casata. La fanteria poteva rivelarsi utile, ma erano pochi i lord di Tear e Cairhien che lo avrebbero ammesso. Certamente nessuno avrebbe riconosciuto di guidarne una. Era il più ordinato dei campi, i fuochi da cucina erano in file precise, i picchetti ben sistemati in luoghi dove potevano essere subito impiegati, e gruppi di arcieri e balestrieri punteggiavano le linee. Secondo Lan la disciplina teneva vivi gli uomini in battaglia, ma la fanteria probabilmente era l’arma che vi si atteneva di più rispetto alla cavalleria. I tre gruppi in teoria erano insieme, sotto lo stesso comandante, il sommo signore Weiramon che li aveva guidati da sud il giorno precedente, ma i due campi di cavalieri si guardavano quasi con lo stesso sospetto riservato agli Aiel sulle colline circostanti. I Tarenesi con una dose di disprezzo che i Cairhienesi imitavano ignorando il terzo campo, da cui si rivolgevano a tutti gli altri con sguardi di insofferenza. I seguaci di Rand, i suoi alleati, erano pronti a combattersi a vicenda come a combattere gli altri.

Sempre facendo finta di osservare i campi, Rand si mise a osservare Weiramon, senza elmetto, che si trovava accanto ad alcuni spuntoni di ferro. Due uomini più giovani, lord minori di Tairen, erano alle sue calcagna, le barbe nere tagliate e unte in modo da somigliargli il più possibile, anche se la sua barba era striata di grigio; i loro pettorali consumati sopra maniche a righe brillanti avevano delle decorazioni dorate appena meno sontuose di quelle del lord. Lontani, isolati da tutti gli altri sulla collina eppure vicino a Rand, sembravano in attesa di celebrare una cerimonia marziale di corte, a parte il sudore che colava sui visi. Eppure lo ignoravano.

Dal sigillo del sommo signore mancavano solo alcune stelle perché fosse una replica di quello di Lanfear, ma l’uomo dal naso lungo non era lei camuffata, con i capelli grigi unti come la barba e pettinati in un vano tentativo di nascondere la calvizie. Stava recandosi a nord con i rinforzi da Tear quando aveva sentito che gli Aiel attaccavano la città di Cairhien. Invece di farsi indietro o rimanere immobile, aveva proseguito verso nord alla massima velocità, riunendo tutte le truppe che poteva strada facendo.

Era la buona notizia a proposito di Weiramon. Quella cattiva era che aveva creduto di poter sbaragliare gli Shaido attorno a Cairhien con quanto aveva con sé. Ne era ancora convinto e non era troppo soddisfatto che Rand non lo lasciasse attaccare o che fosse circondato da Aiel. Per Weiramon fra gli Aiel non c’era differenza. Anche per gli altri. Uno dei giovani lord annusava un fazzoletto di seta profumato ogni volta che guardava un Aiel. Rand si chiese quanto sarebbe vissuto. E cosa avrebbe dovuto fare quando sarebbe morto.

Weiramon notò che Rand stava osservando e si schiarì la gola. «Mio lord Drago,» iniziò serio «con un buon attacco li faremo disperdere come quaglie» sbatté forte i guanti sui palmi delle mani. «I piedi non possono vincere sui cavalli. Manderò i Cairhienesi contro di loro, quindi seguiremo con un’armata...»

Rand lo interruppe. L’uomo era in grado di contare? Il numero di Aiel che vedeva lì non gli forniva alcun indizio su quanti potevano essercene attorno alla città? Non importava. Rand aveva sentito più di quanto potesse sopportare. «Sei sicuro delle notizie che porti da Tear?»

Weiramon batté le palpebre. «Notizie, mio lord Drago? Cosa...? Oh, quello. Che la mia anima sia folgorata, non posso farci nulla. I pirati illianesi tentano spesso delle incursioni lungo la costa.» Erano ben altro che tentativi, da quanto aveva raccontato l’uomo al suo arrivo.

«E l’attacco alle pianure di Maredo? Anche quello lo fanno spesso?»

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