I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
Natael gli rivolse uno sguardo e un inchino profondo per ingraziarselo, ma impallidì in maniera evidente. Iniziò a suonare La marcia della morte, ma il suono era più intenso del solito, una specie di lamento funebre che avrebbe fatto versare copiose lacrime a chiunque.
Fissava Rand nella speranza di cogliere qualche effetto. Girandosi, Rand si distese sul tappeto con la testa rivolta alle mappe e un cuscino rosso e oro sotto al gomito. «Lan, per favore, fai entrare gli altri adesso?»
Il Custode gli rivolse un inchino formale prima di uscire. Era la prima volta che si comportava in modo simile, ma Rand ne prese nota con disinteresse.
La battaglia sarebbe iniziata l’indomani. Era una finzione dover aiutare Rhuarc e gli altri con il loro piano. Era abbastanza furbo da sapere cosa ignorava e, malgrado tutti i discorsi con Lan e Rhuarc, era consapevole di non essere pronto. Ho pianificato centinaia di battaglie di questa portata, forse più, e dato ordini che riguardavano dieci volte il numero di questi uomini. Non era un suo pensiero. Lews Therin conosceva la guerra, l’aveva conosciuta, ma non Rand al’Thor. Lui ascoltava, poneva domande e annuiva come se capisse quando spiegavano che una cosa andava fatta in un certo modo. A volte comprendeva, e avrebbe desiderato il contrario, perché sapeva da dove proveniva quella conoscenza. Il suo solo vero contributo era stato dire che Couladin doveva essere sconfitto senza distruggere la città. In ogni caso quella riunione avrebbe solo aggiunto alcuni ritocchi a quanto era stato già deciso. Mat sarebbe stato utile con le sue nuove cognizioni.
No, non avrebbe pensato ai suoi amici, a cosa avrebbe fatto loro prima che tutto fosse finito. Anche lasciando la battaglia da parte, c’erano abbastanza questioni a tenerlo occupato, per le quali poteva fare qualcosa. L’assenza delle bandiere di Cairhien sulla città era un problema e le continue schermaglie con gli Andorani un altro.
Cosa stava progettando di autorizzare Sammael e...
I capi entrarono senza un ordine preciso. Stavolta il primo fu Dhearic; quindi Rhuarc ed Erim assieme e in fondo Lan. Bruan e Jheran si sedettero di fianco a Rand. Fra loro non si preoccupavano di cose come la precedenza, e sembrava considerassero Aan’allein uno di loro.
Weiramon arrivò per ultimo, seguito dai giovani signori e con la bocca atteggiata a severità, come lo sguardo truce che aveva in volto. Per lui le precedenze di certo importavano. Borbottando camminò a lunghi passi attorno alla fossa per il fuoco sistemandosi alle spalle di Rand. Fino a quando le occhiate inespressive dei capi alla fine parvero penetrare il suo scudo. Fra gli Aiel, un parente prossimo o un fratello di società potevano assumere quella posizione, se c’era la possibilità di un pugnale nella schiena. Continuava a guardare torvo Jheran e Dhearic come se si aspettasse che uno di loro gli facesse spazio.
Finalmente Bael indicò un posto vicino a lui oltre le mappe e Rand e, dopo una pausa, Weiramon si fece indietro per sedersi a gambe incrociate e rigido, fissando avanti a sé e con la stessa smorfia di chi avesse appena ingoiato una prugna acerba. Intera. Il Tarenese più giovane era quasi altrettanto rigido, ma almeno aveva la compiacenza di sembrare imbarazzato.
Rand lo notò ma non disse una parola, caricò la pipa e afferrò saidin abbastanza da accenderla. Doveva fare qualcosa con Weiramon, l’uomo aggravava i vecchi problemi e ne creava di nuovi. Dal viso di Rhuarc non trapelava nulla, ma l’espressione degli alta capi variava dal disgusto di Han alla chiara disponibilità di Erim a danzare le lance, proprio in quel momento. Forse aveva trovato il sistema di liberarsi di Weiramon e dare origine a una nuova preoccupazione allo stesso tempo.
Seguendo l’esempio di Rand, Lan e i capi incominciarono a caricare le loro pipe.
«Credo che siano necessari solo piccoli cambiamenti» disse Bael, accendendo la sua e ottenendo come al solito uno sguardo torvo da Han.
«Questi piccoli cambiamenti riguardano i Goshien o forse qualche altro clan?»
Allontanando Weiramon dalla mente, Rand si chinò in avanti per ascoltare cosa doveva essere cambiato dopo che avevano studiato il territorio. Di tanto in tanto gli Aiel lanciavano un’occhiata a Natael, e gli occhi o la bocca leggermente tesi suggerivano che quella musica dolorosa aveva un effetto su di loro. Anche i Tarenesi avevano delle espressioni tasti. Il suono però scivolava sopra Rand senza toccarlo. Le lacrime erano un lusso che non poteva più permettersi, nemmeno interiormente.
43
«Los! Los caba’drin!»
La mattina seguente Rand fu in piedi e vestito ben prima dell’alba. Per la verità non aveva dormito e non era stata Aviendha a tenerlo sveglio, nemmeno quando cominciò a svestirsi prima che lui potesse smorzare le lampade, incanalando ogni volta che Rand le spegneva e rimproverandolo che, anche se lui poteva, lei non era in grado di vedere al buio. Rand non rispose e, molto tempo dopo, la notò appena mentre si vestiva e andava via, un’ora prima di lui. Non si era neanche chiesto dove fosse diretta.
I pensieri fissi sul nulla ancora gli passavano per la testa. Quel giorno alcuni uomini sarebbero morti. Molti, anche se tutto fosse andato alla perfezione. Non poteva fare più nulla, per cambiare gli eventi. La giornata si sarebbe svolta secondo i piani del Disegno. Ma rimuginava sulla decisione che aveva preso da quando era entrato per la prima volta nel deserto. Avrebbe potuto fare qualcosa di diverso, qualcosa che poteva evitargli di affrontare quel posto, quel giorno? Forse la prossima volta. Il pezzo di lancia era appoggiato sopra il cinturone e la lama riposta nel fodero di fianco alle coperte. Ci sarebbe stata una prossima volta e un’altra, poi un’altra ancora.
Mentre era ancora scuro, i capi giunsero a gruppi per gli ultimi accordi, per riferire che i loro uomini erano in posizione e pronti. Non che si aspettasse altro. Anche da quei visi impassibili trapelavano delle emozioni. Uno strano miscuglio, una schiuma in ebollizione sopra la tristezza.
Erim aveva in volto un sorrisetto. «Un buon giorno per vedere la fine degli Shaido» disse alla fine. Sembrava che camminasse in punta di piedi.
«Se la Luce vuole» intervenne Bael, che sfiorava il tetto della tenda con la testa, «laveremo le lance con il sangue di Couladin prima del tramonto.»
«Porta sfortuna parlare di quello che accadrà» mormorò Han. Su di lui la schiuma era sottile. «Deciderà il destino.» Rand annuì. «Che la Luce non decida a scapito di troppe vite.» Desiderava avere come unica preoccupazione che gli uomini non dovessero vivere breve tempo, ma c’erano ancora tanti altri giorni. Avrebbe avuto bisogno di ogni lancia per riportare l’ordine da quel lato del Muro del Drago. Era una questione fra lui e Couladin proprio come tutto il resto.
«La vita è un sogno» gli rispose Rhuarc, e Han e gli altri annuirono in segno di assenso. La vita era solo un sogno e tutti i sogni dovevano finire. Gli Aiel non correvano incontro alla morte, ma nemmeno la fuggivano.
Mentre stavano allontanandosi Bael si fermò. «Sei certo degli incarichi delle Fanciulle? Sulin ne ha discusso con le Sapienti.»
Per cui questa era la faccenda fra Melaine e Bael. A giudicare da come Rhuarc aveva smesso di ascoltare, aveva sentito parlare dello stesso argomento da Amys.
«Tutti gli altri stanno facendo quello che dovrebbero senza lamentarsi, Bael.» Era ingiusto, ma non era un gioco. «Se le Fanciulle vogliono una considerazione speciale, Sulin può venire da me, non dalle Sapienti.»
Se non fossero stati Aiel, Rhuarc e Bael avrebbero lasciato la tenda scuotendo il capo. Rand supponeva che ognuno di loro avrebbe subito un rimprovero dalle mogli, ma avrebbero dovuto sopportarlo. Far Dareis Mai rappresentavano il suo onore, stavolta lo avrebbero portato dove voleva lui.